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  • Chiesa: Reggio Emilia: una processione controproducente

     In queste ore, in un certo “piccolo mondo” sedicente antico, si parla molto di una processione intesa a riparare i (tristi) “festeggiamenti delle prime Unioni civili” fatte a Reggio Emilia (1).
    La cosa non meriterebbe attenzione poiché chi organizza sono «quattro gatti ardenti di febbre ideologica» in evidente ricerca di visibilità.  

    Tuttavia, siccome quanto si sta preparando rischia di nuocere alla causa del vero “mondo antico”, si rende necessaria una “messa in guardia”.

     

    1. Millantato credito. La prima bugia sta nel fatto che i promotori (non si conosce il nome o cognome di nessun organizzatore) della processione reggiana sostengono di avere autorizzazione ad utilizzare spazi della Cattedrale di Reggio Emilia. Ma la Curia smentisce: «Il comitato non si è mai interfacciato con la curia né per chiedere la cattedrale né per farsi autorizzare, o quanto meno condividere la processione».
    Non si tratta, dunque, di un’iniziativa corale, ma di qualcosa fatto da «ambienti lefebvriani» che con la Chiesa reggiana paiono non avere alcun rapporto.

    2. Un video fantasy. Un video Youtube viene diffuso per far conoscere l’iniziativa: vi si vedono bellissime processioni fatte negli anni Cinquanta del secolo scorso. Peccato che quel mondo non esista più e che la situazione per i cattolici si sia complicata un “pochino”. Se ci vestiamo da templari e impugniamo lo spadone, ci arrestano.
    C’è da chiedersi: se i promotori della processione non si rendono nemmeno conto di come la realtà sia diversa da allora, quale efficacia potrà avere questa o altre loro iniziative?
    Per non parlare del danno all’immagine che quel video da’ del mondo a cui dicono di appartenere: chi zela la liturgia antica e il Magistero perenne è una persona che vive in un mondo di fantasia? che fa convegni sul “come eran belli i pizzi quando c’era lui” (Pio XII)?

    3. I “puri”. Partono con un post intrigante su facebook, poi ti mandano un articolino, arriva l’invito a conoscersi di persona, segue il primo ritiro breve e, infine, gli Esercizi nella forma del Padre Vallet. Nell’ultima tappa si “forza” l’esercitante a non avere più rapporti con i cattolici normali, che sarebbero “impuri”.
    Ricordo la conclusione di una conversazione con una signora, un tempo impegnatissima nel combattere la deriva etica del nostro paese: «Perché devo collaborare con iniziative pro-family che non sono integralmente pure?» (2).  Delirante: la vita dell’uomo non è forse un perenne salire e scendere?
    La logica del gruppetto reggiano è lo zelo amaro (3), esasperato al punto da condurre alla totale inattività. Perché questo fanno: discutere se il Messale del 1962 sia già “contaminato”, una newsletter contro tutto e tutti (4) e stop.
    Per costoro, come per i progressisti, la Quas primas riguarda una festa liturgica. Insomma, a parte l’imitatio cleri, questi non fanno NULLA.

    4. Pro-family improvvisati. Gli organizzatori sbandierano che la famiglia è sotto attacco, che il gay pride di Reggio è uno scandalo e perciò è doveroso partecipare alla processione.
    Curioso: l’attacco alla vita e alla famiglia è tema del tutto secondario nei loro siti. Sarà perché nessuno dei mille movimenti pro family è “puro”?
    Battute a parte, questi ragazzi non hanno alcuna credibilità quando si presentano come difensori della famiglia, sia perché i loro interventi pro-family sono “rari” che per l’evidente improvvisazione organizzativa dell’evento, pensato e messo in atto in 3-4 giorni.
    Dilettanti allo sbaraglio? No. O, almeno, non solo.
    Forse in qualcuno ci saranno buone intenzioni, ma lo scopo della processione è uno solo: ottenere visibilità.

    5. L’attacco pubblico al Papa. Questa è la priorità e l’unica cosa che fanno gli organizzatori: attaccare pubblicamente il Romano Pontefice. Peccato che... «Qui Romanum Pontificem […] publicis ephemeridibus, concionibus, libellis sive directe sive indirecte, iniuriis affecerit, aut simultates vel odia contra eorundem acta, decreta, decisiones, sententias excitaverit, ab Ordinario non solum ad instantiam partis, sed etiam ex officio adigatur, per censuras quoque, ad satisfactionem praestandam, aliisve congruis poenis vel poenitentiis, pro gravitate culpae et scandali reparatione, puniatur» (CIC 1917, can. 2344).
    «Chi pubblicamente suscita rivalità e odi da parte dei sudditi contro la Sede Apostolica o l'Ordinario per un atto di potestà o di ministero ecclesiastico, oppure eccita i sudditi alla disobbedienza nei loro confronti, sia punito con l'interdetto o altre giuste pene» (CIC 1983, can. 1373).
    I Codici di San Pio X e San Giovanni Paolo II sono concordi, forse la FSSPX li nasconde loro? Forse sono talmente immersi nel virtuale da ignorarli? talmente imprudenti da non peritarsi se quanto fanno è lecito?
    Qui non c’è alcuno “stato di necessità”: il vero cattolico, quando non capisce cosa dice il Papa, studia. Quando gli sembra che ciò che dice il Pontefice differisca dal Catechismo tace e prega. Ma attaccare il Papa non è solo peccato, è cosa da dementi: nessuno ha mai vinto una guerra al Papa. Attaccare pubblicamente la Pietra su cui si fonda la Chiesa ottiene sempre e solo un risultato: dannarsi l’anima e indebolire la fede.
    C’è una colorita espressione emiliana che descrive l’unico risultato che un cattolico ottiene quando attacca pubblicamente il Papa: «darsi una martellata sui maroni».

    6. L’attacco pubblico al Vescovo di Reggio Emilia. Ha scritto Andrea Zambrano: «Nell’eccesso di apparire più puri di tutti, si lanciano in un’intemerata contro il vescovo di Reggio, reo di lasciare campo libero ad omosessualisti e affini [tesi tutta da dimostrare] e contemporaneamente di consacrare la Diocesi al Cuore Immacolato di Maria, che in fondo è una specie di atto dovuto. Dovuto mica tanto visto che non l’ha fatto praticamente nessuno» (NBQ17/5/2017).
    Invece di accusare di debolezza verso il proprio clero uno dei migliori vescovi rimasti in Cattedra (5), studino un pochino cosa sia la tolleranza del male (6): «È proprio di un legislatore sapiente permettere trasgressioni più piccole, per evitarne di più grandi» (I-II, Q 101, a 3).
    Non mi risulta che lo Spirito Santo dia le grazie di Stato per governare la Chiesa ai laici: direi che le grazie di stato per evitare i danni più grandi nella Diocesi di Reggio le da’ proprio a Mons. Camisasca.

    7. Conclusione. E’ evidente che la processione reggiana non è contro l’omosessualismo dilagante, né vuole difendere la famiglia, ma è una sgangherata iniziativa utile solo a qualcuno che non merita nemmeno di essere menzionato.
    Di più: sia che alla processione vadano molti ingenui, che se sarà un flop, presto o tardi metterà in difficoltà tutte le realtà e le iniziative che, in misura maggiore o minore, tentano di salvare quel poco che resta di Verità e bellezza.
    Ma a costoro non interessano le tante Messe ottenute a fatica nelle varie Diocesi: i preti che le celebrano non sono della FSSPX, sono “impuri”.
    Non interessa che la lobby omosessualista stia già vincendo la battaglia mediatica e traendo enormi vantaggi propagandistici dal loro dilettantismo.
    Non gli interessa dell’Italia, che ha enorme bisogno di attivi operai della restaurazione sociale e non solo di chierichetti, magari sposati e di 30 anni.
    Nemmeno gli interessa della conservazione e propaganda della fede: come attaccano Mons. Camisasca, hanno attaccato Mons. Negri, Mons. Biffi, Mons. Caffarra, tutti “impuri”.

    Questo fanno gli pseudo-tradizionalisti: si aggirano tra coloro che gli scandali del post concilio hanno gettato nell'accoramento e nella desolazione, per dannare anche questi, per tentarli di disperazione e di ribellione, per ridurli all’inazione e per sradicarli dalla fedeltà alla Roccia incrollabile su cui la Chiesa stessa è costruita.

    David Botti
     

     

    NOTE

    (1) La prima unione civile del paese è stata fatta a Castel S. Pietro Terme (BO).

    (2) «Con il "semi-contro-rivoluzionario", come d'altronde anche con il rivoluzionario che ha "coaguli" contro-rivoluzionari, vi sono alcune possibilità di collaborazione, e questa collaborazione crea un problema speciale: fino a che punto è prudente? A nostro avviso, la lotta contro la Rivoluzione si svolge convenientemente soltanto legando tra loro persone radicalmente e completamente esenti dal suo "virus". Si può facilmente concepire che i gruppi contro-rivoluzionari possano collaborare con persone come quelle sopra ricordate, in vista di qualche obiettivo concreto. Ma è la più evidente delle imprudenze, e la causa, forse, della maggior parte degli insuccessi contro-rivoluzionari, ammettere una collaborazione totale e duratura con persone infette da qualche influenza della Rivoluzione».

    (3) «Agli occhi di chi è animato da questo falso zelo nulla è abbastanza perfetto, non vi è nulla che vada bene… Invece di rallegrarsi del bene che si vede, si va a cercare ciò che non va per criticarlo», gugglare chi l’ha detto…

    (4) Anche da Mons. Livi, che ingenuamente ha aderito all’evento, vengono subito prese le distanze perché non è “puro”: «la linea teologica di Mons. Livi non coincide con quella tradizionalista».

    (5) Nonché Fondatore di Congregazione… e che Congregazione! mica pizzi e merletti come la FSSPX.

    (6) Ne parla ad esempio Pio XII, cui spesso quei ragazzini fan riferimento, ma che evidentemente non conoscono: si veda, ad esempio, il discorso Ci riesce, del 6-12-1953, in http://www.totustuustools.net/pvalori/Ciriesce.html  

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  • Chiesa: Mons. Negri: La vita acquista il valore di opera d’arte

     Scrive Mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara

    «Appuntamento importante. Un grande significato essere qui oggi. Un gesto di fiducia nella Provvidenza»

     

    Il rinnovarsi dell'evento della Marcia per la Vita è un avvenimento di grande significato non solo per coloro che responsabilmente l'hanno indetta e per le migliaia di persone che parteciperanno, ma è significativo per l'intera società.

    Nella nostra tradizione occidentale - e non soltanto cattolica - la Vita è sempre stata considerata un dono gratuito di Dio cui l'uomo era chiamato a rispondere con la totalità della propria vita, dell'intelligenza e dell'affezione. La Vita, pertanto, era indisponibile a qualsiasi istanza od istituzione di potere ma, in quanto espressione della grazia misericordiosa di Dio, fondamento e sollecitazione per un'autentica responsabilità.

    «L'uomo supera infinitamente l'uomo» perché le sue radici sono nel mistero stesso di Dio ed è questa Presenza, misteriosa e reale e che circonda l'uomo, a rendere la Vita intensamente e suggestivamente drammatica. La Vita umana, come espressione della libertà e dell'intelligenza dell'uomo, acquista il valore di un'opera d'arte: l'opera d'arte che il singolo uomo tende ad inserire nell'unica e grande opera d'arte che è la vita di Dio.

    La gloria di Dio è l'uomo che vive nel mondo.

    Questo dato fondamentale della nostra tradizione occidentale ha dato alla cultura e alla civiltà un movimento di libertà e di responsabilità. Poi, improvvisamente ed in qualche modo traumaticamente, a questa antropologia del dono e della responsabilità si è sostituita l'antropologia del potere umano, che considera tutta la realtà oggetto della propria manipolazione scientifica e della propria trasformazione tecnologica.

    La vita è diventata dunque un dato biofisiologico e/o socioeconomico che si esprime secondo una dinamica fondamentalmente meccanicistica. Divenendo oggetto manipolabile, sulla quale si appuntano le intenzioni e i desideri dell'uomo, la Vita viene sottoposta alla manipolazione umana nelle varie fasi dell'esistenza: quella perinatale, prima ancora che quella storica, e in quelle fasi in cui più decisamente appare il limite della vita umana, fisico o morale.

    Una cattiva magistratura e una politica debole hanno poi consentito alla perversa mentalità diabolica di rendere la Vita umana sostanzialmente mediocre: un progetto senza profondità e senza altezza riducendoli il più delle volte a una sopravvivenza in cui l'uomo, anziché esercitare il suo potere sulla realtà, è divenuto oggetto di poteri oscuri e pervasivi.

    La Marcia per la Vita ripropone in maniera pubblica il grande annunzio della fede cattolica: in Cristo e per Cristo la Vita umana non è inutile, ma colma di Verità, di Bellezza e di Bene; non secondo l'espressione profonda di Robert Spaeman "sentiero polveroso verso il nulla", ma secondo l'ampiezza del pensiero tomista che vede Dio come IL Vero, IL Buono, IL Bello. Il popolo della Vita proclama la redenzione della vita umana, in ogni tappa del suo manifestarsi nella storia.

    Il Santo Padre emerito, Benedetto XVI, nel suo indimenticabile ed indimenticato Magistero, disse: "L'uomo che fa apostasia da Gesù Cristo finisce poi per fare apostasia da sé stesso". Per questo, camminare per le vie della città di Roma, come di altre tantissime città italiane e del mondo, è un grande gesto di fiducia nella Provvidenza: vissuta come dono e come responsabilità la Vita umana raggiunge il massimo della sua intensità, del suo fascino, della sua drammaticità.

    Gabriel Marcel ripeteva: "Ama chi dice all'altro: tu puoi non morire". La Marcia della Vita è, pertanto, un gesto corale di amore reso agli uomini che vivono in questa società.

     

    Mons. Luigi Negri
    Arcivescovo Emerito di Ferrara-Comacchio

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  • Chiesa: Card. Caffarra: Non espellete Dio dalla sua Creazione!

     Il messaggio del cardinal Carlo Caffarra: La persona è intangibile Infrangere questa sacralità è un atto sacrilego contro la Santità del Signore

     

    La storia umana è lo scontro fra due forze: la forza di attrazione che ha la sua sorgente nel Cuore trafitto del Crocefisso-Risorto; il potere di Satana che non vuole essere spodestato dal suo regno. Il campo sul quale avviene lo scontro è il cuore umano, è la libertà umana. E lo scontro ha due dimensioni: una dimensione interiore; una dimensione esteriore.

    Gesù, la Rivelazione del Padre, esercita una forte attrazione a sé; Satana opera in contrario, per neutralizzare la forza attrattiva del Crocefisso-Risorto. Opera nel cuore dell'uomo la forza della verità che ci fa liberi; e la forza satanica della menzogna che ci fa schiavi. Ma la persona umana non è solamente interiorità, non essendo puro spirito. La sua interiorità si esprime, prende corpo nella costruzione della società nella quale vive. L’interiorità umana si esprime, prende corpo nella cultura, la quale è una dimensione essenziale della vita umana come tale. La cultura è il modo specificatamente umano di vivere.

    La condizione in cui si trova l’uomo, posto come è tra due forze contrapposte, non può non dare origine a due culture: la cultura della verità; la cultura della menzogna. C'è un libro nella S. Scrittura, l'ultimo, l'Apocalisse, che descrive lo scontro finale tra i due regni. In questo libro l'attrazione di Cristo riveste il profilo di un trionfo sulle potenze nemiche, comandate da Satana. E' un trionfo che arriva dopo un lungo combattimento. Le primizie della vittoria

    sono i martiri. "Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana, e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra…Ma essi (=i martiri) hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio" (cfr.Ap12, 9.11). Nella nostra cultura occidentale esistono fatti che rivelano in modo particolarmente chiaro lo scontro tra l'attrazione esercitata sull'uomo dal Crocefisso-Risorto e la cultura della menzogna, edificata da Satana?

    La mia risposta è affermativa, ed i fatti sono soprattutto due.

    Il primo fatto è la trasformazione di un crimine (nefandum crimen, lo chiama il Concilio Vaticano II) l'aborto, in un diritto. Non sto parlando dell'aborto come atto compiuto da una persona. Sto parlando della più grande legittimazione che un ordinamento giuridico possa compiere di un comportamento: sussumerlo nella categoria del diritto soggettivo, la quale è categoria etica. Significa chiamare bene il male, luce le tenebre. «Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna». E' il tentativo di produrre un'«anti-Rivelazione».

    Quale è infatti la logica che presiede alla nobilitazione dell’aborto? E' in primo luogo la più profonda negazione della verità dell'uomo. A Noè appena uscito dalle acque del diluvio, Dio disse: «Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo» (GEN9, 6). La ragione per cui l'uomo non deve spargere il sangue dell'uomo è che l'uomo è immagine di Dio. Mediante l'uomo, Dio dimora dentro la sua creazione; la creazione è tempio del Signore, perché vi abita l'uomo. Infrangere questa intangibilità della persona umana è un atto sacrilego contro la Santità di Dio. E' il tentativo satanico di dare origine ad un'«anti-creazione». Nobilitando un'uccisione umana, Satana ha posto il fondamento della sua "creazione": togliere dalla creazione l'immagine di Dio; oscurare in essa la Sua presenza.

    Nel momento in cui si afferma il diritto dell'uomo di disporre della vita e della morte di un altro uomo, Dio è espulso dalla sua creazione, perché viene negata la sua presenza originaria, viene dissacrato il luogo originario della sua dimora dentro la creazione: la persona umana.

    Il secondo fatto è costituito dalla nobilitazione dell'omosessualità. Essa infatti nega interamente la verità del matrimonio, il pensiero di Dio Creatore sul matrimonio.

    La Divina Rivelazione ci ha detto come Dio pensa il matrimonio: l'unione legittima dell'uomo e della donna, fonte della vita. Il matrimonio ha nella mente di Dio una struttura permanente. Esso si basa sulla dualità del modo umano di essere: la femminilità; la mascolinità. Non due poli opposti, ma l'uno con e per l'altro. E solo così, l'uomo esce dalla sua solitudine originaria.

    Una delle leggi fondamentali con cui Dio governa l'universo, è che Egli non agisce da solo. E' la legge della cooperazione umana al governo divino. L'unione fra uomo e donna che diventano una sola carne, è la cooperazione umana all'atto creativo di Dio: ogni persona umana è creata da Dio e generata dai suoi genitori. Dio celebra la liturgia del suo atto creativo nel tempio santo dell'amore coniugale.

    In sintesi. Due sono le colonne della creazione: la persona umana nella sua irriducibilità all'universo materiale; l'unione coniugale tra uomo e donna, luogo in cui Dio crea nuove persone umane "a sua immagine e somiglianza".

    L'elevazione assiologica dell'aborto a diritto soggettivo è la demolizione della prima colonna. La nobilitazione del rapporto omosessuale quale si ha nella sua equiparazione al matrimonio, è la distruzione della seconda colonna.

    Alla radice è l'opera di Satana, che vuole costruire una vera e propria anti-creazione. E' l'ultima terribile sfida che Satana sta lanciando a Dio. "Io ti dimostro che sono capace di costruire un'alternativa alla tua creazione. E l'uomo dirà: si sta meglio nella creazione alternativa che nella tua creazione".

    E' una spaventosa strategia della menzogna, costruita su un profondo disprezzo dell'uomo. L'uomo non è capace di elevarsi allo splendore del Vero; non è capace di vivere dentro il paradosso di un desiderio infinito di felicità; non è in grado di ritrovare sé stesso nel dono sincero di sé stesso.

    Il Grande Inquisitore di Dostojevski parla proprio in questo modo a Gesù: "tu avevi un'opinione troppo alta degli uomini, perché essi sono senza dubbio schiavi, anche se ribelli per natura…Ti giuro: l'uomo è debole e più vile di quanto tu non avessi pensato! E' debole e meschino".

    Come dobbiamo dimorare dentro a questa situazione?

    La risposta è semplice: dentro lo scontro fra la creazione e l'anti-creazione siamo chiamati a TESTIMONIARE. E' la testimonianza il nostro modo di essere nel mondo.

    Il Nuovo Testamento ha una ricchissima dottrina al riguardo. Mi devo limitare ad indicare i tre significati fondamentali che costituiscono la testimonianza.

    Testimoniare significa dire, parlare, annunciare apertamente e pubblicamente. Chi non testimonia in questo modo, è simile al soldato che nel momento decisivo della battaglia scappa. Non siamo più testimoni, ma disertori, se non parliamo apertamente e pubblicamente. La Marcia per la Vita, quindi, è una grande testimonianza.

    Testimoniare significa dire, annunciare apertamente e pubblicamente la divina Rivelazione, la quale implica quelle evidenze originarie che anche la sola ragione rettamente usata scopre. E dire in particolare il Vangelo della Vita e del Matrimonio.

    Testimoniare significa dire, annunciare apertamente e pubblicamente il Vangelo della Vita e del Matrimonio in un contesto processuale (cfr.Gv 16, 8-11). Lo scontro va assumendo sempre più il profilo di un processo, di un giudizio il cui imputato è Gesù ed il suo Vangelo. Come in ogni giudizio ci sono anche i testimoni a favore: a favore di Gesù e del suo Vangelo.

    L'annuncio del Vangelo del Matrimonio e della Vita avviene oggi in un contesto di ostilità, di contestazione, di incredulità. Se così non fosse, i casi sono due: o si tace il Vangelo; o si dice altro. Ovviamente quanto ho detto non va intesto nel senso che i cristiani devono rendersi…antipatici a tutti.

    Nell'ambito della testimonianza al Vangelo, l'irenismo, il concordismo vanno esclusi. Su questo Gesù è stato esplicito. Sarebbe un pessimo medico chi avesse un'attitudine irenica verso la malattia. Agostino scrive: «ama l'errante, ma perseguita l'errore». Come scrive il grande confessore della fede, russo, Pavel A. Florenskij: «Il Cristo è testimone, nel senso estremo della parola, il testimone. Nella sua crocefissione Giudei e Romani credettero di vedere solo un evento storico, ma l'evento si rivelò essere la Verità».

    S.E. Cardinale Carlo Caffarra

    Il Tempo, 20 maggio 2017: *Un estratto dell’intervento del cardinale Carlo Caffarra al Rome Life Forum

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  • In primo piano: Domani in Marcia per la Vita!

     Sabato 20 maggio a Roma - Marcia per la Vita, ritrovo alle ore 15 in piazza della Repubblica

     Intervista a Virginia Coda Nunziante

     

    COS’E’ LA MARCIA PER LA VITA? CHI L’ORGANIZZA?

    La Marcia per la Vita è una iniziativa che intende affermare pubblicamente la sacralità della vita umana innocente ed indifesa. La Marcia si prefigge dunque l’obiettivo chiaro di contrastare tutte quelle leggi che non riconoscono il valore universale della vita umana ma che, al contrario, la feriscono mortalmente: in particolare l’iniziativa intende condannare la legge italiana sull’aborto, la 194/1978, che ha reso legale l’omicidio del bambino non nato, con oltre, finora, sei milioni di morti ufficiali. Ma contrastare anche la legge sull’eutanasia attualmente in Parlamento.

    La Marcia per la Vita è nata dall’idea di alcuni laici che hanno deciso di organizzare una manifestazione pubblica in difesa della vita, sull’esempio di molti paesi europei ed extraeuropei dove già da alcuni decenni le marce sono realtà consolidate.

     

    E’ CRESCIUTA IN QUESTI ANNI?

    Nel corso della prima edizione, a Desenzano sul Garda, nel 2011, la Marcia riuscì a raccogliere circa ottocento partecipanti e, cosa ancora più importante, a suscitare un’onda crescente di consensi che ci spinsero a compiere il grande passo: spostare la manifestazione a Roma, il centro della cristianità e del potere politico. Negli anni successivi, nonostante le poche risorse finanziarie e la totale assenza di visibilità mediatica, la Marcia è cresciuta diventando una delle più imponenti manifestazioni pro-life a livello europeo. Nel frattempo la Marcia si è consolidata ed ha assunto un volto non solo nazionale ma anche internazionale, con la presenza di molte delegazioni estere. Anche quest’anno, oltre 120 leader di movimenti pro-life provenienti da tutto il mondo, si riuniranno a Roma nei giorni che precedono la Marcia per la Vita, per discutere insieme di strategie e scambiare opinioni per affrontare insieme una cultura della morte che pervade tutti i continenti.

     

    QUALCUNO L’HA DEFINITA MARCIA ECUMENICA, QUALCUN ALTRO MARCIA DEI CATTOLICI, A VOLTE PERSINO “FASCISTA”. MA CHI PARTECIPA, DAVVERO, ALLA MARCIA?

    Chi la definisce così vuol dire che non è mai stato alla Marcia. Alla Marcia partecipano famiglie con bambini, associazioni, movimenti, parrocchie, scuole, singoli individui, tutti uniti esclusivamente dall’intento di voler difendere la vita umana innocente attaccata da leggi ingiuste ed omicide. Il fatto che tale manifestazione sia organizzata da cattolici non impedisce la chiamata a raccolta di tutti gli uomini di buona volontà che abbiano a cuore la causa della vita, indipendentemente dal loro credo religioso o politico. La difesa della vita umana innocente non può essere prerogativa di qualcuno, bensì deve coinvolgere tutti coloro che sono sensibili ad un tema che riguarda direttamente il presente e il futuro dell’umanità. E’ un fatto che l’intero continente europeo stia letteralmente estinguendosi sotto la spinta di pseudo leggi che attaccano frontalmente la vita umana, specialmente nelle sue fasi più delicate, ossia il nascere ed il morire.

     

    C’E’ UN RAPPORTO TRA LA MARCIA E LE GERARCHIE CATTOLICHE?

    La marcia è un’iniziativa di laici, totalmente indipendente. Ciò significa che essa non dipende da nessuno e da nessun punto di vista: economico, politico, religioso, ecc. Anche se questo non vuol dire che uomini di Chiesa o politici non aderiscano a titolo personale. Numerose sono infatti le adesioni alla marcia di prelati, alcuni dei quali partecipano al corteo, altri si adoperano per diffondere l’iniziativa tra i fedeli. Alla Marcia per la Vita americana, ad esempio, partecipano rappresentanti ufficiali della gerarchia ecclesiastica ma anche la Fraternità San Pio X. Le Marce, per la loro stessa essenza, sono aperte a tutti coloro che condividono il principio della difesa della Vita, senza compromesso o distinguo alcuno.

     

    QUALE RITIENE ESSERE, NEL MOMENTO PRESENTE, LA PIU’ GRAVE MINACCIA PER LA VITA?

    Quando il potere politico si arroga il diritto di legiferare negando alla base i principi del diritto naturale, non vi può essere barriera etica che non possa essere prima o poi superata. In questi ultimi decenni abbiamo assistito ad una vera e propria escalation di attacchi inauditi alla vita innocente e alla moralità. In ordine di tempo, potremmo dire che l’introduzione dell’eutanasia nel nostro ordinamento giuridico e la negazione del diritto all’obiezione di coscienza rappresentino i settori dove la cultura della morte spinge di più. Ma uno degli errori più comuni è quello di considerare i diversi attacchi nei confronti della vita come eventi isolati o come accadimenti estemporanei. In realtà, essi fanno parte di un unico processo di erosione della moralità che contiene alla base una serie di presupposti filosofici errati, circa l’uomo ed il suo essere nel mondo. Per questo è necessario che il mondo pro-life si formi bene anche intellettualmente e la Marcia per la Vita, con i suoi tanti eventi correlati (convegni, incontri di formazione ecc.) e con la proclamazione di principi netti e privi di ambiguità, funge anche da bacino di conoscenza e formazione. La Marcia dunque, seppur si prefigge di combattere in modo particolare l’aborto di stato, tende in realtà a contrastare tutti gli attacchi alla vita umana innocente, dall’utero in affitto all’eutanasia, dal divorzio alla teoria del gender.

     

    La Marcia è un momento di condivisione, poi però bisogna riprendere il confronto quotidiano con un mondo, e soprattutto con delle élites, che non hanno in minima cura la vita nascente o morente e che anzi adoperano ogni mezzo (mediatico, politico, giudiziario) per far sì che il più debole venga eliminato. Come combattere per la Vita?

    Naturalmente parlando, non c’è partita: tutto rema contro la vita nascente e terminale e i mezzi a nostra disposizione sono nulla in confronto a quelli in possesso dell’establishment. Ma il popolo della vita, la Marcia per la Vita, hanno qualcosa che gli altri non hanno: innanzi tutto la forza della preghiera e poi la forza delle idee che trae origine dall’adesione alla Verità tutta intera, quando i nemici della vita hanno dalla loro, oltre all’enorme dispiegamento di forze, solo la menzogna sistematica. La Marcia non è solo un momento di condivisione dunque, ma è anche e soprattutto un momento di formazione e di diffusione di buone idee e di sani principi, coerenti con la stessa natura umana. E’ un lavoro che non produce frutti immediati ma che ha bisogno di molto tempo, pazienza e abnegazione. L’obiettivo è di ricreare una cultura della vita che rimetta in discussione i falsi e traballanti pseudo principi propagati con l’inganno dalle avanguardie rivoluzionarie. L’esempio americano è illuminante in tal senso e ci incoraggia a proseguire nel nostro impegno di diffusione di una sana cultura della vita. La marcia di Washington è nata negli anni settanta e nel corso del tempo ha contribuito in maniera decisiva a formare intere generazioni ai valori della vita. Un primo risultato è che ora la metà, e forse più, della popolazione americana si dichiara pro-life; un secondo risultato è che nell’ultima edizione della Marcia di Washington ha partecipato il vice presidente americano, il quale ha parlato dal palco anche a nome del neo eletto presidente Trump. Ultimamente, diversi e significativi sono stati i provvedimenti della presidenza americana volti a contrastare la macchina infernale degli aborti. E non è detto che nel prossimo futuro, l’amministrazione americana non possa mettere mano alla legge abortista che da decenni sta decimando la popolazione. Tutto ciò grazie alla mobilitazione del popolo della vita, tutto ciò grazie alla Marcia per la Vita.

    Ciascuno di noi è importante e può fattivamente contribuire, in qualche modo, al buon esito della battaglia. Adesso tocca a noi scendere in piazza e per questo invitiamo tutte le persone che hanno a cuore la causa della Vita a partecipare sabato 20 maggio a Roma alla settima edizione della Marcia per la Vita, con ritrovo alle ore 15 aa piazza della Repubblica, per scrivere insieme nuove pagine per la nostra Italia: promuovere la cultura della vita e contrastare leggi ingiuste ed omicide.

     

    Virginia Coda Nunziante è tra coloro che per primi hanno dato concretezza all’dea della Marcia per la Vita in Italia: la pensa e promuove anno per anno, ne cura gli aspetti organizzativi, si impegna da sempre per la difesa dell’essere umano dal concepimento alla morte naturale.
    Per: https://www.radiospada.org/2017/05/marcia-per-la-vita-2017-intervista-a-virginia-coda-nunziante-per-rs/

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  • In libreria: Vita di Simeone il nuovo teologo

     Niceta Stetato – Vita di Simeone il nuovo teologo - Un grande mistico bizantino (Ed. Kolbe - Seriate (Bg) –2015 pp. 161 – s.i.p. corso Roma, 142 - 035.295029 info@centrograficostampa.it)

     La recensione del libro è l’occasione per presentare la collana nella quale esso si inserisce e, prima ancora, l’ambiente dove essa è nata, davvero inconsueto: l’Eremo della beata vergine del soccorso di Minucciano (Lu).

    La provincia di Lucca infatti, oltre le assai note spiagge della Versilia ha un entroterra meno noto turisticamente ma paesaggisticamente assai più interessante. Si tratta della Garfagnana cioè dell’alta valle del fiume Serchio che scende fino a Lucca pressoché in parallelo alla costa tirrenica, incassato tra le Alpi Apuane e l’Appennino tosco-emiliano.

    La valle, tuttora assai popolata e, fino ad anni recenti, molto attaccata alla fede, è stata per secoli cosparsa di Eremi alcuni dei quali spettacolari come quello rupestre di Calomini, sopra il paese di Gallicano nella media valle.

    Risalendola in direzione nord, l’ultimo comune che si incontra, è appunto Minucciano dove, vicino al paese, fin dal 1500, si tramanda la devozione alla Madonna del soccorso della quale poco distante dal paese esiste una graziosa edicola la cui custodia è stata affidata ad eremiti, originari dei paesi vicini, succedutisi ininterrottamente, l’uno dopo l’altro, per oltre tre secoli; l’ultimo dei quali è morto nel 1982.

    Al pari di quasi tutti gli altri della valle, l’Eremo sarebbe forse rimasto abbandonato se, subito dopo, non vi fossero stati indirizzati dall’allora vescovo di Massa, mons. Aldo Forzoni, due, allora giovani, lombardi (uno dei quali ordinato sacerdote pochi anni dopo). Essi adottarono la regola di san Romualdo, il fondatore del Monastero di Camaldoli sopra Arezzo e, a poco a poco, costituirono una fornitissima biblioteca di testi ascetici e diedero nuova vita alla Confraternita laicale che pure vi era stata eretta fin dal 1500 ma che si era nel tempo dissolta. Negli anni successivi l’Eremo di Minucciano è diventato un centro di spiritualità per l’intera zona e poi anche per molte persone di altre parti d’Italia. Anche il numero degli eremiti è nel tempo cresciuto ed oggi sono più di 6 ad affollare la piccola struttura. Molti altri vi si sono fermati per qualche tempo alla ricerca della propria vocazione passando per poi magari abbracciare in seguito altre esperienze di vita religiosa.

    Intorno all’Eremo, si è anche raccolta una serie sempre più numerosa di amici che partecipano a vario titolo della sua spiritualità. Alcuni di essi, da pochi anni, hanno anche aperto a Castelnuovo di Garfagnana, il maggior centro della valle, un negozio di libri e di altri oggetti religiosi. Inoltre, grazie alle offerte ed alla disponibilità di alcuni volontari, è anche iniziata all’insegna Edizioni Kolbe, la ristampa di testi classici di spiritualità o, come si sarebbe detto fino a qualche decennio fa, di ascetica e mistica: un settore che certamente, da anni, non pare essere tra i più curati né dall’editoria cattolica né nell’ambito della formazione ecclesiale.

    Finora, le Edizioni Kolbe hanno dato vita a tre collane denominate rispettivamente: Laboratorio della fede, La sapienza cristiana ed Oriente cristiano, nella quale si inserisce il testo che presentiamo. Priva di soverchie preoccupazioni commerciali, la picca casa editrice ha potuto infatti pubblicare testi che sarebbero stati scarsamente appetibili per una normale impresa del settore ed inoltre, data la non comune cultura in materia di spiritualità di alcuni degli eremiti, ha meritoriamente affiancato a classici magari già noti in campo cattolico anche  testi di spiritualità orientale appartenenti al mondo dell’Ortodossia perché, come ricordava Giovanni Paolo II, il cristianesimo respira con due polmoni: l’Occidente e l’Oriente.

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    In tale contesto, si inserisce anche la vita di Simone il Nuovo teologo (949-1022), senz’altro uno dei più significativi esponenti della spiritualità orientale tanto che Benedetto XVI, il 16.9.2009, ebbe a dedicargli interamente una delle sue catechesi sulla storia della Chiesa così ricordandolo: “ancora giovane, si trasferì a Costantinopoli per intraprendere gli studi ed entrare al servizio dell’imperatore. Ma si sentì poco attratto dalla carriera civile che gli si prospettava e, sotto l’influsso delle illuminazioni interiori che andava sperimentando, si mise alla ricerca di una persona che lo orientasse nel momento pieno di dubbi e di perplessità che stava vivendo, e che lo aiutasse a progredire nel cammino dell’unione con Dio. Trovò questa guida spirituale in Simeone il Pio (Eulabes), un semplice monaco del monastero di Studios, a Costantinopoli, che gli diede da leggere il trattato La legge spirituale di Marco il Monaco. In questo testo Simeone il Nuovo Teologo trovò un insegnamento che lo impressionò molto: “Se cerchi la guarigione spirituale – vi lesse - sii attento alla tua coscienza. Tutto ciò che essa ti dice fallo e troverai ciò che ti è utile”. Da quel momento – riferisce egli stesso - mai si coricò senza chiedersi se la coscienza non avesse qualche cosa da rimproverargli.

    Simeone entrò nel monastero degli Studiti, dove, però, le sue esperienze mistiche e la sua straordinaria devozione verso il Padre spirituale gli causarono difficoltà. Si trasferì nel piccolo convento di San Mamas, sempre a Costantinopoli, del quale, dopo tre anni, divenne il capo, l’igumeno. Lì condusse un’intensa ricerca di unione spirituale con Cristo, che gli conferì grande autorità. E’ interessante notare che gli fu dato l’appellativo di “Nuovo Teologo”, nonostante la tradizione riservasse il titolo di “Teologo” a due personalità: all’evangelista Giovanni e a Gregorio di Nazianzo. Soffrì incomprensioni e l’esilio, ma fu riabilitato dal Patriarca di Costantinopoli, Sergio II. Simeone il Nuovo Teologo passò l’ultima fase della sua esistenza nel monastero di Santa Marina, dove scrisse gran parte delle sue opere, divenendo sempre più celebre per i suoi insegnamenti e per i suoi miracoli

    Al suo discepolo, Niceta Stetato, si deve la raccolta dei suoi scritti ed anche questa biografia nella quale inutilmente si cercherebbero rigore cronachistico ed una puntuale identificazione degli ambienti in cui egli visse e dei contenuti delle sue opere.

    Ma proprio perché la biografia presenta Simeone il Nuovo Teologo senza questi precisi riferimenti cui oggi siamo del tutto assuefatti, la sua figura finisce per elevarsi –un po’ come le immagini delle icone della tradizione orientale- in una sorta di dimensione senza tempo. Questo fa sì che il libro finisca per costituire ancor più che una lettura erudita, un valido sussidio per la formazione spirituale. La sua vicenda ne esce infatti, per così dire, universalizzata e l’attenzione del lettore cade così sulla sua singolare esperienza ascetica, il che aiuta non poco a comprendere il senso di quella dimensione contemplativa della religione cristiana che nell’Oriente si è forse conservata più intatta che non da noi.

    È certamente grazie a questa moltitudine di monaci che hanno riempito per oltre 1500 anni centinaia di monasteri dai Balcani fino alla Mesopotamia ed agli Urali, spesso pagando con la vita la loro testimonianza, se, nel turbinio di guerre, invasioni islamiche e capovolgimenti politici che vi si sono succeduti fino ad oggi, il cristianesimo si è conservato in tutto il mondo orientale. Apparentemente isolati nelle loro meditazioni, nelle lunghissime ed accurate cerimonie liturgiche ed interminabili preghiere, essi hanno infatti costituito un incrollabile faro di luce per la fede delle popolazioni. Del resto, è grazie al monachesimo che anche in Occidente, nel crollo del mondo antico, si conservarono le basi per una rinascita civile e culturale. 

    Leggendo con attenzione la vita di Simeone il Nuovo teologo, apparirà anche evidente come la sua esperienza ascetica non fosse affatto avulsa dal mondo che lo circondava ed invece vi si inserisse a pieno titolo sia quando egli partecipava alle controversie ecclesiali del suo tempo soffrendone le persecuzioni sia nell’ultima fase della sua vita, nel sostegno portato alla popolazione circostanti al momento della fondazione del monastero di Santa Marina sulle coste del Mar di Marmara.

     

    Andrea Gasperini

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  • Chiesa: Omosessualità: tra fake-news e omoeresie

     Negli ultimi giorni, i due termini per antonomasia opposti e inconciliabili, Chiesa ed Omosessualità, sono tornati ad essere prepotentemente accostati e far parlare di sé, per via di due episodi differenti ma analoghi in quanto ad endorsement nei confronti dell’omosessualità: il primo, la decisione di alcune parrocchie italiane di aprire le proprie porte in occasione della Giornata contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia che si celebrerà in tutto il mondo il prossimo 17 maggio; il secondo, le sconcertanti dichiarazioni rilasciate su Facebook da Padre James Martin, consulente della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede per il quale alcuni santi potrebbero essere stati gay.

    VEGLIE ECUMENICHE LGBT

    La prima iniziativa fa parte di un progetto organizzato dai gruppi di cristiani LGBT promosso in tutt’Europa per la giornata internazionale del 17 maggio contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia che vede parrocchie cattoliche e chiese evangeliche unite assieme dal versetto della Lettera di san Paolo ai Romani: “Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite” (Romani 12,14) in veglie di preghiera ecumeniche.

    Una apposita Commissione Fede e Omosessualità delle Chiese Battiste Metodiste, Valdesi ha curato uno Schema di liturgia che è stato proposto alle diverse comunità che, in Italia e in altre città europee, aderiranno all’iniziativa, organizzando veglie o culti domenicali.

    “Una liturgia che –  come si legge sul sito del Progetto Gionata vuole fare memoria e essere luce per fugare il silenzio e l’indifferenza, spesso presente nella nostra società e a volte anche nelle chiese, sulle tante violenze contro le persone omosessuali e verso quanti sono considerati più deboli perché più fragili, perché stranieri, perché più piccoli”.

    L’elenco delle parrocchie cattoliche che hanno aderito alle veglie di preghiera e alle iniziative conto le discriminazioni di genere è disponibile sullo stesso sito dove si legge come “in tante città da Catania a Trieste, passando da Amsterdam a Siviglia tante comunità cristiane pregheranno con i gruppi di cristiani LGBT per porre un termine all’omofobia, alla transfobia e ad ogni forma di discriminazione e di odio e per contribuire a rendere questo mondo un posto migliore per tutte e tutti”.

    Tra le parrocchie che hanno annunciato la loro adesione alla giornata di sensibilizzazione sui temi della omofobia, bifobia e  transfobia vi è la chiesa Santa Maria della Passione di Milano che assieme al Tempio Valdese ha organizzato una veglia di preghiera ecumenica per le vittime dell’omofobia e della transfobia:

    Per chiedere a Dio di vincere con l’amore il clima d’odio di cui sono vittima le persone omosessuali e transessuali ci troveremo presso il Tempio Valdese di Via Francesco Sforza 12/A e da lì ci sposteremo con una fiaccolata, verso la chiesa di Santa Maria della Passione, in Via Bellini 2″

    Palermo i padri gesuiti e i padri comboniani hanno scelto di schierarsi al fianco della Chiesa evangelica luterana, mentre a Pinerolo, in provincia di Torino la comunità cristiana di base di don Franco Barbero organizzerà una manifestazione in piazza per un “salutare rinnovamento teologico nella Chiesa“.

    Genova, sarà la Chiesa di San Pietro in Banchi ad ospitare una Veglia per il superamento dell’omofobia e di ogni discriminazione organizzata dal gruppo Bethel di persone LGBT credenti liguri. 

    Oltre a GenovaMilano, Palermo e Pinerolo, altre iniziative sono in programma a Firenze, Reggio Emilia, Catania, Trieste e Bologna.

    Secondo Innocenzo Pontillo, referente del progetto Gionata su fede e omosessualità, la Chiesa starebbe lentamente aprendo le proprie porte alla comunità LGBT:

    “Mi sembra il segno più evidente di come la Chiesa stia cominciando a interrogarsi seriamente su quanto affermava il Sinodo dei vescovi, circa la necessità di costruire una pastorale di accoglienza per le persone Lgbt e i loro familiari” .

    LA REALTA’

    Tuttavia, malgrado i titoloni dei quotidiani e di tanti siti web che fiutano lo scoop, riportando il tanto atteso quanto impossibile abbraccio ufficiale tra Chiesa e omosessualità, la realtà è che la posizione della Chiesa cattolica sul tema, al momento, non è cambiata di una virgola.

    Se si scorre l’elenco delle veglie in programma, salta intatti all’occhio come la maggior parte di queste siano promosse da chiese evangeliche, protestanti e valdesi e lì dove sono le parrocchie cattoliche (meno di una decina a fronte di circa 26.000 parrocchie presenti in Italia) ad organizzare si tratta chiese gestite da sacerdoti ai margini della Chiesa o addirittura da ex preti che hanno abbandonato lo stato clericale.

    Uno di questi, ad esempio è Franco Barbero, della comunità cristiana di base di Pinerolo, noto per le sue critiche alla dottrina, liturgia e magistero della Chiesa cattolica, a causa delle quali fu dimesso dallo stato clericale da Papa Giovanni Paolo II all’inizio del 2003.

    LE DICHIARAZIONI DI PADRE MARTIN

    Ben più gravi, in quanto provenienti da una voce ufficiale ed autorevole del Vaticano, sono state invece le “esternazioni social” di Padre James Martin, consulente della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, il quale su Facebook ha sostenuto la possibilità di incontrare santi gay in paradiso.

    Una piccata e scioccante dichiarazione, scritta al culmine di una querelle sorta il 5 maggio dopo che il sacerdote era stato subissato di commenti negativi per avere pubblicato sulla propria pagina Facebook un post riguardante l’incontro tra il vescovo di Lexington, John Stowe, e i supporter di New Ways Ministry, un gruppo che “sostiene lesbiche, gay, bisessuali e trans cattolici“, commentando così la notizia: “Un altro segno di benvenuto e di costruzione di ponti“.

    Di fronte alla reazione di diversi fedeli che hanno prontamente ricordato a padre Martin come la dottrina della Chiesa in materia dica ben altro, il consulente vaticano ha pensato bene di replicare scrivendo:

    alcuni santi erano probabilmente gay. Una certa parte dell’umanità è gay. Anche una certa parte dei santi poteva esserlo. Potresti essere sorpreso quando in Paradiso verrai salutato da uomini e donne Lgbt“.

    CHIESA ED OMOSESSUALITA’

    Eppure se la società, nel corso dei secoli, ha mutato il suo giudizio e atteggiamento nei confronti dell’omosessualità, lo stesso non è avvenuto per la Chiesa cattolica, la quale fedele al suo Magistero dottrinale, non ha mai variato, nel corso di duemila anni, il suo insegnamento in materia che afferma come pratica dell’omosessualità vada considerata come un vizio contro natura, che provoca non solo la corruzione spirituale e la dannazione eterna degli individui, ma anche la rovina morale della società, colpita da un germe mortale che avvelena le radici stesse della vita civile.

    Nel corso dei secoli tale insegnamento è stato trasmesso e confermato interrottamente dalla Sacra Scrittura, dai Padri della Chiesa, dai santi Dottori e dai Pontefici.

    Nel Vecchio Testamento basta citare il celebre episodio delle città di Sodoma e Gomorra (Gen. 18, 20; 19, 12-13; 19, 24-28) incenerite da Dio a causa dei peccati contro natura di loro abitanti.

    Nel Nuovo Testamento il giudizio nei confronti dell’omosessualità viene espresso con parole ancor più chiare  e vigorose.

    In particolare, san Paolo, l’Apostolo delle Genti, lo stesso preso a modello dai cristiani LGBT per la promozione delle loro veglie contro l’omofobia, in alcuni passi delle sue lettere, chiarisce i motivi della distruzione di Sodoma e Gomorra, mettendo la “passione infame” dell’omosessualità sullo stesso piano dell’empietà, dell’idolatria e dell’omicidio.

    Nella lettera ai Corinzi, l’Apostolo mette in guardia coloro che commettono atti contro natura per i quale le porte del Regno di Dio non si spalancheranno:

    Non illudetevi! Né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti (…) erediteranno il Regno di Dio!”. (1 Cor., 6, 9-10)

    Più recentemente, il Magistero della Chiesa cattolica ha rinnovato la condanna del sempre più dilagante vizio contro natura attraverso due importanti e chiari documenti pubblicati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede:

    In entrambi i documenti, la Congregazione ha ribadito l’impossibilità di legittimare in qualsiasi modo le unioni omosessuali in quanto totalmente in contrasto col disegno divino e quindi anche con la dignità umana.

    Al punto 8 della dichiarazione Persona humana si legge:

    “le relazioni omosessuali  (…) sono condannate come gravi depravazioni ed anzi vengono presentate come funesta conseguenza del rifiuto di Dio. Questo giudizio della Scrittura (…) attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che non possono in nessun caso ricevere una qualche approvazione”.

    La Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali distingue tra inclinazione e comportamento omosessuale, sottolineando come quest’ultimo non sia in alcun caso accettabile dal punto di vista morale:

    “Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in se peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Pertanto, l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata. Di conseguenza, coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l’attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia una scelta moralmente accettabile”.

    Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato nel 1992 da Giovanni Paolo II, ha ribadito la ferma condanna del vizio omosessuale, scrivendo:

    “Basandosi sulla sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono infatti contrari alla legge naturale, precludono all’atto sessuale il dono della vita, e non sono frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. Non possono essere approvati in nessun caso” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357)

    ACCOGLIENZA O OMOERESIA ?

    Sacerdoti come Padre James Martin e tutti coloro che tentano di conciliare Chiesa ed omosessualità si rendono complici di quella che Dariusz Oko, docente di Teologia alla Pontificia accademia di Cracovia, qualche anno fa, efficacemente, definì «omoeresia», ovvero una corrente di pensiero contraria all’insegnamento della Chiesa in materia di omosessualità descritta dallo stesso Oko con queste parole:

    «L’omoeresia è un rifiuto del magistero della Chiesa cattolica sull’omosessualità. I sostenitori dell’omoeresia non accettano che la tendenza omosessuale sia un disturbo della personalità. Mettono in dubbio che gli atti omosessuali siano contro la legge naturale. I difensori dell’omoeresia sono a favore del sacerdozio per i gay. L’omoeresia è una versione ecclesiastica dell’omosessualismo».

     

    Rodolfo de Mattei, per https://www.osservatoriogender.it/chiesa-ed-omosessualita-tra-fake-news-e-omoeresie/

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  • Totalitarismo: Francia: un'epifania della Rivoluzione

     Il risultato delle elezioni presidenziali francesi induce ad amare e ferme considerazioni.

    È una vittoria completa dei “poteri forti”, della finanza internazionale, mondialista, sinarchica, immigrazionista ed europeista. La vittoria consiste soprattutto nel fatto che hanno generato – novelli Frankenstein – dal nulla una sorta di “homunculus”, perfettamente registrato all’uopo, esteticamente, emotivamente, psicologicamente e comportamentalmente impeccabile, e che questa “creatura” ha vinto come un treno in corsa.

    Macron è un’epifania rivoluzionaria.

    Naturalmente, ha potuto ottenere il suo risultato solo grazie all’immancabile appoggio dei “moderati”, ovvero dei traditori geneticamente programmati della civiltà cristiana e occidentale. Fa impressione il fatto che la sera stessa della sconfitta al primo turno Fillon abbia dato indicazione di votare Macron: tutto era già programmato. Macron stesso, in fondo, è stato tirato fuori dal cilindro proprio perché era chiaro che Fillon non era in grado di creare quella muraglia di resistenza necessaria a “salvare” la Francia dalla “catastrofe” lepenista.

    Macron è di “centro”: che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Presentandolo come candidato di centro, lo si è reso votabile dai conservatori fino ai comunisti, con la giustificazione dell’antilepenismo, appunto. Ed è quello che è avvenuto.

    La verità banalissima e crudele è che gli europei, avendo ancora la pasta e il pane a tavola, e pure la carne, e pure la macchina, e parecchi ancora pure la casa prima e seconda, e i biglietti per le vacanze, preferiscono non pensare, non capire, non rischiare. Preferiscono far finta che tutto sia ancora come nei decenni del dopoguerra. Compresi coloro che sanno come stanno le cose, che le denunciano pure. Ma, al dunque, diventano restii ad operare in maniera profonda per fermare la catastrofe della nostra società e civiltà. Dinanzi alla pancia ancora piena e alla vita ancora relativamente “tranquilla” (tanto, i disoccupati, le donne violentate o gli uomini assassinati dagli immigrati, le vittime del terrorismo, i bambini rieducati al gender, sono sempre “gli altri”), il loro coraggio si annebbia: meglio non apparire “sgraditi” al sistema e mantenere quelle piccole “abbondanze” che ancora abbiamo. Finché durano.

    Non stiamo dicendo che Marine Le Pen era il rimedio a tutti i suddetti mali.
    Anzi, Marine Le Pen, per molti di questi mali, a partire da quelli gravissimi di ordine morale (omosessualismo, genderismo, eutanasismo, abortismo, ecc.), non era affatto un rimedio, ma un’altra tragedia.
    D’altro canto, per l’aspetto invece dell’antieuropeismo, della guerra all’euro e all’immigrazionismo, di un rinnovato sovranismo, si presentava invece come un possibile (il carattere ipotetico rimane obbligatorio, visto anche il cambiamento repentino di un Trump) ostacolo alla corsa dissolutoria dei poteri forti sinarchici e mondialisti.
    Comunque, era un simbolo da abbattere.

    E la Le Pen è stata duramente sconfitta. Le chiacchiere riduzionistiche stanno a zero. Riprova cogente è che ha già detto che vuole cambiare nome al partito: un modo per scaricare la colpa del fallimento sul padre. Cambierà anche il cognome e il proprio viso, visto che gli somiglia particolarmente?

    Il problema non si risolve cambiando il nome dei partiti, il che presuppone poi, inevitabilmente, un progressivo cedimento di valori, fino a divenire pienamente accettati da quel sistema dei poteri forti che si voleva un tempo combattere (lo abbiamo già visto molte volte in Italia).
    Il problema è più profondo e risiede nel fatto che – dobbiamo ammetterlo con amarezza ma con chiarezza – oggi pensare di cambiare il corso della storia rivoluzionaria con gli strumenti usuali della Rivoluzione (ovvero all’interno del sistema democratico, a partire dai partiti) è impossibile e questo per tre ragioni inconfutabili:
    1) già è difficilissimo creare un partito anti-sistema;
    2) ancor più difficile è farlo decollare a livello nazionale, e comunque, ammesso che ci si riesca, questo richiede decenni (lo stesso Front National ha ormai quarant’anni);
    3) ammesso anche che ci si riesca seriamente e abbastanza velocemente… arriva Macron.

    E se non arriva Macron, arriva la magistratura. E se non arriva la magistratura, arriva qualcos’altro. Lo stesso inopinabile cambiamento di colui che in teoria è l’uomo più potente del mondo (e nella fattispecie odierna pure uno dei più ricchi in assoluto già per conto suo) sta a dimostrarlo chiaramente. Non mi meraviglierei se, piano piano, col tempo, si annacquasse pure la Brexit…

    Che fare? Disperazione assoluta? Resa incondizionata? Chi scrive non ha la soluzione, ma cerca solo ora di gettare un po’ di lucidità per tenere ferma la speranza.

    Il cattolico legato alla tradizione sa bene che per ogni evento della vita, specie per quelli più importanti e di natura sociale, vi sono sempre due vie di interpretazione e di operazione: la via sovrannaturale e quella naturale.

    La via sovrannaturale non dipende da noi, se non in maniera indiretta: occorre pregare e fare tutto quanto possibile perché Dio intervenga al più presto e soccorra i suoi figli e la Chiesa (e l’Europa e l’Italia) dal trionfo delle forze della dissoluzione rivoluzionaria.
    Su questo piano, oggi, c’è molta aspettativa in chiave di profezie celesti (alcune – rarissime – vere, altre dubbie, la gran parte del tutto fantasiose): stiamo vivendo proprio il centenario delle apparizioni di Fatima in questi giorni.
    Possiamo solo pregare e aspettare, nella speranza che la promessa del 13 luglio 1917 divenga al più presto realtà.

    Per quel che concerne la via naturale, credo che sarebbe giunta l’ora di smettere di sognare impossibili riscosse partitiche nel sistema democratico rivoluzionario in cui viviamo (è come rubare a casa dei ladri, o appiccare l’incendio a casa di Satanasso), il che però non esclude affatto, anzi, tutt’altro, l’impegno politico e culturale quotidiano e costante da parte di coloro che vogliono combattere la Rivoluzione gnostica, liberale, ugualitarista e mondialista.
    Questo impegno deve invece accrescersi, in quanto con la vittoria di Macron i pericoli disastrosi del gender, dell’omosessualismo, dell’abortismo, dell’eutanasismo, ma anche dell’invasionismo immigrazionista, dello strapotere pauperistico della finanza socialista, andranno ad accrescersi oltremisura.
    Insomma, ora saremo sempre più in mano ai Frankenstein dei nostri giorni, che ci vogliono far divenire sempre più bestie da soma sotto il loro controllo, distruggendo ogni nostro valore religioso, morale, etnico, culturale, civile, artistico, ecc. Vogliono “rivoluzionarci” antropologicamente”. L’incubo ora è totale, non più pensabile, ma reale.

    Per questo occorre agire, più che mai. Ma occorre farlo in maniera molto ponderata e realistica, con chiara cognizione dei mezzi e dei fini e, ovviamente, in unione di forze. In questo senso, dinanzi alla catastrofe, sarebbe ora – lo ripetiamo per l’ennesima volta – che fossimo tutti capaci di superare le cause di divisione personale, ovvero l’aspetto meno grave (e quindi più colpevole) del nostro essere un’armata Brancaleone.
    Le divisioni ideologiche (e teologiche) e politiche non sono facilmente superabili: anzi, temo che col tempo si acuiranno sempre più, in quanto, specie a causa della devastante e sempre più radicale crisi della Chiesa, stiamo ogni giorno diventando di fatto due chiese differenti (ed è inutile, anzi, dannoso, nascondercelo: meglio dircelo…).
    Ma quelle di natura squisitamente personale possono essere superate con la carità e l’umiltà, almeno a livello funzionale per la battaglia comune. E in questo vi è più che mai necessità dell’appoggio materiale e concreto delle migliaia di cattolici, legati alla tradizione e al Bene, che si stanno svegliando ogni giorno di più: ricordiamoci sempre che più il demonio si mostra, più la sua bruttezza appare, più la gente ingenua comincia a capire. E a reagire.

    La sconfitta di Marine Le Pen ci sia di insegnamento.
    La vittoria di Macron ci sia di sprone alla battaglia e all’unità.
    Per ottenere questa unità, è necessario averne lo spirito nell’anima e la disponibilità nella volontà: disponibilità a vincere la propria pigrizia o diffidenza e ad appoggiare chi ha la visione lucida delle cose e si impegna; disponibilità a incontrarsi; disponibilità ad aiutare le giuste e buone iniziative; disponibilità a creare struttura di buona battaglia comune.

    Non è questa l’ora della disperazione. E nemmeno delle chiacchiere senza fatti. È l’ora dei guerrieri.

     

     

    da: https://ilpontelevatoiodimassimoviglione.wordpress.com/

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  • Totalitarismo: Francia: il piccolo uomo dell'Unione Europea

     Emmanuel Macron, il coniglio dal cilindro di Bruxelles

     Come da pronostico il 39enne Emmanuel Macron è il nuovo presidente della Francia con il 66,06% dei voti, contro il 33,94% ottenuti dalla sfidante Marine Le Pen. Il ballottaggio per l’Eliseo, che diversi media internazionali avevano dipinto come l’impresentabile scontro tra populismo e tecnocrazia, è stato dunque vinto dal candidato del neonato movimento En Marche!, espressione degli interessi della finanza e dei “poteri forti” di Bruxelles.

    Il neo presidente, non appena eletto, ha dato appuntamento per i ringraziamenti ai propri sostenitori all’ombra dell’inquietante piramide del Louvre, un luogo scelto non a caso per rimarcare una netta discontinuità con le piazze storiche della sinistra (Bastiglia) e della destra (La Concorde) francese.

    Altrettanto simbolica, e senza precedenti, è stata la decisione del nuovo inquilino dell’Eliseo di rendere omaggio all’investitura ufficiale ricevuta dai vertici dell’Unione Europea, facendo intonare l’Inno alla Gioia prima dell’inno nazionale della Marsigliese.

    La scelta di festeggiare la propria vittoria sulle note ufficiali dell’Unione Europea è stato un evidente e beffardo schiaffo agli euroscettici appena sconfitti, con il quale Macron ha voluto sottolineare, una volta di più, quella che sarà la principale linea d’azione del proprio operato politico. Nel suo discorso da vincitore il leader di En Marche! si è detto pronto «a scrivere una nuova pagina della nostra storia di fiducia e speranza», con l’obiettivo di ricostruire «il legame tra l’Europa e i popoli che la compongono, tra l’Europa e i suoi cittadini».

    La vittoria di Macron è dunque una vitale boccata di ossigeno per la malridotta Unione Europea che tira un gran sospiro di sollievo di fronte alla netta affermazione del proprio candidato in pectore. Il primo a congratularsi è stato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che ha affidato a Twitter la propria soddisfazione, scrivendo: «Felice che i francesi abbiano scelto un futuro europeo. Insieme per un’Europa più forte e più giusta». Alle parole di Juncker hanno fatto eco quelle del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk che si è, a sua volta, congratulato con il popolo francese: «(…) per aver scelto la Libertà, l’Uguaglianza e la Fraternità e per aver detto no alla tirannia delle fake news».

    Alle dichiarazioni di giubilo dei vertici dell’Unione Europea hanno fatto rapidamente seguito quelle di tutti i principali leader europei tra cui quelle dello stesso presidente uscente Francois Hollande: «L’ho chiamato questa sera per felicitarmi calorosamente per la sua elezione a presidente della Repubblica. La sua ampia vittoria conferma che una grande maggioranza dei nostri concittadini ha voluto riunirsi attorno ai valori della Repubblica e marcare il suo attaccamento all’Ue e all’apertura della Francia al mondo».

    Dalla Germania, la cancelliera Angela Merkel, si è espressa attraverso il suo portavoce Steffen Seiber che si è complimentato con il neo presidente francese, twittando: «Auguri di cuore a Emmanuel Macron. La sua è una vittoria per un’Europa unita». Anche dall’Italia, sono giunte le congratulazioni del premier Paolo Gentiloni che ha parlato di «una speranza che si aggira per l’Europa», a cui hanno fatto seguito quelle analoghe di Matteo Renzi, che in un tweet ha dichiarato come l’affermazione di Macron rappresenti una «straordinaria pagina di speranza per la Francia e per l’Europa».

    Al di là dell’indiscutibile vittoria di Macron, un dato non trascurabile di queste elezioni presidenziali è il record negativo raggiunto in questo secondo turno dall’astensionismo che ha toccato la cifra storica del 25,3%, la più alta mai registrata per un ballottaggio dal lontano 1969. Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Interni francese, il leader di En Marche! si è aggiudicato 20.257.167 voti, il doppio rispetto ai 10.584.646 ottenuti dalla candidata del Front National, che ha comunque conquistato un record mai conseguito prima dal proprio partito, incassando quasi 11 milioni di voti che ne fanno, come sottolineato dalla stessa Le Pen, «il primo partito d’opposizione».

    Ora per il Front National, la cui prossima, già imminente sfida saranno le elezioni legislative di giugno, si prospettano grandi cambiamenti, a partire sembra dal nome stesso del partito, come reso noto dalla sua leader: «Il Front National ora deve rinnovarsi», affrontare «una trasformazione per creare una nuova forza politica che sia all’altezza delle necessità del Paese».

    Sempre riguardo le statistiche di voto, è interessante riportare infine i dati di un sondaggio Ifop realizzato per il quotidiano La Croix e il settimanale Pèlerin, secondo il quale Macron, oltre che sul decisivo appoggio trasversale finalizzato a sbarrare la strada all’ “estremista” Le Pen, ha potuto contare anche sul voto cattolico. Il candidato di En Marche! avrebbe infatti ottenuto il 62% dei voti complessivi dei cattolici. Una cifra pari addirittura al 71% tra i praticanti “regolari”, ossia tra coloro che vanno regolarmente a Messa, che paradossalmente scende, fermandosi al 54% tra i cattolici praticanti ossia “occasionali”.

    In ultima analisi, la conquista dell’Eliseo da parte del tecnocrate per eccellenza Emmanuel Macron, se da un lato è certamente figlia del tracollo dei tradizionali partiti politici, rimasti ai margini del ballottaggio presidenziale, dall’altro rappresenta un indubbio capolavoro politico degli oligarchi dell’Europa senza se e senza ma, che in pochissimo tempo sono stati capaci di creare da zero e presentare un candidato politicamente “vergine”, con tutte le carte in regola per far convergere su di sé il necessario consenso.

    In questa prospettiva, Macron, banchiere d’affari della Rothschild e “figlio” politico dell’influente economista Jacques Attali, presentato come l’“uomo nuovo”, simbolo della discontinuità, è un presidente dell’establishment, già vecchio, uno straordinario coniglio tirato fuori dal cilindro dai maghi di Bruxelles che ora possono sfregarsi le mani avendo a capo della Francia un giovane e fedele scudiero alle loro dirette dipendenze.

    (Lupo Glori per https://www.corrispondenzaromana.it/emmanuel-macron-il-coniglio-dal-cilindro-di-bruxelles/)

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  • Totalitarismo: Fatima: una prospettiva dall’Est

     Il messaggio di Fatima:

    una prospettiva dall’Est

    di Anca-Maria Cernea (*)

     

     Sono molto onorata di essere stata invitata a parlare oggi, per tentare di presentare una prospettiva dall’Europa orientale del messaggio di Fatima e della sua urgenza per il mondo di oggi. In concreto, mi è stato chiesto di parlare degli “errori della Russia”.

    Tra maggio e ottobre del 1917, la Madonna apparve a tre pastorelli a Fatima, in Portogallo. Chiese loro di pregare e di offrire sacrifici per la conversione dei peccatori e per la pace, avvertendo che “gli errori della Russia” si sarebbero diffusi in tutto il mondo, causando guerre e persecuzioni alla Chiesa.

    In quello stesso anno, ci furono due rivoluzioni in Russia. A febbraio, la famiglia Romanov perse il trono. Poi, ad ottobre, i bolscevichi presero il potere con Lenin.

    Un secolo dopo, il cristianesimo si trova ancora di fronte alla rivoluzione leninista, questa volta non solo in Russia. La Russia ha diffuso i suoi errori in tutto il mondo, causando guerre e persecuzioni contro i cristiani, come aveva previsto la Madonna.

     


    Una rivolta contro Dio

    La Madonna parlò degli “errori della Russia”, non perché altri errori non esistessero, ma perché gli errori della Russia li incorporava tutti e li portava ad un nuovo livello. L’ideologia marxista è un errore di natura religiosa, che pretende di avere una spiegazione completa della realtà e di offrire la “salvezza” qui, in questo mondo, attraverso mezzi umani, senza Dio.

    Più di mezzo secolo fa, il celebre pensatore tedesco-americano Eric Voegelin scrisse che il nazismo e il bolscevismo erano “religioni politiche”, con i propri simboli, profeti, scritture, gerarchie, cerimonie liturgiche, calendari e via dicendo (1). Erano religioni false perché non costruivano nessuna cultura, soltanto distruggevano quelle esistenti.

    L’idea di base è la stessa proposta dal serpente ad Adamo ed Eva: mangiare il frutto proibito ed ignorare il comandamento di Dio. Nel libro «Il vero volto di Karl Marx», frutto di approfondite ricerche e di testimonianze dirette, lo scrittore rumeno Richard Wurmband evidenzia le pratiche sataniche di Karl Marx. Wurmbrand era stato comunista nell’adolescenza, ma si era convertito al cristianesimo. Passò quattordici anni nelle prigioni comuniste in Romania e rimase famoso per il suo comportamento eroico. Mio padre lo incontrò in prigione e parlava molto bene di lui.

    Wurmbrand cita scritti di Marx dove costui esprime un profondo odio per Dio. Marx non negava l’esistenza di Dio, bensì era geloso di Lui, Lo odiava e voleva prendere il Suo posto. Wurmbrand cita anche lettere indirizzate a Marx da suo figlio Edgar con le parole “Mio caro diavolo”, e testimonianze sulle strane cerimonie che Marx praticava in casa.

    Questa è la vera chiave per capire l’ideologia marxista.

    Non è un caso che Iosif Vissarionovich Dzhugashvili, futuro dittatore comunista più noto come Stalin, a volte firmava “Demonoschwili”, cioè “figlio del demonio”.

     


    Due tipi di marxismo

    Il comunismo si è diffuso in due modi:

    - Attraverso brutali invasioni militari, campi di concentramento, prigioni, polizia politica e terrore. Secondo gli stessi archivi sovietici, più di cento milioni di persone sono state uccise dai loro governi in tempi di “pace”.

    - Attraverso la sovversione culturale insidiosa, volta a distruggere la resistenza morale del Mondo Libero, rendendolo incapace di difendersi dal comunismo. È ciò che si chiama “marxismo culturale”.

    Le differenze strategiche tra queste due forme di marxismo sono meno importanti di quello che hanno in comune: condividono lo stesso odio per l’ordine, divino ed umano, e la stessa volontà di distruggerlo.

    Oggi il marxismo culturale è ancor più insidioso di quello classico. Mentre il marxismo classico voleva reinventare la società attraverso una violenta espropriazione dei mezzi di produzione, il marxismo culturale pretende di reinventare la famiglia, l’identità sessuale e la stessa natura umana.

    Un focolare del marxismo culturale è stata la cosiddetta Scuola di Francoforte, conosciuta anche come “scuola critica”, che combina Marx con Freud per distruggere le fondamenta morali della società, partendo dalla famiglia. Da qui partono, per esempio, gli studi che sfociano nell’ideologia di genere.

    Un’altra versione del marxismo culturale è rappresentata da Antonio Gramsci, che consigliava ai comunisti di conquistare prima l’“egemonia culturale” attraverso graduali, impercettibili mutazioni nei modelli linguistici e sociali, introdotte con l’aiuto dei compagni di viaggio, come attori e altre celebrità. La tattica prevedeva anche l’infiltrazione nei media, nell’industria cinematografica, nell’educazione, nella magistratura e, soprattutto, nella Chiesa cattolica.

     


    La prima rivoluzione sessuale

    La prima rivoluzione sessuale nella storia non è stata fatta dall’“Occidente liberale e consumista”, ma dalla Russia di Lenin, in quanto legalizzò l’aborto, l’omosessualità e facilitò il divorzio. La prima organizzazione dei diritti omosessuali nella storia è stata creata negli Stati Uniti nel 1950. Tutti i suoi membri appartenevano al Partito Comunista Americano.

    Spesso sentiamo prediche cristiane che incolpano il “consumismo” e l’“edonismo”, peccati tipicamente attribuiti all’Occidente liberale, per la rivoluzione anti-cristiana di oggi. Ma San Paolo insegna che “la nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef 6, 12).
    Il consumismo e l’edonismo, la carne e il sangue, sono fattori predisponenti, che indeboliscono la resistenza morale delle persone e delle società, ma non ne sono la causa.

    La causa di questi attacchi contro il cristianesimo è una rivolta satanica contro Dio, contro la Sua legge e contro l’ordine della Sua creazione, in un tentativo gnostico-rivoluzionario di ridisegnare la società umana e la natura umana.

    Questa è la natura degli errori della Russia.

     


    Cambia il linguaggio ecclesiastico

    Nell’Ottocento, Leone XIII vide che l’ideologia comunista era un errore di natura religiosa. La chiamò “la setta dei socialisti, comunisti o nichilisti” e la condannò. Nel 1937, Pio XI in Divini Redemptoris disse che il comunismo nascondeva “una falsa idea messianica” e un “misticismo ingannevole”. Nel 1948, Pio XII scomunicò chi avesse collaborato con i comunisti. Questa è la dottrina della Chiesa.

    Con l’affermarsi dell’Ostpolitik negli anni Sessanta, però, i Papi non insisterono più sulla natura religiosa di questo errore.

    Pio IX, Leone XIII, s. Pio X, Pio XI e Pio XII hanno tutti radicalmente respinto il comunismo. Questo Magistero ispirò la resistenza al comunismo di milioni di cattolici. Nell’Europa orientale, un’intera generazione di cristiani si oppose al comunismo, subendo terribile persecuzioni e perfino il martirio.

    Uno di loro fu mio padre, Ioan Bărbuş, giovane leader che faceva parte di un partito politico cristiano anti-comunista, molto popolare in Romania. Mio padre è stato imprigionato dal regime comunista. I miei genitori erano fidanzati. Mia madre attese diciassette anni il suo fidanzato, pregando per lui. Egli sopravvisse per miracolo. Si sposarono dopo che mio padre venne rilasciato.

    Nel grande dossier che la Securitate (la polizia segreta comunista) raccolse su di lui, mia sorella ed io abbiamo trovato informazioni sul suo comportamento in prigione. Ad esempio, nella prigione di Aiud, negli anni Cinquanta, la polizia annotava che mio padre non aveva in nessun modo mutato le sue credenze. Lo descrivevano come un “elemento ostile” per il regime.

    Gli altri prigionieri sapevano che era greco-cattolico, lo rispettavano e lo ascoltavano. E lui diceva che la Chiesa Cattolica era la più importante forza spirituale nel mondo che combatteva il comunismo, e che non avrebbe mai smesso di combatterlo. Ciò dimostra che la sua fede nella Chiesa gli dava coraggio, ed era in grado di incoraggiare i suoi colleghi, la maggior parte dei quali non erano nemmeno cattolici.

    La nostra Chiesa Greco-Cattolica della Romania fu soppressa dai sovietici. I nostri vescovi rifiutarono qualsiasi compromesso con i comunisti.

    Nelle loro prediche, i vescovi avvertivano il gregge contro l’ideologia comunista e preparavano i fedeli per il martirio. Furono i primi a dare un esempio di resistenza al terrore, alla prigione e alla tortura. Nessuno dei dodici rinunciò alla sua fedeltà al Santo Padre. Sette di loro morirono in prigione. Papa Pio XII disse che egli era stato più fortunato di Nostro Signore; perché tra i dodici apostoli, ci fu un traditore, ma nessuno dei dodici vescovi greco-cattolici rumeni tradì il Papa.

    Ma poi venne il Concilio Vaticano II, che non pronunciò nessuna condanna nei confronti del comunismo, nonostante quasi Ottocento Padri conciliari ne avessero fatto richiesta. Si disse che la Chiesa ormai preferiva la misericordia e non avrebbe pronunciato condanne.

    Così, il più grande evento della Chiesa del XX secolo ha ignorato l’errore più terribile, più omicida dell’intera storia umana, un errore che si stava sviluppando proprio in quel momento, gettando in schiavitù metà dell’umanità e insidiosamente erodendo le basi morali dell’altra metà.

    Alcuni vescovi cattolici continuarono a combattere il comunismo. Ne sono esempio i cardinali Mindzsenty, Slipij, Wyszynski e Korec. Ma non tutti i vescovi cattolici del mondo hanno fatto la stessa cosa. Alcuni persino promossero attivamente il comunismo all’interno della Chiesa, per esempio sotto la forma della teologia della liberazione in America Latina, un’operazione di grande successo del KGB.

    La predicazione contro il comunismo cessò di essere sistematica, come era prima, e molti cattolici pensarono che le precedenti condanne del comunismo non fossero più vincolanti. Mutò anche il linguaggio delle encicliche per quanto riguarda il comunismo.

    Pio XI aveva dedicato l’enciclica Divini Redemptoris alla lotta al comunismo. Non esitava a nominare l’Unione Sovietica e a parlare delle atrocità che i comunisti stavano commettendo contro i cristiani nell’URSS e nella guerra civile spagnola. E sottolineava che non erano eccessi isolati, bensì il frutto naturale del sistema comunista.

    Pio XII scrisse: “La Chiesa combatterà la battaglia contro il comunismo fino alla fine, perché è una questione di valori supremi: la dignità dell’uomo e la salvezza delle anime”.

    A partire dagli anni Sessanta, però, i documenti ufficiali della Chiesa si spostano dall’anticomunismo esplicito a una posizione di neutralità tra i due blocchi, comunista e capitalista, accusandoli di essere entrambi materialisti e di mettere in pericolo la pace. Questa neutralità, questi appelli simmetrici ai due blocchi affinché si disarmassero, non ebbero ovviamente nessun effetto reale sul blocco sovietico, ma in Occidente indebolirono la posizione e l’autorità morale dei politici anticomunisti.

    Parallelamente, anche qui col favore di autorità ecclesiastiche, si costituirono poteri sovranazionali, come l’ONU e l’Unione Europea, che sono ora le principali entità che svolgono gli attacchi contro la vita, la famiglia e la presenza cristiana nella vita pubblica.

    Anche il tono delle encicliche sociali cambiò, spostandosi dal linguaggio cristiano a quello mediatico, ideologicamente contaminato. In Divini Redemptoris, Pio XI ancora raccomandava la carità cristiana come principale rimedio alla povertà. In Pacem in Terris, Giovanni XXIII definì i servizi sociali in termini di “diritti umani”, chiedendo quindi all’amministrazione pubblica di prendersi cura del progresso sociale.

    Mentre metà dell’umanità giaceva sotto dittature comuniste, il Papa si rallegrava perché “in quasi tutto il mondo gli uomini sono cittadini di uno stato indipendente”. Egli celebrava la fine del colonialismo, ma non sembrava notare che la maggior parte dei nuovi paesi “indipendenti” erano in realtà caduti sotto una dominazione coloniale peggiore, quella sovietica.

    Nel 1967, in Populorum Progressio Paolo VI incolpava per la povertà del Terzo Mondo esclusivamente gli effetti del “colonialismo”, quello occidentale naturalmente. Criticava poi il “liberalismo sfrenato”, la libera concorrenza come “norma guida dell’economia” e la proprietà privata dei mezzi di produzione come un “diritto incondizionato e assoluto”, senza soffermarsi, contestualmente, sulle calamità economiche e morali causate dall’economia marxista nei paesi in cui era stata applicata.

    Nel 1991, Papa Giovanni Paolo II pubblica l’enciclica Centesimus Annus, nella quale riprende il linguaggio del Magistero. Egli ricorda una verità insegnata da tutti i Papi prima del Concilio, e cioè che le ideologie marxiste e socialiste sono errori di natura religiosa. Avverte quindi contro le “religioni politiche”, quelle teorie utopiche che pretendono di creare una società perfetta qui sulla terra.

    Nell’Istruzione Libertatis Nuntius, contro la Teologia della liberazione, firmata dal cardinale Joseph Ratzinger e da lui approvata, critica pure la confusione fra salvezza religiosa e “liberazione” politica.

     


    Il marxismo culturale oggi

    Nel 1989 crollò il Muro di Berlino e con esso il comunismo classico in molti Paesi. Ma gli errori della Russia menzionati nella profezia di Fatima continuarono a diffondersi. La sconfitta del comunismo classico si è rivelata piuttosto una mutazione verso il marxismo culturale.

    Il fatto che, durante decenni, la lotta contro il marxismo classico non sia stata trattata come priorità da parte della dottrina sociale della Chiesa ha indebolito la capacità dei fedeli, specialmente dei politici cattolici, di riconoscere e combattere il marxismo culturale.

    E arriviamo alla critica, senza precedenti, di Papa Francesco all’economia di libero mercato, bollata “economia che uccide”. Avendo vissuto sotto un regime comunista, posso testimoniare che il controllo del governo sull’economia non solo non vivifica, ma rovina inevitabilmente anche paesi una volta prosperi, causando immense ingiustizie, sofferenze e umiliazioni.

    Nei paesi socialisti, la rapina e la violenza diventano politica di Stato. La corruzione diventa l’unico mezzo per ottenere beni di prima necessità. E un enorme divario, molto più profondo di qualsiasi precedente, emerge tra la nuova classe privilegiata e i cittadini ridotti a schiavi.

    È preoccupante vedere oggi il Vaticano incoraggi i “movimenti popolari”: ambientalisti, pacifisti, indigenisti, attivisti anti-discriminazione e via dicendo. I rappresentanti di questi gruppi sembrano oggi essere considerati dal Vaticano dei degni partner con cui dialogare, insieme a personaggi come i fratelli Castro ed Evo Morales.

    Come ha detto una volta il leader comunista spagnolo Santiago Carrillo, come risultato del dialogo tra cattolici e comunisti, nessun comunista si è mai convertito al cattolicesimo, ma molti cattolici coinvolti sono diventati comunisti. La cooperazione con i comunisti su questioni pratiche, senza mai mettere in discussione l’ideologia del marxismo, trasforma i cattolici in compagni di viaggio della rivoluzione. Invece di predicare il vero Dio ai pagani e convertirli, vengono usati dai pagani contro il vero Dio.

    A questo si somma l’uso di un linguaggio confuso, politicamente corretto, da parte di molti uomini di Chiesa, gettando i cattolici nella confusione morale e politica, e portandoli alla sconfitta nella guerra culturale. I fedeli diventano incapaci di identificare la fonte degli attacchi contro il cristianesimo per poter combattere con successo.

    Questo linguaggio funziona come un segnale di “svolta obbligatoria a sinistra” per i laici che si impegnano in politica, rendendo praticamente impossibile per i politici cattolici sostenere il libero mercato, opporsi al Welfare State, o all’immigrazione musulmana, dichiararsi scettici sul cambiamento climatico o sul ruolo delle Nazioni Unite. Perché, se lo fanno, direbbero delle cose che sono diverse o contrarie a ciò che dicono molti uomini di Chiesa.

    Questo è uno dei motivi per cui in tanti paesi cattolici non c’è una rappresentanza politica dei cattolici. Ed è anche il motivo per cui tanti paesi cattolici sono ora governati da marxisti culturali.

    La situazione reale sul campo di battaglia, però, non è così negativa come vorrebbero i media. C’è ancora una maggioranza silenziosa che accetta i principi della Civiltà cristiana. Questa potrebbe rappresentare una resistenza contro i progetti di dominazione rivoluzionaria, ma non ha una leadership religiosa, politica e intellettuale.

     


    False soluzioni

    Esasperati dalle sconfitte nella guerra culturale, molti cristiani in Occidente ora mettono le loro speranze in Vladimir Putin, come “protettore della cristianità”. Io posso anche capire che, in mancanza di altri leader, dirigano lo sguardo verso l'Est. Mi sembra, però, una posizione fondamentalmente fuorviante. È come se la Germania, dopo la Seconda guerra, fosse ancora gestita dagli uomini della vecchia Gestapo, che pretendessero di essere investiti della santa missione di combattere l’antisemitismo. Serve un po’ di prudenza.

    La Russia non si è convertita. Gli errori della Russia non hanno semplicemente cessato di esistere una volta che l’Unione Sovietica è stata ufficialmente dichiarata morta. Non c’è stato alcun pentimento, nessun esame di coscienza, nessuna giustizia in Russia per la distruzione morale e fisica ispirata dal marxismo. Questo è stato ben espresso dallo stesso Putin: “Il collasso dell’Unione Sovietica è stato il principale disastro geopolitico del secolo” (2).

    Dal punto di vista della dialettica marxista, la storia dell’Unione Sovietica è una sequenza di totalitarismo duro con fasi in cui il regime finge degli ammorbidimenti, ma quello che succede in realtà è che in questi momenti l’inganno prevale sulla violenza (3).

    C’è la prima fase della rivoluzione di Lenin, di terrore e omicidi di massa. Successivamente, a causa del crollo dell’economia, Lenin inizia la “Nuova Politica Economica” e permette qualche iniziativa privata. Poi Stalin arriva al potere, e l’accento si sposta di nuovo sulla violenza, il genocidio, invasioni militari, campi di concentramento, ecc.

    Dopo la morte di Stalin, il compagno Krusciov arriva al potere e denuncia gli abusi del suo predecessore (abusi in cui egli aveva avuto un ruolo di primo piano) e annuncia un disgelo. Viene sostituito dal compagno Breznev, e c’è ancora uno stato totalitario, d’inspirazione stalinista. Poi arrivano Andropov, Cernenko e, infine, Gorbaciov, che lancia la perestroika. Quest’ultimo apparentemente abbandona i dogmi marxisti e permette all’Europa Orientale e alla Russia di liberarsi.

    La perestroika è stata fondamentalmente un inganno, come aveva avvertito il famoso disertore del KGB, Anatoliy Golitsyn, già all’inizio degli anni ‘80, quando disse che i sovietici avrebbero avviato una cosiddetta “liberalizzazione”, affinché l’Occidente abbassasse la guardia (4). Non era altro che una trasformazione “dialettica”, imposta dalle circostanze. In realtà, un aggiornamento.

    E ora la Russia gioca di nuovo a fare l’URSS. Il suo governo finge attacchi terroristici per giustificare guerre (5); uccide e imprigiona gli oppositori politici (6) e i giornalisti (7,8); è una costante fonte di instabilità (9), attaccando paesi confinanti come la Georgia e l’Ucraina (10), minacciandone altri, come gli Stati Baltici (11,12), la Repubblica Moldava (13), Romania e Polonia (14), e spaventando il mondo intero con lo spettro di una guerra nucleare (15).

    Putin paragona il cadavere di Lenin alle sante reliquie cristiane (16). La Russia costruisce monumenti a Stalin (17) e protesta furiosamente contro la demolizione delle statue di Lenin in Ucraina (18). E organizza grandi parate sotto il segno della falce e del martello (19).

    La Russia mantiene le sue alleanze con partiti e organizzazioni della sinistra radicale in tutto il mondo, per esempio con il Foro di San Paolo, che è l’Internazionale Comunista della America Latina (20), con Occupy Wall Street (21), nonché con partiti di sinistra, socialisti e postcomunisti in Europa.

    Questi alleati di sinistra della “Russia Ortodossa” sono, allo stesso tempo, le principali forze politiche che promuovono la rivoluzione sessuale, i diritti LGBT e l’ideologia di genere.

    La guerra di disinformazione della Russia è stata aggiornata agli ultimi livelli del cinismo postmoderno (22). A differenza dei tempi dell’Unione Sovietica, non è più un sistema ideologico unico, rigido e riconoscibile. La nuova propaganda non cerca di convincere che la dottrina marxista sia vera, ma piuttosto che non c’è modo di conoscere la verità (23).

    La Russia trova alleati tra i cristiani conservatori, ma anche tra i militanti di sinistra e i libertari; tra i fascisti, ma anche tra i comunisti; tra i militanti anti-immigrazione, ma anche tra gli jihadisti. Infatti, le reti che collegavano i servizi segreti russi ai terroristi islamici durante la Guerra Fredda non sono state smantellate dopo la morte ufficiale dell’Unione Sovietica (24).

    E arriviamo così alla minaccia islamista, il cui fine ultimo è lo stesso degli errori della Russia: la distruzione della civiltà cristiana e, in ultima analisi, della Chiesa. Il terrorismo islamico, nella sua versione contemporanea, è una combinazione tra le pratiche violente ispirate dall’Islam e gli errori della Russia.

    Il generale rumeno Michai Pacepa, capo della Securitate rumena, ha rivelato che, alla fine degli anni Sessanta, Yuri Andropov, capo del KGB, aveva messo in atto progetti per istigare i musulmani, usandoli come una potente arma contro gli Stati Uniti e contro l’Occidente. Più recentemente, l’ex colonnello della FSB (la nuova KGB), Alexander Litvinenko, ha rivelato importanti connessioni tra la Russia e Al Qaeda (25). Litvinenko è stato successivamente assassinato dalla lunga mano di Mosca in Gran Bretagna (26).

     


    Aleksander Dugin

    L’intellettuale più influente del regime russo oggi è Aleksander Dugin.

    Costui ha prodotto una nuova ideologia, da sostituire al marxismo screditato della vecchia Unione Sovietica e da utilizzare come pretesto per le aspirazioni imperiali dell’attuale regime, per fornire alla sua propaganda nuovi motivi per promuovere l’odio contro la civiltà occidentale.

    É un mix di bolscevismo, nazi-fascismo, con gnosticismo islamico, neo-paganesimo, occultismo massonico e satanismo. Dugin è un ammiratore di Aleister Crowley, noto autore satanista (27). Dugin lavora per sedurre i conservatori occidentali e renderli la “quinta colonna” della Russia in Europa (28).

    I piani di Dugin per l’Europa sono i seguenti: “L’annessione dell’Europa è la grande missione. (...) Se ci piacciono le tecnologie europee, prendiamole. (...) Conquisteremo l’Europa e avremo tutta la loro tecnologia” (29).

    Ma i progetti di Dugin sono globali:

    “La battaglia per la dominazione mondiale dei russi non è finita” (30).

    “L’impero americano deve essere distrutto” (31).

    “L’Occidente è il Satana geografico, l’Anticristo geografico. (...) Sarebbe meglio installare lì i cinesi, i tartari, i musulmani, tutto questo nomadismo eurasiatico” (32).

    Ma c’è di più. Dugin sembra disposto a realizzare la fine del mondo (33):

    “Attraverso il popolo russo si realizzerà l’ultimo pensiero di Dio, il pensiero della fine del mondo. (...) La morte è la via dell’immortalità. L’amore comincerà quando finirà il mondo” (34).

    “Il logos è morto e tutti saremo sepolti sotto le sue rovine, a meno che non faremo un appello al caos” (35).

     


    La speranza di Fatima

    Quindi possiamo vedere che la natura satanica degli “errori della Russia” non è cambiata.

    Ora che siamo nel centesimo anniversario dell’avvertimento di Fatima, è davvero giunto il momento di prestare l’attenzione appropriata al messaggio che è stato dato.

    La principale fonte dell’attuale guerra mondiale contro il cristianesimo è ancora da trovare negli “errori della Russia”. La Russia e il mondo intero hanno urgente bisogno di essere consacrati alla Madonna, e di convertirsi.

    Sappiamo però che, alla fine, il Cuore Immacolato di Maria vincerà.


    (*) Vicepresidente dei Medici cattolici di Bucarest. I sottotitoli sono redazionali.

    Courtesy of: http://www.atfp.it/biblioteca/convegni-e-conferenze/1297-il-messaggio-di-fatima-una-prospettiva-dall-est

     

  • Chiesa: Canonizzazione di Francesco e Giacinta

     13 maggio 2017: Papa Francesco, per i cento anni dalle apparizioni della Madonna di Fatima, si recherà sul luogo e canonizzerà Francesco e Giacinta Marto, testimoni diretti, insieme alla cugina, Lucia dos Santos, degli avvenimenti soprannaturali di allora.

     Quel 13 maggio 1917 i tre santi pastorelli descrissero così la Madonna: «Era una Signora tutta bianca, più brillante di un raggio di sole, più chiara e più viva di un calice di cristallo ripieno di acqua limpidissima, penetrato dai raggi del sole più splendente». Una rappresentazione folgorante della Madre di Dio e della Madre della Chiesa, venuta in terra per allertare, ammonire, maternamente sollecitare e per ricordare che soltanto i sacrifici, la preghiera, il Santo Rosario conducono alla Salvezza, riparano i peccati e le offese a Dio. Uno dei divertimenti preferiti da Francesco, Giacinta e Lucia era quello di gridare ad alta voce, dall’alto dei monti, seduti sulla roccia.

    Il nome che più echeggiava era quello della Madonna. A volte Giacinta, «quella a cui la Vergine Santissima ha comunicato maggior abbondanza di grazie e maggior conoscenza di Dio e della virtù», come scriverà suor Lucia, recitava tutta l’Ave Maria, pronunciando la parola seguente soltanto quando l’eco riproduceva per intero quella precedente. Innocentissima preghiera di bambina, dove il soprannaturale si sovrapponeva al naturale. E la Madonna scelse proprio lei, suo fratello e la cugina per rivelare a Fatima, nel 1917, i rimedi che l’umanità e la Chiesa avrebbero dovuto prendere per combattere errori e guerre.

    Il 12 settembre 1935 le spoglie di Giacinta furono trasportate da Vila Nova de Ourém a Fatima. Quando la bara fu aperta si attestò che il volto della piccola veggente era incorrotto. Venne scattata una fotografia e il Vescovo di Leiria, Monsignor José Alves Correia da Silva ne inviò una copia a suor Lucia che, nei ringraziamenti, accennò alle virtù della cugina. Tale fatto indusse il Monsignore ad ordinare alla monaca di scrivere tutto ciò che sapeva della vita di Giacinta, ed ecco che nacque la Prima Memoria che l’autrice terminò nel Natale dello stesso 1935.

    Trascorsero due anni e il Vescovo di Leiria ordinò a suor Lucia di scrivere, in tutta verità, la sua vita e le apparizioni mariane, così come erano avvenute. Suor Lucia obbedì, scrivendo la Seconda Memoria dal 7 al 21 novembre 1937. In una lettera del 31 agosto 1941, indirizzata a Padre Giuseppe Bernardo Gonçalves sj, Lucia spiega come nacque la Terza Memoria: «Mons. Vescovo… mi ordinò di ricordare qualsiasi altra cosa che avesse relazione con Giacinta, per una nuova edizione che vogliono stampare. Quest’ordine mi penetrò nell’anima come un raggio di luce…». Fu proprio con questo scritto che Fatima raggiunse dimensioni internazionali.

    Sorpresi dai racconti della Terza Memoria, mons. Giuseppe Alves Correia da Silva e don Galamba conclusero che Lucia, nelle relazioni anteriori, non aveva detto tutto e che nascondeva ancora degli elementi. Dunque, il 7 ottobre 1941, la monaca riceve il nuovo ordine di scrivere qualsiasi altra cosa che avesse potuto emergere dagli accadimenti di Fatima.

    Fu così che l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione, dello stesso anno, l’autrice consegnò il manoscritto affermando: «Fin qui, ho fatto il possibile per nascondere quel che le apparizioni della Madonna nella Cova d’Iria avevano di più intimo. Ogni volta che mi vidi obbligata a parlare, cercai di accennarvi di sfuggita, per non scoprire quello che tanto desideravo tener in serbo. Ma ora, che l’obbedienza mi comandò, ho detto tutto! E io rimango come lo scheletro, spogliato di tutto e perfino della vita stessa, messo nel Museo Nazionale, per ricordare ai visitatori la miseria e il niente di tutto quel che passa. Così spogliata, resterò nel Museo del Mondo ricordando a quelli che passano, non la miseria e il niente, ma la grandezza delle Misericordie Divine».

    Con schiettezza e semplicità suor Lucia narra in queste pagine le beltà della loro infanzia. Tutti e tre i bambini nacquero ad Aljustrel, in Portogallo. Lucia dos Santos, poi suor Lucia di Gesù, il 22 marzo 1907, morirà a Coimbra il 13 febbraio 2005; Francesco Marto l’11 giugno 1908, morirà a Fatima il 4 aprile 1919 (beatificato con la sorella il 13 maggio 2000); Giacinta Marto l’11 marzo 1910, morirà a Lisbona il 20 febbraio 1920.

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    In quello stesso 13 maggio in cui Maria Santissima apparve a Fatima, nella cappella Sistina, Benedetto XV consacrò Vescovo mons. Eugenio Pacelli, futuro Pio XII. Alla vigilia della proclamazione del dogma dell’Assunzione della Madonna, 1° novembre 1950, proprio Papa Pacelli, passeggiando nei giardini vaticani, assisterà allo stesso miracolo del sole, che si era verificato il 13 ottobre 1917, durante l’ultima delle apparizioni alla Cova d’Iria: una sconcertante danza del sole, con la viva impressione che l’astro dovesse scagliarsi contro la terra.

    Il 29 ottobre di quell’anno la statua della Madonna di Fatima era giunta (ultima tappa di un lungo pellegrinaggio per il mondo) a Roma, custodita nella piccola chiesa del Casaletto, dietro i giardini vaticani. Ricordiamo inoltre che, durante un’udienza pubblica in San Pietro, nel giugno dell’anno seguente, quando sarà qui solennemente portata quella stessa statua, i fedeli saluteranno Pio XII con «Viva il Papa di Fatima». Tuttavia, il Papa di Fatima deve ancora arrivare: nessun Pontefice, dal 1917 ad oggi, ha consacrato la Russia, come esplicitamente richiesto dalla Madonna, al suo Cuore Immacolato, così come nessuno ha rivelato totalmente il terzo segreto, che avrebbe dovuto essere divulgato a partire dal 1960.

    Eppure, nessun Papa ha mai trascurato le apparizioni di Fatima. Tutti, da allora, in un modo o nell’altro, se ne sono occupati o sono andati alla Cova d’Iria in pellegrinaggio. Anche Papa Francesco andrà. A Fatima la Madonna raccomandò più volte di pregare per il Papa. Papa Francesco, spesso e volentieri, domanda pubblicamente preghiere. Da ultimo all’Angelus di Domenica scorsa, mentre era coronato da quattro novelli sacerdoti, che ha invitato (con i microfoni accesi) autorevolmente, com’è nel suo stile, a salutare la gente.

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    La crisi attuale della Chiesa, instabile e tremante nei suoi principi, nella sua dottrina, nei suoi dogmi, come lo era stato il Sole sul cielo di Fatima nel 2017 e nel 1950 sul Vaticano, lo si nota anche nel come realizza, dal postconcilio in poi, i luoghi di culto alla Trinità. È bene oggi precisare «alla Trinità», poiché l’espressione «a Dio», con la libertà religiosa, l’ecumenismo, la “vocazione” interreligiosa delle gerarchie ecclesiastiche, potrebbe essere intesa in modi soggettivamente diversi.

    Il Santuario di Nostra Signora di Fatima nella borgata San Vittorino di Roma (diocesi di Tivoli), officiata dagli Oblati di Maria Vergine (fondati dal Venerabile Pio Brunone Lanteri, 1759-1830, membro attivo delle associazioni controrivoluzionarie Amicizia cristiana e Amicizia cattolica e particolarmente devoto al Cuore Immacolato di Maria), è la dimostrazione evidente delle profonde problematiche che attraversa la Chiesa contemporanea. Costruito fra il 1970 ed il 1979 su progetto dell’architetto Lorenzo Monardo, venne inaugurato il 13 maggio 1979 dal Vescovo Monsignor Guglielmo Giaquinta. La chiesa, che non appare come tale, si presenta come un grande imbuto capovolto, a pianta circolare. L’ambiente circolare confluisce, leggermente in discesa, verso il centro, dove si trova l’altare, in marmo bianco, collocato sopra una pedana circolare in marmo nero.

    La luminosità policroma del luogo è determinata dalle pacchiane vetrate. Un Santuario, come tanti altri luoghi di culto edificati da alcuni decenni, che più che dare maggior gloria a Dio, abbruttiscono le nostre città.

    Francesco sarà il quarto Pontefice a calpestare la terra benedetta di Fatima, dopo Paolo VI (1967), Giovanni Paolo II (1982, 1991 e 2000) e Benedetto XVI (2010). La visita si concentrerà esclusivamente alla Cova da Iria, dove il 13 maggio 2013, l’allora Cardinale Patriarca di Lisbona, mons. José Policarpo, aveva consacrato il pontificato del Papa argentino alla Vergine Maria. Proprio alla Cova d’Iria sorge il bel santuario in stile neobarocco, al centro di un colonnato (200 colonne). Al di sopra del portale principale di ingresso si eleva la torre campanaria alta 65 metri.

    L’interno è decorato in gusto secentesco e ai lati dell’altare maggiore si venerano le tre tombe dei veggenti. La statua in legno della Madonna è custodita nella cappellina delle apparizioni, scolpita nel 1920, dietro precise indicazioni di suor Lucia, dall’artista portoghese José Ferreira Thedim.

    (Cristina Siccardi, per https://www.corrispondenzaromana.it/la-canonizzazione-di-francesco-e-giacinta-di-fatima/ )

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