Interviste: Tempi.it - Grave attacco della rivista Nature al Vaticano
Argomento: Fede e ragione

Tempi.it

L’attacco di Nature al Vaticano è «vergognoso. Noi siamo per la scienza, non trattiamo le persone come cavie»

aprile 19, 2013 Leone Grotti

Nature attacca il Vaticano, paragonandolo a Stamina. Intervista a monsignor Trafny: «Tutto falso. Ci dissociamo completamente da Stamina»



«Nature su di noi ha scritto cose assolutamente false. È folle associarci alla Fondazione Stamina, al ministero della Salute e a tutto quello che sta avvenendo in Italia riguardo alle cellule staminali». Monsignor Tomasz Trafny è presidente del settore Scienza e fede del Dipartimento della cultura dello Stato Vaticano e a tempi.it rivela di essere «rimasto scioccato» dal «vergognoso» editoriale pubblicato il 16 aprile scorso sul sito di Nature, tra le più importanti riviste scientifiche al mondo, dove si associa il comportamento italiano riguardo al caso Stamina con la Seconda conferenza internazionale vaticana sulle cellule staminali adulte, che si è tenuta in Vaticano dall’11 al 13 aprile. Secondo Nature, i relatori chiamati in Vaticano dalla fondazione organizzatrice Stem For Life «sfruttano la disperazione dei disabili e dei malati terminali e inducono false speranze di guarigione» con lo scopo di deregolamentare «le terapie a base di cellule staminali», la stessa accusa rivolta da Nature alle Iene, al governo italiano e alla Fondazione Stamina.

Monsignor Trafny, Nature vi accusa di essere avvolti da «una nebbia di confusione e idee erronee riguardo alle cellule staminali adulte».
Noi non c’entriamo assolutamente niente con Stamina e il governo italiano. Nature è davvero poco professionale: io vorrei sapere su che cosa si sono basati per scrivere questo editoriale, perché non citano né nomi né virgolettati. È evidente però che non mi hanno ascoltato.

Che cosa ha detto lei durante la conferenza in Vaticano?
Ho parlato agli studenti e ai ricercatori, esponendo delle regole a cui dobbiamo fare attenzione e che dobbiamo considerare come le nostre linee guida. Primo: imparare gli uni dagli altri. Secondo: cercare una collaborazione interdisciplinare in tutti i campi. Terzo: seguire meticolosamente i metodi scientifici senza cercare scorciatoie perché per noi la scienza è importante. E ho anche detto che quando facciamo una ricerca dobbiamo esprimere tutto in modo molto chiaro dal punto di vista epistemologico.

Che cosa significa?
Al contrario di quanto scritto da Nature il nostro non è una conferenza scientifica classica. Hanno frainteso tutto. Il nostro obbiettivo è educare il mondo mostrando a tutti quante possibilità sono contenute nella ricerca con le cellule staminali adulte. Molte malattie potrebbero essere curate. Al cuore della nostra missione c’è un affidamento alla scienza etica, perché non c’è bisogno di scegliere tra scienza e fede, tra ricerca e esseri umani. Visto che partecipano filosofi, scienziati, politici, teologi, religiosi, malati e famiglie, noi chiediamo di rendere comprensibili anche i risultati delle ricerche scientifiche a tutti i non specialisti. Ma ci raccomandiamo di non passare dalla teologia alla biologia con un salto: lavoriamo in modo interdisciplinare ma diamo molta importanza alla chiarezza epistemologica e sappiamo che è importante che le regole siano seguite.

Nature però vi ha accusati di essere «ingenui» e di volere deregolamentare i trattamenti con cellule staminali.
Noi non sappiamo perché hanno scritto così, di sicuro non hanno ascoltato la conferenza. Dicendo che siamo “ingenui” ci danneggiano. Io sono stato abbonato a Nature per molti anni ma forse ci sono persone intorno alla rivista che cercano di spingerla in un campo politico e ideologico. Noi abbiamo un rispetto enorme per la comunicazione di Nature e per la loro professionalità, ma forse qualcosa è cambiato, almeno stando a come ci hanno trattato. Loro confondono i piani: che la nostra conferenza fosse collegata a quello che sta succedendo in Italia è follia, visto che abbiamo cominciato a prepararla oltre un anno fa e tra i partecipanti c’erano personaggi del calibro del premio Nobel per la medicina 2012.

Nature vi accusa anche di dare ai malati «false speranze».
Non ci era mai capitato che qualcuno ci accusasse di questo, ma vorrei rispondere dicendo due cose. Quando si parla delle speranze contenute nella ricerca con le cellule staminali embrionali, nessuno ha niente da dire, va bene a tutti, nessuna critica. Ma quando noi diciamo che le cellule staminali adulte sono un campo promettente, questa cosa infastidisce molte persone. E questo è ingiusto. Ricordiamo che dati scientifici alla mano, le cellule staminali adulte hanno dato più risultati di quelle embrionali e sono quindi più promettenti. E se ci accusano di parlare di speranze a torto, allora loro non devono più accettare la parola “speranza” in pubblicazioni scientifiche che trattano di ricerche sulle cellule staminali embrionali. Non devono più usare neanche la parola “promessa”.

La seconda risposta?
Nature ha dato valutazioni morali su di noi, ci ha danneggiato molto dicendo che siamo anche “ingenui”. Io però non sono sicuro che Nature possa fare valutazioni morali senza prima conoscere il contenuto delle cose. Che questo avvenga è davvero curioso.

Che cosa pensate della vicenda Stamina e del comportamento del ministero italiano?
Pensiamo che i protocolli scientifici e le regole devono essere seguiti. Non sappiamo in base a che cosa il ministro abbia approvato i trattamenti di Stamina ma i protocolli scientifici medici devono essere seguiti in modo rigoroso. Prima che un trattamento venga sperimentato è necessario che gli organi specializzati e governativi rilascino dei permessi. Noi ci dissociamo completamente da Stamina.

I casi di Stamina, però, riguardano persone che non hanno alternative terapeutiche. Non si può provare il “tutto per tutto”?
Noi lavoriamo in una comunità scientifica molto rigorosa e non è possibile fare esperimenti sugli esseri umani. Non si possono trattare gli esseri umani come materiale da esperimenti, soprattutto quando sono vulnerabili e in condizioni molto fragili. Quando Nature dice che noi sfruttiamo così i pazienti viene affermata una grande falsità. Ogni trattamento medico, anche se in fase sperimentale, deve rispettare criteri minimi stabiliti dalla comunità internazionale. Prima di tutto non devono danneggiare i pazienti. Questo è il modo corretto di agire.

La deregolamentazione dei trattamenti a base di staminali può portare vantaggi a qualcuno?
Certo, a tantissime persone, compresi i giornalisti. Loro sanno, infatti, che queste notizie si vendono bene. Però ora non vogliamo puntare il nostro dito contro nessuno perché non abbiamo neanche il tempo di seguire queste polemiche. Ricordo solo che Nature deve dire chiaramente ai suoi lettori che noi non c’entriamo niente con quello che avviene in Italia, noi non siamo associati con Stamina né con il governo italiano. E dica anche quanto ci teniamo alle regole e al percorso scientifico.

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