Dal Web: Tempi.it - L'odio alla fede più forte della pietà

Grave e vergognoso che una scuola pubblica non accetti la mostra “Io sono di Gesù” su Rolando Rivi

Tempi.it - novembre 22, 2013 Luigi Negri - Emilio Bonicelli

I giovani di oggi, accerchiati dal vuoto delle moderne ideologie del nichilismo e del relativismo, hanno più che mai bisogno di incontrare testimoni appassionati all’amore e alla verità, come il Beato Rolando Rivi



A proposito dei fatti successi a Rio Saliceto (Reggio Emilia), dove ai bambini della locale scuola elementare, nell’ambito di un’iniziativa per gli alunni che avevano aderito all’insegnamento della religione cattolica, è stato impedito di visitare la Mostra “Io sono di Gesù”, dedicata al Beato Rolando Rivi, si dichiara quanto segue:

 

Addolora vedere che ci sono persone che hanno paura della verità. Addolora ancor di più quando questo avviene da parte di persone investite di compiti educativi, cioè del compito di introdurre i giovani alla realtà, alla verità, al bene.

 

La verità dei fatti relativi al martirio del Beato Rolando Rivi è attestata in modo inconfutabile e al di là di ogni ragionevole dubbio da una sentenza della magistratura italiana, da un imponente lavoro di ricerca storica e dalla dettagliata analisi in ambito ecclesiale, nel percorso, diocesano e romano, che ha portato alla Beatificazione.

 

Il seminarista Rolando Rivi, ragazzo innocente, a soli 14 anni, fu ucciso, in odio alla sua fede cristiana, per la sola colpa di testimoniare pubblicamente, con coraggio, il suo amore a Gesù. Fu ucciso il 13 aprile 1945, da parte di alcuni partigiani comunisti il cui progetto ideologico era costruire una società in cui fosse impedito a Cristo di parlare al cuore dell’uomo.

 

La Mostra “Io sono di Gesù” racconta in modo semplice e oggettivo, accessibile a tutti, la nuda verità dei fatti accaduti.

 

È grave e vergognoso che all’interno di una scuola pubblica che dovrebbe garantire, in uno Stato democratico, la libertà e il pluralismo, non sia consentito ai bambini e agli insegnanti, nell’ambito di un’iniziativa legata all’ora di religione, di andare a incontrare la luminosa figura di un Beato contemporaneo, martire bambino, campione dell’amore alla verità e al bene.

 

La Mostra “Io sono di Gesù” sta girando l’Italia e in ogni sua tappa ha consentito a tutti e in particolare ai giovani di essere arricchiti dall’incontro con un giovane che ha testimoniato il suo amore all’ideale sino al dono della vita. Così è accaduto recentemente anche a Ferrara dove sono stati migliaia i giovani, credenti e non credenti, che hanno tratto dall’incontro con Rolando spunti positivi per la propria vita.

 

I giovani di oggi, accerchiati dal vuoto delle moderne ideologie del nichilismo e del relativismo, hanno più che mai bisogno di incontrare testimoni appassionati all’amore e alla verità, come il Beato Rolando Rivi. Che questo sia proibito in una scuola pubblica è l’attentato più grave alla loro crescita umana che possa accadere.

 

Per il COMITATO AMICI DI ROLANDO RIVI

 

+ Luigi Negri

 

Arcivescovo di Ferrara e Abate di Pomposa

Presidente del Comitato Amici di Rolando Rivi

 

Emilio Bonicelli

 

Segretario e portavoce del Comitato Amici di Rolando Rivi

Curatore della Mostra “Io sono di Gesù”

 

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Tempi.it

Rolando Rivi e la mostra che non piace. Bonicelli: «Non infanga la Resistenza. Anzi, mette in luce quella vera»

novembre 23, 2013 Redazione

«Volevamo far conoscere un martire. Per questo la proposta era inserita nell’ora di religione». Il curatore reagisce al blocco della scuola di Rio Saliceto alla visita alla mostra sul beato

Rio Saliceto, nel reggiano lascia ancora basiti la sospensione che dalla scuola “Anna Frank” è arrivata alle visite alla mostra su Rolando Rivi. Tutto è successo all’inizio di questa settimana: durante l’ora di religione i bambini iscritti al corso si sarebbero dovuti recare nella parrocchia vicina, per vedere appunto il percorso preparato sul giovane seminarista beato, ucciso nel ’45 “in odio alla fede” da alcuni partigiani. «La proposta era stata inserita in quell’ora proprio per far conoscere ai ragazzi un martire, e non solo una figura storica», spiega Emilio Bonicelli, giornalista e segretario del Comitato Amici di Rolando Rivi, l’associazione che sta portando la mostra in giro per la provincia reggiana e modenese. Poi, appunto, è arrivato lo stop dalla dirigente scolastica, messa sotto pressione da altri genitori, rimasti scandalizzati dal titolo di uno dei pannelli “Domani un prete di meno”, frase che uno dei due assassini di Rivi aveva pronunciato, e che avrebbe creato qualche malumore poiché «infanga la resistenza».

LA MOSTRA ORA SE NE VA. Solo il giorno dopo un volantino ha spiegato le ragioni dello stop: «Impossibile contestualizzare la mostra dal punto di vista storico e didattico». Una contestualizzazione non ci sarà mai, o almeno non in tempo utile perché le classi tornino a vedere la mostra, che essendo itinerante domenica lascerà Rio Saliceto per trasferirsi in un altro paese. Per la “Anna Frank” pare quindi un’occasione persa. Tanto per conoscere meglio la vita di questo ragazzo quanto per approfondire e conciliarsi con un passato storico che, evidentemente, continua a dare fastidio ai più. È la complessità della guerra civile che attecchì in quelle terre tra il ’43 e il ’45, che mise in luce come per tanti partigiani non fosse sufficiente liberare l’Italia dall’occupazione nazista, ma l’occasione fosse giusta per tentare di instaurare un nuovo totalitarismo basato sugli ideali comunisti.

UCCISO “IN ODIO ALLA FEDE”. La storia di Rolando Rivi riassume tutte queste controindicazioni: perché il seminarista venne ucciso quattordicenne dai partigiani soltanto per la sua fede in Dio, rapito da casa e portato in un bosco tra Modena e Reggio Emilia dove subì umiliazioni e percosse, per poi essere freddato da due colpi di pistola. E non è soltanto la vicenda della scuola di Rio Saliceto a dimostrare la miopia con cui tanta gente non vuole prendere in considerazione la sua vita: negli scorsi anni in diversi comuni si è dovuta registrare l’opposizione di consiglieri o sindacalisti all’intitolazione di strade o piazze al neo-beato. «E non è vero che Rivi infanga la resistenza. Anzi, mette in luce la vera resistenza», puntualizza Bonicelli. «Quella che lottava per liberare il proprio Paese dall’occupazione. E lui a questa lotta era favorevole: sappiamo che era colpa dei nazisti se il seminario di Rolando era stato chiuso. Chi invece uccise Rolando lo fece puramente in odio alla fede, violando ogni regola della guerra partigiana».

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