Stampa: Magdi: i terroristi non hanno nulla a che fare con l'islam?
Argomento: Islam

Buongiorno amici. Sono stati probabilmente barbaramente uccisi, mutilati e sgozzati, i 7 italiani che si trovavano insieme a una ventina di ostaggi massacrati dai terroristi islamici dell'Isis a Dacca nel Bangladesh. 

Rezaul Karim, padre di  uno degli ostaggi, ha detto che "gli assalitori non si sono comportati male con i connazionali del Bangladesh. Controllavano la religione degli ostaggi. Chiedevano a ognuno di recitare versetti del Corano. Quelli che li conoscevano venivano risparmiati, gli altri torturati". 

Cari amici, in queste ore tragiche per l'atroce uccisione dei nostri connazionali, esigiamo quantomeno da chi ci governa di smetterla di ripetere che i terroristi islamici non hanno a che fare con l'islam. Se hanno ucciso barbaramente, mutilandoli e sgozzandoli con il machete, solo i non musulmani che non sono stati in grado di recitare i versetti del Corano, e se invece hanno lasciato vivi e liberi solo i musulmani, come si fa a dire che non hanno nulla a che fare con l'islam?

di Magdi Cristiano Allam 02/07/2016

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Ai musulmani che ci condannano per 2 secoli di Crociate, ricordiamo che in Europa da 14 secoli continuiamo a subire la violenza dell'islam

Mi pare che sia arrivato il momento di mettere i puntini sulle “i”. E il titolo scelto per questa puntualizzazione anticipa molto sinteticamente una questione che dovrebbe essere chiarita una volta per tutte. Va detto a questo proposito che sta per essere diffuso a livello mondiale un film sulle Crociate, prodotto da “Al Jazeera Documentary Channel". Il direttore del canale tv citato, Ahmed Mahfuz, precisa che lo scopo del film è quello di diffondere “la versione araba delle Crociate” e su tale intento non abbiamo il benché minimo dubbio. 

Molti dubbi invece li abbiamo su un'altra affermazione del suddetto direttore, il quale, per motivare ulteriormente l’esigenza di produrre quel film, sostiene che “l’argomento delle Crociate è conosciuto solo dal punto di vista occidentale”.  Il che dimostra due cose: la prima è che Mahfuz probabilmente ignora la ricca letteratura e storiografia occidentale sulle Crociate, connotata da una lettura critica del fenomeno, non di rado fieramente avversa ai “crociati”, e la seconda è che “un punto di vista dell’Occidente” unico ed ufficiale non esiste ma esistono “vari punti di vista” che afferiscono a differenti “letture” storiche o ideologiche del fenomeno. 

Quindi sarebbe opportuno che il Mahfuz precisasse qual è secondo lui il punto di vista “occidentale”, perché la cosa sommamente ci incuriosisce. E ancor più ci incuriosisce dopo che la Chiesa Cattolica, col Documento “Nostra Aetate”, redatto mezzo secolo fa in occasione del Concilio Vaticano II, ha preso di fatto, anche se in modo indiretto, le distanze dalle Crociate allo scopo apparente di promuovere un dialogo con l’islam. Tentativo, questo , quanto mai improduttivo poiché l’atteggiamento cristianofobo dell’islam mostra una crescita inarrestabile. Cosa che rende ulteriormente dubbia, in termini di efficacia e anche di opportunità, la richiesta di "perdono per le Crociate” che papa Giovanni Paolo II, che fu fra l’altro oggetto di un attentato da parte di un musulmano turco, formulò il 12 marzo 2000, ribadendo con ciò il nuovo corso conciliare, ma questa volta nel contesto di una più ampia ammissione di colpe della Chiesa.

A quanto pare anche questa iniziativa del papa polacco non ha sortito esiti positivi. Il film di Al Jazeera pare quindi volto a sostenere una campagna di attacco all’Occidente cristiano. Va infatti denunciato l’uso martellante e viepiù insistito del termine “Crociati" a titolo di insulto o giudizio infamante contro l’intero mondo cristiano, così com’è oggi , a distanza di ben otto secoli da quei fatti. 

Ma è incontestabile che il periodo storico in cui si svolsero le Crociate è ricompreso nell’arco di due secoli scarsi, grosso modo fra gli ultimi anni dell’11° secolo e quelli finali del 13°, cioè fra il 1099 e il 1272. Un periodo, questo, a sua volta incluso in quell’epoca storica, convenzionalmente definita come “Medioevo”, e che anche nelle vicende crociate inevitabilmente vive e interpreta nello spirito e nei fatti quello che il termine “medievale” ha assunto come giudizio di valore storico, connotato oggi da negatività, sommando alla definizione cronologica un’accezione valoriale spregiativa. Peraltro, come va doverosamente  ricordato, è sommamente erroneo generalizzare quel giudizio su ogni e qualsiasi evento di quel periodo, poiché nel Medioevo iniziano e allignano processi e trasformazioni che preludono e preparano l’era moderna. 

Ma tant’è: medioevale significa medioevale e le Crociate sono vicende medioevali. Ne consegue che certa cristianofobia del nostro tempo, dissimulando il suo evidente filoislamismo, è tenacemente aggrappata ad una critica strumentale contro quel periodo del medioevo cristiano, che più che al passato appartiene al “trapassato remoto”. 

Per altro verso la cristianofobia odierna ignora o peggio tace in merito a quello che da 1400 anni accade e continua ad accadere attorno a noi, per le responsabilità dell’espansionismo islamista. Continuano così a perpetrarsi in pieno 21° secolo vicende e fatti di gravità tale da mostrare chiaramente come il Medioevo, finito per la maggior parte della popolazione mondiali, continua nelle peggiori forme  in una parte del mondo islamico. Mentre la storia delle Crociate è limitata a due secoli e conclusa ormai da otto, continuano tutt’oggi le guerre e gli eccidi connessi all’espansionismo islamista, ivi comprese le sue specifiche espressioni terroristiche che, nell’arco temporale di 14 secoli, riesumano ancora ai giorni nostri il peggior Medioevo che sia possibile immaginare. 

La guerra scatenata dallo “Stato islamico”, noto come ISIS o IS o Daesh o Califfato, con le sue assurde manifestazioni di barbarie e di terrorismo di ispirazione strettamente coranica, ripropone ad una attonita platea mondiale decapitazioni, sgozzamenti in massa e crocifissioni. E poiché la ferocia islamica non conosce limiti, per l’uccisione di migliaia di innocenti si inventano sempre nuovi e crudeli espedienti, cui nemmeno nel più “buio” Medioevo pare si fosse usi ricorrere. Si sa così, e i filmati degli eccidi vengono impunemente diffusi via internet, di vittime condannate ad essere bruciate vive rinchiuse in gabbie di ferro o di gabbie immerse nell’acqua per provocare l’annegamento dei prigionieri in esse rinchiusi, mentre gli omosessuali vengono fatti precipitare nel vuoto dal tetto dei palazzi, o impiccato o lapidati, come gli adulteri o presunti tali. 

Le vittime vengono scelte fra i cristiani o comunque fra persone di fede non islamica, non risparmiando i supplizi e le esecuzioni nemmeno ai bambini. Come se non bastasse, a conferma dell’ “interminabile e redivivo Medioevo islamista”, nel “Califfato”, prospera il mercato delle “schiave sessuali”, scelte fra le prigioniere catturate nelle aree geografiche temporaneamente occupate dall’ISIS. Questo succede oggi: altro che Crociate! 

Le cartine sottoriportate mostrano quanto il peso guerresco delle Crociate sia assai inferiore alla diffusa aggressività dell'islam storicamente documentata e riferita ad oltre un millennio di assalti o guerre di conquista musulmane condotte contro il mondo non-islamico. Ma il reale aspetto delle "guerre crociate" potrebbe essere in vari casi meno truce di quello che certa narrazione storica ci ha trasmesso. Non si può escludere infatti che la narrazione sia stata "adattata" o "curvata", in epoche di molto successive ai fatti, alle esigenze di immagine o di propaganda politica, delle parti a confronto. Come accade sempre nei confronti di narrazioni controverse, ogni vicenda storica andrebbe riconsiderata e verificata risalendo a documenti storici originali di riconosciuta validità. 

Assai interessante a questo riguardo è un libro da poco edito da Einaudi di Paul M. Cobb , "La conquista del Paradiso- Una storia islamica delle Crociate". L'autore, esperto conoscitore dell'arabo e di storiografia araba antica, rifacendosi e traducendo cronache arabe dell'epoca, svela una realtà in buona parte diversa da quella a noi nota. A parte la Crociata sostanzialmente incruenta condotta da Federico II di Svevia e conclusasi con un accordo con la controparte per garantire l’accesso dei pellegrini cristiani ai Luoghi Santi, è noto che in alcune crociate si  formarono alleanze "strane" fra cristiani e musulmani per battere comuni nemici in quell'area mediorientale allora frantumata in regni, califfati, emirati in permanente e confuso conflitto interno non specificamente religioso. La minuziosa ricerca di Cobb, partendo, va ribadito, da fonti arabe dell'epoca, fornisce una descrizione della divisione interna del mondo islamico di allora, tutta basata su interessi economici concreti, giochi di potere e scontri guerreschi, spesso tra musulmani di fazioni contrapposte, in cui sovente anche il confronto interreligioso (fra sunniti e sciiti, fra cristiani e musulmani) assume occasionalmente un valore secondario, a fronte di opposte esigenze di supremazia politica, commerciale, territoriale, per il controllo di vie di comunicazione e porti. 

In molti casi la presenza dei "Franchi", come vengono genericamente indicati i Crociati in riferimento ad una loro consistente componente, in quelle terre è vista anche da fazioni o tribù arabe come un'opportunità per buoni affari. In conseguenza di ciò, il Jihad viene proclamato o sospeso secondo convenienza. L' ideale religioso, esaltato in certa storiografia postuma, come "puro ed eroico" o "barbaro e sanguinario" secondo punti di vista interessati, viene ridimensionato o ridisegnato, in riferimento a specifici fatti, dalla ricerca di Cobb, che appare quanto mai dettagliata e realistica. Dall’opera di Cobb  emerge quindi confermato e assodato in tutta chiarezza come le Crociate vadano viste e contestualizzate in quel lontano periodo storico, ormai perso nella notte dei tempi e di quei tempi realtà ed espressione coerente. 

Ai giorni nostri parrebbe umoristico pretendere che i romani d’oggi chiedessero perdono per la conquista della Gallia, condotta da Giulio Cesare nel 1° secolo a.C. Parimenti oggi si manifesta come evidentemente assurdo, strumentale e provocatoria la campagna di odio islamista contro il mondo cristiano, definito con intento malevolo “crociato”, mentre in almeno tre continenti, Europa, Asia e Africa, continua ancora ai giorni nostri una ultramillenaria “crociata al contrario” condotta dall’islamismo integralista contro un Occidente vile e sottomesso, senza più orgoglio, ragione e valori. Non ci colga impreparati quindi la nuova offensiva islamista antioccidentale: i fatti e gli argomenti per rispondere all’attacco certo non ci mancano.                                                                                                                

di Vittorio Zedda 29/06/2016



Malesia, Mufti di Pahang: “I non musulmani meritano di morire”

Le parole di Abdul Rhaman Osman arrivano pochi giorni dopo la pubblicazione di un video che minaccia attentati per colpire "gli infedeli” del Paese asiatico

- Ven, 01/07/2016

 

Abdul Rhaman Osman, Mufti di Pahang, ha definito kafir harbi ogni cittadino non musulmano.

Il termine indica i non credenti nel Corano e tutti i nemici dell’Islam che, per questo, meritano di morire.

Inizialmente il Mufti aveva accusato solo i membri del Democratic Action Party (DAP) - il principale partito d’opposizione in Malesia - colpevoli di essersi opposti alla proposta di legge per l’inserimento della sharia nel Paese asiatico. Ma due giorni dopo ha rincarato la dose: “Chiunque si oppone all’Islam merita la morte”.

Le parole di Abdul Rhaman Osman sono “infauste e possono costituire una minaccia alla sicurezza nazionale”, ha detto il Vescovo cattolico Paul Tan, allarmato dalle dichiarazioni fatte dal Mufti di Pahang.

Le critiche sono arrivate anche da parte musulmana. In una conferenza stampa, Mohd Asri Zainul Abidin - Mufti di Perlis - ha spiegato che “nessuna religione ti può chiedere di uccidere una persona in questo modo”. E ha aggiunto di essere “molto dispiaciuto per questo tipo di dichiarazioni”.

Secondo quanto riporta il sito Free Malaysia Today, le parole di Abdul Rhaman Osman sono arrivate pochi giorni dopo la pubblicazione di un video - girato probabilmente in Siria - che minaccia attentati in Malesia per colpire “la polizia e gli infedeli”.

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