Dalla_stampa: Invasione islamica: lo stupro ''religioso''
Argomento: Islam

 Presentiamo un lungo studio di Gianluca Martone. Per motivi tecnici viene completato cliccando su "Leggi tutto".

LE DONNE TEDESCHE STUPRATE DAGLI IMMIGRATI

da http://caserta24ore.altervista.org/19072016/le-donne-tedesche-stuprate-dagli-immigrati/ del 19 luglio 2016

 

Nel corso di questi ultimi mesi, si stanno diffondendo in Germania i casi di stupri commessi da parte degli immigrati sulle donne tedesche, fenomeno molto preoccupante e di inaudita gravità, che necessita di un’analisi corretta e precisa.

Di recente, si è conclusa l’inchiesta della polizia federale tedesca sugli agghiaccianti fatti avvenuti a Colonia nella notte di Capodanno. Sono i numeri più di ogni altra cosa a dare la misura di quanto è successo durante il Capodanno tedesco 2016: 1.200 le donne vittime di aggressioni sessuali in strada in una sola notte in tutto il Paese — delle quali 650 a Colonia e 400 ad Amburgo —; 2.000 gli aggressori, che quasi sempre hanno agito in gruppo; 120 gli indagati, in maggioranza provenienti dal Nordafrica e almeno la metà arrivati in Germania nell’anno precedente. Soltanto quattro (sì, quattro) le condanne.

È quanto emerge dal rapporto della Polizia federale anticipato ieri dal quotidiano Süddeutsche Zeitung, e dalle emittenti Ndr e Wdr. «Dobbiamo aspettarci che non riusciremo a individuare i responsabili di molti di questi reati» ha dichiarato il presidente della polizia federale Holger Münch. Da quella notte la Germania non è più la stessa, scosso come mai il tradizionale senso di sicurezza nei luoghi pubblici che è una delle condizioni della libertà delle donne nel Paese. Uno choc che ha costretto la cancelliera Angela Merkel a tirare il freno sulla politica di accoglienza nei confronti dei rifugiati siriani.

Intanto ci sono voluti sette mesi perché fossero resi noti i primi dati raccolti dalla commissione d’inchiesta «Silvester» («ultimo dell’anno») su quello che la polizia ha definito «un fenomeno criminale nuovo», gli attacchi di gruppo alle donne durante eventi di massa: a Capodanno sono stati in tutto 642 i reati puramente sessuali, per i quali sono stati indagati 47 sospetti; 239 quelli in cui le molestie sono state accompagnate da furti o borseggi e 73 i relativi indagati. Sono avvenuti, oltre che a Colonia e Amburgo, anche a Stoccarda e Düsseldorf tra le altre città. Gli aggressori — è il dato che ha sconvolto l’Europa — sono quasi tutti stranieri, perlopiù nordafricani e circa la metà è arrivata in Germania da meno di 12 mesi: «C’è un legame tra l’emergere di questo fenomeno e l’ingente immigrazione del 2015» ha sintetizzato burocraticamente alla commissione d’inchiesta il presidente della polizia federale Münch. Secondo il quale inoltre «non ci sono prove» che le aggressioni siano state pianificate, contrariamente a quanto detto a caldo dal ministro della Giustizia Haiko Mass, che aveva parlato di «criminalità organizzata». Il rapporto, lungo 50 pagine, deve essere ancora sottoposto ai Land (gli Stati federali) prima di essere pubblicato ufficialmente. Ma alcuni elementi sono già evidenti.

Prima di tutto l’impreparazione della polizia: non solo non è riuscita a fermarlo, ma non ha neppure capito ciò che stava succedendo quella notte. E poi la difficoltà di perseguire le molestie di gruppo: Münch la ha attribuita a «ostacoli investigativi», perché non c’erano immagini chiare degli aggressori e le vittime non sono state in grado di riconoscerli o descriverli nel dettaglio. Anche quando c’erano però, non è bastato. Ad Amburgo, dove il numero delle molestie sessuali è stato ancora più alto che a Colonia, un fotografo amatoriale ha scattato inconsapevolmente sei foto dall’alto delle aggressioni nella Große Freiheit (ironicamente «grande libertà»), la strada con più locali della città dove si era ritrovata la folla che festeggiava il nuovo anno. Alcuni dei presunti colpevoli sono stati arrestati. E poi tutti rilasciati anche se erano stati identificati. Il diritto tedesco infatti permetteva di perseguire una violenza sessuale solo se le donne dimostravano di essersi opposte con la forza. E se un determinato reato veniva attribuito nello specifico alla persona che lo aveva commesso. Le mani che a Capodanno hanno molestato le donne tedesche invece sono rimaste anonime.

D’ora in poi però non sarà più così: la scorsa settimana è stata approvata la nuova legge sui crimini sessuali battezzata «No significa No» che punisce con pene fino a due anni tutti coloro che fanno parte del gruppo degli aggressori, anche se non hanno esercitato la violenza di persona ma si sono limitati a renderla possibile.
Inoltre fa sì che sia più facile espellere gli stranieri che hanno commesso reati: potranno essere respinti anche in Paesi dove potrebbero essere perseguitati. Infine introduce il reato di «molestia sessuale», finora non contemplato esplicitamente dal codice e soprattutto prevede che sia considerato violenza qualsiasi atto imposto contro la «volontà riconoscibile» della vittima. Erano anni che il movimento delle donne tedesco chiedeva queste modifiche, che alcuni anche tra nell’Unione cristiano democratica della cancelliera consideravano troppo ampie. Lo choc provocato dai fatti di Colonia ha permesso che venisse approvata in pochi mesi.

Gli eventi di quella notte furono agghiaccianti, in particolare il gioco arabo dello stupro, come riportò “il Giornale”.
Provate a immaginare una donna che cammina per strada e che ha solo una colpa: veste all’occidentale e non è accompagnata da un uomo appartenente alla sua famiglia. Improvvisamente viene circondata da un gruppo di uomini, dieci, venti talvolta di più. Alcuni la circondano, altri fanno da palo e sviano i curiosi. Dal gruppo si staccano tre o quattro che iniziano a toccare i seni della poveretta, le toccano il sedere, se ha la sventura di portare la gonna, gliela alzano, le strappano le mutande e le infilano le mani nelle parti intime tra risa e scherni.

In internet gira il video di una donna filmata durante questa pratica: se ve la sentite ascoltate il suo urlo. E’ agghiacciante. Le più fortunate vengono lasciate andare, le altre vengono violentate dal branco. La pratica si chiama Taharrush ed è segnalata nei Paesi del Golfo, a cominciare dall’Arabia Saudita, ma anche in Tunisia, in Egitto, in Marocco, soprattutto al termine del Ramadan ma in genere in occasione di grandi assembramenti. Perché la folla è ricercata dagli uomini che praticano le molestie di gruppo, la folla aiuta, nasconde, relativizza, la folla aiuta a punire le donne non velate. Come quelle che festeggiavano l’avvento del nuovo anno a Colonia e nelle altre città tedesche la notte di Capodanno.

La Bild l’altro giorno ha pubblicato i verbali delle donne che sono state aggredite. E’ un resoconto dell’orrore. A tutte hanno cercato di infilare dita nelle parti più intime. A tutte sono stati palpati seni e sedere. Tutte sono state circondate, umiliate, derubate. Alcune sono state violentate.

Pochi giorni dopo questi eventi orribili, il collega Andrea Riva de “il Giornale” ha riportato il rapporto di polizia con le testimonianze di quella notte nefasta per moltissime donne tedesche:” La Bild online rende pubblico il protocollo della polizia di Colonia che descrive, nel tipico gergo burocratico, le molestie, le violenze e i furti subiti dalle donne nella notte di Capodanno. Il “protocollo della vergogna” riporta, minuto dopo minuto, quello che è successo nella piazza della stazione centrale.

Tra le altre cose, si legge: “Ore 0:50, piazza del Duomo: più donne vittime. A tutte hanno cercato di infilare dita nella vagina, non riuscito grazie a collant. A tutte sono stati palpati seni e sedere. Una vittima è stata penetrata con un dito. Alle donne sono stati rubati soldi, documenti, iPhone e carte di credito”. “Ore 03:40, piazza del duomo: gruppo di 20 uomini nordafricani ha infilato mani nel pantalone davanti. In seguito rubato portafoglio. Furto: contanti e portafoglio”. O ancora: “Ore 01:30, Breslauer Platz: infilata mano nel pantalone, palpeggiato il sedere. Messa mano nella borsa, rubato il telefonino e toccata dappertutto. Telefonino via”. Scorrendo le descrizioni raccolte durante la notte risulta sempre più incomprensibile il tweet con cui la polizia di Colonia annunciava ufficialmente, al mattino del primo gennaio, che tutto si era svolto pacificamente.

A mezzanotte esatta un altro rapporto: “Ore 0:00: vittima infastidita da un gruppo di persone. Lei e la madre sono state palpeggiate, una persona ha cercato di baciarle mentre un complice rubava il portafoglio dalla borsa. Rubato il portafoglio con diverse carte di credito”. Ci sono anche vittime maschi nel “protocollo della vergogna”. Alcuni erano soli, altri accompagnavano amiche o fidanzate. “Ore 0:30 vittima maschile e femminile: gruppo di 20 uomini nordafricani bloccavano le vittime e infilavano mani nei pantaloni. Alla fine rubavano il portafoglio”.

Questi orrori rappresentano la terribile conferma di cio’ che avvenne alcuni anni fa ad una giovane ragazza tedesca. Un immigrato islamico, in Germania, si vanto’ di avere stuprato insieme ai suoi compagni una ragazza vergine. E’ talmente certo della ‘normalità’ della cosa, dal raccontare alle telecamere i particolari: Breve trascrizione – Ragazzi, eravamo in sette. Alcuni sul pavimento, tre sul letto. Era un letto da cuccetta. – Adin spense la luce e l’abbiamo fottuta. Adin l’ha deflorata, era vergine. Immagina! Era vergine! – E noi eravamo in sei ancora in attesa, davanti al letto. E lui bang! bang! – Poi noi sei ci siamo buttati sul letto: lei gridava e si opponeva, lottava.
– E amico, Sinan e gli altri. Uno dopo l’altro, amico. Vergine, amico! – Lei piangeva dopo lo stupro, e non poteva reggere ancora. E noi, come maiali le abbiamo sputato addosso. Sperma e sporcizia sopra tutto il suo corpo
.

Per comprendere nel migliore dei modi questi fatti gravissimi, sono molto interessanti le parole pronunciate dall’economista e sociologo Gunnar Heinsohn, che insegna presso la scuola NATO a Roma, in un’intervista alla Neuen Zürcher Zeitung di quello che sta per accadere ai cittadini europei in un futuro molto prossimo. E’ stato nel Califfato, e ne ha tratta una visione del nostro futuro cupa, con l’arrivo dei profughi. Ha assistito a stupri di massa di donne yazidi e cristiane, al traffico di donne tra i giovani combattenti, la decapitazione di uomini europei, e più e più volte alla proclamazione diretta ai kuffar, i miscredenti: “le vostre donne saranno le nostre puttane, i vostri figli nostri schiavi!”

Heinsohn fa un’analisi interessante delle motivazioni che spingono i cosiddetti profughi (al 90 per cento giovani maschi) a lasciare la Siria e gli altri Paesi islamici: la carenza di donne. La loro, dice in sostanza, è una jihad sessuale. La società occidentale si basa sul matrimonio monogamo, questo la rende equilibrata e pacifica: ogni uomo ‘ottiene’ la sua donna. Nelle società islamiche non è così, vige la poligamia: il maschio dominante (per qualsiasi motivo, ricchezza o brutalità) prende più mogli. Questo restringe la quantità di donne a disposizione, lasciando orde di maschi islamici in quella che Heinsohn definisce ‘modalità caccia-e-saccheggio permanente‘. In altre parole: quando un centinaio uomini dominanti hanno ciascuno quattro mogli, poi ci sono trecento uomini lasciati a mani vuote. Quindi non è la guerra, ma la mancanza di donne nel proprio paese che ha spinto questi giovani in Europa. Quindi, dice il sociologo, dobbiamo prepararci a “ migranti aggressivi, con interessi primari di base, tanto tempo a disposizione e che, molto ben collegati tra di loro con gli smartphone, vanno a caccia di femmine nelle loro vicinanze, che a loro volta, non possono difendersi e sono lasciate senza protezione“.

La collega Annalena Benini sul Foglio esamino’ accuratamente la causa di questi gravissimi episodi:” La prevalenza del maschio ha avuto la sua espressione plastica, carnale, aggressiva e nuova a Colonia (e in almeno altre tre città tedesche) a Capodanno: donne assalite da uomini, soprattutto giovani, arabi e nordafricani. Un rito di umiliazione, ma anche la dimostrazione di una forza maschile, di una pericolosità che può facilmente organizzarsi e attaccare i simboli e i corpi, la libertà e la vita come la conosciamo, come vogliamo viverla e come ci appartiene. Donne minacciate non solo fisicamente da uomini soli, donne occidentali, europee, aggredite da chi è venuto in Europa a cominciare un’altra vita o a odiare la nostra.

Molti giornali inglesi e americani (e anche Lucia Annunziata ieri sull’Huffington Post) hanno individuato una questione “maschilista” in quest’ondata di migranti “senza precedenti nella storia” (un milione solo lo scorso anno), anzi uno squilibrio: la stragrande maggioranza, un numero sproporzionato di migranti, sono, secondo conti ufficiali, giovani, non sposati, uomini non accompagnati. Partono soli, arrivano soli (ma molti sperano, una volta concesso l’asilo, di riunirsi con le proprie mogli e i figli). Più dei due terzi dei rifugiati che hanno raggiunto la Grecia e l’Italia, registrati dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono uomini. Un quinto sono minorenni (la metà arriva senza genitori), il resto giovani adulti soli. In Svezia, paese che è stato particolarmente trasparente nelle statistiche sulle migrazioni, dallo scorso novembre il settantun per cento di tutti i richiedenti asilo è di sesso maschile. Più del ventun per cento, minori non accompagnati: undici ragazzi per ogni ragazza. Sono numeri molto maggiori di quelli cinesi, dove pure c’è un allarme sociale per mancanza di ragazze. “Comunque venga considerata la responsabilità per gli assalti di massa alle donne tedesche – scrive il Times – la crisi dei rifugiati rischia di distorcere l’equilibrio di genere in tutta Europa e nel medio oriente”.

Politico, magazine americano, ha pubblicato un lungo articolo intitolato: “Europe’s man problem”, spiegando che “potrebbe sembrare sessista in apparenza, ma anni di ricerche hanno mostrato che le società dominate dagli uomini sono meno stabili, perché più aperte ad alti livelli di violenza e maltrattamento delle donne”. Scrive il Times che ci sono sicure “correlazioni fra un equilibrio di genere distorto, specialmente se combinato con un ‘incremento di giovani’ e l’aumento della violenza, della radicalizzazione, il pericolo di rivolta, la radicalizzazione e la propensione a fare la guerra”. L’equilibrio va gestito dai paesi che portano il peso del flusso migratorio, ma la connessione è questa: molti uomini (senza donne), molta violenza. E molti uomini che odiano le donne, spesso in nome del fanatismo religioso, di un’idea di dominio, e vedono nella loro libertà di vivere, camminare, bere, ballare, baciare, un’offesa e insieme un’eccitazione, una provocazione insomma (anche senza jihadisti, che comunque sono, nella stragrande maggioranza degli attacchi terroristici, giovani uomini adulti senza legami).

Il Canada ha già chiuso le porte, per il 2016, a uomini soli dalla Siria (teenager non accompagnati e giovani maschi adulti): potranno entrare donne, bambini accompagnati e famiglie. Perché il normale rapporto tra i sessi è un “bene pubblico” e lo squilibrio genera mostri, e li moltiplica.

Queste agghiaccianti analisi fu confermata anche da un’imam di una moschea di Colonia, il quale è voluto tornare sui fatti della notte di Capodanno, sugli stupri ai danni delle donne tedesche ad opera di centinaia di immigrati. La guida religiosa ha voluto dire la sua. Anzi, ha deciso di “difendere” i profughi stupratori. Secondo Sami Abu-Yusu, imam della moschea Al Tawheed, infatti, la colpa delle violenze non è da imputare agli islamici e immigrati, ma al profumo delle donne. Avete capito bene. Al loro profumo: in pratica se una donna europea decide di comprarsi un buon profumo e ha la “folle” idea di indossarlo, dovrà sapere che in questo modo istiga gli uomini a violentarla. Ma la colpa, dice l’imam, non è di chi non rispetta le regole europee, di chi considera le donne poco più di un oggetto. Ma delle ragazze, accusate di vestire troppo all’occidentale e di essere troppo poco consone ai dettami dell’islam.

Gli eventi di Capodanno – ha detto l’imam in un’intervista rilasciata ad una tv russa e ripresa dal Daily Mail – sono colpa delle donne, perché erano seminude e indossavano il profumo”. “Non mi stupisce che gli uomini le abbiano attaccate – aggiunge – Vestire così è come gettare benzina sul fuoco”.

Nonostante queste incredibili affermazioni, non poteva di certo mancare lo sciacallaggio dell’osservatorio antifascista, come riportò il “Giornale”:” Le giustificazioni dell'”osservatorio antifascista” sui fatti di Colonia, dove circa mille immigrati hanno violentato più di 100 donne, rappresentano in tutta la sua ideologia il pensiero medio di chi, pur di difendere gli immigrati, s’inventa scuse assurde. Che mai avrebbe adottato per uno stupratore italiano. “Gli accusati, molto probabilmente – si legge nel post di Facebook – sono fuggiti da guerre, carestie e indigenze varie. Si saranno sentiti emarginati e in carenza di affetto, quindi hanno agito di conseguenza”.

Carenza di affetto. Se non fosse ancora rintracciabile online, potreste non crederci. Invece è così: pur di regalare una via d’uscita dal crimine che hanno commesso a quei “profughi”, gli “antifascisti” tirano fuori dal cappello la carenza d’affetto. E allora perché non giustificare anche i fidanzati che, abbandonati dalla ragazza, violentano e uccidono le loro “amate”. Nessuno sarebbe in grado di sostenere una tesi del genere. Ma gli “antifascisti” sì, solo se a commettere il reato sono gli stranieri. Poveri. È evidente che chi è in fuga da guerre, senza una casa, sia legittimato a stuprare e derubare delle donne indifese. Tutto torna. In fondo, sempre sullo stesso post si legge: “Non sono stupratori, non è giusto chiamarli in modo tale, ma andrebbero chiamati al massimo molestatori”.



Ancora piu’ sconcertante fu l’iniziativa di educazione sessuale degli arabi attuata dal governo tedesco per scongiurare in futuro questi avvenimenti, come ha riportato alcuni mesi fa il giornale on line “Imola Oggi”:” In risposta al massiccio aumento di stupri, malattie a trasmissione sessuale, molestie sessuali e violenze contro le donne tedesche in seguito l‘afflusso di oltre 1 milione di giovani maschi musulmani dal 2015, il Centro Federale per l’Educazione Sanitaria ha rilasciato una guida alla “Educazione Sessuale” disponibile in arabo che insegna agli stranieri come avere rapporti sessuali consensuali con le donne occidentali. In quello che sembra una parodia, questo sito, finanziato dai contribuenti, contiene sezioni dedicate a “piacere sessuale”, “pornografia”, “come piacere alle donne”, con grafica dettagliata delle zone sensibili delle donne, posizioni sessuali, metodi di contraccezione, come trattare una vergine, modi di assumere prostitute legalmente, consigli per la gravidanza e le linee guida generali di comportamento, come ad esempio l’illegalità di stupro, mutilazione genitale femminile e delitti d’onore. Inoltre spiega anche il processo dei potenziali benefici (cittadinanza, aiuti monetari). La Germania ha attualmente un tasso di natalità MOLTO BASSO. Il problema è affrontato dal governo tedesco tassando i Tedeschi nativi così pesantemente da non POTERSI PERMETTERE DI AVERE FIGLI e “risolve” il problema importando milioni di uomini musulmani che facciano figli con le donne tedesche. Angela Merkel ha ancora una volta dichiarato che lei si rifiuta di mettere limiti ad ogni tipo di immigrazione e che il suo obiettivo è quello di avere “il maggior numero di nuove persone in Germania il più presto possibile”, come dichiarato in una intervista proprio la settimana scorsa. La Merkel ha infatti vinto il premio “Coudenhove Kalergi” nel 2010 – dal nome del fondatore dell’Unione Europea, che sognava una “Pan-Europe” e che ha scritto, cito: “La gara eurasiatica-negroide del futuro, simile nel suo aspetto di gli antichi Egizi, sostituirà la diversità dei popoli con una diversità di individui. ” Le campagne pubblicitarie fondi governativi tedeschi incoraggiano “giovani uomini” dai paesi arabi e africani a venire in Germania. Il piano ufficiale, dopo la sconfitta della Germania nella Seconda Guerra Mondiale, è stato quello di sterilizzare ogni donna sotto i 40 anni e tutti gli uomini sotto i 60 al fine di garantire la completa distruzione della popolazione tedesca. Tali piani sono conosciuti con il nome di “Morgenthau” e “-plans Hooton” e stanno per essere portati a termine. Molti tedeschi ora vedono questa pazzia come la versione “light” della loro estinzione forzata attraverso l’immigrazione di massa e il meticciato”.
Un interessante articolo di Luca Steinmann pubblicato sempre su il “Giornale”in quei giorni collegò i fatti di Colonia agli orrori commessi dalle truppe angloamericane durante la seconda guerra mondiale:” Da quando i giornali hanno iniziato a rendere noti i fatti di Capodanno avvenuti a Colonia in molto hanno pensato si trattasse di un precedente inquietante. Le violenze fisiche e carnali protratte da parte di circa un migliaio di persone di origine araba e nordafricana ai danni di oltre donne hanno fatto scattare l’allarme sicurezza. Anche perché, a seguito delle prime denunce, episodi analoghi se non più gravi – come lo stupro di due ragazzine tedesche di 14 anni avvenuta per mano di quattro profughi siriani – sono venuti alla luce in tutta la Germania e in tutta l’Europa. Anche Svezia, Austria, Svizzera, Finlandia e altri Paesi europei si sono risvegliati con questo incubo da fronteggiare. In molti si sono chiesti e come sia possibile che una violenza così bestiale sia potuta esplodere oggi, in Europa. E soprattutto in Germania – il Paese che più di tutti si pone come esempio della riuscita del processo di integrazione europea – e a Colonia – città principale del Nord-Reno-Vestfalia, regione famosa per essere il laboratorio degli esperimenti per creazione della nuova Germania europea e multiculturale. A differenza di quanto molti pensino, però, tali fatti non sono una novità nella storia tedesca ed europea. Episodi di violenza brutale, ripetuta e organizzata contro le donne hanno segnato infatti la nascita della Germania e dell’Europa moderna. Violenze che le donne tedesche, di Colonia e di tutto il continente subirono a partire dal 1945 durante l’invasione alleata. Anche in quel caso molti dei crimini più efferati vennero compiuti da soldati marocchini e mediorientali, inquadrati nelle truppe francesi e angloamericane. Già da anni la letteratura ha descritto i crimini, gli stupri di massa e prepotenze di ogni tipo subiti dalle donne europee durante la Seconda Guerra Mondiale da parte delle truppe sovietiche. I racconti di quanto avvenuto nei territori controllati dalle forze alleate, invece, non hanno trovato gli stessi spazi. Solo negli ultimi annisono state raccontate le violenze perpetrate dai vincitori. A farlo è stata Miriam Gebhardt , ricercatrice dell’Università di Costanza, che ha rintracciato una grande serie di testimonianze e documenti, custoditi nelle parrocchie e negli archivi dei commissariati di polizia, che raccontano le inimmaginabili barbarie subite dalle donne tedesche da parte delle truppe alleati dal 1945 al 1955. Non solo nel periodo bellico, dunque, ma anche in tempo di pace. Il libro in cui ha raccolto tutto il materiale reperito, intitolato “Als die Soldaten kamen” (Quando arrivarono i soldati), presenta dati e numeri impressionanti: furono almeno 900mila le vittime di violenza perpetrata dai liberatori nella Germania occupata. Non solo donne stuprate, ma anche omicidi compiuti ai danni di chi queste donne cercava di difenderle o di denunciare quanto avveniva. Numeri e fatti, questi, di fronte ai quali i fatti di Colonia risultano essere di piccola portata. Ma che non sono mai stati raccontati pubblicamente per 70 anni. Appena pubblicato, però, “Als die Soldanten kamen” è immediatamente diventato un bestseller, confermando dunque quanto la sensibilità per quei crimini da parte dei tedeschi sia ancora fortemente sentita, anche se difficilmente ciò viene esternato pubblicamente. Se le violenze di questi giorni non sono state circoscritte alla Germania, non lo furono neanche quelle che accompagnarono la liberazione angloamericana dell’Europa. Storie che per decenni sono state messe sotto silenzio furono subite non solo i tedeschi, ma anche tanti altre popolazioni dell’Europa. Anche in Italia. Durante la campagna d’Italia della Seconda Guerra Mondiale, infatti, i militari marocchini inquadrati nelle truppe francesi che occuparono la penisola si lasciarono andare a efferatezze di ogni tipo nei confronti delle popolazioni locali. A partire dal 1944, infatti, i generali alleati concessero ai propri soldati la “libertà” di saccheggiare i territori conquistati e prendersela contro le donne locali. Migliaia sono le testimonianze scritte, sopravvissute nelle parrocchie e nei comuni di tanti paesi dell’Italia centro-meridionale, che raccontano degli stupri efferati, coordinati e di massa subìti da donne e bambine italiane. Episodi, questi, che hanno trovato anche spazio nella letteratura dell’epoca: descritti dettagliatamente anche nei racconti di Alberto Moravia nel romanzo La Ciociara e nell’omonimo film diretto da Vittorio De Sica. Avvenimenti che vennero rinominati “marocchinate” proprio perché i soldati marocchini vengono ricordati come i più efferati: così tanto da indurre addirittura il Papa Pio XII a scrivere a Charles de Gaulle per chiedergli di prendere provvedimenti. Ricevendo una risposta irata da parte dei generali francesi dislocati in Italia, che difesero l’operato delle proprie truppe. Ma che in seguito, a causa del perpetrarsi delle violenze, furono indotti a trasferire le truppe marocchine nell’aprile del 1945 in Germania, nella Foresta nera e a Freudenstadt, dove accaddero ancora episodi di stupri e rapine. La Germania e l’Europa si risvegliano oggi dovendo fronteggiare un fenomeno che ha già tanti precedenti, ma per il quale non è mai stato preso alcun provvedimento punitivo commisurato alla gravità dell’accaduto. Le autorità alleate e le istituzioni della neonata Repubblica Federale Tedesca, infatti, non resero mai pubblicamente noto quanto subìto dai tedeschi sotto l’invasione angloamericana. Questo perchè, durante il secondo dopoguerra, gli alleati promossero una profondissima rielaborazione dell’identità tedesca, educando i tedeschi ad un profondissimo senso di colpa che rese legittima ogni brutalità subìta. Inducendoli addirittura a minimizzare, sminuire, giustificare e tacere gli orrori portati dai liberatori. E a nascondere per decenni quanto avvenuto, senza però riuscire a cancellare il ricordo di quanto patito, che riemerge propotentemento proprio oggi, di fronte a quanto si è visto a Colonia. Se ieri tali crimini non vennero puniti, oggi il problema si ripropone. E chiudere di nuovo gli occhi non è più accettabile”.
Questi eventi storici di inaudita gravità sono stati confermati anche da un’attenta analisi operata sul giornale on line “Imola Oggi:” Ora abbiamo le statistiche: il 70% dei “profughi” sono uomini (tra i 18 ei 35 anni), il 13% sono donne e il restante 90% sono ragazzi, spesso minorenni senza famiglia. Ora sappiamo anche che questi maschi non erano particolarmente istruiti, ma i media e i politici hanno affermato che si trattava soprattutto di ingegneri, medici, scrittori venuti in Europa per arricchirla delle proprie conoscenze e il loro lavoro. Con le aggressioni sessuali di Capodanno che hanno avuto luogo a Colonia, Stoccarda, Amburgo, Zurigo, Helsinki (nell’attesa che arrivino i nomi di altre città: Berlino, Düsseldorf, Francoforte, Monaco, Vienna Salisburgo …?), noi annunciamo che non abbiamo finito con le gioie del vivere insieme propagandate dalla nomenclatura europeista. Le bombe dei migranti non sono solo quelle degli attentatori suicidi alla ricerca delle 72 vergini (che devono essere ormai finite da un lungo periodo di tempo), ma sono anche bombe demografiche. L’arrivo di centinaia di migliaia di giovani maschi di tipo arabo o nord africano in calore nel nostro paese scombina la popolazione occidentale, trasformando il rapporto tra i sessi. Tutti i rapporti tra i sessi. Quando si sa in che modo è trattata la donna nelle società musulmane, quando constatiamo in che modo vengono trattate le donne negli stati islamici-totalitari dell’Arabia Saudita o in Iran, dubitiamo che l’intenzione di giovani capri musulmani su piccole capre occidentali sia quella dell’amor cortese. Quando sentiamo il programma di qualche migrante a proposito di ciò che compiranno sulle giovani di origine europea -ingravidarle affinché mettano al mondo dei piccoli musulmani che regneranno in Europa nel nome di Allah – sinceramente non ci spunta un sorriso sugli angoli delle labbra. Ma è il rapporto tra i sessi, tra i numeri di maschi/donne che è il più preoccupante. In Cina, dove il rapporto è 117/100, i problemi sono enormi – in particolare gli stupri nelle campagne- e questo è uno dei motivi per cui il paese di Mao ha abbandonato la politica del figlio unico originale.
In Svezia, il rapporto è di 123/100. Nel 1975, il Parlamento svedese ha deciso all’unanimità di trasformare la Svezia, una volta etnicamente omogeneo, in un paese multicultutrale . Ha deciso dunque di accogliere i migranti senza contarli. Nel 1975, 421 stupri sono stati segnalati alla polizia; nel 2014 sono stati 6.620. Un aumento del 1472%! Che con 53.2 stupri ogni 100 000 abitanti, questo paese è al secondo posto alle spalle del Lesotho, una enclave dell’Africa australe. In confronto, la vicina Danimarca ha un tasso del 7,3 stupri per ogni 100.000 abitanti. Sembra che l’85% dei condannati ad almeno due anni di carcere per stupro siano nati all’estero o siano immigrati di seconda generazione. Nei casi di stupro di gruppo, quasi tutti gli autori sono di famiglie immigrati, e praticamente il 100% proviene da paesi musulmani. I giudici svedesi di solito assolvono gli stupratori perché nella maggior parte dei casi, anche in quelli stupri di gruppo, essi sostengono che la vittima era consenziente. Questa difesa del colpevole e questa accusa delle vittime assomiglia alla reazione del sindaco di Colonia, Henriette Reker. Questa donna, eletta al primo turno con oltre il 51% dei voti, ha fatto del buonismo pro-migratorio la sua specialità. Al momento della sua elezione, era in coma dopo essere stato accoltellata da un tedesco originario di Bonn, disoccupato, che ha spiegato le sue azioni con la sua ostilità verso l’accoglienza dei migranti sostenuti dalla signora Reker. Oggi, manca poco che questa signora inviti le donne tedesche ad indossare il burqa per non provocare i maschi siriani, iracheni, del Nord Africa e i sub-sahariani che, grazie alla Merkel, si sono precipitati in Germania come un nugolo di cavallette (da La Mecca?) sessualmente affamate. Colonia, Stoccarda, Amburgo, Zurigo, Helsinki sono solo l’inizio. Le aggressioni sessuali sono in atto in tutta Europa tranne che in paesi come la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca, che hanno avuto il riflesso di chiudere le loro frontiere all’orda selvaggia. Tali aggressioni hanno lo scopo di terrorizzare la popolazione, di spaccare le famiglie, d’imporre la sottomissione agli uomini, le cui donne sono state violentate. Lo Stato islamico ha fatto della violenza un arma sessuale di guerra, legittimato dalla sua propria interpretazione del Corano, una sorta di teologia dello stupro che diventa un atto codificato, reso pubblico, per stordire le popolazione dominate. Rifiutando di controllare il flusso di migranti, la Merkel sta uccidendo l’Europa. Ma non è l’obiettivo ricercato per decenni dalla nostra presunta “elite” di vivere insieme?
Il collega Andrea Morigi ha confermato questa importante analisi in un articolo pubblicato su “Libero Quotidiano” in quei giorni”:” Maometto ce l’ha insegnato: stuprare le infedeli non è peccato. Sintetizzato, è il pensiero delle orde di nordafricani che hanno festeggiato l’arrivo del 2016 violentando le tedesche che capitavano loro a tiro. Se gli occidentali sono gente da combattere, ne deriva che le loro donne sono bottino di guerra. Ovunque, anche nel cuore dell’Europa, trattata dalla legge islamica come «dar al harb», cioè territorio di conquista. Ci si può indignare. Stupirsi, invece, è da ingenui. O almeno, prima occorrerebbe addentrarsi nella mentalità, nella cultura e nella religione di chi ha organizzato l’assalto alle donne di Colonia la notte di Capodanno. Osservano la sharia anchequando sono in un Paese straniero, perché la identificano con la perfetta espressione della volontà divina. Anzi, la applicano nei confronti dei miscredenti anche contro la volontà di questi ultimi. Visto che per il diritto coranico è lecita l’uccisione di innocenti e per la causa del jihad è consentito perfino l’espianto di organi dagli apostati, a rigor di legge dovrebbe esserlo anche lo stupro di donne miscredenti. In fondo, «le spose per voi sono come un campo di lavoro. andate nel vostro campo come volete, ma compiete in precedenza qualche atto di pietà», recita la seconda sura del Corano. Comunque non devono lamentarsi, perché due capitoli più avanti si spiega che «gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono (per esse) i loro beni». Anzi, debbono mantenersi caste e «le virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato», anche se devono condividere il marito con altre tre donne e qualche concubina. In ogni caso, se sgarrano, è pronta la punizione: «Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse». È un manuale per la perfetta sottomissione delle credenti. Comprende la rigida separazione fra i sessi, codici di abbigliamento che giungono all’umiliazione del velo integrale, minori opportunità educative e pressoché totale negazione di un ruolo sociale che non sia quello di moglie, madre, figlia. Quella dottrina che la cultura moderna ha relegato alla comicità di personaggi come Vito Catozzo, che teorizzava «sesso, sberle e sicurezza», in un contesto di immigrazione, rappresenta la regola. Fra i giovani che provengono da zone in cui la donna è considerata un corpo, cultura misogina e antioccidentalismo sono un *censura*tail esplosivo. Quanto alle infedeli, in un mondo nel quale i diritti umani non sono riconosciuti, il trattamento è quello riservato agli esseri inferiori. Se vale per le mogli, figuriamoci per le femmine utilizzate come oggetto di godimento sessuale. Così è stato sufficiente pregare, per violentare migliaia di donne e bambine yazide in Iraq, negli ultimi anni. C’è tutta una teologia della violenza sessuale nei confronti delle prigioniere. Ultimamente l’Isis l’ha codificata in 15 punti, limitandosi peraltro a raccogliere quanto la giurisprudenza aveva elaborato nel corso dei secoli a partire dal Corano e dalla Sunna, cioè i detti e i fatti di Maometto. Il quale per esempio, nel capitolo intitolato «Le donne» vieta «quelle maritate, a meno che non siano vostre schiave». Fra i numerosi esempi tratti dalla vita del loro profeta, i musulmani si tramandano anche un episodio rivelatore: «Avevamo preso delle donne come prigioniere, e volevamo praticare ‘azl (coito interrotto) con loro. Abbiamo quindi chiesto al Messaggero di Allah (che la pace sia su di lui) riguardo ad esso, egli ci ha detto: ”Invero fatelo, invero fatelo, invero fatelo, perché tutte le anime che devono nascere fino al Giorno del Giudizio nasceranno comunque”». Potrebbe apparire una questione morale, in realtà si trattava di un semplice calcolo economico: chi concepisce un figlio con una schiava, poi non può più venderla. Per non perdere cammelli o stoffe pregiate, insomma, erano ammessi anche i metodi anticoncezionali più arcaici. Non è cambiato nulla ai giorni nostri. Oggi, per finanziare il terrorismo, non si deve perdere la possibilità di ottenere un riscatto. Anzi, secondo la giornalista del New York Times Rukmini Maria Callimachi «l’istituzionalizzazione dello stupro viene usata oggi anche come strumento di reclutamento per nuovi potenziali miliziani, soprattutto per gli uomini che provengono da società musulmane molto conservatrici dove il sesso viene considerato un tabù e frequentare una donna fuori dal matrimonio è proibito dalla legge».
«Dopo il terrorismo islamico, il jihad sessuale», avverte Geert Wilders, leader del Pvv olandese, in una lettera aperta indirizzata al primo ministro dei Paesi Bassi, Mark Rutte, nel tentativo di evitare un esito ineluttabile. Se non si prenderanno provvedimenti: «Non trascorrerà molto tempo prima che gli attacchi di grandi gruppi alle donne si verifichino anche in Olanda. Le ho chiamate bombe al testosterone, ma è molto peggio. Questo è terrorismo sessuale, questo è jihad sessuale». Ed è anche un messaggio politico: «Abbiamo introdotto la sharia e ve la faremo rispettare. Qui, ora, comandiamo noi».
Cosa fare dinanzi a questa deriva? Horst Opaschowski, uno dei più famosi sondaggisti tedeschi che, a seguito delle ricerche da lui recentemente condotte, è convinto che l’umore in Germania stia radicalmente cambiando. A mutare profondamente negli ultimi mesi sarebbe la gerarchia dei valori dell’opinione pubblica, che starebbe rivalutando le sue priorità. E a pagarne le conseguenze sarebbero i valori affermatisi a seguito dei movimenti di ’68. “Stanno tornando di moda i valori tipici tedeschi che negli ultimi decenni erano considerati superati. Tra di essi vengono oggi ritenuti come fondamentali la diligenza, la disciplina e il senso del dovere. Mentre altri fattori, come per esempio l’emancipazione, non sono più in cima alla lista di priorità”. Ma qual è il nesso tra l’immigrazione di massa e questa rivalutazione dei valori? “Tutto passa dall’educazione che viene impartita ai propri figli – spiega Opaschowski – in molti vedono che il governo si occupa più dei migranti che dei tedeschi e per questo temono che l’identità tedesca vada persa. Hanno paura che lo Stato non si occupi più di trasmettere alle nuove generazioni i valori nazionali e per questo in molti lo fanno all’interno delle mura domestiche, impartendo ai figli un’educazione conservatrice”. Dalle ricerche condotte, infatti, emerge come la maggior parte dei genitori si dica preoccupata che i figli crescano senza punti di riferimento e che per questo sono disposti a impegnarsi direttamente nel trasmettere loro i valori tradizionali che lo Stato sentono avere abbandonato. Secondo il sondaggista anche i tipi di conflitti all’interno della società stanno cambiando a causa dei massicci flussi migratori. “I conflitti generazionali che hanno caratterizzato i decenni precedenti non hanno e non avranno più alcuna attualità” spiega. “La conflittualità tra tedeschi ricchi e poveri, per esempio, si sta progressivamente estinguendo. La discrepanza non è più tra chi ha più o meno soldi, ma tra i diversi gruppi etnici e religiosi. Altre battaglie che hanno caratterizzato gli scorsi decenni, come quella per l’emancipazione femminile e la tutela dell’ambiente, risultano essere meno popolari. La questione centrale è l’immigrazione e le conseguenze che essa sta avendo sull’identità tedesca”. E a molti questo fa paura. Ma cosa centra in tutto questo Angela Merkel? La Cancelliera viene da molti ritenuta come la principale responsabile di questa situazione di incertezza e sfiducia per il futuro. Le ricerche di Opaschowski mostrano come tra i tedeschi stia venendo a mancare la fiducia nello Stato e nelle istituzioni, considerate distanti e non in grado di occuparsi dell’educazione e della formazione dei propri figli. Un caso unico per la Germania, Paese in cui il senso si Stato è sempre stato profondo e convinto. Oggi questa fiducia sembra stare venendo a meno a causa soprattutto dell’immigrazione. E ad essere responsabile per questo viene ritenuta in primis colei che dell’apertura delle frontiere è stata la principale artefice: cioè proprio Angela Merkel, i cui consenso sono oggi tra i più bassi da quando venne eletta nel 2006.

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