Emanuela Marinelli,  La Sindone. Testimone di una presenza, San Paolo 2010, EAN 9788821567056, Pagine 264, Prezzo 15,00 € 

 



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Radio Vaticana intervista la sindonologa Emanuela Marinelli:"Il Sacro Lino è uno strumento di evangelizzazione, non un falso" 
 
C’è chi l’ha definita uno ‘straccio sporco’, chi un ‘falso realizzato per ingannare i fedeli’. Eppure la Sindone, continua ad attrarre l’attenzione di scienziati e storici. Secondo la sindonologa Emanuela Marinelli un approccio informato e rigoroso conduce a una certezza: il ‘Sacro Lino’, oltre a essere uno strumento di evangelizzazione, non è un falso. La studiosa italiana ne parla nel suo ultimo libro "La Sindone, testimone di una presenza’"edito dalla San Paolo.
Argomento: In libreria

Marco Tangheroni, Cristianità, modernità, Rivoluzione. Appunti di uno storico fra "mestiere" e impegno civico-culturale, SugarCo, Milano 2009, 184 pp.

 


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Finalmente i cultori della storia – ma anche tutti gli appassionati – hanno a disposizione un nuovo utilissimo strumento per conoscere e riflettere su di essa senza subire i condizionamenti ideologici che spesso tengono prigioniera la musa Clio. Sotto il titolo Cristianità, modernità, Rivoluzione. Appunti di uno storico tra mestiere e impegno civico-culturale sono raccolte – riviste e annotate – alcune conferenze dello storico pisano Marco Tangheroni (1946-2004), docente universitario e grande studioso del Medioevo.

Tangheroni ha insegnato, oltre che nella città natale, nelle Università di Barcellona, di Cagliari e di Sassari. Sposato e padre di tre figlie adottive ruandesi, ha svolto attività politica e di apostolato culturale ed è stato attivo e apprezzato conferenziere su numerosi temi, anche al di fuori dell’ambito strettamente accademico.

Tutto ciò nonostante una grave malattia renale che sin dalla giovinezza ne ha minato il fisico e ha conferito un senso "provvidenziale" alla coincidenza fra la memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes, venerata come salus infirmorum, e la sua morte, avvenuta l’11 febbraio 2004.

Fra i suoi numerosi saggi e volumi pubblicati ricordiamo Commercio e navigazione nel Medioevo (Laterza, Roma-Bari 1996) e la mostra Pisa e il Mediterraneo. Uomini, merci, idee dagli Etruschi ai Medici (Skira, Milano 2003), che costituiscono un po’ la summa delle sue ricerche e dei suoi interessi, nonché il libro postumo Della Storia. In margine ad aforismi di Nicolás Gómez Dávila, recentemente uscito per i tipi di Sugarco di Milano.

Argomento: In libreria
STEFANO FONTANA, Parola e comunità politica. Saggio su vocazione e attesa, Edizioni Cantagalli, Siena 2010, pp. 165, Euro 11,50.
 
E’ uno degli aspetti più sottovalutati dei nostri tempi, eppure resta un dato di fatto osservabile da chiunque che la ‘società liquida postmoderna’ attraversi una diffusa crisi della vocazione, a vari livelli. Crisi della vocazione non solo nel senso ‘tradizionalmente’ religioso (sebbene anche questo sia un aspetto rilevante e, per la verità, tutt’altro che marginale) ma prima ancora in senso umano, nel senso di dare una ragione e un fine coerente alle scelte della propria esistenza. Una crisi che investe come forse mai prima era successo i comportamenti pubblici e le scelte intime dell’uomo contemporaneo, fino ad arrivare a quella che alcuni hanno chiamato una vera e propria “atrofia” (pag. 13) dell’intelligenza e del cuore. Su questa crisi riflette Stefano Fontana, giornalista pubblicista, direttore dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa e consultore del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, in un notevole saggio in uscita in questi giorni che non mancherà di suscitare dibattito per la visione ‘alta’ ed impegnata di un progetto educativo che rifugge con coraggio dagli astratti modelli pedagogici di omologazione e dai riduzionismi tipici della cultura attuale.    
Argomento: In libreria
don Enrico Finotti, La centralità della liturgia nella storia della salvezza, Fede e cultura 2010, Isbn: 978-88-6409-042-9 , Pagine 112, Euro 12,00

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Per tanti anni, quasi 40, come i giorni di Cristo nel deserto, chi nella Chiesa riteneva che la questione liturgica fosse centrale, è stato spesso ignorato, o deriso.

Sembrava che la Fede fosse essenzialmente, o solamente, azione, nel mondo. «Dalle messe alle masse», si diceva tra i cattolici “adulti” negli anni Settanta. Poi, improvvisamente, quasi come un fuoco che covava sotto le ceneri, l’idea che la liturgia sia “culmen et fons” della vita interiore ha ripreso piede. Piano piano, certo. Ma impetuosamente.

Sono così nati siti internet come messainlatino.it e rinascimentosacro.com, che stanno riscuotendo sempre più successo grazie alla loro capacità di rispondere ad un mai sopito desiderio di bellezza e di vera liturgia. Ma a segnalarsi per l’attività in questo campo è stata soprattutto una giovane casa editrice, “Fede & Cultura”, che si è proposta come apripista di un nuovo “movimento liturgico”, destinato a ridare vitalità e splendore alla Chiesa.

“Fede & Cultura” ha iniziato pubblicando un Messale, quello di san Pio V, che sembrava archiviato per sempre. Una scommessa editoriale, visti i costi, che è stata, incredibilmente, premiata. Poi ha dato alle stampe “La messa antica” di Francesco Cupello, “Introibo ad altare Dei”, di tre ottimi e giovani liturgisti laici, “La liturgia fonte di vita” di Mauro Gagliardi.

L’ultima fatica di questo coraggioso editore è un bellissimo libro di don Enrico Finotti, “La centralità della liturgia nella storia della salvezza”, che vuole analizzare il “movimento pendolare, tra Liturgia ed apostasia, tra adesione obbedienziale e adorante all’unico Dio e avversione e allontanamento da Lui”, proprio di tutta la storia della salvezza.

Per don Finotti, Scritture alla mano, la liturgia è «quell’atteggiamento di adorazione, di stupore, di lode, di sottomissione, di obbedienza, di consegna di sé, di amore e di obbedienza fidente, che sale dal cuore dell’uomo verso Dio e che coinvolge globalmente tutte le facoltà spirituali e le scelte esistenziali». E’ «l’accettazione di Dio e della sua maestà nella nostra vita, che si esprime nella adorazione contemplativa e nella obbedienza operativa».
Argomento: In libreria

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia, Lindau 2010, pp. 256, ISBN: 978-88-7180-876-5 , euro 18,00


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Tutto l’ottimismo di quest’epoca è stato falso e deprimente perché ha sempre cercato di dimostrare che noi siamo fatti per il mondo. L’ottimismo cristiano è basato sul fatto che noi non siamo fatti per il mondo. Ho cercato di essere felice dicendo a me stesso che l’uomo è un animale, come tutti gli altri che aspettano il nutrimento da Dio. Ma ora so che sono stato realmente felice, perché ho imparato che l’uomo è una mostruosità. Avevo ragione nel pensare che tutte le cose fossero strane, perché anch’io ero peggiore e al tempo stesso migliore di tutte le cose. Il piacere dell’ottimista era prosaico, perché risiedeva nel fatto che tutto è naturale, il piacere del cristiano era poetico, perché dimorava nel fatto che tutto è innaturale alla luce del soprannaturale. Il filosofo moderno mi aveva ripetuto più volte che io ero al posto giusto, eppure mi ero sentito ancora depresso, pur essendo d’accordo. Ma avevo saputo di essere al posto sbagliato, e la mia anima cantava di gioia, come un uccello in primavera. La consapevolezza ha scoperto e illuminato stanze dimenticate nella buia dimora della mia infanzia. Ora sapevo perché l’erba mi era sempre sembrata strana come la barba verde di un gigante e perché riuscivo a provare nostalgia pur trovandomi a casa. (G.K.Chesterton)


I
n seguito alla pubblicazione nel 1905 di Eretici – una raccolta di saggi in cui l’autore attacca con stile brillante e corrosivo i dogmi della sua epoca – Chesterton fu sfidato dalla critica a indicare quale fosse la propria visione del mondo. Tre anni più tardi, nel 1908, diede alle stampe
Ortodossia, forse il suo saggio più importante, una autobiografia filosofica. In quest’opera, ricchissima di idee e di suggestioni, lo scrittore inglese esprime la sua incrollabile fede cristiana, di cui argomenta con rigore, ma senza rinunciare al gusto per il paradosso, l’assoluta ragionevolezza.
Tutte le obiezioni e le accuse che vengono di norma rivolte al cristianesimo sono affrontate con schiettezza, discusse e infine puntualmente rovesciate. Il risultato, spesso sorprendente, è la dimostrazione che anche i punti più astrusi della dottrina colgono una verità profonda dell’essere umano.
In particolare, nel cristianesimo l’autore individua un insieme di valori spirituali e morali in grado di difendere l’uomo da ciò che, minando la bellezza e la santità della vita, lo rende infelice: le ingiustizie del capitalismo, le teorie materialiste e deterministe (in particolare l’evoluzionismo), le eresie del passato e del presente.
Il cristianesimo, per Chesterton, è la sola risposta possibile a quell’aspirazione al Vero, al Bene, al Bello, al Giusto, che abita nel cuore di ciascuno di noi.

L'AUTORE
Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) fu scrittore e pubblicista dalla penna estremamente feconda. Soprannominato «il principe del paradosso», usava una prosa vivace e ironica per esprimere serissimi commenti sul mondo in cui viveva. Scrisse saggi letterari e polemici, romanzi «seri» (L’uomo che fu Giovedì, L’osteria volante) e gialli (celebre la serie di avventure di Padre Brown). Lindau ha pubblicato i suoi saggi biografici su san Francesco d’Assisi e san Tommaso d’Aquino, le opere La Chiesa cattolica ed Eretici e il romanzo Il Napoleone di Notting Hill.
La «Nota biobibliografica» e l’elenco delle «Opere di Chesterton» sono a cura di Marco Sermarini, Presidente della Società Chestertoniana Italiana.
Argomento: In libreria

Rosa Goglia, Cornelio Fabro: Profilo biografico cronologico tematico da inediti, note di archivio e testimonianze, Edivi 2010, ISBN 978-88-89231-37-1, pagine 336,  Euro 18,00
http://www.corneliofabro.org/


Presentazione
          
          Si racconta che quando San Gaspare Bertoni, fondatore della congregazione degli stimmatini, usciva di casa alla ricerca di libri rari e particolari, i collezionisti e librai di Verona tremavano in cuor loro, perché quell'uomo dal fiuto di un segugio sarebbe subito riuscito a scoprire qualcosa di importante, accaparrandoselo per la biblioteca che stava allestendo nel nuovo convento. Il patrimonio librario allora
in commercio, proveniva spesso dai monasteri soppressi anni prima da Napoleone. La sua ricerca, con un permesso particolare del Papa Gregorio XVI, non si fermava solo a Verona ma i volumi provenivano da Padova, Venezia, Parigi. Manoscritti antichi, incunaboli, edizioni preziose come l'Opera del Baronio edita dal Mansi, e quella del teologo gesuita P. Francesco Suarez.
          Mi hanno raccontato che negli anni dell'immediato dopoguerra, anche P. Cornelio Fabro si aggirasse fra le bancarelle di Roma o nei negozietti degli antichi librai alla ricerca di opere rare ed importanti. Erano gli anni in cui le distruzioni della seconda guerra mondiale potevano disperdere nei dimenticatoi più impensati e nell'abbandono più totale libri e testi di grande ricchezza ed importanza. Ed anche per il nostro confratello gli orizzonti della ricerca si aprirono sull'Europa ed oltre, a formare quella preziosissima biblioteca di circa trentamila volumi che ora possediamo.
Quasi spontaneamente ho sempre accostato in questa luce la figura di questo religioso stimmatino al suo Fondatore.
          Nelle intenzioni di San Gaspare Bertoni la ricerca non era finalizzata al mero piacere letterario o ad una qualche mania di collezionismo, ma aveva lo scopo di creare i mezzi per una preparazione profonda e completa dei suoi discepoli al compito di evangelizzatori come "Missionari Apostolici". Antonio Bresciani, gesuita, tra i fondatori della rivista Civiltà Cattolica, assicura che «era voce comune in Verona che Don Gaspare fosse, oltre che profondo negli studi teologici, eziandio profondo conoscitore nelle lettere greche, latine e italiane».
          E così P. Cornelio. Per lui tutto era guidato dal desiderio profondo, direi quasi dall'ansia, della ricerca su Dio e sull'uomo: nel solco della libertà per la verità e della verità nella libertà.
          Mentre con grande gioia accompagno il nascere di questa prima biografia di P. Cornelio Fabro, qui presentata dalla cara e per tanti anni sua fedelissima segretaria Suor Rosa Goglia, vorrei esprimere sinteticamente su di lui un unico pensiero.
          Il Fabro filosofo, teologo, saggista, studioso, scrittore, insegnante non può mai essere separato dal Fabro discepolo di Cristo, uomo di profonda spiritualità, religioso e sacerdote.
          Le sue riflessioni, le intuizioni filosofiche e teologiche, il mondo del suo sapere sono sempre stati per lui l'anima della sua fede e del suo credere e nel contempo la sua vita spirituale di cristiano era il motore trainante della sua ricerca e del suo lavoro.
          Solo in questa cornice si possono comprendere tanti momenti della sua vita, dove con facilità ed estrema naturalezza egli passava dalle cattedre delle università e dai convegni filosofici a livello mondiale, dai momenti di studio e di composizione di saggi, dai dibattiti accesi nei circoli culturali degli amici, al semplice momento di preghiera personale con la recita del breviario o del rosario, alla celebrazione dell'Eucaristia e all'omelia domenicale per i suoi fedeli di Santa Croce al Flaminio, al servizio pastorale del confessionale in Basilica, ai quattro calci al pallone nel cortile dell'oratorio, scambiati con vero tifo calcistico con i ragazzi della parrocchia e ad un buon bicchiere di Piculit o Tocai, vini famosi della sua terra friulana, condivisi in amicizia con i confratelli della sua comunità.
          Ai lettori l'augurio che scorrendo queste pagine possano non soltanto conoscere fatti, episodi, curiosità della sua vita, ma anche percepire la passione dello studioso per la Verità e il profondo spirito di un discepolo di Cristo.
P. Andrea Meschi
Sup. Gen. Stimmatini
Argomento: In libreria

Roger Scruton, Il suicidio dell'Occidente, a cura di L. Iannone, Le Lettere 2010, ISBN 9788860873583; Pagine 74; € 9,50

 


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Chi abbia avuto la possibilità di accostarsi agli scritti di Scruton non avrà difficoltà a comprendere la ragione dei tanti modi con cui è stato definito: anticonformista, geniale divulgatore, laicissimamente cattolico, astuto polemista, tuttologo illiberale, o anche, per dirla con il New Yorker, “il più influente filosofo del mondo”.
L’ampiezza delle tematiche affrontate da Scruton è davvero impressionante e sempre trae origine dalla sentita necessità, per l’uomo moderno, di riformulare le sue teorie all’interno di un sistema di pensiero che si attenga alla tradizione senza, al tempo stesso, trascurare l’importanza della conservazione di memorie personali e collettive. Punto di partenza della sua indagine è la crisi profonda dell’uomo occidentale, e in particolare dell’uomo europeo, che si lascia alle spalle tradizione e caratteri ereditari per perdersi sempre più in un indistinto universalismo e in un dedalo di riferimenti che sono sempre più vasti e dispersivi.
Quest’ampia intervista raccolta da Luigi Iannone ha il pregio di affrontare, in breve, uno spettro molto ampio di temi attuali che possa restituirci, in sintesi, il nucleo della sua speculazione: l’idea di stato e di nazione, la necessità di un risveglio della cristianità in Europa, i rapporti tra arte, bellezza e mercato, il conflitto tra scienza e ragione, il matrimonio, l’omosessualità, l’eutanasia, il diritto alla privacy nella società contemporanea e molto altro.

 

(27 febbraio 1944) è filosofo, letterato, columnist, compositore, editore. E’ attualmente Resident Scholar all’Enterprise Institute.

 

 
Luigi Iannone, laureato in Scienze politiche, è tra i fondatori dell’ISIS (Istituto Italiano di Scienze Sociali). Nel 2003 ha ottenuto il Premio nazionale della cultura istituito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per la saggistica. È autore di numerose pubblicazioni.


Roger Scruton
Argomento: In libreria
Crepaldi Giampaolo; Togni Paolo, Ecologia ambientale e ecologia umana. Politiche dell'ambiente e dottrina sociale della Chiesa, Cantagalli, 2007, pp.110, Euro 6, 80

E’  uscito nel 2007 nella collana delle Edizioni Cantagalli curata dall'Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuân” sulla dottrina sociale (www.vanthuanobservatory.org),il breve ma denso saggio intitolato Ecologia ambientale ed ecologia umana: politiche dell’ambiente e Dottrina sociale della Chiesa (Siena 2007, 110 pagine, 6.80 Euro), scritto a quattro mani dal presidente dello stesso Osservatorio, mons. Giampaolo Crepaldi e dal professor Paolo Togni, attualmente Presidente dell'Associazione per la diffusione della corretta conoscenza ambientale "VIVA", già Capo di Gabinetto del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio (durante il secondo governo Berlusconi) Altero Matteoli.
Il volume riferisce innanzitutto delle preoccupazioni e dell'impegno della Chiesa cattolica nella salvaguardia del Creato criticando diffusamente la cosiddetta “ideologia ambientalista” dato che, come si spiega nell'introduzione, “la lacuna principale presente in tanti atteggiamenti ambientalistici, pur soggettivamente generosi ma deboli sul piano culturale, è di voler salvare la natura concentrandosi sulla natura stessa” (p. 7). Secondo il vescovo Crepaldi, invece, per riuscire ad ottenere dei risultati bisognerebbe piuttosto concentrarsi “non sulla natura materialmente intesa, ma sull'uomo, sulla vocazione e su Dio, che ha voluto associare l'uomo alla sua creazione”(p.8).
Sembra un paradosso, ma per sviluppare una cultura dell’ambiente naturale occorrerebbe “prenderne le distanze” e mirare a ciò che è veramente essenziale, cioè il benessere autentico della persona umana ed il vero bene comune della società.
Nel terzo capitolo del saggio mons. Crepaldi cerca di analizzare le principali visioni ideologiche sull’ambiente presenti attualmente, che sono così riassumibili: biocrazia, ossia potere dell’uomo sulla natura e quindi sull’uomo stesso in quanto parte della medesima, tramite un impiego incontrollato delle tecniche biotecnologiche a scopo eugenetico (p.28); tecnicismo, ossia tendenza che vorrebbe correggere i danni provocati dalla tecnica con la sola tecnica (p. 29); biologismo,ossia riduzione di tutto l’umano al biologico, con appiattimento quindi dell’uomo sulla sua materialità e sostanziale indistinta omogeneità della biosfera (p.32); catastrofismo, ossia enfatizzazione in chiave neomalthusiana di accampati processi di sovrappopolazione che sarebbero causa progressiva ed inevitabile di degrado ambientale (p. 33); naturalismo egotistico, ossia mentalità per cui la natura è vista come una immensa beauty-farm in cui narcisisticamente ritrovare sé stessi (p. 34).
In tutte queste versioni dell’ideologia ambientalista la natura non viene più interpretata come habitat per l’uomo, terreno di condivisione e di “dialogo” dell’umanità con Dio (p. 35). Nel capitolo V dedicato al rapporto tra ambiente ed etica della vita mons. Crepaldi osserva a tal proposito come una delle principali contraddizioni di tale ideologia consista proprio “nell'esaltare i doveri della società verso l'ambiente fisico e animale e non verso l'uomo” (p. 45). Egli spiega inoltre quanto paradossale sia il fatto che “ONG, partiti e movimenti ambientalisti, mentre denunciano con grande fervore la manomissione dell'aria e dall'acqua, tollerano e addirittura promuovono interventi di inseminazione artificiale, che comportano il sacrificio di embrioni umani, di selezione embrionale pre-impianto, di aborto tardivo in caso di malformazione del feto, di interventi di ingegneria biologica sul DNA e perfino di clonazione umana” (p. 45). Parole di critica il vescovo rivolge quindi alle organizzazioni ambientaliste di ispirazione cattolica che, a suo parere, “tralasciano di associare stabilmente la mobilitazione per l'ambiente con la mobilitazione per una bioetica a vera misura di persona umana, e di una famiglia conforme alla dimensione naturale dell'uomo e della donna, oltre che della loro dimensione soprannaturale” (p. 45). “Il rispetto della vita è il primo elemento di una cultura che rispetta la natura e la natura dell'uomo in particolare. Il non rispetto del diritto alla vita - continua il vescovo - è la prima e principale forma di degrado dell'ecologia umana attuato attraverso una violenza inferta all'ecologia naturale” (p. 47).

Nella seconda parte del libro Paolo Togni si occupa d’illustrare le politiche per un ambiente umanizzato realizzate al livello istituzionale, sottolineando un approccio culturale che sappia riconoscere il bene dell'umanità nell'ambito di una visione antropocentrica.
Nel capitolo IV, dal titolo Migliorare si può, lo studioso analizza in modo particolare le politiche ambientali relative al servizio idrico, all'igiene urbana e al trattamento dei rifiuti, alle bonifiche, al dissesto idrogeologico, all'energia, al cambiamento climatico, ala tutela dei parchi e delle aree protette e all'utilizzo degli OGM.
Togni affronta le varie tematiche in un quadro di politica pubblica finalizzata al bene comune, tenendo in gran conto quanto sostenuto in merito dalla Dottrina Sociale cattolica.
In Appendice al saggio è riportato un interessante Decalogo per un ambiente a misura d'uomo che, redatto conformemente agli insegnamenti del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, è stato pubblicato dal settimanale il Domenicale ricevendo numerose ed autorevoli adesioni nel mondo cattolico come ad esempio quelle di Giovanni Cantoni, Cesare Cavalleri, Roberto Formigoni, Antonio Gaspari e Massimo Introvigne (cfr. www.ildomenicale.it/approfondimento.asp?id_approfondimento=11 ). Questo Decalogo è costruito intorno a  tre “demistificazioni” di fondo: 1) l’uomo non è nemico della natura; 2) il progresso, lo sviluppo, l’aumento della popolazione non sono nemici dell’ambiente; 3) non è con il pauperismo o con la “decrescita” che si riesce a limitare il degrado naturale, ma con una rinnovata assunzione di responsabilità che tenti di ricostruire l’ecologia umana, la coscienza morale delle persone, i veri valori dello stare insieme.
Nella loro introduzione Crepaldi e Togni rilevano come l’enciclica di Benedetto XVI Spe salvi (“Salvati nella speranza”), promulgata il 30 novembre 2007, ricordi come i monaci cistercensi di san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) “si dedicavano al dissodamento del bosco per renderlo poi fertile, ma prima si dedicavano al dissodamento dell'anima” (p. 8). In questa citazione si può riassumere il principio fondamentale che sta alla base dell’ecologia umana perché, come ha ribadito il Papa, “nessuna positiva strutturazione del mondo può riuscire là dove le anime inselvatichiscono” (Benedetto XVI, Lettera enciclica Spe salvi ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sulla Speranza cristiana, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2007, punto 15).

Sara Deodati
Argomento: In libreria

Francesco Rocca, Fratel Ettore. Il prediletto di Maria, Edizioni Fede & Cultura, 2010, pp. 128, EAN 9788864090436, Euro 12,00.


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Prefazione

Quando il biografo è anche testimone, il racconto acquista un valore e uno spessore del tutto particolari, perché il biografo finisce per raccontare anche se stesso, magari tra le pieghe della memoria. Un esempio fra tutti, la biografia di san Francesco scritta da Tommaso da Celano o, se vogliamo andare ancora più indietro, la stesura dei Vangeli, con san Giovanni che annota perfino l’ora del suo primo incontro con Gesù.

Francesco Rocca non ha scritto una biografia sistematica di Fratel Ettore: ha preferito confidare ai lettori la sua esperienza di amicizia e di collaborazione con l’apostolo dei poveri, degli ultimi, figura ben nota non solo a Milano. Rocca era sindaco di Seveso ai tempi della diossina, e proprio in quella città, quasi in riparazione, Fratel Ettore volle erigere Casa Betania, il centro di accoglienza e di preghiera che per anni assorbì privilegiatamente le sue cure. E fu proprio Rocca a firmare, con comprensibile apprensione, le cambiali per l’acquisto della prima casa, cambiali che provvidenzialmente vennero onorate ancor prima della scadenza. Del resto, Fratel Ettore ha sempre avuto dimestichezza con la Provvidenza, a conferma che le opere di Dio non vengono mai meno per mancanza di fondi ma, semmai, per mancanza di fede e di preghiera.

La scelta di raccontare Fratel Ettore attraverso aneddoti, episodi vissuti, è vincente: ne viene un mosaico in cui la figura del santo (lo chiamiamo così fin da ora, senza presunzione di anticipare il giudizio della Chiesa) emerge palpitante e realistica. Moltissimi di noi hanno incontrato, in piazza o nel Duomo di Milano, quello strano camilliano dai capelli arruffati, con quel suo camioncino con la Madonna di Fatima issata sul tetto, che recitava il Rosario attraverso l’altoparlante, seguito da un codazzo di barboni, alcuni anche in carrozzella. Una figura pittoresca? Non tanto e non solo. Brillava, nello sguardo ardente di Fratel Ettore, la fede del cristiano tradotta in opere di servizio ai poveri più poveri, agli emarginati dalla società opulenta. Con l’intraprendenza dell’amore di Dio, egli iniziò la sua opera nei sotterranei della Stazione Centrale di Milano, trasformati da lui in dormitorio e in mensa, ma anche nella cappella per l’adorazione dell’Eucaristia.

Sollecitava la generosità verso il prossimo, Fratel Ettore. Ma attraverso il megafono proclamava: «Non siamo qui per cercare l’elemosina. Siamo qui per far vedere che cosa è la povertà. Questi qui sono uomini e donne raccattati dalla povertà. Quello che date, è per loro che non hanno potuto averlo».

In queste pagine, la spiritualità di Fratel Ettore affiora con chiarezza: una spiritualità intrisa di Eucaristia e di preghiera (quanti Rosari recitati e fatti recitare!), di umiltà profondissima, di fede incrollabile, di carità esplicita e fattiva. Con grande fedeltà allo spirito di san Camillo de Lellis, di cui portava l’abito con la rossa croce sul petto, e profondo amore alla Chiesa, attraverso l’obbedienza ai vescovi. Anche i vescovi, sia il card. Carlo Maria Martini, sia il card. Dionigi Tettamanzi, riconobbero con incoraggiante affetto il carisma di Fratel Ettore.

È commovente, nel libro, l’episodio della visita del frate al vescovo di Como, mons. Alessandro Maggiolini, allo scopo di pregarlo di far in modo che Giovanni Paolo II, in vista a Como, potesse benedire almeno dall’elicottero, nel tragitto verso la Malpensa, la Casa Betania di Seveso, primo di numerosi centri analoghi, in Italia e in America Latina.

Dove c’è santità si aggira anche il diavolo, come ben hanno saputo e sperimentato il santo Curato d’Ars e san Pio da Pietrelcina. Anche Fratel Ettore ebbe a che fare con persone «bizzarre» e con l’odore di zolfo, e se talvolta la sua predicazione assumeva toni apocalittici non era per eccentricità bensì per l’esperienza dell’azione diabolica nel mondo, che si manifesta anche attraverso la diffusione dell’aborto, dell’Aids, della disgregazione delle famiglie, delle guerre in ogni angolo del mondo.

L’apparente disinvoltura di Fratel Ettore nel trattare le cose materiali non era in contrasto con il senso della legalità. Per esempio, egli non volle accogliere i clandestini, o persone sprovviste di documenti, non per timore della legge, ma per garantire una pacifica assistenza e convivenza ai bisognosi.

L’azione caritativa di Fratel Ettore fu riconosciuta anche dalle istituzioni: egli venne insignito dell’Ambrogino d’oro, massimo riconoscimento del Comune di Milano ai cittadini benemeriti, e ricevette il Premio Isimbardi, della Provincia di Milano. In quest’ultima occasione, Rocca racconta il singolare incontro di Fratel Ettore con l’anziana attrice Paola Borboni, ammirata e commossa, così come la scrittrice Annamaria Ortese, la quale fu colpita dalla fama di santità del camilliano.

Ebbe anche incomprensioni, Fratel Ettore, e più volte versò lacrime amare. Ma è sigillo di santità la Croce che egli ebbe a portare non solo sul petto.

Rocca ha voluto integrare il mosaico con alcune interessantissime appendici. In particolare, sono essenziali la testimonianza di sorella Teresa, prima collaboratrice di Fratel Ettore, del quale ha raccolto l’eredità istituzionale, e quella di Carla Rocca, sorella di Francesco, che ha assistito Fratel Ettore anche negli aspetti amministrativi. I ricordi di Carla, messi in fila da Mariarosa Vignoli Toffoletto, fanno toccare con mano l’azione della Provvidenza e confortano con l’evidenza che i santi sono tuttora in mezzo a noi.

 

 

Cesare Cavalleri

Direttore di "Studi cattolici"
Argomento: In libreria

Clive S. Lewis, Miracoli - Uno studio preliminare, LINDAU 06/2010, pp. 272, ISBN-13: 9788871808673 , Prezzo: € 19,50


«Non sono uno storico esperto, e non esaminerò le evidenze storiche per i miracoli cristiani. Il mio compito è mettere i miei lettori nelle condizioni di farlo. Non serve a nulla rivolgersi ai testi se prima non ci si è fatti un’idea sulla possibilità, o sulla probabilità, del miracoloso. Coloro che danno per scontato che i miracoli non esistono, sprecano semplicemente il loro tempo cercando prove nei libri: sappiamo in anticipo quali saranno i risultati delle loro ricerche, perché hanno cominciato scongiurando la vera domanda.» Clive Staple Lewis
F
amoso per il ciclo fantasy Le cronache di Narnia, C. S. Lewis è stato anche un fine saggista impegnato nella difesa di una visione spirituale dell’uomo e della vita dal naturalismo materialistico imperante ai suoi (e ai nostri) tempi. 

 

In questo libro (pubblicato la prima volta nel 1947 e rivisto nel 1960), attraverso un’analisi lucida e serrata dei presupposti, dei pregiudizi e degli errori di tale atteggiamento, Lewis argomenta a favore della plausibilità dei miracoli.
Per lui, non si tratta di una questione di fede o di esperienza, ma essenzialmente di ragione. Proprio essa infatti ci dimostra che non può esistere solo la natura (intesa come tutto ciò che viene colto dai nostri sensi), ma che vi è un Fondamento precedente e superiore. Un Essere ultimo creatore del tempo e dello spazio e di quanto in essi fluisce. Un Creatore che può intervenire al di là delle leggi che reggono l’universo, ma mai contro di esse.
Con la sua scrittura lieve e arguta, Lewis propone una tesi che rappresenta ancora oggi il miglior presidio del cristianesimo – fondato sul Miracolo più grande, la Resurrezione – e della sua concezione del mondo. 
Contemporaneo di J.R.R. Tolkien, suo grande amico, e di G.K. Chesterton; proprio in questo saggio Lewis sviluppa argomenti cari anche a Chesterton e che si possono ritrovare in San Tommaso d'Aquino (Lindau, 2008).

L'AUTORE
Clive Staple Lewis (1898-1963), filologo e scrittore irlandese, insegnò a Oxford letteratura inglese. È noto soprattutto per Le cronache di Narnia e per essere stato membro del circolo letterario degli Inklings, insieme a J.R.R. Tolkien e Charles Williams. Convertitosi al cristianesimo anglicano nel 1931, scrisse numerose opere di narrativa, fantascienza, saggistica e l’autobiografia Sorpreso dalla gioia.


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Argomento: In libreria

Robert H. Benson, L'alba di tutto. L'utopia di un mondo in cui Cristo trionfa, Editore: Fede & Cultura 2010, € 16.00, ISBN: 8864090339.


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Siamo nel 1911. Benson, che col suo "Il Padrone del mondo" aveva inorridito i lettori con la profezia di un mondo completamente scristianizzato (oggi rivelatasi per molti aspetti spaventosamente reale), si diverte ora ad immaginare lo scenario opposto: che succede se vincono i nostri? L'avvento del Regno di Dio sulla Terra si va a delineare sullo sfondo di un'Europa futuribile e sorprendente, che l'autore dipinge con geniali intuizioni tecnologiche (i collegamenti satellitari, il pc, la guerra aerea) e profetiche (le due Guerre Mondiali, il pericolo del Nazionalismo tedesco, l'esperimento del Socialismo Reale e il suo fallimento...). Attraverso gli occhi sconcertati del protagonista, in tutto e per tutto un uomo dei nostri tempi, il lettore imparerà ad orientarsi in un mondo nuovo, dove Fede e Scienza non sono in contrasto, il concetto di democrazia è superato, e il latino è parlato comunemente in ogni nazione.


Per gentile concessione della traduttrice, riproduciamo qui sotto un breve estratto del libro.

Argomento: In libreria

Gilbert K. Chesterton, Le preghiere dell’uomo vivo. Per salvare l’anima e la ragione, Fede & Cultura, Verona 2010, pp. 144, Euro 12,00


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Pregare per credere (e salvarsi)


Il volume che avete tra le mani, cari amici, è un umile e cordiale suggerimento per ciascuno di noi: preghiamo, e pregando teniamo sott’occhio la buona e sana dottrina della Chiesa Cattolica, piacevolmente sunteggiata a dovere dai passi tratti dalle maggiori opere del nostro caro Gilbert Keith Chesterton, un uomo unico sotto molti aspetti, di certo uno a cui essere grati per quel che ha fatto e ha detto.

Pregare è un buon modo di predisporre la propria anima a essere salvata, quando a suo tempo dovremo renderne conto. Pregare leggendo Chesterton è un ottimo modo per salvare l’anima e la testa, di cui dobbiamo continuare a fare buon uso.

Pregare significa farci familiari a Dio, come diceva quel San Tommaso d’Aquino tanto amato dallo scrittore inglese, e imparare a desiderare Dio stesso. Le preghiere e le formule che troverete nel libro sono quelle di sempre, il nerbo inesausto e inesauribile della nostra fede.

Leggendole vedrete quanto sono importanti, quanto incarnano quell’ortodossia di cui s’innamorò Chesterton, quanto esse riverberano nel suo pensiero e nelle sue opere, anzi, anche nelle sue azioni, poichè egli visse con sincera passione il cristianesimo tutto intero, cioè cattolico.

Chesterton fu un uomo buono. Amava la gente comune, amava il matrimonio, amava i bambini, amava essere un bambino.

Diceva, attraverso la cristallina voce della sua creatura, Padre Brown: «Nessun uomo può essere veramente buono finché non conosce la sua malvagità, o quella che potrebbe avere; finché non abbia esattamente compreso quanto poco abbia diritto di esprimere tutti quei giudizi e questo disprezzo e di parlare di "criminali" come se fossero scimmie di una foresta lontana mille miglia [...] finché egli non ha spremuto dalla sua anima l’ultima goccia dell’olio dei farisei».

Ecco, egli era in questa condizione: aveva conosciuto il male e ne aveva avuto terrore, aveva preferito a esso l’innocenza e aveva deciso di abbracciare la Speranza senza mollarla più. La Speranza è Gesù Cristo, e giorno per giorno vi si attaccò di più sino a entrare nella Chiesa Cattolica. Di essa era difensore da molto tempo, da molto prima della sua conversione (tanto che molti credevano che già fosse cattolico). Ne fu un così strenuo difensore da meritarne il titolo alla sua morte da Papa Pio XI.

Dirà Chesterton: «Almeno sei volte durante gli ultimi anni mi sono trovato nella situazione di convertirmi senza esitazione al cattolicesimo, se non mi avesse trattenuto dal compiere il gesto azzardato l’averlo già fatto».

L’augurio è che possa essere così per ciascuno di noi lettori, con eguale entusiasmo.

Marco Sermarini


(Presidente della Società Chestertoniana Italiana)

Argomento: In libreria

Joseph Nicolosi: Identità di genere. Manuale di orientamento, ed. SugarCo marzo 2010, ISBN: 8871985893, ISBN-13: 9788871985893, Numero pagine: 448, Euro 25

 

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Il volume intitolato «Identità di genere. Manuale di orientamento» presenta per la prima volta la tecnica terapeutica che il dottor Joseph Nicolosi applica con i suoi pazienti che soffrono a causa di una omosessualità indesiderata.

La prima cosa che emerge in modo evidente è che la "terapia riparativa" di Nicolosi non ha nulla di coercitivo né di impositivo, ma al contrario è basata su un ascolto aperto ed empatico. Non è nemmeno basata sul controllo dei pensieri omosessuali, anzi: di omosessualità non si parla mai, visto che è considerata semplicemente una conseguenza di un senso di inferiorità nei confronti del mondo maschile. Ed è proprio di questo che si occupa la cosiddetta "terapia riparativa": del senso di inferiorità dei pazienti. Ci si potrebbe chiedere: ma solo il modello di Nicolosi è in grado di aiutare chi ha una bassa autostima? Assolutamente no. Ed è proprio questa la particolarità di Nicolosi: considerare l'omosessualità indesiderata come se fosse un disturbo come un altro, che può capitare a tutti, niente di tragico, insomma: né totem, né tabù. Un paio di parole sul termine "riparativo" riferito alla terapia di Nicolosi: sicuramente, dal punto di vista del marketing, chiamare "riparativa" questa terapia non è stata una gran trovata. Gli omosessualisti ci si sono buttati a pesce, strillando: "Vedete? Nicolosi vuole riparare gli omosessuali!". Ciò che si guardano bene dal dire è che il termine "riparativo" è un termine tecnico psicanalitico, utilizzato per l'omosessualità sin dagli anni cinquanta del secolo scorso. Già, perché in realtà è l'omosessualità ad avere una funzione "riparativa", non la terapia. Ma tutto diventa chiaro leggendo il libro.

 
Argomento: In libreria

GIUSEPPE BRIENZA, Unità senza identità. Come il Risorgimento ha schiacciato le differenze fra gli Stati italiani, ISBN-978-88-89756-86-7, pp. 72, euro 7,00.
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Il Risorgimento, ovvero «la Rivoluzione italiana, […] versione nostrana ottocentesca della sovversione dellancien régime, avvenuta in conformità ai principi del 1789’» (pag. 5) rappresenta, da un secolo e mezzo, una vera e propria ‘chiave di lettura’ della nostra storia politica unitaria, con pesanti ricadute in termini d’identità civica e culturale. Il saggio, sinteticamente ma efficacemente (vedi comunque la rassegna bibliografica selezionata “sul Risorgimentoo Rivoluzione italiana1999-2008” che riporta alle pagg. 63-65) presenta in tal senso l’ambizioso obiettivo di contribuire all’edificazione di una memoria comune, muovendo dall’affermazione del fenomeno storico-sociale spesso misconosciuto dell’’Insorgenza’, come manifestazione ‘vulcanica’ della pre-esistenza di una nazione italiana al processo della sua ‘Unità politica’. L’Insorgenza, che rappresenta la risposta degli Italiani alla crisi prodotta dal cambiamento portato dalla prima esperienza di «modernità politica» fatta dai popoli della Penisola fra il 1796 e il 1815 segna infatti secondo l’Autore «la prima manifestazione di un idem sentire degli italiani» (pag. 7). E’ senz’altro questo il punto da cui (ri)partire per una valutazione serena del processo unitario: il fatto che già nel ‘triennio giacobino’ del 1796-1799 gli italiani reagissero in armi, in modo naturale e concorde, contro l’attacco alla loro bimillenaria identità religiosa e a sostegno del Papa, «non vuol dire che fossero meno italiani dei successivi artefici dei vari moti e spedizioni patriottiche che, non fondandosi sulla nazionalità spontanea’, non potevano certo fondare naturalmente una unità fra gli italiani» (pag. 8). Leggendo tanta pubblicistica di questi anni sembrerebbe invece il contrario e questa squalifica a oltranza intellettuale, oltre che morale e civile, dei vinti pare davvero fuori luogo. Contro la leggenda rosa negli anni recenti hanno già scritto pagine importanti Autori come Ernesto Galli della Loggia o Emilio Gentile, a cui infatti Brienza si ricollega aggiungendo un’analisi delle criticità istituzionali e amministrative palesate dal neo Stato unitario del 1861 che, non di rado, mutatis mutandis, giungono fino al presente seguendo un filo rosso senza soluzione di continuità.           
Argomento: In libreria

Souad Sbai , L'inganno. Vittime del multiculturalismo, Cantagalli 2010, ISBN: 8882724662, ISBN 13: 9788882724665, 
pp. 248, Euro 15.


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Souad Sbai scrive da una prospettiva illuminista. Si batte “per una politica dei lumi” e, contro l’oscurantismo dell’islam più estremista, si appella alla ragione. Individua nella libertà dell’uomo – e, nel caso in specie, ancor più della donna – la bussola che deve guidare l’azione di chi s’impegna in politica. Concepisce lo spazio pubblico come un ambito nel quale le sfere di autonomia delle persone siano costantemente destinate ad ampliarsi. E con questa dinamica, in fondo, identifica il progresso.

Per correttezza e per lealtà nei confronti di Souad, alla quale mi lega una profonda amicizia, dico subito che la mia prospettiva non coincide del tutto con la sua. Banalizzando potrei affermare che lei è più progressista di me e, se non si offende, che è più di sinistra.

A differenza sua, io non credo al primato della “ragion pura”. Ho persino l’ardire di ritenere che sia un errore – e un rischio – rivolgere lo sguardo sempre e solo verso il futuro. Credo, infatti, in una libertà temperata, regolata dalla responsabilità più che dal diritto. E che, per questo, sappia fare i conti con quella sedimentazione di saggezza che si condensa nella tradizione. Una libertà che sappia darsi dei limiti rispettando le identità che i costruttivisti del nuovo secolo, con l’aiuto di quanti hanno eletto il progresso tecnico-scientifico a religione, vorrebbero invece abrogare. 

Argomento: In libreria

Fiorenza Manzalini, Elementi di economia politica in Giuseppe Toniolo, Cantagalli 2009, ISBN: 9788882724597, p. 304, Euro 16.00

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Introduzione

«… anche perché le opere di Toniolo sono
realmente scritte in uno stile difficile
concettoso, molti si dissero in seguito suoi
discepoli senza conoscerne affatto il pensiero,
scostandosene anzi assai e talora falsandolo.
Il suo nome rimase una bandiera, ma i suoi
libri vennero sempre meno studiati e le sue
dottrine sempre meno seguite…»
(S.d.D. Elena da Persico)


Il periodico «Oggi Treviso» del 4 luglio 2008 ha annunciato che è stato riconosciuto un miracolo attribuito al prof. Giuseppe Toniolo e che, grazie a ciò, egli verrà beatificato nel
2009.

Argomento: In libreria
Martin Mosebach, Eresia dell’informe. La liturgia romana e il suo nemico, Edizioni Cantagalli, Siena 2009, pp. 256, ISBN: 9788882723811, € 17,90.

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(Roberto de Mattei su "Il Foglio" del 3/07/09)

Il tema della liturgia costituisce un importante filo conduttore dell’itinerario intellettuale e spirituale di Joseph Ratzinger. Fin dal 2001, in un’intervista a “La Croix”, il cardinale Ratzinger definiva la liturgia come il frutto di una riflessione di cinquant’anni in cui si ritrova tutto il suo percorso spirituale.

Non a caso il primo volume in tedesco dell’Opera omnia di Benedetto XVI (2008) è dedicato agli scritti liturgici e si apre con una prefazione in cui il Papa ricorda come la liturgia della chiesa, vista nei suoi rapporti con la teologia, abbia costituito l’attività centrale della sua vita.
Argomento: In libreria
ROBERTO PERTICI, L'altro Sessantotto italiano: percorsi nella cultura anti-progressista degli anni Sessanta, Istituto di Studi Politici «S. Pio V», Roma 2008, 68 pp., s. i. p. [estr. da BENEDETTO COCCIA (a cura di), 40 anni dopo: il sessantotto in Italia fra storia, società e cultura, Editrice Apes, Roma 2008, pp. 183-251].


«A quarant’anni di distanza, ciò che resta di quel complesso movimento politico, culturale e sociale che chiamiamo, per brevità, il Sessantotto è soprattutto una sorta di “pensiero socializzato” largamente operante nella mentalità corrente e nei comportamenti diffusi in ampi settori della nostra società». Questa considerazione, con la quale il professor Roberto Pertici – docente di Storia Contemporanea nell’ateneo bergamasco – apre il suo saggio intitolato L’altro Sessantotto italiano: percorsi nella cultura anti-progressista degli anni Sessanta – pubblicato dall’Istituto di Studi Politici «S. Pio V» di Roma, come estratto dal volume a cura di Benedetto Coccia 40 anni dopo: il sessantotto in Italia fra storia, società e cultura [Editrice Apes, Roma 2008, pp. 183-251 (pp. 183-184)] –, la dice davvero lunga sulla qualità dell’intervento, che si rivela insieme originale e quanto mai utile.
Argomento: In libreria
Francesca Pannuti, SOCRATE, LA MORTE DI UN LAICO E ALTRI SAGGI, Aracne ed., aprile 2009, ISBN 978-88-548-2437-9, pp. 152. Euro 11.

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PRESENTAZIONE DI P. Alfonso Aguilar, pp. 13―15:
Per un recupero della vocazione originaria della filosofia

«È da osservare che uno dei dati più rilevanti della nostra condizione attuale consiste nella “crisi del senso”» (Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Fides et ratio, n. 81). Oggi la filosofia non solo non è capace di superare la crisi di senso, ma è addirittura una delle cause più importanti di questa crisi.
Ecco perché «la filosofia, che ha la grande responsabilità di formare il pensiero e la cultura attraverso il richiamo perenne alla ricerca del vero, deve recuperare con forza la sua vocazione originaria» (Fides et ratio, n. 6).
Per poter realizzare questo auspicato rinnovamento, bisognerà considerare innanzitutto qual è la “vocazione originaria” della filosofia. In queste pagine la Dott. ssa Francesca Pannuti ci presenta tale vocazione non solo in modo teoretico, con la forza delle idee, ma anche in modo vissuto, con la forza della testimonianza di quel laico — non laicista — che a distanza di ventiquattro secoli è ancora modello dell’autentico filosofare.
Argomento: In libreria
Roberto de Mattei, TURCHIA IN EUROPA. BENEFICIO O CATASTROFE?, SUGARCO, Euro 15,00, ISBN-13: 9788871985732, Pag. 147.

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Secondo lui, far entrare la Turchia in Europa sarebbe “un segnale importante”: così il Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, ha suscitato le reazioni stizzite di Francia e Germania. Ma le sue parole non sono una novità, tutt’altro. Anche in passato i governi americani succedutisi han battuto su questo tasto, sperando di poter in questo modo controllare le ricchezze petrolifere e di gas del mar Caspio e dell’Asia centrale, nonché le acque del Golfo e del vicino Oriente. Lo stesso Parlamento europeo in una risoluzione del 1999 sosteneva che un futuro ingresso “di Ankara sarebbe un contributo importante allo sviluppo dell’Unione, come pure alla pace ed alla sicurezza”.
Ma è proprio così? Vi sono concrete ragioni per dir di no. Far della Turchia un partner privilegiato è un conto. Accettarne l’adesione con i suoi 72 milioni di abitanti -il 98% dei quali ufficialmente islamici- è un altro.
Argomento: In libreria
Pavel Florenskij, Le porte regali. Saggio sull’icona, Adelphi Edizioni, Milano 2007, pp. 192, € 10,00

Più che una descrizione dell’icona questo libro è una vera e propria immersione, anzi un’ascesa verso il mistero di queste tavole che sono un po’ il simbolo della Cristianità orientale. A guidarci è la figura poliedrica di Pavel Aleksandrovič Florenskij (1882-1937), un sacerdote ortodosso russo che fu anche scienziato, filosofo e storico dell’arte, detenuto per anni nel Gulag e infine fucilato nei pressi di Leningrado l’8 dicembre 1937 – tuttavia le autorità sovietiche comunicarono come data ufficiale, poi rettificata, il 15 dicembre 1943, cui infatti fa riferimento nella Prefazione (pp. 9-16) il curatore.
Il libro non presenta una divisione in capitoli, poiché è un unico saggio destinato a far parte di una vasta ma incompiuta opera dal titolo “Filosofia del culto”, risalente al 1922, di cui si conoscono altri lavori preparatori. Filo conduttore di questo viaggio nell’icona è il contatto tra i due mondi, tra cielo e terra, visibile e invisibile – che è poi la distinzione fondamentale nell’opera della Creazione (cfr. Genesi 1,1) e in ambito liturgico si riflette proprio nelle porte regali dell’iconostasi cui allude il titolo (benché il titolo originale sia semplicemente “Ikonostasis”) cioè l’elemento che introduce nel luogo più santo della chiesa, nel luogo dove comunicano cielo e terra.
Argomento: In libreria
Rino Cammilleri, Il crocifisso del samurai, Rizzoli 2009, pagine: 275,
euro 18,50, ISBN-13: 9788817030373

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Cari amici, è in libreria la mia ultima fatica: Il crocifisso del samurai (Rizzoli). Si tratta di un romanzo storico attorno a un episodio poco noto della storia: la grande rivolta dei samurai cristiani nel 1637. Circa quarantamila cristiani giapponesi, donne e bambini compresi, si ribellarono alla persecuzione e si arroccarono nella penisola di Shimabara, nel castello in disuso di Hara. Qui tennero testa per cinque mesi al più grande esercito di samurai che la storia del Giappone avesse mai visto. Vennero massacrati fino all’ultimo e fu la loro rivolta a provocare la chiusura ermetica del Giappone al mondo esterno per due secoli. Quando i missionari europei poterono tornare, nella seconda metà dell’Ottocento, trovarono che i discendenti di quegli antichi cristiani avevano conservato la fede nella clandestinità, tramandandosela di generazione in generazione. Solo alla fine del XIX secolo cessarono le persecuzioni dei cristiani nel Sol Levante. I pochi rimasti erano quasi tutti concentrati a Nagasaki. E furono centrati, com’è noto, da una delle due bombe atomiche.
Rino Cammilleri
Argomento: In libreria
Camillo Langone, Guida alle messe; quelle da non perdere: dove e perché. Mondadori 2009, pp. 291, ISBN 9788804586289, € 15.00

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La "guida Michelin" dei fedeli
di Andrea Tornielli, il Giornale, 9 aprile 2009

«Sai che differenza c’è tra un liturgista e un terrorista? Che con il secondo si può trattare...». La battuta, ferocissima contro la benemerita categoria degli esperti di liturgia, fece ridere di gusto l’allora cardinale Ratzinger, che prima di diventare Papa, inascoltato, chiese più volte tolleranza verso i tradizionalisti, criticando al contempo la messa «degenerata in show» che non di rado veniva celebrata nelle chiese cattoliche. Dittatura di certi liturgisti, creatività esuberante di certi sacerdoti che presiedono le funzioni rubando la scena al vero Protagonista per mettere, per lo più inconsapevolmente, se stessi o l’assemblea al centro dell’attenzione. Messe con l’accompagnamento di canti modulati sulle note dei successi dei Beatles, processioni d’offertorio che vedono portare all’altare praticamente di tutto, dagli scarponi rotti al ferro da stiro, balli che «c’azzeccano» come i cavoli a merenda con la nostra cultura e la nostra sensibilità, mentre hanno un senso in Africa o in Oceania. Chiese di nuova costruzione che sembrano concepite da architetti con seri problemi di adattamento e assomigliano ad enormi garage, a cupe caserme rivestite di piombo, a luminescenti centri commerciali o a insignificanti palestre. Con acustiche pessime, calde d’estate e fredde d’inverno. Luoghi di culto che a tutto inducono chi vi entra, tranne che alla preghiera, al raccoglimento, all’immergersi nel mistero.
Argomento: In libreria
In libreria: Senza diplomazia
DORIAN MALOVIC, Senza diplomazia, Edizioni San Paolo, Milano 2008, pp. 145, E 13.


Il 22 febbraio 2006 Benedetto XVI annuncia al mondo la creazione di 15 nuovi cardinali, tra cui anche il vescovo di Hong Kong, monsignor Joseph Zen Zekiun, di 74 anni. Due anni più tardi, nel 2008, il Papa affida al Card. Zen il compito di redigere i testi della Via Crucis del venerdì Santo, che, come da tradizione, si snoda per il Colosseo.
Nato e vissuto negli anni della fanciullezza a Shangai, in concomitanza con l’arrivo al potere dei maoisti la famiglia manda Joseph ad Hong Kong per coltivare in tranquillità la sua vocazione sacerdotale. A Shangai intanto infuria la repressione comunista.
Grazie alla comunità salesiana che si occupa dell’educazione dei ragazzi, Joseph Zen ha studiato per lunghi anni in Italia, a Torino, dove si è impregnato di quei valori umani e religiosi che si sforza di difendere (ormai da molti anni a questa parte) in favore di Hong Kong e della Cina.
Argomento: In libreria
Paolo Grossi, L'Europa del diritto, Laterza, pp. 284 , ISBN: 8842084549, Euro 22.

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"Avremo in queste pagine un oggetto e uno scopo ben precisi: seguire, tra medievale, moderno, postmoderno, una dimensione della storia generalmente trascurata, quella giuridica; una dimensione che, pur immersa nella globalità del divenire storico, ha una sua autonomia, che ha talvolta grossi legami con il potere politico e gli è sottomessa, ma che, soprattutto nelle manifestazioni della pratica quotidiana e della riflessione scientifica, ha la forza e la capacità di percorrere strade proprie. Seguiremo legislatori, giudici, scienziati, semplici uomini di affari in una vicenda segnata da una perenne dialettica fra localismo-particolarismo e universalismo, dove il diritto rivela il suo carattere di realtà affiorante alla superficie della quotidianità dalle radici profonde di una civiltà e pertanto capace di esprimerla nella sua cifra più genuina; rivelando altresì la sua possibile autonomia dalle scelte contingenti del potere politico. Il nostro cammino è lungo: più di millecinquecento anni. Hanno - Medioevo, modernità e postmodernità - una visione uniforme del diritto, della sua genesi e del suo esprimersi, tanto da consigliare di vedere quei millecinquecento anni come un continuum che corre ininterrotto? O constatiamo visioni diverse, se non addirittura opposte?". (Paolo Grossi)
Argomento: In libreria
Leda Galli, Dal corpo alla persona. Il sesso come lo spiegherei ai miei figli. Prefazione del card. Carlo Caffarra, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2008, pp. 200 pagine , € 13,00

Abbiamo sempre il coraggio di rispondere alle domande dei nostri figli, anche quelle più ‘imbarazzanti’, quelle sulla sessualità e sull’amore? Per aiutarci in questo difficile compito, è stato appena pubblicato dalla San Paolo (collana Progetto famiglia) il libro Dal corpo alla persona. Il sesso come lo spiegherei ai miei figli”, dalla prof.ssa Leda Galli, biologa in pensione ed attualmente membro del Comitato etico del Campus bio-Medico di Roma.

“Nell’odierno clima culturale di relativismo, i giovani – privati di chiari punti di riferimento – sono spesso in balia di un angoscioso smarrimento esistenziale, che può spingerli ad una visione superficiale della vita e indurli a comportamenti trasgressivi, a volte anche violenti” (p.7). In questo modo il Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, inizia la sua Prefazione al volume, che così continua: “Si comprende così che molti genitori si scoprano impreparati e comunque in seria difficoltà nel portare a compimento la loro missione educativa, che è quella di accompagnare la persona verso la pienezza della sua umanità. Da parte sua la scuola tende a sostituirsi alla famiglia, fornendo non raramente orientamenti educativi, proprio nell’ambito delicato della sessualità, quantomeno assai discutibili. Ne consegue che il disagio giovanile sta dilagando un po’ ovunque, come dimostrano il sempre più frequente e disperato ricorso alla fuga attraverso le droghe e gli atteggiamenti eversivi o altrettanto disperato ripiegamento su se stessi con la caduta nella depressione” (p. 8).
Argomento: In libreria
Maurizio Moscone, I cattolici "utili idioti", ARACNA editrice s. r. l., marzo 2008, pp. 156, ISBN: 8854816582, Prezzo: € 10,00

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A mo' di presentazione di questo libro, proponiamo parte del Capitolo II:
2.6. Il "dossettismo" e l'influsso di Maritain nella formazione politica dei cattolici progressisti

Secondo Dossetti il fascismo si era imposto in Italia anche grazie all'azione della Chiesa, la quale venne accusata di essere responsabile della sua affermazione. Dichiarò infatti:

Nell'estate del '43 [...] scoprii la responsabilità dei cattolici nell'avvento del fascismo, soprattutto negli articoli [di Civiltà Cattolica] durante l'affare Matteotti. Ricostruii per conto mio quello che era effettivamente accaduto e che poi vidi confermato anni dopo, quando ero già in politica, da libri scritti ad hoc sul momento cruciale dell'avvento del fascismo: la responsabilità dei cattolici, la responsabilità specifica della "Civiltà Cattolica", la responsabilità quindi anche del papa (39).
Argomento: In libreria
Marco Tangheroni, Della Storia. In margine ad aforismi di Nicolás Gómez Dávila, a cura di Cecilia Iannella, Presentazione di David Abulafia, Sugarco Edizioni, Milano 2008, pp. 144, € 15,00

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Benché scritto da uno storico in primo luogo per i suoi studenti, l’utilità di questo libro in realtà travalica l’ambito degli addetti ai lavori: questi ultimi vi troveranno utilissimi spunti di riflessione per la ricerca, ma tutti gli altri avranno almeno l’occasione per affinare il senso della complessità del reale, al di là delle interpretazioni semplificatrici da cui siamo tutti più o meno influenzati e grazie alle quali spesso ci illudiamo di aver trovato la «chiave di volta» degli eventi passati, presenti e futuri. Si tratta dunque di un libro che non potrà non interessare e stimolare chiunque sia in cerca della Verità. Per i «profani» inoltre la lettura è facilitata dal tipico tono colloquiale con cui l’autore teneva le proprie lezioni universitarie e che voleva fosse lasciato nella trascrizione dei propri interventi, uno stile familiare che sapeva mettere a proprio agio l’interlocutore senza per questo perdere mai di autorevolezza - ed è bene sottolinearlo in tempi di crisi dell’autorità...
Argomento: In libreria
(a cura di ) Piero Barucci: I Cattolici, l'economia, il mercato (Rubettino 2009)


Questo è un libro da non comprare.
Esso è costituito da diciassette saggi di nove autori, uno solo dei quali, l’unica donna, può essere pienamente definito come scritto da uno “studioso cattolico”.
Se oggi totustuus.it lo recensisce, è solo perché esso costituisce un’esemplare testimonianza di un cristianesimo subalterno al mondo e un esempio del pressapochismo scientifico dei “cattolici subalterni”.
Questo volume, infatti, è utile per rendersi conto che – con la salita al soglio pontificio di Giovanni Paolo II prima e di Benedetto XVI poi – la situazione culturale dei cattolici non è molto cambiata. Essa patisce, almeno dal giansenismo, i danni provocati da un’infiltrazione (cosciente o inconsapevole, poco importa) di elementi dottrinali estranei al Deposito della Fede trasmessoci dal Magistero Pontificio.
Argomento: In libreria
Daniele Di Sorco, ORDO MISSAE CELEBRANDAE secundum antiquam Ritus Romani formam pro Anno Domini 2009. Ad normam Litterarum Apostolicarum motu proprio datarum «Summorum Pontificum» SS. D. N. BENEDICTI PP. XVI, Fede & Cultura, Verona 2008, pp. 100, € 12,50

Benché l’argomento avrebbe richiesto un maggiore tempismo da parte di chi scrive e l’anno liturgico è iniziato già da un po’, non rinunciamo a segnalare questo utilissimo sussidio per la santa Messa nella forma straordinaria del rito romano, a cura del giovanissimo studioso livornese Daniele Di Sorco, coautore del manuale “Introibo ad altare Dei” sul servizio all’altare nella liturgia antica. L’interesse per la cosiddetta “Messa tridentina” fortunatamente non è vincolato a nessun calendario poiché ogni giorno che Dio manda in terra sempre nuovi (e giovani!) sacerdoti scoprono questo tesoro liturgico che fino a ieri ignoravano; e proprio come nella parabola evangelica, dopo averlo scoperto pieni di gioia vendono tutti i propri averi e... recuperano tutto ciò che era andato perduto nelle nebbie postconciliari – erroneamente scambiate per spirito del Concilio!
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