Nel rimandare ad un lungo studio del Cardinale Pell dedicato all'islam, s propone una sintetica vita del Beato Raimondo Lullo, che è forse il maggiore studioso dell'islam di tutti i tempi, in modo che ognuno possa "conoscere il loro pensiero".

A sinistra, un dipinto della Madonna delle milizie, Patrona di Scicli in Sicilia, che rappresenta l'intervento diretto di Maria Santissima nella battaglia contro i maomettani del 1091.

 Questi i link al Card. Pell: Islam e democrazie occidentali, parte I e parte II.
 Qui un discorso dell'allora Card. Ratzinger su L’Occidente, l’islam e i fondamenti della pace.

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PREGHIERA al beato Raimondo, martire dell'islam
 
O Dio, che hai infiammato il beato Raimondo Lullo
martire di ardore apostolico per la diffusione della fede,
fa’ che anche noi, per sua intercessione,
conserviamo incrollabile fino alla morte
la fede che abbiamo ricevuto dalla tua grazia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
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BEATO RAIMONDO LULLO: filosofo, teologo e mistico (1233-1315) :      SOLO CON LA RAGIONE E CON L'AMORE

 

Non è una figura molto conosciuta e citata in ambito ecclesiale, eppure è riuscito con la sua vita e con i suoi scritti a ritagliarsi un posto nella storia della filosofia (e teologia) e a conquistarsi anche un posto nella storia della mistica. Sto parlando del Beato Raimondo Lullo (Ramon Llull), nato a Palma di Maiorca nel 1233 e morto nella stessa isola nel 1315.

Per alcuni aspetti la considero una figura moderna, attuale, propositiva, degna di considerazione anche per capire certe problematiche (il totalitarismo islamico) che, guarda caso, sono presenti ma non sono risolte ancora oggi, ma che lui aveva intuito, studiato, sofferto e... tentato di risolvere.
Per la verità, la storia dice anche con risultati non esaltanti. Ma è degno del nostro ricordo perché lui almeno ci ha provato, e con tutta l’intelligenza e il suo amore. Vediamo due di questi aspetti.

Il primo: rapporto ragione e fede. È una problematica sempre esistita. Uno che crede non può non voler darsi ragione anche razionalmente, finché può, del fondamento della propria fede. Nel secondo secolo del Cristianesimo abbiamo avuto San Giustino, martire, che ha voluto indagare e ricercare anche filosoficamente, cioè razionalmente, sulla fede a cui era approdato dopo una lunga ricerca. Ma prima ancora di lui San Pietro esortava i primi cristiani ad “essere pronti a dare ragione della speranza” che avevano e che li faceva vivere e morire diversi dagli altri.

Recentemente abbiamo avuto Papa Giovanni Paolo II che ha scritto una magistrale Enciclica proprio dal titolo “Fides et Ratio” (1998). Riportiamo il suo famoso incipit: “La Fede e la Ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”.
Anche Benedetto XVI è ritornato con forza e precisione sullo stesso tema (specialmente nel confronto con l’Islam).
Altresì il nostro Raimondo già nel 1200 ha affrontato lo stesso problema e anche lui aveva già gli stessi interlocutori, i musulmani.

Ed è questo il secondo aspetto dell’attualità del Lullo.
Un po’ come noi oggi, in questa nostra Europa, sempre più secolarizzata, post moderna e post cristiana che ci dobbiamo confrontare con la presenza sempre più massiccia dei seguaci di Maometto, che talvolta non solo sono fonte di problemi ma anche di paura (vedi fondamentalismo e purtroppo anche il terrorismo di matrice islamica).

Anche Raimondo ha dovuto sperimentare già nella sua isola di Palma di Maiorca la presenza invadente (perché invasori) dei musulmani.
Ricordiamo che la penisola iberica fu una delle prime terre di conquista militare da parte degli eserciti musulmani, fino a che furono fermati (almeno un’avanguardia) a Covandonga nell'anno 722 d.C. dal re Pelayo.

Raimondo segui me

Raimondo è nato a Palma di Maiorca nel 1233, da una nobile e ricca famiglia catalana. Ricevette un’e­ducazione nella classe sociale dei cavalieri e fu anche maggiordomo di don Giacomo, che diventerà poi re di Maiorca. Quindi ha vissuto per molti anni la vita di corte, non certo una vita di povertà ma di benessere, di lusso, di feste. Il bel mondo di corte e dell’alta società, insomma. Raimondo, poeta e cavaliere di corte non si trovava a disagio.

Sembrava felice in mezzo alle belle e sorridenti dame, alle feste numerose, ai bei vestiti, componendo e cantando poesie d’amore. Contrasse anche matrimonio con donna Blanca, dalla quale ebbe due figli: Domenico e Maddalena. Ma Cristo lo aspettava al varco, un po’ come con altri santi.

Verso i 30 anni, quando oramai sembrava “perso” in quella vita e mentre scriveva poesie d’amore, ebbe una profonda crisi religiosa. L’origine? Delle strane visioni del Cristo Crocifisso. Questi gli apparve per ben cinque volte, dicendogli “Raimondo, segui me”. La fama e l’esempio di San Francesco e della sua scelta radicale di Madonna Povertà era giunto fino a Palma di Maiorca.
Raimondo dopo vari tentennamenti prese la grande decisione: conversione totale. D’accordo con la moglie e dopo aver lasciato beni sufficienti anche per i figli, lasciò la sua precedente vita di lusso e di agiatezza, vendette parte dei suoi beni, e si mise in cammino per visitare vari santuari, in preghiera e povertà, per alcuni anni.

Raimondo, pur portato alla vita eremitica e contemplativa, scelse l’azione. Da convertito voleva diventare un convertitore, cioè uno che aiutava gli altri nel loro cammino spirituale.
Sentiva la propria vocazione missionaria, specialmente verso i musulmani che aveva in patria. A questo però si doveva arrivare non solo con la predicazione e con il dialogo (fatto con amore) ma anche con la cultura (argomentazioni razionali).

Furono questi i due orizzonti che segnarono il pensiero e l’azione di Raimondo.
Che lo portarono ad approfondire la filosofia, la teologia, a studiare anche l’arabo e specialmente ad enucleare le tecniche della logica, facendone l’arte universale, comune e accessibile a tutti, come mezzo di dialogo e di incontro per la conversione universale (notevole a questo proposito la sua opera maggiore Ars Magna).
Il suo era un progetto di “crociata spirituale” (che non escludeva affatto quelle di altro tipo) della quale sollecitò anche i papi, vescovi, principi. La sua molteplice opera letteraria aveva essenzialmente lo scopo di istruire e confermare i cristiani, e di convincere gli altri alle ragioni della fede cristiana.

Raimondo missionario sfortunato

Per due anni (1287-1289) Raimondo fu anche insegnante all’Università di Parigi (prima di lui erano stati insigni “Magister” sia Tommaso d’Aquino sia Bonaventura di Bagnoreggio). Qui poté esporre i capisaldi della sua dottrina, dando lettura pubblica dell’Ars Magna (in seguito, per la sua cultura e per i suoiscritti, i posteri lo chiameranno Doctor Illuminatus). Ha insegnato anche a Roma e Napoli.

Essendo essenzialmente uomo di azione, anche la sua riflessione era concentrata su come rendere più efficiente ed efficace, più convincente e più convertente l’azione del missionario (e sua quando volle essere missionario). Egli insisteva molto sulla formazione intellettuale (studio della filosofia, teologia e delle lingue) del missionario. Essendo la predicazione del Vangelo un’altissima missione e apostolato non poteva essere lasciato solamente all’abnegazione e alla buona volontà del singolo. Occorreva preparare e prepararsi. Il suo pensiero (teso quasi a fondare scientificamente la missione) e la sua azione ne hanno fatto un precursore di quella che oggi si chiama Missionologia.

In tutto questo Raimondo si ispirava alle due grandi figure (e santi) del secolo: San Francesco e San Domenico. Del primo aveva preso l’idea che la predicazione del Vangelo deve esser fatto nel dialogo, nella dolcezza, nella pazienza, nell’amore (famoso il tentativo di Francesco d’Assisi di parlare del Vangelo con il sultano d’Egitto, rischiando la vita). Lo seguì anche diventando Terziario francescano.
Da San Domenico e dalla scuola domenicana invece prese l’importanza della preparazione culturale, delle conoscenze intellettuali a vari livelli e nei vari campi (anche linguistico), del dialogo razionale, della fiducia nel potere della ragione, se bene usata. Tutto però sempre nel rispetto della libertà della persona (era contro certe forme di battesimo forzato).

Raimondo non solo parlò di missione di evangelizzazione, volle anche provare ad attuarle, e non solo tra i musulmani di Palma di Maiorca.

Il primo vero tentativo missionario a 60 anni. Altro che pensione e vita tranquilla. Già per questo è degno di ammirazione. Era a Genova e voleva partire per Tunisi, in mezzo ai musulmani, per sperimentare un po’ le proprie teorie e testare le lunghe riflessioni fatte.
La verità è che Raimondo era terrorizzato però dalla paura della morte, molto probabile allora (e in alcuni paesi musulmani anche oggi!), per opera dei seguaci di Maometto. Terrore che lo inchiodò a Genova. Non partì. Ma arrivò invece una grave crisi psicologica, quasi sull’orlo della follia.

Vinti finalmente i timori e le paure partì per la sua missione a Tunisi. Ma venne quasi subito espulso.
Altro che dialogo.
Dopo nel 1307 si recò nell’odierna Algeria (a Bughia).
Sperava in una sorte migliore per sé e per le proprie teorie. Le intenzioni erano ottime, la preparazione anche.
Ma, i musulmani lo arrestarono, lo picchiarono, lo imprigionarono condannandolo a morte. Infine espulsero l’incauto predicatore del Vangelo.

Ma Raimondo non si arrese. Ultimo tentativo a 80 anni suonati: nel 1314. Ancora Tunisi, dove dedicò le proprie opere al sovrano musulmano e tentò di discutere con i dottori ed esperti del Corano.
Le cose non andarono meglio.
Finì per essere lapidato.
Venne raccolto da mercanti genovesi e riportato in patria, dove morì poco dopo nel 1315.

Oggi qualcuno mette in dubbio il suo martirio, ma è indubitabile che ha osato e sofferto molto per le proprie teorie sul dialogo con l'islam, pagandone un prezzo carissimo.
Il suo culto fu forte specialmente nella sua patria. E già nel sec. XVI era venerato come beato.
Infatti il Beato Raimondo è martire per la fede dal 1850, quando il Beato Pio IX ne estese il culto alla Chiesa universale.

 

                                                                             MARIO SCUDU sdb
da: MARIA AUSILIATRICE  2008 - 6  

Argomento: Islam

Mancano ormai pochi giorni alla VI edizione della Marcia per la Vita, che si svolgerà a Roma Domenica 8 maggio con partenza da piazza della Bocca della Verità alle ore 9,30. I motivi per cui vale la pena non solo partecipare ad una delle più importanti manifestazioni pro life d’Europa ma anche diffonderla tra amici e conoscenti sono sempre gli stessi e riguardano essenzialmente la necessità di portare all’attenzione dell’opinione pubblica, seppur per un giorno soltanto, un argomento quasi dimenticato su cui vige la più stretta censura, ma che è cruciale per le sorti presenti e future della nostra civiltà: l’aborto di Stato.

Nel nome della legge 194 sono stati uccisi migliaia, milioni di esseri umani innocenti e tale genocidio viene attuato giorno dopo giorni negli ospedali italiani, sotto i nostri occhi.  Il problema, ovviamente, non è solo italiano ma europeo e mondiale; si calcola che hanno superato il miliardo le vittime della pratica degli aborti legalizzati nel mondo intero. Non a caso, la Marcia italiana anno dopo anno vede la partecipazione sempre più massiccia di delegazioni straniere che combattono assieme a noi la buona battaglia, in comunione di idee e obiettivi.

Ma quest’anno c’è una ragione in più per partecipare alla Marcia: la Polonia si appresta a varare, con il sostegno della Chiesa Cattolica polacca, una nuova legge sull’aborto la cui ratio si ispirerebbe ai principi della legge naturale e che pertanto porterebbe a qualificare come reato la pratica dell’aborto volontario, senza compromessi né eccezioni di sorta. Occorre considerare che l’attuale legge sull’aborto in vigore in Polonia non è paragonabile a quella italiana, essendo piuttosto restrittiva. Eppure, il governo polacco sembra intenzionato a varare una nuova legge che contiene il divieto assoluto d’aborto e che quindi vada a prendere il posto di quella attuale, che seppur restrittiva rimane pur sempre una norma iniqua.

Ora, il sottoscritto non intende entrare nel merito della questione polacca né mettere in luce le analogie e le profonde differenze con quella italiana. E’ sufficiente prendere atto del fatto che invertire la rotta è possibile e che il governo di un Paese europeo, resistendo alle enormi pressioni delle lobby europeiste, è intenzionato a mettere nero su bianco che l’aborto è un omicidio e non un diritto della donna. Uno degli inganni più pericolosi che hanno limitato e tuttora limitano la lotta all’aborto consiste proprio nel far credere alle persone che indietro non si può tornare, che rappresenta un atto dovuto quello di considerare irreversibile il “progresso” morale e culturale di una società. In realtà, oltre al fatto che il progresso è un concetto filosofico e non un dogma (a cui sembrano sottomettersi anche le gerarchie ecclesiastiche …), bisogna dire che le leggi che regolamentano l’uccisione dell’innocente nel grembo materno non possono essere considerate il frutto del progresso, inteso come il miglioramento nel tempo delle capacità non solo tecniche ma anche umane di una comunità, ma semmai il contrario, ossia esse costituiscono l’evidenza dell’imbarbarimento morale ed intellettuale di un popolo e di una nazione.

Pertanto, vietare l’aborto significa dare il giusto valore alle cose, riconoscere l’intrinseca dignità della persona umana e dunque rimettere sulla strada giusta l’uomo e l’intera società, che altrimenti continuerebbe a procedere spedita verso il baratro. Gli ultimi dati Istat danno conto di una nazione, quella italiana, che sta letteralmente morendo: le nascite sono in costante diminuzione e sono decisamente insufficienti a garantire il necessario ricambio generazionale. L’aborto, e con esso la mentalità abortista antiumana, è indubbiamente la causa principale dell’inverno demografico del nostro Paese e dell’Europa intera, per cui al danno morale si aggiunge il danno pratico, concreto e misurabile. Di quale progresso si parla, dunque, se l’uomo corre spedito verso l’autodistruzione?

La Provvidenza moltiplicherà le nostre forze e quello che oggi sembra un miraggio domani potrà essere realtà. La cultura di morte imperante può essere combattuta e vinta, proprio come dimostra la storia passata e recente. L’aborto di Stato è il crimine dei crimini, la causa principale di tutte le altre derive morali, pertanto la battaglia per la vita è cruciale per le sorti dell’umanità: come possiamo combattere con coerenza gli assalti che provengono dalla teoria del gender e dall’eutanasia, dal proliferare della pedofilia e delle deviazioni sessuali se non rimettiamo mano alle leggi che pretendono di legittimare l’omicidio dell’innocente? Se non sradichiamo l’idea che la vita nascente non è manipolabile e che non vi può essere un reale diritto dell’adulto ad uccidere la creatura che porta nel grembo?

L’appuntamento è a Roma il prossimo otto maggio, per dire sì alla vita senza eccezioni, senza compromessi. Consapevoli del fatto che è in questo modo che si può veramente cominciare a riscrivere la storia.

(di Alfredo De Matteo su Radio Spada.org)

Argomento: Vita

Tempi.it

Corea del Nord. Il paradiso più crudele del mondo 

Aprile 30, 2016 Leone Grotti

La dénonciation: sette racconti di tragica vita quotidiana in Corea del Nord. Il capolavoro di uno scrittore nordcoreano dissidente che si nasconde ancora nel suo paese

«Vivo in Corea del Nord da cinquant’anni/ Come un automa parlante/ Come un uomo attaccato a un giogo/ Ho scritto queste storie/ Mosso non dal talento/ Ma dall’indignazione/ E non mi sono servito di piuma e inchiostro/ Ma delle mie ossa e delle mie lacrime di sangue/ [Le storie] sono aride come il deserto/ Dure come una terra selvaggia/ Misere come un malato/ Sgraziate come un rozzo utensile di pietra/ Ma, caro lettore/ Ti prego, leggile!» (Bandi, La Dénonciation)
 

Argomento: Socialismo

ABUSI NELLA LITURGIA: PASSATO IL LIMITE DEL SOPPORTABILE – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 7 aprile 2016

Presentato a Roma nel tardo pomeriggio, presente l’autore, il saggio-manuale di don Nicola Bux “Con i sacramenti non si scherza”. Gli interventi sobri e pungenti dei cardinali Sarah e Burke e dell’economista cattolico Ettore Gotti Tedeschi. Presentazione affollata, con un ‘parterre’ di rilievo anche rossoporpora

Argomento: Chiesa

Aleteia - 5 marzo 2016

Bisagno, la Resistenza parte dal cuore
Così un cattolico fa il partigiano. Diceva: non c'è libertà senza verità. Un documentario di Marco Gandolfo

di Marinella Bandini/Aleteia

Argomento: Storia

Vatican Insider

Il Medioevo e la nascita della scienza moderna

Tradotta anche in italiano «La genesi della scienza», l’opera del fisico Hannam che, fra l’altro, dimostra come gli studi e le scoperte di Galilei si fondino sui suoi «precursori medievali»

Giuseppe Brienza

Argomento: Pubblicazioni

Corrispondenza Romana 04 marzo 2015 - 14:41

Mario Palmaro. Il buon seme fiorirà

(di Cristina Siccardi) Non c’era citazione più propizia per dare inizio ad un’antologia di testimonianze dedicate al Professor Mario Palmaro, come quella che Alessandro Gnocchi, il suo specialissimo amico, nonché alleato inscindibile di battaglia per le verità di fede e di vita, ha scelto, curando una raccolta di importanti e bellissime testimonianze, dal titolo Mario Palmaro. Il buon seme fiorirà (Fede & Cultura, pp.152, € 16.00).

Argomento: Pubblicazioni

Il libro. Giovanni Fausti
Albania, dialogo di un martire
Laura Badaracchi
Avvenire 21 febbraio 2015
Un'attualissima raccolta di scritti sulla «conoscenza reciproca» fra cristianesimo e islam del gesuita Giovanni Fausti, missionario ucciso per la fede dal regime comunista «È la carità l'unico vero segno che distingue i discepoli di Cristo»

Argomento: Fede e ragione

il Foglio

L'eroe conservatore

Il “Diario di un disperato” dell’aristocratico Reck-Malleczewen, ucciso a Dachau, racconta come nessuno la vittoria dei dèmoni in Germania, e la loro sconfitta

di Nicoletta Tiliacos | 15 Febbraio 2015 ore 06:18

Argomento: Storia

Non potrete dire «Io non lo sapevo»!

Autore: Saro, Luisella  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it

Fa impressione vedere presentati tutti insieme i percorsi attuati in alcune scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado: cosa diversa sono le tessere di un mosaico singolarmente prese e, invece, il disegno nella sua completezza. E’ esattamente questo disegno che la stampa ufficiale non vuole farci vedere. Chiedetevi perché.

Il Foglio

Perché (e quando) B-XVI ha cambiato idea sull’ostia ai divorziati risposati

di Matteo Matzuzzi | 20 Novembre 2014 ore 06:30

Roma. Che il professore cattedratico a Ratisbona Joseph Ratzinger, quaranta e più anni fa, la pensasse come Walter Kasper sulla misericordia da usare nei confronti dei divorziati risposati, non è una novità. Il saggio in cui il futuro Pontefice scriveva che “nel caso in cui il secondo matrimonio avvenga dopo diverso tempo e sia vissuto nello spirito della fede, e siano rispettati obblighi morali nei confronti dei bambini e della nuova moglie”, è noto da decenni, presente sugli scaffali delle biblioteche nella sezione teologica e brandito come fosse il libretto rosso maoista dai principali gruppi progressisti d’Europa, primo fra tutti Noi siamo chiesa.

L’Anticristo è già tra noi

di p. Piero Gheddo

L’Anticristo è il Demonio e tutte le forze del male che si oppongono alla venuta del Regno di Dio e di Cristo negli ultimi giorni, ma anche nella storia dell’uomo (Apocalisse, I e II Lettera di Giovanni, II Lettera di Paolo ai Tessalonicesi). Ma è anche il titolo del libro di Friedrich Nietzsche (1844-1900), che un laico cattolico, Agostino Nobile, ha commentato nel volumetto pubblicato nel luglio 2014: “Anticristo superstar” (Edizioni Segno, Udine – pagg. 120). Agostino Nobile, sposato e padre di due figli, professore di storia della musica, 25 anni fa decise di lasciare l’insegnamento per studiare le culture non cristiane ed è vissuto per dieci anni nel mondo musulmano, indù e buddista, esperienza che ha rafforzato la sua fede cattolica. Nobile vive oggi in Portogallo con la sua famiglia, si dedica agli studi per approfondire la sua fede e ha lavorato fino ad un anno fa come pianista e cantante.

Argomento: Pubblicazioni

il Foglio

Sulla rivista di Ratzinger

Non si scherza con i sacramenti, nuovi non possumus porporati

Scola, Ouellet e numerosi grandi teologi rigettano i facilismi dei tedeschi sulla comunione ai risposati

di Matteo Matzuzzi | 18 Settembre 2014 ore 06:30

Argomento: Chiesa

CorSera

chiesa e famiglia
«No alla comunione ai divorziati» Cinque cardinali contro le aperture
Presa di distanza da Kasper, incaricato dal Papa di fare la relazione al Concistoro Müller (ex Sant’Uffizio): «Misericordia non è dispensa dai comandamenti»
M. Antonietta Calabrò

Argomento: Chiesa

Corrispondenza Romana

Inchiesta sugli angeli di Gaeta e Stanzione

(di Gianandrea de Antonellis) Parlare degli angeli, anche in chiesa, spesso è divenuto quasi un tabù: per un malinteso senso di ecumenismo si preferisce evitare un argomento che spiace ai protestanti, cancellando di fatto il ruolo che questi spiriti celesti hanno nella nostra esistenza. Non a caso, la preghiera «Angelo di Dio, che sei il mio custode…» è la prima ad essere imparata, quando siamo piccoli, e la prima ad essere dimenticata, quando diventiamo adulti.

Argomento: Devozione

Tempi.it

Il mistero nuziale e la sfida di non lasciare le nuove generazioni davanti a un «vuoto d’origine»

maggio 20, 2014 Redazione

La recensione del libro del cardinale Scola firmata da Eugenia Scabini: «Occorre ritornare al messaggio che ci proviene da quell’antropologia del Principio che ci riconduce all’atto creativo di Dio»

Questa sera (ieri n.d.r.) a Roma sarà presentato Il mistero nuziale, il libro del cardinale di Milano Angelo Scola di cui Tempi vi ha già parlato grazie alle recensioni di Mattia Feltri e Luigi Amicone. Oggi su Avvenire compare un altro interessante contributo a firma di Eugenia Scabini, professoressa di Psicologia dei legami familiari presso la facoltà di Psicologia dell’Università cattolica di Milano, di cui è stata preside dal 1999 al 2011.

Corrispondenza Romana

Il Catechismo di padre Matteo Ricci

(di Fabrizio Cannone) La figura di Matteo Ricci (Macerata 1552 – Pechino 1610), pur discussa nel corso dei secoli, ha molto da insegnare.

Celebrato e commemorato sotto Benedetto XVI, che ne ha esaltato il carisma con un Messaggio al Vescovo di Macerata nel 2009, il Ricci vene spesso presentato come un precursore del Concilio Vaticano II, soprattutto a causa di alcune sue intrepide forme di apostolato e per l’assunzione della lingua, dell’abbigliamento e della cultura cinese, cose che, secondo i novatori, sarebbero il segno di quell’inculturazione tipica dell’odierna missionologia cattolica.

Argomento: Chiesa

La crisi giuridica. Sulla Dottrina sociale

Quinto rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo
Intervista all’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi

Esce oggi nelle librerie, per le edizioni Cantagalli, il V Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân. Al Presidente dell’Osservatorio, arcivescovo Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, abbiamo posto alcune domande

Argomento: Pubblicazioni

Corrispondenza Romana  11-12-13

Scienziati in tonaca di Agnoli e Bartelloni

(di Cristina Siccardi) Il Cristianesimo ha portato progresso scientifico e benessere materiale ovunque: là dove la ragione si è sposata alla Fede si è creato un tessuto civile idoneo al miglioramento di tutte le condizioni della vita, sia quella morale, che culturale, che scientifica, che produttiva. Là dove la Verità viene seminata e recepita, la bellezza trova la sua giusta dimora nelle arti e, quindi, la civiltà occidentale ha reso possibile lo sviluppo intellettivo e creativo dei popoli.

Argomento: Fede e ragione

il Foglio - 26 novembre 2013

L'esortazione apostolica del Papa

"Non si possono lasciare le cose come stanno". Così Francesco vuole cambiare la chiesa
Riforma delle strutture e del papato, attacco alla mondanità spirituale e al relativismo, scelta missionaria e inculturazione gesuita. Donne prete? Neanche a parlarne

Argomento: Papa

settimo cielo 7-11-2013

di Sandro Magister

I “militi ignoti” vanno in tv, con la regia di Pupi Avati

Giovanni Paolo II li definì “i militi ignoti della grande causa di Dio”. Sono i cristiani martirizzati nell’Est dell’Europa nei decenni dell’impero comunista. Ignoti perché oscurati da troppo silenzio non solo durante quegli anni terribili, ma anche dopo.

 Ma dalla sera dell’8 novembre il velo sul loro martirio sarà un po’ più sollevato, grazie a un ciclo di documentari ideati da Lorenzo Fazzini e girati dal grande regista Pupi Avati, che andranno in onda su TV 2000 ogni venerdì in prima serata, in quattordici puntate consecutive nel primo anno, e in altre quattordici l’anno venturo.

Argomento: Socialismo

L’inseminazione artificiale genera mostri?

Corrispondenza romana - 4 settembre 2013

(di Lupo Glori) Il 29 agosto 2013 è arrivata nelle sale italiane la commedia canadese diretta da Ken Scott, Starbuck ‒ 533 figli e…non saperlo!, dove un giovane di nome David, che per mantenersi donava il proprio seme ad un clinica di fertilità, all’età di 42 anni scopre di essere padre di ben 533 figli, 142 dei quali vogliono scoprire l’identità del padre e sono sulle sue tracce.

Argomento: Vita

Osservatore Romano (fonte Tempi.it)

L’Ossevatore Romano fa a pezzi l’ultimo Dan Brown: sembra copiato da una guida turistica scadente

agosto 13, 2013 Silvia Guidi

Il quotidiano vaticano demolisce Inferno: pare tratto da un sito stile tripadvisor. Imprecisioni, assurdità, comici strafalcioni. E una certa simpatia per le tesi transumaniste e malthusiane già smentite dalla storia. Pronto per il cinema

Argomento: Pubblicazioni

Avvenire 1 agosto 2013
Chesterton: viaggio intorno alla mia casa

​Sono diversi gli appuntamenti in salsa GKC al Meeting. Oltre alla mostra su casa Chesterton, lunedì 19 e martedì 20 (ore 21.30) al teatro Novelli di Rimini va in scena «Manalive, un uomo vivo - giallo senza delitto», commedia tratta dall’omonimo romanzo scritta da Giampiero Pizzol, regia di Otello Cenci, con Gianluca Reggiani, Andrea Soffiantini, a cura di Made Officina Creativa e Compagnia Bella. Mercoledì 21 agosto alle ore 11.15 (Eni Caffè Letterario) viene presentato il libro «Uomo vivo» (Lindau), presenti Gloria Gaarafulich, managing editor della “Chesterton Review”, Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana, e Annalisa Teggi.
 

Argomento: Arte

AsiaNews 5/7/2013

La 'Lumen fidei', un balsamo per la crisi dell'uomo
di Bernardo Cervellera
La prima enciclica di papa Francesco - con il contributo di Benedetto XVI - mette in luce che prima di una crisi di fede vi è una crisi dell'uomo e della verità. Il relativismo sbriciola la consistenza della persona, della convivenza, della giustizia, dell'amore, della ricerca scientifica. La fede di Abramo, compiuta nel dono di Gesù Cristo, illumina ogni ricerca e cammino umani ed è capace di un indispensabile contributo per "la città degli uomini".

Argomento: Chiesa
Avvenire 9-7-2013
I golden boys dell’altro ’68

Erano i ragazzi-meraviglia della Tradizione, i golden boys dell’altro Sessantotto. Mentre tutto intorno imperversava il marasma ideologico degli anni Settanta, loro restavano saldi al magistero di Augusto Del Noce. Pubblicavano per editori che, all’epoca, non godevano di buona stampa: la Vallecchi rimodellata da Geno Pampaloni, la Rusconi diretta da Alfredo Cattabiani. Tra di loro c’erano promettenti accademici come Emanuele Samek Lodovici, autodidatti di genio come il filosofo-operaio Mario Marcolla e professori di liceo con la statura del maestro come Rodolfo Quadrelli, probabilmente il più eclettico del gruppo. Nato a Milano nel 1939 e morto nell’84, a soli 46 anni, per un incidente domestico, Quadrelli fu infatti poeta e saggista, autorevole studioso di Shakespeare e cronista acuto della crisi di cui gli era toccato essere contemporaneo.

Argomento: Fede e ragione

Corrispondenza Romana 12 giugno 2013

La guerra dei polacchi in Italia raccontata da Luciano Garibaldi

Gianandrea de Antonellis) Il 18 maggio 2014 segnerà il settantesimo anniversario della storica battaglia di Montecassino, che determinò la sconfitta della Wehrmacht tedesca, lo sfondamento della Linea Gustav e l’avanzata degli Alleati, senza più ostacoli insormontabili, verso la liberazione di Roma. La Mondadori ha anticipato i tempi pubblicando, nella collana Oscar Storia, il nuovo libro di Luciano Garibaldi Gli eroi di Montecassino. Storia dei polacchi che liberarono l’Italia (176 pagine, 11 euro).

Argomento: Storia

Beati i perseguitati. Il racconto di un moderno martire

Quindici anni nelle prigioni della Romania, tra sofferenze disumane. La testimonianza del vescovo Ioan Ploscaru, per la prima volta resa nota al grande pubblico

di Sandro Magister

Argomento: Socialismo

Vatican Insider 21/03/2013

"Calunnie in 'Mea Maxima Culpa', rischio intolleranza contro la Chiesa"

L'intervento critico del sociologo Introvigne (Osservatorio della Libertà Religiosa) nei confronti del fim sul prete pedofilo

Redazione - Roma

Argomento: Chiesa

Corrispondenza Romana

La profezia sulla Chiesa di Ildegarda di Bingen

Articolo pubblicato il: 5 marzo 2013 @ 17:46

(di Cristina Siccardi) «Se si considera la poliedrica personalità di Ildegarda (…) ci dobbiamo chiedere se l’uomo d’oggi sia ancora capace di accostarsi ed imitare quello di ieri, avvalendosi del misticismo per ritrovare profondità di spirito, coerenza di comportamento, speranza di futuro, e non soltanto di atteggiarsi a un cembalo che suona perché scosso da altri», così scriveva nella sua prefazione Michelangelo Navire (scomparso di recente) nel suo libro La sinfonia Mistica di Ildegarda di Bingen (pp. 8-9, Edizioni Segno, Udine 2011), libro che, oltre a dare un profilo della vita e delle opere di questa mistica e scienziata, ancora troppo sconosciuta fuori dai confini tedeschi, offre alla lettura i settanta Carmina di Ildegarda ‒ che compongono la Symphonia harmoniae coelestium revelationum ‒ nel loro testo latino e qui, per la prima volta, presentati anche nella traduzione italiana, unitamente alla composizione drammatica Ordo virtutum.

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