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 «Così, con Dante, ho mandato la Boschi “al diavolo”»

 

Con una sola frase ha demolito un ex Ministro e oggi Sottosegretario. Fino a due giorni fa Gianni Fochi era un ricercatore e docente alla Scuola Normale di Pisa conosciuto agli addetti ai lavori e a noi che ci occupiamo di difesa della vita. In poche ore il suo nome è diventato virale. E’ lui il professore che con una sola battuta ha “mandato al diavolo” il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, squarciando il velo di ipocrisia di una politica che si nutre di parole mantra come diritti e desideri, senza conoscere il vero bene della persona. 

La frase era questa, ed è stata pronunciata nel corso di un incontro pubblico tra l’eponente renziana e i docenti dell’ateneo pisano: 

«A me sembra che lei abbia equiparato il concetto di diritto a quello di desiderio, anche per i desideri più distorti come le unioni omosessuali. Penso che Dante la metterebbe con Semiramide che libito fé licito in sua legge. Invito piuttosto a battersi per i diritti degli esseri umani nascituri che non hanno il diritto alla vita. Da quando è stata introdotta la legge 194 oltre 6 milioni sono stati ammazzati».

Ovviamente la Boschi, come una liceale colta sul vivo ha provato a buttarla in battuta. Ma l’ironia, si sa, non è dote di tutti. E certamente non è prerogativa della ex ministra. 

«Lei mi può mettere dove vuole nei vari gironi infernali anche da questo punto di vista non mi offendo, sarò sicuramente in compagnia interessante nell’inferno dantesco, però non pensò che abbia senso negare i diritti a persone che hanno visto tutelare dalla nostra costituzione l’uguaglianza rispetto a qualsiasi uomo e qualsiasi donna…». E bla bla bla.

In poche ore il video ha fatto il giro del media system e Fochi si è trovato in cima alle home page dei giornali. Come un eroe, per alcuni, come uno sprovveduto trattato con sufficienza per altri. Ma chi è davvero Gianni Fochi perché ha deciso di prendere il microfono? La Nuova BQ lo ha intervistato scoprendo che le sue idee di scienziato accademico esperto di chimica sono le idee di una persona che pensa con la sua testa. 

Professore, mi tolga una curiosità, perché la scuola dove ha insegnato per molti anni si chiama “Normale”?

Perché è stata fondata con lo scopo di dare le norme, cioè i fondamenti della cultura.

L’ha soddisfatta la risposta del ministro?

Direi la sua mezza risposta. No, non sono soddisfatto.

Perché?

Ha evitato accuratamente di toccare il tema dell’aborto. Che razza di battaglia per i diritti di chi non ha diritti! Agli esseri umani nella pancia della mamma non viene riconosciuto il diritto alla vita, e la Boschi non ci vuole nemmeno pensare.

Se le fosse stato possibile replicare che cosa le avrebbe detto?

Alla sua risposta parziale ci sarebbe stato da replicare che lo stato deve riconoscere e tutelare l’unione fra un uomo e una donna, quella cioè inventata dalla natura per generare la vita e continuare la specie umana. Delle direttive provenienti dai burocrati europei avremmo potuto infischiarci, disposti anche, se proprio messi alle strette, a fare come la Gran Bretagna, che ha mandato l’Unione Europea a quel paese. Ma diciamo la verità: per la Boschi, la Cirinnà e compagni l’Europa è stata un pretesto per far ciò che volevano a tutti i costi: ignorare il milione dei cittadini accorsi al Family Day contro il riconoscimento delle unioni omosessuali.

Che valutazione fa dell’applauso dell’uditorio alle parole del ministro?

Una parte dell’uditorio ha applaudito e la cosa non mi turba affatto: siamo ancora in democrazia, se Dio vuole. M’atterrisce invece il clima che nella società e nella stessa chiesa cattolica s’è ormai diffuso: un clima accondiscendente verso la propaganda omosessualista e di ghettizzazione (talvolta anche d’intimidazione) verso i molti che ritengono criticabile l’omosessualità. Le persone omosessuali vanno rispettate come persone, ma il comportamento omosessuale non può esser messo sullo stesso piano dell’unione fra un uomo e una donna. La libertà d’affermare questo sta riducendosi sempre più, ancor prima che venga approvata una legge liberticida come quella proposta dall’onorevole Scalfarotto.

Di Renzo Puccetti

Fonte lanuovabq.it 08 febbraio 2017 - 16:45

Argomento: Vita

 MARCIA PER LA VITA
 «Ecco perché andarci, difenderla e promuoverla»

 

Lo straordinario successo della Marcia per la Vita di Washington, svoltasi lo scorso 27 gennaio, costituisce un forte incoraggiamento per la Marcia per la Vita italiana che, quest’anno, arrivata alla sua settima edizione, si svolgerà a Roma il sabato 20 maggio 2017.
La rivista
Radici Cristiane, nel terzo anniversario della morte di Mario Palmaro, lo ricorda attraverso un suo articolo, che rappresenta un po’ il “vademecum” della Marcia per la Vita.
Il testo fu da lui predisposto, come Presidente del Comitato “Verità e Vita”, il 12 aprile 2013, un mese prima della terza edizione della Marcia.
Ne riportiamo alcuni stralci, rimandando, per il testo integrale a
Radici Cristiane.

 

Marcia per la Vita: Perché andarci, perché difenderla, perché promuoverla

  1. La Marcia è pensiero e azione

La Marcia per la Vita è una forma nobile e concreta di impegno: per la vita, per il bene, per la verità. Ogni sana bioetica è, come il Cattolicesimo, pensiero e azioni: dal ben-pensare segue il ben agire. Distinguo il bene dal male e di conseguenza scelgo di fare il bene e di fuggire il male (anche se questo non sempre mi riesce, perché sono un uomo e talvolta scelgo il male anche quando so che è male). (…) In Italia e nel mondo è stata dichiarata guerra alla vita, una guerra condotta con l’arma della legalità formale, sancita dalla ingiusta legge 194 del 1978. E chi non vuole diventare complice di questa guerra contro la vita deve fare qualcosa, deve dire qualcosa, deve osare qualcosa.

  1. La Marcia è l’evento più importante per la cultura pro-life in Italia

La Marcia Nazionale per la Vita è diventata un evento fondamentale per il mondo pro-life italiano: anzi, l’appuntamento più importante dell’anno. Lo dimostrano le adesioni che sono per qualità e numero impressionanti. Lo dimostra il carattere per molti versi spontaneo, che viene dal basso, della manifestazione, che si è sottratta fin dal principio a possibili strumentalizzazioni di natura politica, partitica, settaria. La Marcia non è la creatura di qualche singolo uomo politico, ma è l’espressione più sincera e autentica di una volontà: quella di non rassegnarsi mai all’esistenza di una legge dello Stato che rende diritto l’aborto volontario. L’anno scorso confluirono a Roma 15.000 persone, quest’anno sono annunciati pullman da tutti Italia e dall’Europa.

  1. Un messaggio chiaro e semplice

Perché la Marcia riscuote questo successo in un Paese che è a grande maggioranza abortista? La forza della Marcia sta nel suo messaggio, chiaro e semplice: no all’aborto e no alla legge 194 del 1978. Inoltre, la Marcia non ha carattere ecclesiale, non è una processione, non è un incontro di preghiera: ad essa partecipano cattolici e altri cristiani, esponenti di altre religioni, credenti e non credenti. Molti tacciono, molti altri pregano, in un clima di grande libertà. In questo modo, la Marcia documenta la ragionevolezza delle ragioni della vita. La Marcia è autonoma e indipendente e si garantisce una libertà che la sottrae a condizionamenti, compromessi, tattiche, censure interne, pavidità travestite da prudenza.

  1. Un evento fecondo

La Marcia si dimostra un evento fecondo. Molti gestori del media system ritenevano che ormai il mondo pro-life in Italia avesse accettato come un dato irremovibile la legge sull’aborto e che si potesse confinare ogni rigurgito antiabortista dentro il comodo recinto dell’assistenza sociale. Sì all’aiuto alle donne con gravidanze difficili – o almeno a quelle che vogliono essere aiutate –, no a qualunque tentativo di mettere in discussione il diritto alla scelta della donna stessa. Una trappola concettuale nella quale certamente sono cadute fette importanti del mondo pro-life. Ma non vi è caduta la Marcia Nazionale per la Vita.

  1. Un fatto nuovo per l’Italia

La Marcia Nazionale è un fatto nuovo per la cultura pro-life italiana: dal 1978, in oltre trent’anni, non sono mai state organizzate manifestazioni importanti, massicce e in grado di coinvolgere tutto l’associazionismo cattolico contro la legalizzazione dell’aborto e contro la 194. (…) La mancanza di una tradizione di piazza dei pro-life italiani ha diverse cause: c’è una oggettiva difficoltà nel mobilitare la gente, soprattutto l’associazionismo cattolico, su questo tema scomodo. C’è soprattutto la paura di scontrarsi con il mondo: chi critica una legge, automaticamente critica lo Stato e questo genera il timore delle sue reazioni. C’è poi una diffusa confusione dottrinale anche all’interno dello stesso mondo pro-life e mondo cattolico, una carenza nella “ortodossia per la vita”. C’è sempre più diffuso il rischio che si affermi nella prassi un volontario formalmente pro-life che aiuta la donna concreta a non abortire, ma che in linea di principio ritiene legittimo che la donna possa scegliere se abortire o no.

  1. Perché è importante partecipare

È importante partecipare a questa marcia per due generi di motivi: sia esterni al mondo pro-life, che interni ad esso. Cominciamo dai motivi “esterni”.

Motivi extra moenia

a) Viviamo ormai nella civiltà dell’aborto. Nel mondo si contano ogni anno circa 45 milioni di aborti volontari, le leggi abortiste si stanno estendendo a tutte le nazioni, la sensibilità dell’opinione pubblica di fronte a questo fenomeno sta declinando in maniera inesorabile verso l’assuefazione e l’assenso acritico.

b) Vogliamo richiamare l’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica con un messaggio forte e non compromissorio: l’aborto uccide e fa male a milioni di anime.

c) Vogliamo dimostrare che il popolo della vita c’è, è minoranza, ma non si rassegna e vuole combattere.

d) Vogliamo denunciare pubblicamente le leggi ingiuste.

Motivi intra moenia

a) Dobbiamo scuotere le coscienze assopite o confuse degli stessi credenti e di non pochi esponenti del mondo pro-life.

b) Dobbiamo riaffermare l’ortodossia pro-life di fronte alle “eresie” dottrinali: ad esempio, pensiamo a una serie di slogan che ormai sono ripetuti da giornali e mass media cattolici o di area teoricamente pro-life. Ad esempio, che “la legge 194 è una buona legge”; che “è stata solo applicata male, e ora va applicata tutta”; che essa “prevede l’aborto come extrema ratio”.

c) Dobbiamo rilanciare un certo associazionismo pro-life che appare sonnolento e remissivo, dedito al compromesso politico, afono, clericale e dunque non cattolico, impegnato da anni in estenuanti e spesso inconcludenti raccolte di firme.

d) Dobbiamo supportare l’agire con un pensiero forte. In troppi ambiti pro-life da anni si vive di un “pensiero debole”, di una sorta di “pensiero liquido”, che amalgama identità pro-life ed identità pro-choice. Dobbiamo farlo per dire no alla riduzione dell’attività per la vita a mera distribuzione di pannolini e passeggini, prevalentemente ad extracomunitari ed a persone meno abbienti. Nella tragica illusione che la causa dell’aborto sia di natura economica e sociale, secondo una lettura che è – a ben guardare – tardivamente ed essenzialmente marxista.

e) Dobbiamo sottrarre i principi non negoziabili ad un uso strumentale da parte della politica e di politici dediti al compromesso e all’annacquamento sistematico della verità; strategia che fra l’altro non ha impedito, ma anzi ha accelerato il processo di espulsione dei principi non negoziabili dai programmi dei partiti nelle recenti elezioni.

f) Dobbiamo evitare l’annacquamento del tema aborto dentro una più generica e fumosa difesa della vita. Dobbiamo evitare che una certa retorica della povertà – legata alla effettiva crisi economica – serva a non parlare più dei più poveri fra i poveri, come li chiamava Madre Teresa: i bambini non nati uccisi con l’aborto.

Argomento: Vita

 Il Governo PD-NCD si accinge a varare un nuovo attacco alla vita e alla famiglia: la legalizzazione dell'uccisione dei nonni malati.

 A questo serviranno, infatti, le DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento): a poter liberare del nonno per poter andare in vacanza.

* * *

Lo “scivolamento etico” nell’eutanasia
Intervento del dottor Renzo Puccetti



Presso l’aula magna dell’università di Pisa, si è appena concluso il convegno intitolato “Assistenza al paziente in fase terminale: modelli teorici e bisogni reali della persona”, al quale ho partecipato in qualità di relatore.

Il contributo che mi è stato richiesto aveva per titolo: “L’argomento della Slippery Slope: mito o realtà?”.

Il termine “slippery slope” designa in inglese la china scivolosa, cioè quel processo per cui, una volta ammesso un determinato comportamento, diventa più facile la progressione verso un altro comportamento situato sulla stessa linea del primo, ma ancor meno ammissibile. Quello dell’eutanasia è uno dei numerosi campi di applicazione del principio della china scivolosa.

A sostegno o diniego di essa sono classicamente a disposizione due percorsi, quello logico, secondo cui “per logica”, una volta ammesso A è necessario ammettere B, e quello empirico, in base al quale dopo A le cose cambiano in modo tale che B diventa più probabile.

Due punti è però necessario chiarire in via previa:
Quale è il primo passo di questa china?
Quale è il miglior punto per osservare l’eventuale scivolamento etico?

Alla prima domanda appare ragionevole rispondere attingendo dalla suggestione fornita dal titolo di un articolo del 2003 in cui una fonte non certo accusabile di partigianeria pro-life, il bioeticista professor Maurizio Mori, coniugava aborto, eutanasia e libertà (1). “Io sono mio” potrebbe essere lo slogan che meglio descrive il principio libertario così inteso. È vera libertà, o non è forse una libertà che nega se stessa, negando il suo stesso presupposto necessario, la vita? L’uomo che decide di porre fine alla propria vita, direttamente o in modo mediato dal medico, realizza il massimo della divisione umana, perché prima di morire è omicida di se stesso.

Circa il secondo punto è evidente che, per la stessa legge della relatività, se vogliamo cogliere lo scivolamento etico in atto, la sua direzione, velocità ed accelerazione, bisogna porsi al di fuori del sistema, è necessario salire su un punto di osservazione alto e immobile; l’unico con queste caratteristiche è quello che recepisce la persona come un bene incondizionato, dal primo all’ultimo istante di vita.

In effetti la riflessione personalista del filosofo Robert Spaemann ci aiuta a comprendere come già la legalizzazione dell’eutanasia volontaria sia un male. Non possiamo pensare la persona se non come essere dotato di dignità incondizionata, eppure, una volta legalizzata l’eutanasia, qualcosa cambia: vivere quando si è malati o sofferenti non è più un fatto, ma una scelta che in quanto tale deve essere giustificata, ma questo è proprio la contraddizione della proposizione precedente. In effetti, osserva Spaemann, tutte le persone agiscono, anche quelle più apparentemente inutili suscitano in noi la parte migliore ed in questo modo, attraverso il loro prendere, danno all’umanità più di quanto ricevono (2). Il filosofo Stephan Kampowski osserva che la slippery slope non necessariamente indica che cosa avverrà, ma indica il potenziale intrinseco di mostruosità proprio di ciascun passo. Il processo della promozione di un tale espanso ed irresponsabile principio libertario è quindi assimilabile ad interrare un innocente piccolo seme che però, una volta germogliato, dà vita ad una pianta carnivora pazientemente in attesa della preda, l’uomo stesso che l’ha seminata.

È possibile dimostrare che le critiche logiche poste alla slippery slope sono simmetricamente applicabili al suo opposto simmetrico, il principio detto della scala automatica che vede nella libertà assoluta (di ricerca sugli embrioni, di aborto, di eutanasia) una fonte di felicità (3). In effetti, anche in un’ottica proporzionalista, la ponderazione razionale tra il principio di precauzione e quello di speranza, quando è in gioco la dignità della persona, finisce per dimostrare quanto il primo sia ben più pesante. La violazione del diritto a vivere è ben più grave della violazione del diritto di morire (assumendo che un tale diritto esista). Nel primo caso si tratta di una sottrazione definitiva, nel secondo di una sottrazione solo temporanea (4).

Una volta riconosciuto il principio di autonomia assoluta come elemento centrale delle decisioni bioetiche, inevitabilmente entra sulla scena il principio di giustizia, inteso in modo tale che se c’è qualcuno che ha una libertà, la stessa libertà deve essere riconosciuta a tutti. Diventerebbe di nuovo doveroso ammettere una serie di pratiche che l’uomo ha impiegato secoli per comprenderne la natura contraria alla dignità della persona. I duelli d’onore, la schiavitù su base volontaria (5), i giochi gladiatori (6), ma potremmo aggiungere l’assunzione di sostanze dopanti e il ricorso alle mutilazioni genitali per motivi culturali diventerebbero tutte possibili declinazione della giustizia libertaria. Sul versante del percorso dimostrativo empirico della china scivolosa abbiamo alcuni laboratori utili per capire il senso degli eventi, il più conosciuto dei quali è quello olandese, ma esiste anche quello belga e, declinato sul versante del suicidio assistito, lo stato dell’Oregon e la Svizzera sono Paesi in cui tale pratica è legale.

Teoricamente la disponibilità di mezzi sempre più efficaci per il controllo del dolore e della sofferenza corporea dovrebbe associarsi ad una progressiva riduzione del numero delle eutanasie. La pubblicazione dell’ultimo rapporto sull’applicazione della legge olandese in cui il numero delle eutanasie era per la prima volta ridotto, dopo tre rapporti consecutivi che ne avevano mostrato l’incremento, è stato utilizzato per negare la china scivolosa. I dati così presentati sono però fuorvianti, perché l’apparente riduzione del numero delle eutanasie è il risultato del passaggio ad altre forme di anticipazione della morte, realizzate mediante l’interruzione dell’alimentazione e della nutrizione nei soggetti in sedazione palliativa e l’intensificazione delle cure (7).

Sulla base dei dati ufficiali olandesi, belgi e dell’Oregon, l’andamento generale del fenomeno è quindi attualmente quello di una crescita iniziale del numero di eutanasie che poi tende ad un plateau. È un dato di fatto che nei Paesi dove è legale, l’eutanasia è praticata in maggior misura (8).

L’altro marker di scivolamento etico è costituito dall’estensione delle indicazioni. Il fenomeno si è sviluppato in Olanda nella sua interezza, passando dalla depenalizzazione de facto dell’eutanasia volontaria su paziente in fase terminale nel 1973 all’eutanasia volontaria per malati cronici, all’eutanasia non volontaria, a quella effettuata su pazienti sofferenti psicologicamente, per giungere a consentirla sulla base di una mal definita “sofferenza esistenziale” ed estenderla ai neonati con handicap (protocollo di Groninghen).

In Belgio, per adesso, la proposta avanzata nel 2004 di estendere la possibilità di eutanasia ai bambini e alle persone affette da turbe mentali è stata respinta, ma dal 18 Aprile 2005 è possibile acquistare in una catena di 250 farmacie il kit per l’eutanasia a domicilio al costo 60 . In Oregon David Schuman, sostituto procuratore generale dello stato, ha emesso l’opinione che la costituzione dell’Oregon e l’Americans With Disabilities Act imponevano probabilmente allo stato di assicurare un «compromesso ragionevole» per «permettere ai disabili di avvalersi degli strumenti predisposti dalla Death With Dignity Act» (9). Nello stato americano tutte le procedure di controllo si limitano ad una mera ricezione dei rapporti senza alcuna verifica, se non la correttezza formale, delle procedure.

In Olanda i due terzi delle richieste eutanasiche rivolte ai medici di famiglia vengono accolte (10). Se nel 1990, dopo 17 anni di depenalizzazione pratica dell’eutanasia, solo il 4% dei medici olandesi si dichiarava indisponibile a praticarla, nel 1990 tale cifra si era ridotta all’1% (11) e tra coloro che hanno effettuato eutanasie il sentimento del rimorso è risultato da uno studio specificamente condotto pari allo 0% (12). Tutto questo avviene nonostante vi sia una progressiva consapevolezza da parte della classe medica olandese di una crescente pressione esercitata dalle motivazioni economiche in ambito sanitario (11). In Finlandia, dove l’eutanasia è illegale, l’approvazione da parte dei medici per l’eutanasia non è cresciuta (13).

Certo, non si può sostenere che per adesso in Olanda si sia realizzato l’olocausto nazista, ma chi garantisce che siamo giunti al fondo? Chi può negare che in Olanda siamo un po’ più vicini ad esso? Chi può negare le profonde analogie fra i “gusci vuoti umani” del dottor Hoche nel 1920 e il concetto teorizzato di “persone con vite che in fin dei conti non vale la pena siano vissute” del bioeticista canadese Walter Glannon da una parte (14) e la sua realizzazione col protocollo di Groninghen olandese? Chi può negare l’uso propagandistico di film come “Mare dentro” e “Million dollar baby” in analogia col film “Ich clage an” del 1941? Certo, nel contesto democratico vi è molta più “dispersione”, ma non dobbiamo sottovalutare il pensiero debole. Esso ha labbra soavi, ma denti di acciaio. La dittatura del relativismo è potente. Il combattimento è in corso, mentre la dignità della persona e con essa la persona stessa è tenuta legata e i leoni sono stati sciolti nell’arena, oggi a ciascuno di noi è affidato il compito di difenderla. A noi pochi, noi felici pochi, noi banda di fratelli (15).

 

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Lo “scivolamento etico” nell’eutanasia - Intervento del dottor Renzo Puccetti
ROMA, lunedì, 18 giugno 2007 (ZENIT.org <http://www.zenit.org/> ).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l'intervento del dottor Renzo Puccetti, Specialista in Medicina Interna e Segretario del Comitato “Scienza & Vita” di Pisa-Livorno. http://www.scienzaevita.info/public/site/articles.asp?id=48&page=4
 

 

Argomento: Vita

 C'è una malattia dell'animo che si chiama compromesso.
Il compromesso non ha nulla a che vedere con la carità, con la tolleranza,con il giusto atteggiamento di misericordia che dobbiamo sempre avere verso il prossimo, consapevoli di essere, di fronte a Dio, peggiori del peggiore degli uomini.

Il compromesso è quello di Pilato, che sa dove stanno il bene e il male, ma se ne lava le mani, perchè vi sono convenienze politiche, opportunità, strategie, che vengono prima della verità.

Il compromesso nasce spontaneo in chi ama più la propria tranquillità, della Verità; in chi non crede che la Verità salvi l'uomo, sia il suo bene.

Così succede che oggi il Corriere titoli: "Fecondazione, legge aggirata, si torna a congelare ovuli. Diffide legali ai medici per evitare gravidanze plurime".
E' vero: il Corriere, che non ha altro scopo che attaccare la legge 40, ha ragione! La legge 40 è piena di errori, di incongruenze, di assurdità.

Determina in alcuni casi parti multipli, e quindi impone talora il ricorso all'aborto!
Alla faccia dei diritti del concepito!
Tanti cattolici lo hanno sempre detto: attenzione, non difendiamo questa legge come fosse una legge buona, una legge cattolica!
Spieghiamo che è solo un male minore, che elimina alcune crudeltà, ma ne mantiene altre.

Ma non sono stati ascoltati.
Si è preferito il compromesso: si è preferito difendere la legge 40, cioè la fecondazione artificiale, in una delle sue forme, pur di non essere additati, pur di non di dire alto e forte che qualsiasi forma di fecondazione artificiale è disumana, perchè uccide embrioni, mette a rischio la salute della madre e dei nati...

Così oggi ci tocca buscarle: ha ragione il Corriere! Si insinua nelle contraddizioni di chi non ha avuto il coraggio di dire tutta la Verità.
Personalmente, spinto da altri, ci ho provato. Qualche giorno prima del 12 giugno 2005 scrivevo sul Foglio: Eppure, se quella legge fosse tutta nostra, se fosse una legge cattolica, non mi sentirei, ugualmente, di rinunciare al voto.

Il problema allora è tutto qui: la legge 40 è una legge cattolica, che obbliga i cattolici, in coscienza, a difenderla?
No, assolutamente no.
La legge 40 è una legge che nasce da un compromesso, comprensibile, realistico, anche lodevole, ma non certo dal pensiero cattolico.

Per questo è dovere morale dei cattolici solo evitare, in ogni modo possibile e lecito, che sia ulteriormente peggiorata.
Dovrebbe essere un punto chiaro, semplice da comprendere: non è cattolica, la legge 40, perché permette la fecondazione in vitro!
Non lo è perché determina l'eliminazione procurata, prevista, calcolata, di un numero enorme di embrioni e dà all'uomo un potere che non gli appartiene.
Non è cattolica, e forse neppure logica, come hanno scritto i "grandi giuristi" del Corriere, perché apre alle coppie conviventi, privando così il nascituro di alcuni diritti che è lecito ritenere fondamentali.
Non lo è, infine, perché permette l'embrioriduzione o riduzione fetale, e cioè l'aborto, ad opera di una coppia che ha voluto il figlio a tutti i costi; perché determina la possibilità, anche con tre embrioni, di parti trigemini, e quindi rischiosi per la madre e per loro stessi; perché permette la crioconservazione dei gameti e, in certi casi, anche quella degli embrioni; perché permette che embrioni "difettosi", spesso a causa delle tecniche che li hanno prodotti, vengano poi scartati…

Stiamo difendendo qualcosa che non è nostro: possiamo almeno farlo come ci pare?.
Purtroppo si è rivelato tutto vero: oggi ci vengono a chiedere contro, a noi cattolici, di una posizione non chiara.
Vi sono donne che dicono: ma non avevate detto che la legge 40 portava ad una fecondazione artificiale lecita e buona?
Il compromesso non paga mai; perchè è falso.

Francesco Agnoli da http://www.comitatoveritaevita.it/pub/nav_Il_compromesso_non_paga_mai..php

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In merito alla recente decisione del Governo Gentiloni di rendere mutuabile la fecodazione artificiale eterologa, si ricorda che i Comitati Difendiamo i Nostri Figli (Family Day - Gandolfini) dell'Emilia Romagna stanno chiedendo ai Consiglieri Regionali dell'opposizione all'amministrazione del Partito Democratico di vigilare e di far propria la protesta della gente, contraria alla fecondazione artificiale e all'acquista da gameti da banche del seme.

Qui la petizione:
http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=50

Firmando questa petizione la tua e-mail arriverà a tutti i Consiglieri Regionali, Deputati e Senatori eletti in Emilia Romagna e facenti parte dell'opposizione.
Non firmare se abiti in altre Regioni.

Argomento: Vita

 Avete presente il prototipo dello scienziato pazzo, tipo il Dottor Stranamore del film di Stanley Kubrick «Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba?». Ebbene, a volte la realtà si incarica di andare ben oltre la fantasia.

È il caso del professor Paul R. Ehrlich, entomologo americano della Stanford University, diventato celebre dopo aver pubblicato un libro, intitolato «La bomba della popolazione», nel quale, sulla base di accurati calcoli, faceva una previsione catastrofista: nel decennio dal 1973 al 1983 ben un quarto del genere umano sarebbe morto per fame.

Onde evitare una simile strage, Ehrlich scrisse che sarebbe stato necessario prendere provvedimenti draconiani, a partire dall’imposizione per legge, senza guardare ai diritti individuali, del controllo delle nascite obbligatorio e indiscriminato.

E come somministrare le sostanza necessarie a impedire le nascite? Semplice: introducendo sterilizzatori nell’acqua potabile e nei cibi più comuni.

Ovviamente le previsioni del professore, come quelle di tutti catastrofisti, si sono rivelate campate per aria. Tuttavia ciò non gli ha impedito di continuare a sostenere le sue tesi e di indicare soluzioni. Una delle caratteristiche dei catastrofisti inveterati è infatti quella di non considerare la realtà per quella che è, ma soltanto come pretesto per sostenere le loro idee senza fondamento.

Forse qualcuno ricorderà la scommessa di Ehrlich con Julian Simon, economista che non si lasciò mai influenzare dall’ideologia ecologista e neomalthusiana. Convinto che il mondo, nonostante l’aumento della popolazione, avrebbe migliorato la disponibilità di risorse grazie allo sviluppo delle conoscenze, della tecnologia e della vituperata globalizzazione, Simon, contrario al controllo delle nascite e soprattutto all’imposizione dell’aborto di massa,  nel 1980 sfidò il suo ben più famoso collega: «Scegli cinque materie prime e io scommetto che tra dieci anni costeranno non di più ma di meno rispetto a oggi».

Quelli erano gli anni in cui i catastrofisti pontificavano e il famigerato Club di Roma imperversava con le sue tesi sui limiti dello sviluppo e la necessità di ridurre le bocche da sfamare. Ehrlich, sicuro di vincere la scommessa, scelse dunque cinque metalli: rame, cromo, nichel, stagno e tungsteno, e commentò con sicumera: «Io e i  miei colleghi John P. Holdren e John Harte  accettiamo tutti insieme l’offerta stupefacente di Simon prima che altra gente avida si aggreghi».

Con la presunzione tipica degli ideologi, Ehrlich pensava di vincere facile. Invece, come aveva previsto Simon, i prezzi andarono in una direzione opposta ed Ehrilich si ritrovò a dover pagare più di cinquecento dollari. Il che, in ogni caso, non lo spinse mai a fare autocritica.

Perché ricordare oggi queste vicende?

Perché dal 27 febbraio al primo marzo prossimi, presso la Casina Pio IV in Vaticano, per iniziativa di due pontificie accademie, quella delle scienze e quella per le scienze sociali, si terrà un simposio internazionale sul tema «Estinzione biologica. Come salvare l’ambiente naturale da cui dipendiamo», e fra i relatori invitati a portare il loro autorevole contributo chi ci sarà? Proprio lui, l’ineffabile professor Ehrlich. E quale sarà il tema affidatogli? «Come salvare il mondo naturale».

Ora, gli organismi vaticani sono ovviamente liberi di organizzare i simposi che vogliono e di invitare chi vogliono, ma è difficile non porsi una domanda: con tutti gli scienziati che esistono, è proprio il caso di offrire una tribuna a uno come Ehrlich, che non solo si è fatto paladino dell’aborto di massa ma ha sbagliato completamente le sue catastrofiche previsioni? 
Che cosa può avere da insegnare questo Dottor Stranamore secondo il quale entro l’anno duemila l’Inghilterra avrebbe praticamente cessato di esistere, a meno di non intervenire con massicce politiche a base di aborto e sterilizzazione di massa?

Oggi, nell’anno di grazia 2017, la comunità scientifica mondiale ha smentito tutte le più fosche previsioni dei catastrofisti.
Nel mondo, certamente, c’è ancora chi soffre la fame, eppure il pianeta, nonostante l’aumento della popolazione, non ha mai sfamato così tanta gente e la qualità della vita non è mai  migliorata tanto.
Se ancora adesso un miliardo di persone soffre la fame non è perché non ci sono le risorse, ma perché ci sono troppi sprechi.  Il problema non è impedire alle persone di avere figli, ma garantire loro livelli adeguati in campo sanitario e scolastico.

Commentando la scelta del Vaticano, il presidente del Population Research Institute, Steven Mosher, giornalista e studioso americano contrario alle politiche abortiste, ha detto:
«Le opinioni di Ehrlich sui tassi di estinzione biologica sono esagerate tanto quanto le sue previsioni relative ad un’esplosione demografica, previsioni tutte fallite. Per quale ragione il Vaticano debba dare un palco a questo profeta laico di sventura va oltre le mie capacità di comprensione. Ci sono moltissimi scienziati cattolici, le cui opinioni, basate su fatti, meriterebbero d’esser valorizzate dalla Chiesa. Quale sarà la prossima mossa? Invitare Raul Castro a parlare di diritti umani?».

La tesi al centro del congresso in Vaticano sarà che i cambiamenti climatici globali stanno mettendo a rischio le «biodiversità», il quaranta per cento delle quali sarà distrutto «entro la fine di questo secolo». Sconfitto dai fatti per quanto riguarda la crescita della popolazione mondiale, il catastrofismo torna all’attacco cambiando cavallo: dalla bomba demografica a quella climatica, e di nuovo si lancia in  previsioni.
È una questione di «giustizia sociale» e di «moralità», dicono gli organizzatori del congresso nel presentarne i lavori, ma anche di «sopravvivenza». E siccome all’origine dei cambiamenti climatici c’è l’uomo, ecco che torna la tesi di sempre: eliminiamo l’uomo, riduciamo la sua presenza sulla terra e risolveremo ogni problema.

Di recente (si veda l’articolo «Biophysical limits, women’s rights and the climate encyclical» pubblicato in  «Nature Climate Change») Ehrlich e l’amico Harte, a commento dell’enciclica «Laudato sì’» di Francesco hanno sostenuto che «il papa ha fatto un forte invito ad agire sui cambiamenti climatici, ma non riesce ad affrontare i complessi legami tra lo sviluppo e la crescita demografica».
Dunque?  
Ebbene, quello di Francesco resta «un delirio senza senso» finché non si mette mano al controllo demografico. «È cristallinamente chiaro», scrive Ehrlich. «Nessuno interessato allo stato del pianeta e allo stato dell’economia globale può evitare di trattare della popolazione. È l’elefante nella stanza».

Ehrlich, alla bella età di ottantacinque anni, ha perso il pelo ma non il vizio e continua a pontificare, come faceva con il suo libro del 1969.
La cosa sorprendente è che adesso pontificherà al papa. E su invito del Vaticano.

 

Aldo Maria Valli http://www.aldomariavalli.it/2017/01/14/il-dottor-stranamore-in-vaticano/

Argomento: Vita

 Il governo Gentiloni ha firmato dall'ospedale dove è ricoverato il premier, il decreto che vara i nuovi livelli essenziali di assistenza per la sanità (L.E.A.), ovvero le prestazioni ed i servizi che il servizio sanitario è tenuto a fornire ai cittadini di tutte le regioni italiane. Oltre a quella di Gentiloni il documento reca la firma del ministro della salute Beatrice Lorenzin e del ministro dell'economia Padoan.

 [Su questo argomento si ricorda agli emiliani la campagna contro la Giunta PD-NCD:
http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=50 ]

Giunge così a compimento il lavoro della commissione di aggiornamento che si era insediata l'11 ottobre 2016 sotto la presidenza del ministro Lorenzin di cui facevano parte i rappresentanti delle regioni, del ministero delle finanze e di organi tecnici tra cui l'Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio Superiore di Sanità, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Le novità sono sicuramente molte ed in molti casi esse costituiscono un miglioramento per le persone malate.

Tra quelle di più immediato impatto per le questioni bioetiche vi è sicuramente l'inclusione nei nuovi L.E.A. delle procedure di fecondazione in vitro, compresa la fecondazione eterologa. La prospettiva adottata è fondamentalmente questa: l'infertilità è una patologia, la fecondazione artificiale è la cura che la scienza medica ha allestito per le persone portatrici di questa patologia, la scelta politica è dunque quella di inserire la fecondazione in vitro tra le procedure assicurate dal sistema sanitario nazionale.

Alcuni bioeticisti contestano l'impiego del termine cura per una procedura che non cura affatto, dicono, l'infertilità di base. Non credo che questo sia un argomento valido. La dialisi renale non cura la patologia renale, tuttavia ne contrasta gli effetti; la somministrazione di insulina nel diabete tipo I o di ormone tiroideo nell'ipotiroidismo non cura l'insufficiente produzione ormonale, tuttavia impedisce che tale deficienza determini la morte o gravi danni per la salute del paziente. Un by-pass aortocoronarico non fa scomparire l'istruzione della coronaria, ma impedisce che essa determini la morte per ischemia di una porzione del tessuto miocardico.

Routinariamente la cura non determina la guarigione dalla malattia, ma si limita ad alleviare le conseguenze della malattia, tuttavia sfido i miei amici bioeticisti a sostenere che la dialisi, l'insulina e la rivascolarizzazione cardiochirurgica non curando la patologia di base non dovrebbero essere considerate vere cure e quindi sarebbero da escludere dai L.E.A. Lo stesso principio viene adottato per la fecondazione eterologa: se manca l'ormone si dà l'ormone, se mancano i globuli rossi si reintegrano mediante trasfusioni da un donatore ad un ricevente, se manca un organo lo si fa con i trapianti, perché non dovrebbe essere fattibile con i gameti? Questo è l'approccio pragmatico seguito dagli specialisti impegnati nel combattere l'infertilità.

L'occasione consente di riaffermare dunque con nettezza (e spero sufficiente lucidità) la vera ragione che giudica una sciagura l'inclusione della fecondazione in vitro nei L.E.A. quale, è doveroso dirlo per amore della verità, ossequioso e legalmente dovuto adempimento da parte della politica di quanto i giudici avevano ordinato attraverso le varie sentenze che hanno smontato i limiti previsti nella legge 40.

Tuttavia questo non ci solleva dal proclamare ancora una volta che l'intenzione di sollevare le persone da una sofferenza non può essere un lasciapassare per qualsiasi pratica, ma debba sempre avvenire mediante percorsi rispettosi della dignità umana. Il desiderio di maternità e paternità, di per sé buono e condivisibile, non può essere soddisfatto al prezzo di selezionare gli embrioni secondo criteri qualitativi, stoccare atempo indeterminato sotto azoto liquido l'eccesso produttivo, interporre nel processo generativo figure esterne alla coppia, preselezionare i fornitori della componentistica.

Queste sono pratiche che, come osservato dal bioeticista Leon Kass, riducono l'essere umano a manufatto e rendono lo Stato che vi partecipa complice del Baby Business descritto dalla professoressa della Columbia Debora Spar. E le donne indigenti usate come "cava" biologica da cui strappare quanti più gameti mediante "bombe" ormonali? Se si può vendere le cellule, se lo Stato stesso diventa acquirente, per quale ragione non si potrà comprare organi interi?

Eppure che l'embrione non è un materiale biologico assimilabile a nessun altro è reso evidente dalla biologia: un globulo rosso non cresce fino a diventare un bambino che domanda: "chi è mia madre?". E qual'è il tasso di successi di questa modalità terapeutica? Nel 2014 delle64.323 coppie che si sono sottoposte alla fecondazione in vitro, soltanto 9.203 sono giunte al parto, appena il 14,3%. Per il restante 85,7% la speranza si è trasformata in una fallimentare delusione. Con la donazione di gameti la probabilità di successo cresce soltanto al 21,1%.

Negli Stati Uniti l'uso di donatrici di ovuli è del 4%quando la donna richiedente ha meno di 35 anni, diventa il 6% per richiedenti di 35-37anni, sale al 10% per quelle di 38-40 anni e raddoppia per ogni incremento di due anni della fascia di età delle committenti fino a giungere al 73% delle procedure con ovuli acquistati sul mercato quando la donna che vuole un bambino ha più di 44 anni. In Italia l'uso di gameti esterna alla coppia è consentito soltanto per i portatori di patologie trasmissibili, ma in fin dei conti anche questo è un paletto dondolante; se avere un bambino è un diritto ed il principio del mercato è quello di soddisfare la domanda, l'età dovrà pur essere un problema risolvibile dalla tecnica.

In fin dei conti, come noi medici abbiamo imparato a dire, senectus ipsa est morbus

 

(Renzo Puccetti -14-01-2017, tit. orig. Dal governo un via libera all'essere umano manufatto, in http://www.lanuovabq.it/it/articoliPdf-dal-governo-un-via-libera-all-essere-umano-manufatto-18642.pdf)

 

Argomento: Vita

 Campagna rivolta solo ai residenti in Emilia Romagna

 1. La Regione Emilia Romagna ha deciso di acquistare da banche del seme gameti femminili e maschili per promuovere la fecondazione eterologa (cfr. http://tinyurl.com/RegioneER)

 2. Il Card. Caffarra ha definito tale decisione "gravissima e aberrante"  (Cfr. http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-bambini-non-si-comprano-scendiamo-in-piazzacaffarra-accusa-la-sua-emilia-aberrante-17638.htm) perchè "Non ci si rende conto che si sta sradicando la genealogia della persona dalla genealogia naturale".

Sua Eminenza ha spiegato anche che "si producono le cose, non i bambini e questa è una produzione di bambini. Ma la logica della produzione deturpa la dignità della persona. Il bambino viene così deturpato nella sua dignità. In secondo luogo il corpo della donna non è una miniera, una cava da cui estrarre ciò che mi serve per compiere i miei desideri, perché un ovocita non è il tessuto della cornea di cui mi servo per dare la vista a un cieco. L’ovocita ha in sé la potenza di dare origine ad una nuova persona, non è una cellula qualsiasi".

3. Si tratta inoltre di denaro di contribuenti che, per gran parte, sono all'oscuro delle terribili intenzioni degli amministratori della nostra Regione.

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I Comitati Difendiamo i Nostri Figli (Family Day - Gandolfini) dell'Emilia Romagna chiedono ai Consiglieri Regionali dell'opposizione all'amministrazione del Partito Democratico di vigilare e di far propria la protesta della gente, a favore della difesa della vita umana, dal concepimento alla morte naturale.

Qui la petizione:
http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=50

Firmando questa petizione la tua e-mail arriverà a tutti i Consiglieri Regionali, Deputati e Senatori eletti in Emilia Romagna e facenti parte dell'opposizione.
Non firmare se abiti in altre Regioni.

Argomento: Vita

 Legge 40 sulla procreazione assistita: cosa rimane in vigore?

 La Consulta l’ha stravolta: sì alla fecondazione eterologa e più possibilità di impianto e conservazione degli embrioni. E in alcune Regioni con i soldi di tutti.

 Lo Stato totalitario italiano ha ignorato la volontà popolare, espressa con l'astensione al referendum del 2005 e così commentata dal Cardinal C. Ruini: il mancato raggiungimento del quorum è "frutto della maturità del popolo italiano, che si è rifiutato di pronunciarsi su quesiti tecnici e complessi, che ama la vita e diffida di una scienza che pretenda di manipolare la vita".

 

 

 La legge 40 costituisce l’ultima tappa di un processo che vorrebbe legiferare sul "desiderio" anzichè sulla ragione e alla natura.
 Essa NON riguarda le coppie che desiderano un figlio ma non riescono ad averlo in modo naturale, ma obbedisce invece a una visione del mondo che odia la natura in quanto creata da Dio.

  La procreazione medicalmente assistita (Pma) è regolamentata in Italia dalla legge 40 del 2004 che ha subìto una trentina di modifiche, tra interventi dei governi e della magistratura. Interventi che hanno, in parte, alterato alcuni dei capisaldi della legge originaria.

Com’era la legge 40 sulla procreazione assistita

Al momento della sua approvazione dal Governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, la legge 40 definiva la procreazione assistita come «l’insieme degli artifici medico-chirurgici finalizzati al favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità umana, qualora non vi siano altri metodi efficaci per rimuovere le cause di sterilità o di infertilità».
Tra i primi problemi posti da questo concetto, dunque, c’è quello di ricorrere al Servizio sanitario nazionale per usufruire della relativa copertura. In pratica, una coppia potrebbe sempre dire che l’infertilità è una malattia come tante altre e, di conseguenza, la sanità pubblica se ne deve fare carico.

Tant’è: la legge afferma, poi, che lo Stato «promuove ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e dell’infertilità e favorisce gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l’incidenza».
Attenzione, però: nel rispetto «di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito». Questione etica non da poco.

Nella sua versione originale, la legge 40 stabiliva che alle tecniche di procreazione assistita potessero accedere «coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi» e vietava espressamente il ricorso a tecniche di fecondazione eterologa, così come l’eugenetica.
Che cos’è l’eugenetica?
Già suona male il termine, figuriamoci il significato: non è altro che la tecnica volta alla selezione della razza, tecnica che spesso prevede l'eliminazione delle persone "con difetti" o "imperfette".
Una tecnica subdolamente presentata come volta al miglioramento della specie umana, gia nell'Unione socialista sovietica e nella Germania nazional-socialista.
Qualcuno potrebbe pensare che, da certi punti di vista, non guasterebbe, soprattutto se servisse ad evitare ogni impulso criminale. Ma nel caso specifico della procreazione assistita non è permesso.

Scorrendo ancora la legge del 2004, si può vedere che veniva vietata la crioconservazione degli embrioni, cioè di mettere gli embrioni in freezer per ridurre il loro soprannumero.
La tecnica era, però, consentita per temporanea e documentata causa di forza maggiore, non prevedibile al momento della fecondazione.

Legge 40: l’intervento della Consulta

La Corte Costituzionale è intervenuta più volte a proposito della legge 40 sulla procreazione assistita. E non proprio per rispettare la legge naturale nè i risultati del Referendum che ne impedì una versione più selvaggia.
Già nel 2009 [1], cioè 5 anni dopo l’approvazione della legge, la Consulta ha dichiarato parzialmente illegittimi gli articoli che prevedevano:

  • il limite di produzione di tre embrioni;
  • l’obbligo di un unico e contemporaneo impianto;
  • l’articolo relativo alla crioconservazione degli embrioni nella parte in cui non viene contemplato che il trasferimento di tali embrioni nell’utero della futura mamma «da realizzare non appena possibile» venga effettuato senza pregiudizio per la salute della donna.

La Consulta, in questa sentenza, accoglieva anche il pronunciamento del Tar del Lazio [2] con cui veniva dichiarato illegittimo il divieto di diagnosi preimpianto previsto nel 2004 dal decreto del Governo, a meno che quella diagnosi non avesse finalità eugenetiche.
E' stata così introdotta la possibilità di "selezione della specie".

La Corte si è espressa anche nel 2014, a seguito del ricorso incidentale presentato dai tribunali di Milano, Catania e Firenze, dichiarando illegittima la parte della legge 40 sulla procreazione assistita in cui si vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi in casi di infertilità assoluta.
Secondo i giudici, questo divieto si scontra con gli articoli 2, 3, 29, 31, 32, e 117 della Costituzione e con gli articoli 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Scavalcando il comune sentire del popolo italiano si è così introdotta la fecondazione eterologa.

Non è finita. Nel 2015, dopo un ricorso incidentale del Tribunale di Napoli, la Consulta hanno dichiarato illegittimo l’articolo che sanzionava penalmente la condotta dell’operatore medico volta a consentire il trasferimento nell’utero della donna dei soli embrioni sani o portatori sani di malattie genetiche.
Secondo i giudici, questo concetto rappresenta una violazione del principio di ragionevolezza nonché del diritto al rispetto della vita privata e familiare.
Secondo noi questa decisione è eugenetica pura.
Resta in vigore solo la parte della norma che vieta la soppressione degli embrioni malati e non inutilizzabili, in quanto non possono essere trattati come un mero materiale biologico.

Procreazione assistita: il decreto Lorenzin

Sempre nel 2015, l’allora ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, firma un decreto sulla procreazione assistita [3] che formalizza la visione eugenetica e socialista, introducendo:

  • l’accesso alle tecniche di fecondazione eterologa;
  • la valutazione clinica, il più attenta possibile, del rapporto rischi-benefici;
  • l’accesso alle tecniche alle coppie cosiddette sierodiscordanti; in pratica a quelle coppie in cui uno dei due sia portatore di una malattia virale sessualmente trasmissibile, come l’epatite B o C oppure l’Hiv. La novità risiede nel fatto che prima l’accesso era previsto soltanto per l’uomo e non per la donna;
  • le indicazioni dettagliate nella cartella clinica circa i trattamenti eseguiti e le motivazioni in base alle quali si decide sia il numero di embrioni da generare sia quello degli embrioni eventualmente non trasferiti ma da conservare.

La fecondazione assistita eterologa

La fecondazione eterologa, dunque, è ammessa in Italia dal 2014, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale, riportata anche dal decreto Lorenzin del 2015.
Fortunatamente, non mancano i problemi per le coppie che vogliono servirsi di questa pratica per avere un figlio, dal momento che la sanità pubblica è materia delle Regioni e che sono proprio questi enti a decidere l’orientamento da seguire in materia.
In Italia, sono solo tre gli ospedali pubblici a cui ci si può rivolgere: in Toscana al Careggi di Firenze, in Friuli Venezia Giulia al Santa Maria degli Angeli di Pordenone ed in Emilia Romagna al Sant’Orsola di Bologna.
Tutte e tre le Regioni sono a guida Partito Democratico: Emilia-Romagna e Toscana sono regioni storicamente egemonizzate dalla cultura socialista.

Nelle altre regioni, per il momento, si deve pagare la fecondazione eterologa di tasca propria, sborsando dai 2.000 ai 10.000 euro, a seconda dei tentativi.
Viene in mente una piccola curiosità: i nostri anziani, una volta, nel loro gergo, non parlavano di “concepire” un figlio ma di “comprare” un figlio.
Siamo lì.

Come avviene la procreazione assistita

Per completezza, riportiamo le tecniche di procreazione assistita.
Esistono tre livelli. Il primo riguarda l’inseminazione semplice. Avviene nel corpo della donna dopo una stimolazione ovarica ed il potenziamento degli spermatozoi.

Le tecniche di secondo e terzo livello consistono in una fecondazione esterna al corpo della donna, cioè in vitro. Una volta fecondato l’ovulo, l’embrione (precedentemente congelato o non congelato) viene reimpiantato nell’utero.

Quelle di terzo livello prevedono un intervento endoscopico grazie al quale si inietta o un singolo spermatozoo oppure migliaia di spermatozoi per favorire la fecondazione.

Carlos Arija Garcia

da: http://www.laleggepertutti.it/142478_legge-40-sulla-procreazione-assistita-cosa-rimane-in-vigore (con modifiche sui giudizi)

NOTE

[1] Corte Cost., sent. n. 151/2009.

[2] Tar Lazio, sent. n. 398/2008.

[3] D.M. del 1 luglio 2015.

Argomento: Vita

 Canada. L’Unicef chiede al Parlamento di estendere l’eutanasia ai bambini

L’organo ufficiale dell’Onu deputato a «tutelare i bambini» e a garantirne il «diritto a sopravvivere» ha proposto ufficialmente che il diritto di morire venga «esteso ai minori maturi» come i 16enni depressi.

L’Unicef invoca l’eutanasia per i bambini. L’organo ufficiale dell’Onu deputato a «tutelare i bambini» fa aperta campagna per la loro uccisione in Canada. Non si tratta di una voce di corridoio o dell’indiscrezione di qualche gola profonda, ma delle parole pronunciate a Ottawa davanti al Parlamento da Marvin Bernstein, avvocato filantropo e Chief Policy Advisor di Unicef Canada.

«EUTANASIA PER I MINORI MATURI». «L’aiuto medico a morire è stato previsto per gli adulti competenti. Sorge spontanea la domanda: perché non per gli altri gruppi di persone come i minori maturi?», ha dichiarato il 12 maggio Bernstein davanti alla commissione Affari legali e costituzionali del Senato canadese. «Questa domanda richiede una risposta e noi come Unicef Canada certamente sosteniamo l’estensione di questo diritto».

LA CORTE SUPREMA. La legge sull’eutanasia verrà votata dal Parlamento il 6 giugno dopo che l’anno scorso, a febbraio, la Corte suprema del paese ha dichiarato incostituzionale la proibizione del suicidio assistito e dell’eutanasia contenuta nel Codice penale. Per questo ha dato un anno di tempo alla politica per approvare una legge specifica. Il testo che dovrebbe essere votato permette a tutti gli adulti che soffrono in modo insopportabile per cause fisiche o mentali di richiedere la morte. Non è necessario essere affetti da malattie terminali.

PERCORSO A TAPPE IPOCRITA. Secondo Unicef, l’eutanasia minorile, già approvata in Belgio, dovrebbe diventare legge secondo un preciso «percorso a tappe». Prima l’eutanasia per tutti gli adulti competenti, poi, dopo «tre anni di studi sui possibili effetti della legge sui minori» e su come evitare «manipolazioni» garantendo «precise tutele», dovrebbe essere estesa «non a tutti i bambini, ma solo ai minori maturi». La proposta è di rara ipocrisia: specificare che solo i minori maturi, e non tutti i bambini, dovrebbero avere accesso alla “buona morte” non ha senso, non esistendo un criterio oggettivo per stabilire la presunta maturità. Perché poi un bambino dovrebbe essere maturo per chiedere allo Stato di ucciderlo e non per guidare o votare? Allo stesso modo, studiare i «possibili effetti» della legge sui bambini è un controsenso: quali effetti più gravi della morte del bambino stesso può causare la legge? Per quanto riguarda manipolazioni e tutele il discorso è altrettanto insensato, visto che è proprio l’introduzione della legge a manipolare, ventilando l’idea che il suicidio è una soluzione accettabile davanti alla sofferenza.

ANCHE I 16ENNI DEPRESSI. Bernstein non si pone questi problemi ma sottolinea che l’eutanasia minorile è «coerente con la Convenzione sui diritti dell’infanzia». Per Unicef, spiega il responsabile, i bambini devono poter essere uccisi anche in assenza di una malattia terminale e anche per motivi psicologici. Alla domanda di un senatore, se «un 16enne depresso» dovrebbe poter essere ucciso in base alla legge, Bernstein ha risposto candidamente: «Sì».

KILL THE CHILDREN. La svolta è importante per un’organizzazione che ha come scopo quello di «contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei bambini» e che sviluppa i suoi programmi in tutto il mondo per «salvaguardare il diritto umano più fondamentale di tutti: il diritto di un bambino a sopravvivere». Come si concilia questa missione con la richiesta di estendere l’eutanasia ai più piccoli? L’Unicef non è l’unica organizzazione che si batte per i diritti dei bambini a richiedere la loro uccisione. Già nel 2014 Save the Children, insieme ad altre sigle riunite sotto il nome “Together”, aveva chiesto alla Scozia di estendere il suicidio assistito anche ai minori perché «le malattie terminali non discriminano le persone in base alla loro età, di conseguenza anche la sanità non dovrebbe farlo». Anche per Unicef i «minori maturi» non devono essere discriminati. Al massimo uccisi.


 
 
Argomento: Vita

 La battaglia per il diritto all’obiezione di coscienza dei farmacisti fa segnare un importante novità con la sentenza emessa dal Tribunale di Gorizia. In attesa delle motivazioni, che arriveranno entro 90 giorni, i magistrati friulani hanno assolto una dottoressa triestina, E. M., assistita dagli avvocati Simone Pillon e Marzio Calacione con l’ausilio dei consulenti tecnici prof. Bruno Mozzanega e dott. Renzo Puccetti.

La farmacista era imputata del reato di omissione o rifiuto di atti di ufficio perché, in qualità di collaboratrice presso la farmacia comunale, e quindi incaricata di pubblico servizio, nel 2012, durante un turno notturno si era rifiutata di consegnare il Norlevo, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, perché abortiva, nonostante l’esibizione di ricetta medica rilasciata con espressa indicazione di assumere il farmaco nella stessa giornata, appellandosi all’obiezione di coscienza e indicando la farmacia più vicina in cui l’avrebbe potuta acquistare.

Il Pubblico Ministero aveva chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche e la condanna a 4 di reclusione coi benefici di legge.

“Dopo tre anni di procedimento penale – spiegano i difensori – con tutto quello che ciò può comportare in termini personali, familiari e professionali, la nostra assistita ha visto riconosciute le sue sacrosante ragioni, conformemente a quanto previsto dall’art. 3 del codice deontologico dei farmacisti che recita: “Il farmacista deve operare in piena autonomia e coscienza professionale conformemente ai principi etici e tenendo sempre presenti i diritti del malato e il rispetto per la vita”.
In attesa di leggere le motivazioni si condivide sin d’ora questa decisione giudiziale saggia ed equilibrata che si pone come primo precedente giurisprudenziale in materia e ci si augura che processi penali simili non debbano più ripetersi e che i diritti costituzionalmente garantiti alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione di tutti gli esseri umani non siano più abbandonati al coraggio del singolo ma trovino pieno riconoscimento in un’apposita legge che prenda atto del pluralismo etico e della preminenza del diritto alla vita e alla libertà”.

Piero Uroda e Giorgio Falcon, rispettivamente presidente e vice dell’Unione cattolica farmacisti italiani, non nascondono la loro soddisfazione per un “risultato storico” e parlano apertamente di “ingiusta persecuzione per un comportamento erroneamente considerato ideologico”.
Le novità contenute in questa sentenza – affermano – non potranno essere disconosciute per il loro valore dirompente.
Per la prima volta viene riconosciuto a un farmacista la piena autonomia nel proprio ambito professionale fondata sul suo bagaglio culturale e morale.
Ci aspettiamo una piena consapevolezza e un costruttivo confronto all’interno della Fofi (la Federazione degli ordini dei farmacisti, ndr) alla luce delle nuove indicazioni giuridiche”.

Rifiutare di vendere farmaci abortivi non è un reato ma un diritto che rientra nell’obiezione di coscienza.
Siamo quindi molto contenti della decisione del Tribunale di Gorizia – ha commentato il presidente del Comitato promotore del Family day, Massimo Gandolfini – Ringrazio in particolar modo l’amico avv. Simone Pillon, membro del direttorio del Family day, e i colleghi e amici prof. Bruno Mozzanega e dott. Renzo Puccetti che col loro lavoro hanno contribuito ad ottenere questo straordinario risultato che segna una svolta nella giurisprudenza italiana.
Finalmente – continua Gandolfini – dopo anni di silenzi e di censure, è apparso chiaro a tutti che nessun professionista può essere costretto ad andare contro la propria coscienza con la minaccia della galera.
La caccia ideologica agli obiettori non trova nessuna giustificazione, anche perché i dati, diffusi pochi giorni fa dal Ministero della Salute, mostrano la facilità di accesso all’acquisto di pillole abortive, consentito anche senza ricetta, che è infatti aumentato di circa il 400% dal 2012 a oggi”.

“E’ stato un onore difendere una donna tanto umile quanto determinata – conclude Pillon – Ora ci aspettiamo che il parlamento approvi nel più breve tempo possibile una norma che tuteli la libertà di coscienza, anche perché non possiamo lasciare al coraggio dei singoli, per quanto grande, il presidio dei più elementari principi etici e il rispetto della vita”.

Da: http://www.interris.it/2016/12/20/109212/cronache/italia/rifiuto-la-pillola-del-giorno-dopo-assolta-farmacista-triestina.html

 

Argomento: Vita

  Mentre l'attenzione dei cattolici italiani veniva deviata sull'assurda diatriba "se Dio punisca o no", si è svolta a Roma un incredibile "marcia": per la prima volta nella storia, una Conferenza Episcopale ha dato il suo appoggio ad un evento promosso dalla lobby che più di ogni altra ha attaccato la famiglia, la vita nascente, la fecondazione artificiale, la droga: il Partito Radicale.

 

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In psicologia la resilienza indica la capacità d’affrontare, contro tutto e contro tutti, le avversità in cui si sia immersi.

A modo suo, il «Gruppo di San Gallo», spiazzato dall’elezione di Benedetto XVI, fu dunque resiliente, seppe cioè far buon viso a cattiva sorte e lavorare in vista di tempi migliori, tempi che effettivamente per quel sodalizio giunsero col Pontificato Bergoglio, cui tanto si dedicò, preparandone il terreno.

La stessa cosa sta avvenendo con l’adesione sì-no-forse della Cei alla IV «Marcia per l’amnistia, la giustizia, la libertà», promossa per questa domenica dal Partito Radicale, non a caso intitolandola a Marco Pannella ed a papa Francesco, non a caso proprio in concomitanza col Giubileo dei Carcerati. Tale adesione è lampante nelle dichiarazioni attribuite lo scorso 19 ottobre da Radio Radicale al Sottosegretario e portavoce della Cei, don Ivan Maffeis; è più sfumata, invece, e ridotta ad una semplice “condivisione d’intenti” in una sua precisazione successiva. Non è dato sapere se davvero si sia trattato di un semplice equivoco con una parziale, ma intempestiva rettifica, o se viceversa la ridda di proteste subito levatesi dal mondo cattolico abbia suggerito una rapida marcia indietro.

Comunque sia, tale sostegno, che ha giustamente scandalizzato molti, in realtà non dovrebbe stupire. Come già fece il «Gruppo di San Gallo», operante a lungo dietro le quinte, anche in questo caso è evidente un lavoro di silente e meticolosa preparazione durato non anni, bensì decenni e manifestatosi in modo esplicito solo una volta conquistate posizioni di vertice ed una volta raggiunte consolidate probabilità di successo.

Così non stupisce che, alla notizia della morte del leader radicale, L’Osservatore Romano lo abbia ricordato come «protagonista tra i più noti della vita politica italiana, portando avanti battaglie appassionate contro la pena di morte, contro la fame nel mondo e per il miglioramento delle condizioni dei carcerati», senza cenni espliciti ad aborto, divorzio e dintorni; non stupisce, perché già nel 2010 lo stesso direttore del quotidiano della Santa Sede, Giovanni Maria Vian, incoraggiò l’avvio di un dialogo con Pannella ed Emma Bonino.

Non è uscita dal cilindro l’idea d’individuare nella situazione carceraria l’humus del compromesso radical-ecclesiale, poiché già ripetuti e chiari furono in passato i segnali in tal senso. Nell’aprile 2012 i Vescovi della Basilicata, all’unanimità, aderirono alla Marcia organizzata dai Radicali a Roma, schierandosi a favore dello svuotamento delle carceri. Marcia, cui annunciarono la propria partecipazione anche don Andrea Gallo, don Antonio Mazzi, don Luigi Ciotti, 20 cappellani delle carceri ed un’ampia rappresentanza del volontariato cattolico.

Solo sei mesi dopo, il 23 ottobre, dai microfoni di Radio Radicale, l’allora direttore dell’Ufficio Comunicazione della Cei, mons. Domenico Pompili, annunciò di condividere la battaglia per l’amnistia promossa dai Radicali e di aderirvi anche a nome della Cei. Mons. Pompili ha fatto carriera: l’anno scorso papa Francesco lo ha nominato Vescovo di Rieti.

Sempre secondo Radio Radicale, lo stesso Pontefice, quando due anni fa chiamò Pannella al telefono, gli avrebbe assicurato sostegno «contro questa ingiustizia» ovvero contro le condizioni detentive nelle carceri italiane.

Così anche le frequenti visite, compiute da mons. Vincenzo Paglia al capezzale di Pannella, non furono né sorprendenti, né casuali: Il Fatto Quotidiano dello scorso 20 maggio ha anzi specificato come mons. Paglia – peraltro da poco nominato da papa Francesco Gran Cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II e presidente della Pontificia Accademia per la Vita – conoscesse e frequentasse il leader radicale «dai primi anni Novanta» e lo definisse, con ammirazione, uno che «ha speso la vita negli ideali in cui ha creduto». L’elenco potrebbe continuare: tutti gesti, segni e parole assolutamente convergenti e certo frutto non del caso, vogliono anzi dire qualcosa.

Quel che è certo è che da tempo qualcuno premeva e qualcun altro pazientemente tesseva le trame, per giungere a “reclutare” la Cei nella marcia radicale di questa domenica, col pieno avallo del Segretario generale della Conferenza episcopale, mons. Nunzio Galantino. La giornalista Costanza Miriano ha parlato di «un gesto fatto non in un momento d’entusiasmo», bensì di «una scelta ragionata». Più che ragionata, è stata proprio meditata. E’ diverso.

E’ in quest’ottica che si comprende come mai improvvisamente le posizioni dei Radicali su divorzio, aborto, eutanasia, eugenetica, fecondazione assistita, “nozze” gay, legalizzazione delle droghe con relative «sale da iniezione» siano state messe in secondo piano, bypassate in questo convinto plauso accordato dalla Cei alla marcia “Pannella-Bergoglio”, senza nemmeno più citarle, benché mai rinnegate dall’impenitente partito, neppure sfiorato dall’eventualità d’aver sostenuto con esse posizioni frontalmente contrarie al diritto naturale ed ai principi non negoziabili.

Non son trascorsi molti anni da quel 2011, in cui i Radicali invocarono a gran voce l’imposizione dell’Ici alla Chiesa per tutte le sue attività “commerciali” (o presunte tali), in singolare sincronia con l’identica richiesta mossa da Gustavo Raffi, all’epoca Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia.

Non son trascorsi molti anni da quel 2012, in cui i Radicali invocarono a gran voce la prostituzione tassata, il testamento biologico, nonché l’abolizione dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica, con tanto di «presidio anticoncordatario» davanti all’ambasciata italiana presso la Santa Sede, al grido di «Abrogare il Concordato, denunciare il Trattato».

E come dimenticare lo sconcertante spot pro-eutanasia, promosso da una delle più importanti sigle della galassia radicale, l’associazione Luca Coscioni, con l’allucinante slogan «A.A.A. Cerchiamo malati terminali per ruolo da protagonista. Anche prima esperienza».

Ma di tutto questo non v’è traccia nell’acritico sostegno accordato dalla Cei alla marcia pannelliana. Un sostegno, che viene da lontano

(M. F. per http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/cei-e-marcia-radicale-un-abbraccio-che-viene-da-lontano/).

Argomento: Vita

 L’attacco all’obiezione, e il silenzio sulla fecondazione artificiale che uccide

 

A Catania una madre muore, dopo aver dato alla luce due gemelli di 5 mesi senza vita.
La stampa di regime si scatena, perchè bisogna identificare un colpevole: il medico obiettore!
Cioè, un medico che si rifiuta di praticare aborti, diventa colpevole per la morte di una donna e per due aborti spontanei.
Chi si rifiuta di praticare omicidi, deve essere accusato di omicidio!

Quale menzogna più grande? E perchè? Per coprire la verità.
La povera mamma aveva praticato, lo si dice en passant, come se non significasse nulla, la fecondazione artificiale (Fiv).
Questo cosa significa? Lo dicono tutti gli studi: la fecondazione artificiale determina complicanze per la madre, sottoposta a trattamenti invasivi che possono essere persino letali.

E i bambini? Con la Fiv hanno un più alto tasso di morbilità, di precocità e di mortalità perinatale e neonatale.

Ciò significa che la morte di questa mamma e dei suoi due bambini ha, molto probabilmente, una causa ben precisa: le pratiche di Fiv. Ma questo non si può e non si deve dire! Occorre alzare una cortina fumogena e accusare un povero medico che non c’entra nulla, ma ha una colpa: non pratica aborti!

 

-Qui l’articolo del Corriere, che ristabilisce, parzialmente, la verità:

Parla di «una falsità madornale« il professore Paolo Scollo, presidente della società italiana di ginecologia e primario del reparto del Cannizzaro dove è morta Valeria Milluzzo con i due gemellini di cinque mesi.
Contesta la ricostruzione dei parenti: «È falso che un dottore del reparto si sia rifiutato di fare partorire la signora perché obiettore di coscienza. È accaduto esattamente il contrario. Il primo feto è stato espulso spontaneamente. Per il secondo, aggravandosi lo stato della paziente, il dottore ha indotto la manovra di espulsione».

Ma è vero che il dottore è un obiettore di coscienza?

«È vero che nel mio reparto siamo tutti obiettori di coscienza. Questo riguarda però le richieste di aborto, non il lavoro di tutti i giorni sulle pazienti…»

Il marito e l’avvocato Salvatore Catania Milluzzo sostengono che il medico obiettore di coscienza avrebbe assunto per ore questa posizione: non intervengo, non faccio espellere il feto perché batte il cuore, perché è vivo…

“È questa la madornale falsità: il medico è intervenuto e ha indotto la seconda espulsione di un feto che nel frattempo era morto».

Sarebbe cambiato qualcosa se fosse stato presente un medico non obiettore di coscienza?

«Assolutamente no. Siamo parlando di feti di 19 settimane. Esserini debolissimi. Un parto in questi casi è considerato un aborto. La nostra Carta di Firenze sostituita dalla Carta di Roma indica come limite di vita le 22 settimane. Significa che le percentuali di sopravvivenza, senza parlare della qualità, sono al di sotto dell’uno per cento. In sintesi: la signora non è morta per l’obiezione di coscienza».

Per che cosa è morta la paziente?

«Per la sepsi, per una coagulazione travasale disseminata, per una complicanza dell’infezione».

Dovuta a quale causa?

«Questo non lo sappiamo».

L’autopsia lo dirà?

«Si potrà capire dai dati biochimici dell’autopsia. È quello che dovranno esaminare i periti del tribunale, se riusciranno a scoprirlo».

È rigida la posizione della famiglia su una responsabilità interna al reparto?

«Mi sembra più la posizione dell’avvocato che della famiglia. Poi, dopo il dolore estremo dei familiari che va rispettato e compreso, si va sempre alla caccia di un colpevole. E nella non conoscenza dei dati obiettivi è comprensibile che si possa dire di tutto. Anche cose non vere, come capita all’avvocato che sta andando su tutte le tv».

da: Libertà e persona del 24/10/2016 - http://www.libertaepersona.org/wordpress/2016/10/lattacco-allobiezione-e-il-silenzio-sulla-fecondazione-artificiale-che-uccide/

Argomento: Vita

 

Gli abortisti sono in difficoltà, tanto che Roberto Saviano si è sentito in dovere di intervenire sui social network e le sue affermazioni sono state riprese il 4 ottobre scorso dall’Agenzia Adnkronos: «L’obiezione di coscienza», ha scritto, «imposta ai ginecologi più che liberamente scelta, in un Paese dove i padiglioni degli ospedali pubblici e laici sono intitolati a santi, è una piaga che rende la 194 la più tradita delle leggi».

Le preoccupazioni dei pro dead si incrementano di anno in anno nell’osservare che il numero degli obiettori di coscienza cresce, così come crescono le associazioni e i movimenti pro life. Lo scorso 23 settembre la camera bassa del parlamento della Polonia ha votato a favore di un disegno di legge che, se definitivamente approvato, vieterebbe praticamente ogni forma di aborto, in un Paese dove la pratica dell’interruzione di gravidanza è già ristretta a pochissimi casi. Alcuni giorni fa 267 deputati su 460 hanno votato a favore della proposta, che ora dovrà affrontare altri due passaggi parlamentari. Le femministe polacche e del mondo occidentale si sono allarmate e il 3 ottobre quelle della Polonia sono scese in piazza, vestite a lutto (il lutto per timore di non poter più abortire, invece di indossare il nero per i bambini uccisi), aderendo al movimento Czarny Protest, ossia «proteste in nero».

Il disegno di legge in discussione è l’iniziativa di un Paese profondamente cattolico, che è riuscito a mantenersi tale sia sotto il regime nazista, sia sotto quello sovietico e che oggi fa sentire la propria voce anche sotto la dittatura relativista e laicista. Esso è sorto proprio grazie all’alleanza di diversi gruppi religiosi cattolici, appoggiata anche dalla Conferenza episcopale polacca, così facendo si è riusciti a raccogliere 100 mila firme per presentare al Governo una proposta di legge di iniziativa popolare.

Anche in Italia ci sono segnali molto interessanti dal punto di vista delle obiezioni di coscienza, tanto che ancora Saviano allerta: «Questo tema, a noi italiani, dovrebbe essere caro, perché, nonostante l’aborto sia legale, le difficoltà che le donne italiane trovano oggi ad abortire sono immense» e per sostenere l’aborto è costretto a ricorrere alla vetusta propaganda radicale degli aborti clandestini.

Sette ginecologi su dieci in Italia sono obiettori di coscienza, scegliendo di non praticare il volontario omicidio sull’infante nel grembo materno. Spesso, riportano i media, non sono stati formati per effettuare aborti. Un dato in aumento, come segnalano le percentuali 2015 del Ministero della salute riferite al periodo 2013-2014. Dal 2005 al 2013 gli obiettori sono passati dal 59% al 70%. Cifre che allarmano non poco la politica abortista.

La cultura della vita contro la cultura della morte produce i suoi frutti. «Lo scandalo supremo della nostra epoca», come lo definì Giuliano Ferrara, sta diventando un problema per tanti medici. Dopo la Polonia, siamo il Paese dove è più diffusa la convinzione che l’aborto non dovrebbe essere legale se non quando è in pericolo la vita della madre.

Nella relazione del Ministero della salute sull’attuazione della 194/78 del 26 ottobre 2015 si rileva che nel 2013 sono presenti elevati numeri di obiezione di coscienza, specie tra i ginecologi, 70.0%, cioè più di due su tre). A livello nazionale si è passati dal 58.7% del 2005, al 69.2% del 2006, al 70.5% del 2007, al 71.5% del 2008, al 70.7% nel 2009, al 69.3% nel 2010 e 2011, al 69.6% nel 2012 e al 70.0% nel 2013. Fra gli anestesisti la situazione è più stabile con una variazione da 45.7% nel 2005 a 50.8% nel 2010, 47.5% nel 2011 e 2012 e 49.3% nel 2013. Per il personale non medico si è osservato un ulteriore incremento, con valori che sono passati dal 38.6% nel 2005 al 46.5% nel 2013.

Si osservano notevoli variazioni tra regioni. Percentuali superiori all’80% tra i ginecologi sono presenti in 8 regioni, principalmente al Sud: 93.3% in Molise, 92.9% nella provincia di Bolzano, 90.2% in Basilicata, 87.6% in Sicilia, 86.1% in Puglia, 81.8% in Campania, 80.7% nel Lazio e in Abruzzo. Anche per gli anestesisti i valori più elevati si osservano al Sud (con un massimo di 79.2% in Sicilia, 77.2% in Calabria, 76.7% in Molise e 71.6% nel Lazio). Per il personale non medico i valori sono più bassi e presentano una maggiore variabilità, con un massimo di 89.9% in Molise e 85.2% in Sicilia.

Tuttavia secondo la Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194 (Laiga), gli obiettori sembrerebbero essere molti di più. Si alzano così le accuse della Cgil e del Comitato europeo a “difesa” delle donne che hanno intenzione di abortire, in quanto sarebbero costrette a rivolgersi a strutture estere: non certo al Portogallo, dove gli obiettori sono l’80% e non in Austria, dove diverse sono le regioni austriache prive di assistenza sanitaria abortiva.

L’Agenzia La Presse il 28 settembre scorso ha scritto: «Nella giornata sull’aborto sicuro le donne scoprono che le pillole contraccettive non sono più gratuite. Mentre la Legge 194, a causa dell’aumento dei medici obiettori di coscienza, in Italia resta sempre più sulla carta». Proprio per questo l’Onu ha riconosciuto il 28 settembre come la Giornata dell’aborto sicuro. Leggiamo ancora sulla notizia battuta dalla risentita La Presse per gli accadimenti italiani: «Molti obiettori di coscienza (…) arrivano a ostacolare e discriminare i colleghi che invece l’aborto lo praticano (…) Come il medico a cui i colleghi obiettori si rifiutavano di lavare i ferri con cui operava, costringendolo a lavarseli da solo. Come le portantine di un ospedale pugliese che si sono rifiutate di spostare le barelle con le pazienti in attesa di aborto». Normale e giusta, quindi, che sia arrivata la «bacchettata» dall’Unione Europea, che si sdegna di fronte alla Polonia o all’Irlanda, dove abortire è affare assai arduo.

E ancora La Presse si scandalizza che «anche le ultime pillole anticoncezionali a carico del servizio nazionale siano diventate a pagamento». Mario Puiatti, presidente dell’Associazione italiana per l’educazione demografica ha affermato: «Queste pillole erano preziose per le ragazze più giovani o per le donne straniere per cui anche pochi euro possono fare la differenza, escludendole si rischia di danneggiare una fascia debole di utenza». Esiste, dunque, un’Associazione per l’educazione demografica e, logicamente, questa “educazione” va contro sia al concetto di famiglia secondo i disegni del Creatore, sia a quello realista di sana e saggia continenza cristiana o di castità.

Non è semplice diffondere la cultura della vita, anche a fronte di una Chiesa che non si erge con sufficiente chiarezza e determinazione sui principi e sui valori cristiani contro gli errori e i peccati mortali del nostro tempo. Ha dichiarato Ferrara in un’intervista rilasciata il 2 settembre 2015 a Paolo Rodari de La Repubblica: «Una legittimazione delle battaglie pro-life, per me opportuna, non viene dalla chiesa di Papa Francesco. Devo però dire, a onor del vero, che in merito anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno agito con una certa sofferenza e titubanza, anche se la loro predicazione andava nella direzione di una difesa esplicita e culturalmente rilevante della vita».

Tuttavia oggi è maggiormente possibile l’impegno rispetto al 1978, quando arrivò la ghigliottina della 194, all’epoca non esisteva la circolazione delle idee su Internet e in Italia le testate giornalistiche amplificavano le voci di Marco Pannella e di Emma Bonino, che dai microfoni di Radio Radicale, dalla fine del 1975, iniziarono la loro propaganda letale per gli innocenti. Come oggi è più agevole battersi per le verità di fede, rispetto agli anni del Concilio Vaticano II, così oggi c’è maggior spazio per contrastare la 194. Onore al merito per coloro che durante la rivoluzione sessantottina e la rivoluzione pastorale hanno dimostrato la loro fedeltà, e sfruttiamo noi quella lealtà e quella dedizione, nonché le potenzialità dell’età contemporanea.

Le diverse persone che hanno dedicato e dedicano la loro vita all’esistenza di chi non ha il diritto di nascere per volontà altrui, le straordinarie opportunità offerte da Internet, gli eventi nazionali ed internazionali come La Marcia per la Vita, le riviste come I quaderni di San Raffaele, le gocce evangeliche che scavano la pietra… creano disturbo alla 194 e alla sua applicazione. Se si continuerà a non rassegnarsi, ad implorare l’intervento divino, a tenere ben stretti i nomi dei Santi in tutela dei nostri ospedali, a dire pazientemente e con perseveranza la verità sul quel che accade nei laboratori della morte, a spiegare scientificamente che cosa significa “interruzione di gravidanza”, con scritti e conferenze, allora gli obiettori di coscienza cresceranno ancor più… e un giorno, con l’intercessione di Maria Santissima, quell’iniqua legge sparirà.

(Cristina Siccardi, per Corrispondenza Romana del 5 ottobre 2016)

Argomento: Vita

 UN PARTITO DELL'OPPOSIZIONE REAGISCE

 Il 27 settembre 2016 la Regione ER ha bocciato senza neppure discuterlo un progetto di legge inteso a ridefinire il ruolo dei Consultori, mentre due assessori hanno speso un'intera giornata a lavorare per l'Unione donne comuniste (Udi).

Aborto: calano i medici obiettori in controtendenza rispetto al resto d'Italia. L'Udi: "Nel 2016 si è recuperata la situazione di Cento, con l'assunzione di due ginecologi abortisti. In precedenza l'obiezione era al 100%".

L'assessore Venturi (sanità): "Da noi non è a rischio l'applicazione della 194".
(La Repubblica 26/9/16)
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Comunicato Stampa. Il progetto di legge sulla riforma e la riqualificazione dei consultori familiari nasce per sottoporre all’attenzione della Regione Emilia-Romagna un tema che sappiamo essere delicato e per nulla comodo. Eppure, in un momento in cui il tema del calo demografico è di grandissima attualità, non possiamo non interrogarci sulla pratica degli aborti volontari, nonostante la difficoltà di tenere questo dibattito fuori dall’ambito strettamente ideologico.

E siccome su questo argomento le considerazioni non sono mai semplici, è meglio che a parlare siano i numeri. A inizio settembre, sono stati distribuiti dall’Assessore alla Sanità i dati sulle Interruzioni Volontarie di Gravidanza (Igv), ovvero gli aborti volontari.
La relazione prende in considerazione il periodo relativo agli ultimi 20 anni dando conto di un fenomeno di enormi dimensioni: dal 1993 a oggi gli aborti volontari in Emilia-Romagna sono stati 200mila, una intera Città di bambini mai nati, una macabra contabilità che non possiamo e non dobbiamo ignorare.
Altro dato significativo è che, a fianco di questi 200mila aborti volontari, il 33% di chi ha scelto questa pratica lo aveva già fatto in passato: una percentuale elevatissima che lascia intendere come il ricorso all’aborto volontario non sia più una drammatica eccezione, ma una sorta di metodo contraccettivo inaccettabile, una routine a cui si ricorre come una pratica ordinaria.

Il nostro progetto di legge, composto da 30 articoli, e neppure esaminato in commissione, aveva la funzione di fissare due principi valoriali.
Da un lato, la Sacralità e l’inviolabilità della vita umana, valore non negoziabile (ammesso che esistano valori negoziabili), che è tale fin dal momento del concepimento, dall’altro il valore della famiglia tradizionalmente intesa. Una non negoziabilità che deve sussistere sempre, senza nessuna sorta di bilanciamento tra la vita della madre e quella del nascituro: e sia chiaro che, con questo progetto di legge, ci siamo assunti la responsabilità politica di introdurre temi che in quest’aula sono considerati vetusti, scomodi.
Lo abbiamo fatto ispirandoci sì a valori cattolici, ma con una visione laica, aprendo al dibattito che avremmo voluto si svolgesse in Commissione con i dovuti approfondimenti.

Del resto, il progetto di legge mirava a ridefinire il ruolo dei Consultori Familiari intesi non più come strutture prioritariamente deputate a fornire, in modo asettico, una serie di servizi sanitari o para-sanitari alle famiglie, bensì vere e proprie istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia ed i valori etici di cui è essa portatrice.

Ma ancora una volta, la Regione non ha voluto approfondire il tema, quello del bivio tra una vita che viene interrotta e un’altra che viene alla luce.
Ne prendiamo atto non senza rammarico, non senza un pensiero in più rivolto a quei numeri drammaticamente elevati che dovrebbero essere alla base di un dibattito serio nel quale le Istituzioni dovrebbero svolgere un ruolo attivo.

Avv. Galeazzo Bignami
Capo Gruppo di Forza Italia alla Regione Emilia-Romagna

Argomento: Vita

Mancano ormai pochi giorni alla VI edizione della Marcia per la Vita, che si svolgerà a Roma Domenica 8 maggio con partenza da piazza della Bocca della Verità alle ore 9,30. I motivi per cui vale la pena non solo partecipare ad una delle più importanti manifestazioni pro life d’Europa ma anche diffonderla tra amici e conoscenti sono sempre gli stessi e riguardano essenzialmente la necessità di portare all’attenzione dell’opinione pubblica, seppur per un giorno soltanto, un argomento quasi dimenticato su cui vige la più stretta censura, ma che è cruciale per le sorti presenti e future della nostra civiltà: l’aborto di Stato.

Nel nome della legge 194 sono stati uccisi migliaia, milioni di esseri umani innocenti e tale genocidio viene attuato giorno dopo giorni negli ospedali italiani, sotto i nostri occhi.  Il problema, ovviamente, non è solo italiano ma europeo e mondiale; si calcola che hanno superato il miliardo le vittime della pratica degli aborti legalizzati nel mondo intero. Non a caso, la Marcia italiana anno dopo anno vede la partecipazione sempre più massiccia di delegazioni straniere che combattono assieme a noi la buona battaglia, in comunione di idee e obiettivi.

Ma quest’anno c’è una ragione in più per partecipare alla Marcia: la Polonia si appresta a varare, con il sostegno della Chiesa Cattolica polacca, una nuova legge sull’aborto la cui ratio si ispirerebbe ai principi della legge naturale e che pertanto porterebbe a qualificare come reato la pratica dell’aborto volontario, senza compromessi né eccezioni di sorta. Occorre considerare che l’attuale legge sull’aborto in vigore in Polonia non è paragonabile a quella italiana, essendo piuttosto restrittiva. Eppure, il governo polacco sembra intenzionato a varare una nuova legge che contiene il divieto assoluto d’aborto e che quindi vada a prendere il posto di quella attuale, che seppur restrittiva rimane pur sempre una norma iniqua.

Ora, il sottoscritto non intende entrare nel merito della questione polacca né mettere in luce le analogie e le profonde differenze con quella italiana. E’ sufficiente prendere atto del fatto che invertire la rotta è possibile e che il governo di un Paese europeo, resistendo alle enormi pressioni delle lobby europeiste, è intenzionato a mettere nero su bianco che l’aborto è un omicidio e non un diritto della donna. Uno degli inganni più pericolosi che hanno limitato e tuttora limitano la lotta all’aborto consiste proprio nel far credere alle persone che indietro non si può tornare, che rappresenta un atto dovuto quello di considerare irreversibile il “progresso” morale e culturale di una società. In realtà, oltre al fatto che il progresso è un concetto filosofico e non un dogma (a cui sembrano sottomettersi anche le gerarchie ecclesiastiche …), bisogna dire che le leggi che regolamentano l’uccisione dell’innocente nel grembo materno non possono essere considerate il frutto del progresso, inteso come il miglioramento nel tempo delle capacità non solo tecniche ma anche umane di una comunità, ma semmai il contrario, ossia esse costituiscono l’evidenza dell’imbarbarimento morale ed intellettuale di un popolo e di una nazione.

Pertanto, vietare l’aborto significa dare il giusto valore alle cose, riconoscere l’intrinseca dignità della persona umana e dunque rimettere sulla strada giusta l’uomo e l’intera società, che altrimenti continuerebbe a procedere spedita verso il baratro. Gli ultimi dati Istat danno conto di una nazione, quella italiana, che sta letteralmente morendo: le nascite sono in costante diminuzione e sono decisamente insufficienti a garantire il necessario ricambio generazionale. L’aborto, e con esso la mentalità abortista antiumana, è indubbiamente la causa principale dell’inverno demografico del nostro Paese e dell’Europa intera, per cui al danno morale si aggiunge il danno pratico, concreto e misurabile. Di quale progresso si parla, dunque, se l’uomo corre spedito verso l’autodistruzione?

La Provvidenza moltiplicherà le nostre forze e quello che oggi sembra un miraggio domani potrà essere realtà. La cultura di morte imperante può essere combattuta e vinta, proprio come dimostra la storia passata e recente. L’aborto di Stato è il crimine dei crimini, la causa principale di tutte le altre derive morali, pertanto la battaglia per la vita è cruciale per le sorti dell’umanità: come possiamo combattere con coerenza gli assalti che provengono dalla teoria del gender e dall’eutanasia, dal proliferare della pedofilia e delle deviazioni sessuali se non rimettiamo mano alle leggi che pretendono di legittimare l’omicidio dell’innocente? Se non sradichiamo l’idea che la vita nascente non è manipolabile e che non vi può essere un reale diritto dell’adulto ad uccidere la creatura che porta nel grembo?

L’appuntamento è a Roma il prossimo otto maggio, per dire sì alla vita senza eccezioni, senza compromessi. Consapevoli del fatto che è in questo modo che si può veramente cominciare a riscrivere la storia.

(di Alfredo De Matteo su Radio Spada.org)

Argomento: Vita

Argomento: Vita

Argomento: Vita

Follie da utero in affitto. Pipah resterà con il padre acquirente (già condannato per abusi)

Aprile 15, 2016 Leone Grotti
Ricordate Gammy, il bimbo thailandese abbandonato perché Down? Il giudice ha lasciato agli acquirenti la gemella, che non potrà rimanere da sola con il padre per timore di molestie sessuali

Argomento: Vita

Tutti a Roma, domenica 8 maggio 2016

 

Gli attacchi alla vita umana innocente sono sempre più numerosi e nuovi strumenti di morte minacciano la sopravvivenza stessa del genere umano: Ru486, Ellaone, pillola del giorno dopo ecc.

Da oltre trent’anni una legge dello Stato (la 194/1978) regolamenta l’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno e i morti si contano a milioni.

La ?Marcia per la Vita è il segno dell’esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell’utilitarismo e dell’individualismo esasperato, sulla legge del più forte.

Con la Marcia per la Vita intendiamo:

  • affermare la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso;
  • combattere contro qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e inalienabile.

Per questo:

  • chiamiamo a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per difendere il diritto alla vita come primo dei principi non negoziabili, iscritti nel cuore e nella ragione di ogni essere umano e -per i cattolici – derivanti anche dalla comune fede in Dio Creatore;
  • esortiamo ogni difensore della vita a reagire, sul piano politico e culturale, contro ogni normativa contraria alla legge naturale, e contro ogni manipolazione mediatica e culturale che la sostenga. E qualora ci si trovi nella impossibilità politica di abolire tali leggi per mancanza di un consenso popolare sufficiente, ci si impegna a denunciarne pubblicamente l’intrinseca iniquità, che le rende non vincolanti per le coscienze dei singoli.
La sesta edizione della marcia sarà a Roma, centro della cristianità e del potere politico. Le strade della capitale sono state attraversate, anche recentemente, da numerosi cortei indecorosi e blasfemi; il nostro corteo vuole invece affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo.
 
L’iniziativa sarà una “marcia” e non una processione religiosa e come tale aperta anche ai pro life non credenti e a tutti i gruppi che potranno partecipare con i loro simboli ad esclusione di quelli politici.

Abbiamo però bisogno dell’aiuto di tutti!

  • Con la preghiera, che smuove le montagne (1 Cor. 13,2) e vince ogni difficoltà
  • Con la costituzione, in ogni città italiana, di centri locali che ci aiutino sul piano organizzativo (fotocopiando e diffondendo materiale, organizzando pullman per venire a Roma, preparando striscioni, bandiere, cartelli…)
  • Con il sostegno economico che può moltiplicare le nostre possibilità.
  • Per qualsiasi informazione: http://www.marciaperlavita.it/
Argomento: Vita

Interris

IL MONDO ALLA ROVESCIA

di don Aldo Buonaiuto -
 
Apr 12, 2016

Ormai ne sentiamo di tutti i colori. Strasburgo ha solennemente rimproverato all’Italia di essere discriminante verso quei medici che praticano l’aborto; ora sono diventati loro i poverelli che mentre sopprimono la vita altrui piangono per tutelare il diritto di poterlo fare meglio. L’Europa è veramente così attenta e scrupolosa verso l’Italia nell’assicurare lo sterminio delle piccole creature rannicchiate nel grembo delle mamme, e invece di promuovere la crescita demografica del vecchio Paese lo bacchetta perché non rende più fluidi gli aborti.

Argomento: Vita

SCIENZA & VITA: L’IDEA DI VERONESI SULL’UTERO IN AFFITTO NON È SOLO ANTIUMANISTA, MA ESPRESSIONE DI UNA SCIENZA ANTIQUATA

Pubblicato il gennaio 20, 2016

“Nel pieno del dibattito sulle unioni civili e il nodo della stepchild adoption che, di fatto, avalla l’utero in affitto, stridono oltremisura le affermazioni di Umberto Veronesi sul settimanale Oggi. Sostenere che nella maternità surrogata non vi sia ‘nulla di deprecabile’ e che, anzi, sia ‘un’occasione per le donne non abbienti di migliorare il proprio tenore di vita’ risulta davvero inconcepibile in bocca a un medico che ha dedicato la sua professione a salvare la vita delle donne e, grazie a tecniche innovative, a rispettare il più possibile la loro femminilità”, commenta Paola Ricci Sindoni, presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita.

Argomento: Vita
Avvenire 15-11-15
 
Il predominio assoluto della tecnica e l'etica della crudeltà

Il progresso tecnologico, l'abbiamo già osservato, porta con sé una regressione tecnica: mettiamo in moto processi giganteschi con la punta di un dito ma non sappiamo più lavorare con le nostre mani. Non sono neanche tanto sicuro che saremmo in grado, al giorno d'oggi, di realizzare una crocifissione come si deve. Data la pena che mi procura appendere un quadro, immagino cosa deve essere fissare un corpo in verticale su due pezzi di legno. Si ricomincerebbe da capo un sacco di volte. Il crocifisso si staccherebbe, si sprecherebbero tantissimi chiodi, gli si macellerebbero i piedi e i polsi, mancando così ciò che rende questo supplizio interessante: non l'ostinarsi a bucherellare il condannato, ma guardarlo tranquillamente mentre soffoca sotto l'effetto del suo stesso peso. In breve, per una buona crocifissione ci vogliono ancora dei buoni carpentieri…

Argomento: Vita

Comunicato stampa

SCIENZA&VITA: SULLA SELEZIONE DEGLI EMBRIONI LA CONSULTA SVINCOLA L’EUGENETICA

Pubblicato il novembre 11, 2015

Argomento: Vita

fonte Tempi.it

Viva la vita crudele e sessista. Intervista a Fabrice Hadjadj

di Rodolfo Casadei

A lavori del Sinodo sulla famiglia conclusi, abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con Fabrice Hadjadj, il filosofo francese autore di Ma che cos’è una famiglia? (edizioni Ares). Ecco la sintesi del colloquio.

Argomento: Vita

fonte: Corrispondenza Romana

Per il quotidiano Avvenire la legge 194 funziona…

(di Alfredo De Matteo) Come da prassi, anche quest’anno, è stata inviata al Parlamento la relazione annuale circa l’attuazione della legge 194/1978 sulla cosiddetta interruzione volontaria di gravidanza, in cui vengono presentati i dati definitivi relativi all’anno 2012 e quelli preliminari riferiti al 2013.

Argomento: Vita

Per la prima volta in Italia meno di 100mila aborti in un anno


Un dato significativo di un’inversione di tendenza culturale in atto in Europa. Così la presidente dell’Associazione Scienza e Vita Paola Ricci Sindoni commenta la relazione sull’interruzione volontaria di gravidanza in Italia trasmessa ieri al Parlamento. Secondo la ricerca nel 2014, per la prima volta, il numero di aborti è stato inferiore a 100.000. Costante il numero dei medici obiettori di coscienza, ma in nove casi su dieci gli aborti vengono effettuati nella propria regione di residenza. Al microfono di Paolo Ondarza ascoltiamo la stessa Ricci Sindoni:
 

Argomento: Vita

Avvenire - Rapporto Usa attesta: meno sesso tra teenager

EDUCARE ALL’AFFETTIVITÀ

SI PUÒ E SERVE DAVVERO

di Giacomo Samek Lodovici

La notizia per molti sarà sorprendente: nonostante il continuo bombardamento erotico che i ragazzi subiscono quotidianamente, negli Usa – secondo il Rapporto del governativo Center for Desease Control – è calata sensibilmente, rispetto a 25 anni fa, la percentuale degli adolescenti (fascia 15-19 anni) che ha avuto rapporti sessuali. Nel periodo 2011-13 il 44% delle ragazze e il 47% dei ragazzi ha avuto rapporti: molto meno di quanto ci si aspetterebbe e, rispetto al 1988, in calo del 14% per le femmine e del 22% per i maschi. In questa fascia di età sono perciò anche diminuite le gravidanze, e non per l’uso della contraccezione, che resta molto elevato e, secondo il rapporto, sostanzialmente invariato.

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Il Papa: "Aborto? Non si risolve il problema facendo fuori una persona. Fanno così i mafiosi"

di Matteo Matzuzzi | 31 Maggio 2015 ore 08:30

Tra venerdì pomeriggio e sabato mattina, il Papa ha avuto parole durissime – con toni che non si sentivano da anni nei Sacri Palazzi – contro quella che chiama da tempo "la cultura dello scarto". Sabato, ricevendo in udienza nella Sala Clementina i partecipanti al Convegno promosso dall'Associazione Scienza&Vita, aveva detto: "Noi ribadiamo che una società giusta riconosce come primario il diritto alla vita dal concepimento fino al suo termine naturale". Nello stesso discorso, Francesco elencava tutti gli "attentati alla sacralità della vita" che sono ben visibili nella nostra quotidianitò: "E' attentato alla vita la piaga dell'aborto. E' attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. E' attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. E' attentato alla vita la morte per denutrizione. E' attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l'eutanasia". (il resto del discorso si può leggere qui).

Il giorno prima, ricevendo privatamente nella Cappella di Santa Marta venti bambini gravemente ammalati, accompagnati dai rispettivi genitori e dai volontari dell'Unitalsi, il Pontefice aveva tenuto un'altra "lezione" magistrale sulla sacralità della vita umana, riflettendo altresì sul mistero che permea la sofferenza dei più piccoli. Di seguito, il testo integrale del discorso di Francesco.

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MARCIA PER LA VITA: TESTIMONIANZA FERMA E GIOIOSA

di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 11 maggio 2015

Domenica 10 maggio un lungo serpentone colorato si è snodato per le vie del centro di Roma – Tanti giovani tra i manifestanti – Voglia di rendere pubblicamente conto della dottrina sociale della Chiesa in materia di vita e famiglia – Sfila anche il cardinale Burke, mentre sabato pomeriggio, al Convegno internazionale nella sala san Pio X, il cardinale Pell ha ribadito che non prevede ‘deviazioni dottrinali’ al prossimo Sinodo.

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GIARRE. UN NEONATO SALVATO DALLA CULLA PER LA VITA

Giarre (Ct) 4apr2015 – Intorno alle 4 di questa notte un neonato è stato abbandonato a Giarre, in provincia di Catania. Per una volta non è finito nel cassonetto, come tanti altri in tutta Italia, ma è stato affidato alle amorevoli cure della Culla per la vita realizzata dal locale movimento per la vita in via Umbria, a lato della chiesa di Gesù lavoratore.

Immediatamente sono scattati i sistemi di rilevamento e la Centrale operativa del 118 è stata attivata. Il neonato è stato prelevato e trasferito in ambulanza prima all’ospedale di Acireale, dov’è stato visitato e stabilizzato, e quindi al Policlinico di Catania. Le sue condizioni sono buone e non sembra essere in pericolo di vita

La Culla di Giarre, una della cinquantina attive in tutta Italia, garantisce un completo anonimato alla donna che vuole abbandonare il figlio, è dotata di un sensore e di una telecamera che rilevano una presenza all’interno del vano e attivano l’allarme collegato con la centrale del 118.

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