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Avvenire 19 dicembre 2012

Eutanasia, Hollande pensa allo strappo

Un fermo «no» all’eutanasia e all’accanimento terapeutico, in nome del mantenimento dell’attuale quadro normativo francese, già nel mirino dell’esecutivo socialista che pare orientato verso nuovi strappi. La Commissione di riflessione sulla fine della vita in Francia, diretta dal professor Didier Sicard, ha consegnato ieri il suo atteso rapporto al presidente François Hollande, che aveva annunciato a luglio la costituzione del gruppo di esperti, nella scia di un’ambigua promessa elettorale: garantire a tutti «il diritto di morire nella dignità».

Argomento: Vita

Tutti i problemi nati con la fecondazione artificiale dimostrano che occorre vietarla

Comunicato n° 59 del 12 Dicembre 2012


SCIENZA & VITA: ENNESIMO ATTACCO ALLA LEGGE 40
L’EMBRIONE NON E’ MERO MATERIALE BIOLOGICO


“Ancora una volta si è scelta la via giudiziaria per tentare di minare la Legge 40 e i fondamenti antropologici su cui si basa il nostro Paese”, commenta Lucio Romano, presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita. “Le derive che delineavamo riguardo l’abbandono e la distruzione degli embrioni crioconservati, si confermano purtroppo un tema di stringente attualità”.

Argomento: Vita

Avvenire 29-11-12

IL RICORSO

Per la legge 40 prova d’appello a Strasburgo

Presentato ieri il ricorso italiano contro la sentenza di primo grado della seconda sezione della Corte di Strasburgo, che aveva condannato il 28 agosto scorso l’Italia per il divieto di diagnosi preimpianto contenuto nella legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. «La decisione italiana di presentare la domanda di rinvio alla Grande Chambre della Corte europea per i diritti dell’uomo – ha precisato ieri sera un comunicato di Palazzo Chigi – si fonda sulla necessità di salvaguardare l’integrità e la validità del sistema giudiziario nazionale, e non riguarda il merito delle scelte normative adottate dal Parlamento né eventuali nuovi interventi legislativi».

Argomento: Vita

Appello al Presidente della Repubblica

COMUNICATO STAMPA del 22 Novembre 2012

L’assemblea dell’AIGOC, Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici, riunita ad Aversa il 15 novembre 2012, all’unanimità ha deciso di inviare un appello al Presidente della Repubblica, on. Giorgio NAPOLITANO, nella sua qualità di primo garante della Costituzione Italiana e presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ed al Governo Italiano in merito alla sentenza della III Sezione Civile della Corte di Cassazione n. 16574 del 2 ottobre 2012, che - con un tortuoso giro di parole - di fatto sancisce che:

-   Se nasce un bambino “malato” deve essere risarcito anche lui per la “vita handicappata”  che dovrà vivere a causa della sua nascita, che l’errore medico non ha evitato (o ha concorso a non evitare);
-    La donna ha diritto di abortire il feto “non sano” solo per il solo fatto che “non è perfetto e sano”(“accertamento doppiamente funzionale alla diagnosi di malformazioni fetali e (condizionatamente al suo risultato positivo) all’esercizio del diritto di aborto” pag. 9/71 PDF sentenza )

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Tempi.it

Mantovano: «La sentenza di Cagliari è pura eugenetica mascherata da buoni sentimenti»

Legge 40, altro colpo. Per Alfredo Mantovano (Pdl) «i giudici hanno il compito di applicare le leggi e non di crearne disapplicandole. Questo è abuso di potere»

novembre 16, 2012 Benedetta Frigerio
Argomento: Vita

Sussidiario.net
IL CASO/ Genitori e adozioni gay? La peggiore "conquista" viene dalla Francia

Roberto Colombo

martedì 6 novembre 2012

E’ giunto sul tavolo del Consiglio dei ministri di Parigi il progetto di legge “Mariage et adoption pour tous” (matrimonio e adozione per tutti). Nelle scorse settimane la discussione intorno al testo si è vivacemente accesa al di là delle Alpi e l’eco del duro scontro tra fautori e oppositori della riforma del diritto di famiglia ha fatto il giro d’Europa, suscitando interesse e preoccupazione. Una simpatia di alcuni e un disgusto di altri che non sono fuori luogo: dall’Âge des lumière e dalla Rivoluzione dei sanculotti alla Comune di Parigi e al Maggio del '68, quello che accade in Francia anticipa idee e fermenti sociali e politici in tutto il Vecchio continente. E non senza conseguenze durature e incisive nella cultura e nella vita degli europei.

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Corrispondenza Romana 24 ottobre 2012

Lista nera dei principali “pro-life” europei

(di Veronica Rasponi) È un documento riservato, che non troverete su Internet. Con il titolo Top 27 European Anti-choice Personalities, una potente lobby abortista europea, l’EPF (European Parliamentary Forum on Population an Development) ha schedato i principali oppositori del secolarismo in Europa. Anti-choice significa Pro-life. I Pro-choice (a favore della scelta) sono i sostenitori dell’aborto e di ogni forma di sesso non riproduttivo, a cominciare da quello omosessuale.

Argomento: Vita
Avvenire 24-10-2012
 
LA VITA MINACCIATA
L’aborto? Per l’Onu diventa un «diritto»

L’aborto sta per trasformarsi in un «diritto umano»? A dirla così, sembra una sparata. Ma l’allarme riguarda nientemeno che le Nazioni Unite, e arriva da fonti solitamente attendibili, ovvero alcune battagliere organizzazioni pro-life statunitensi, le prime a richiamare l’attenzione su una vicenda complessa quanto inquietante. La risoluzione recentemente varata dal Consiglio Onu per i diritti umani, con sede a Ginevra, sulla «Mortalità e morbilità materna prevenibile e i diritti umani» conterrebbe infatti la prima sostanziale apertura a questi livelli all’idea dell’aborto come «diritto» delle donne, con tutte le conseguenze che una simile teorizzazione potrebbe produrre sul piano giuridico, culturale e materiale.
Argomento: Vita
Avvenire 9 ottobre 2012
 
STAMINALI ETICHE
Il Nobel a Yamanaka scienziato dalla parte della vita

La soddisfazione di Angelo Vescovi, pioniere in Italia della ricerca sulle staminali adulte, per il Nobel a Shinya Yamanaka è palpabile. Dal suo laboratorio a San Giovanni Rotondo la voce rende tutto l’entusiasmo davanti a una notizia attesa eppure sorprendente (i Nobel non sempre premiano le opzioni etiche).

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Cinema, Televisione e Media


BELLA ADDORMENTATA/ Un film con tanti "bersagli" che si dimentica di Eluana

Assuntina Morresi

giovedì 6 settembre 2012

Argomento: Vita


 

Argomento: Vita

Avvenire 30 agosto 2012

La grave sentenza di Strasburgo

Mors tua salus mea?

Una sentenza provvisoria, quella della Corte di Strasburgo sull’ammissibilità della selezione eugenetica degli embrioni umani mediante diagnosi preimpianto, ma comunque destinata a lasciare un segno scuro nella giurisprudenza europea. Conferma, infatti, che non pochi giuristi si sono orientati a imboccare la china dei "passi indietro" nella storia del riconoscimento, della tutela e della promozione dei diritti di ciascun uomo e di tutti gli abitanti del Vecchio Continente. Non solo per gli aspetti su cui hanno già disquisito diversi commentatori: la denuncia della (presunta) incongruenza tra due leggi dell’Italia, uno dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa (e dunque firmatari della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali), che riguardano la vita umana prenatale; le ripercussioni che il pronunciamento potrebbe avere, se confermato, sulla normativa italiana e di altri Paesi dell’Unione; e la contraddizione di principio giuridico tra questo giudizio e quello espresso lo scorso anno dalla Corte di Giustizia europea sulla non brevettabilità dell’embrione umano. Aspetti rilevanti, sui quali è giusto riflettere giuridicamente e politicamente. Ma ce n’è ancora un altro, dagli effetti dirompenti eppure quasi inosservato.

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il Foglio 29 agosto 2012
Eugenetica a Strasburgo

Eliminare in provetta è un diritto, lo dice una sentenza europea

La decisione contro la legge 40, rivedibile, come è già successo per l’eterologa in Austria

Roma. La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ieri ha condannato l’Italia a pagare quindicimila euro (più duemilacinquecento per le spese legali) a Rosetta Costa e Walter Pavan, portatori sani di fibrosi cistica, per aver violato il loro “diritto al rispetto per la vita privata e della propria famiglia” in materia di procreazione assistita. Nel suo ricorso, la coppia chiedeva di poter accedere alla fecondazione in provetta (secondo la legge 40 del 2004, riservata alle coppie sterili) e di effettuare la diagnosi preimpianto sugli embrioni creati (proibita da quella stessa legge e autorizzata in un solo caso dal tribunale di Salerno nel 2010), per evitare il rischio di un figlio malato di fibrosi cistica come quello già avuto.

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Tempi   Interni

Mantovano: «La sentenza sulla legge 194? Il fronte pro life ha perso un’occasione»

Intervista a Mantovano (Pdl): «Dobbiamo giocare in attacco per difendere il diritto alla vita. Se ci mostriamo indecisi la legge sull’aborto non potrà mai essere rivista».

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Avvenire 16-6-2012

GRAN BRETAGNA

Londra, anoressica vuole lasciarsi morire
Ma il giudice dispone la nutrizione forzata


Un giudice dell'Alta Corte d'Inghilterra ha disposto la nutrizione forzata per una donna di 32 anni malata di una grave forma di anoressia, che da un anno rifiuta cibi solidi ed è fermamente decisa a lasciarsi morire. La giovane, una studentessa di Medicina del Galles chiamata con l'iniziale E., già due volte lo scorso anno ha firmato dei moduli in cui chiedeva di non essere sottoposta ad alcun trattamento che la tenesse in vita. Il caso è finito in tribunale quando il mese scorso la donna, ridotta a un passo dalla morte, continuava a rifiutare di essere alimentata. "Va nutrita a forza", sostiene ora il giudice Peter Jackson della Court of Protection. "Un giorno - afferma - questa donna potrebbe scoprire di essere una persona speciale, la cui vita vale la pena di essere vissuta".

Argomento: Vita

La storia di Gianna Jessen, 35 anni: la sua commovente vicenda è diventata anche un film intitolato «October Baby»

DOMENICO AGASSO JR.
ROMA
«Mi chiamo Gianna Jessen. Sono stata abortita e non sono morta. La mia madre biologica era incinta di sette mesi quando andò da Planned Parenthood nella California del sud e le consigliarono di effettuare un aborto salino tardivo. Un aborto salino consiste nell’iniezione di una soluzione di sale nell’utero della madre. Il bambino inghiottisce la soluzione, che brucia il bambino dentro e fuori, e poi la madre partorisce un bambino morto entro 24 ore. Questo è capitato a me! Sono rimasta nella soluzione per circa 18 ore e sono stata partorita viva il 6 aprile 1977 alle 6 del mattino in una clinica per aborti della California». Oggi Gianna Jessen, scampata all’aborto, è una donna di 35 anni, e la sua commovente storia è diventata anche il film intitolato «October Baby», mentre lei continua a girare il mondo per diffondere la sua potente testimonianza.
 

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il Foglio 15 maggio 2012

Sotto il bel sole della vita per dire no all’aborto. Chi ha visto dei visi torvi?

Dal Colosseo fino a Castel sant’Angelo senza partiti né tv, perché i messaggi forti mobilitano lo stesso

di Francesco Agnoli

Argomento: Vita
Avvenire 7-5-2012
 
150mila euro al film su Eluana
Le famiglie friulane: vergogna 
 
 «Siamo indignati», protesta Giancarlo Pivetta, di Pordenone, papà di Alex, in stato vegetativo persistente. «I politici dovranno rendere conto dei soldi buttati in questo modo», incalza Nadia Scotti, di Gorizia, presidente dell’associazione “Oltre per rivivere”. A suscitare la loro collera è la decisione della “Film commission” del Friuli Venezia Giulia di concedere il massimo dei finanziamenti disponibili, 150 mila euro, al film di Marco Bellocchio La bella addormentata, ispirato alla storia di Eluana Englaro, portata a morire a “La Quiete” di Udine, ormai più di tre anni fa.

 

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Avvenire 20 marzo 2012
STORIA
La prima eutanasia: Hitler contro i disabili


«C’è stata un’epoca, che oggi conside­riamo barbara, in cui l’eliminazione di chi era nato i­nadatto alla vita era considerata naturale, quindi è giunta la fase, at­tualmente in corso, in cui preser­vare ogni esistenza, anche del tutto priva di valore, è stato eretto a po­stulato morale più alto; verrà un’e­poca nuova in cui, secondo un punto di vista morale più elevato, si smetteranno di mettere in prati­ca, a costo di pesanti sacrifici, i po­stulati richiesti da una concezione eccentrica dell’uomo e, molto semplicemente, da una sovrastima del valore dell’esistenza umana».

Argomento: Vita

AsiaNews 16/03/2012

Nunzio vaticano: Per la Chiesa in Siria è tempo di uscire all'attacco e non stare a guardare

di Bernardo Cervellera

In un'intervista con AsiaNews, mons. Mario Zenari, da tre anni nunzio a Damasco, descrive tutti gli elementi che compongono l'ingarbugliata matassa siriana. La profonda divisione fra sunniti e alawiti (sciiti) e l'odio che cresce. I cristiani troppo timidi devono impegnarsi a costruire una società dove vi sia rispetto per l'uomo e i suoi diritti, parità per le donne, uguaglianza fra tutti i cittadini, libertà religiosa e di coscienza. Essere in Siria è una missione. A Homs un sacerdote dialoga con i ribelli e con l'esercito per garantire aiuti ai poveri, salvare la vita degli abitanti, seppellire i morti che nessuno vuole toccare. In un anno di violenze sono stati uccisi almeno 800-900 bambini. La maggioranza è stata colpita in strada da sconosciuti cecchini. La Siria sta cambiando e non si torna indietro.

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culturacattolica.it

“Navarre: il lupo che ha scelto di vivere” [sic]

di Luisella Saro

“…perché non c’è convenienza, non c’è denaro, non c’è potere, non c’è niente. Solo le bestie e gli animali. Ed è bello perché finalmente si vede che noi e gli animali siamo la stessa cosa, siamo sulla stessa barca e che se solo l’avessimo guidata meglio saremmo più felici e meno teste di c...”.
Concordo (ma solo dalla proposizione ipotetica “se solo l’avessimo guidata meglio…” eccetera).
Concordo anche sulle “teste di…” che, profumatamente pagate, impazzano (in tutti i sensi) sulla tivù pubblica, usandola per i loro sermoni politicamente e pubblicitariamente corretti, ma oggettivamente demenziali. (Sì, lo so: “oggettivamente” è avverbio verboten nell’epoca del relativismo. E’ presente nel dizionario della lingua italiana? Questo basta perché la puntigliosa si senta autorizzata ad usarlo).

Argomento: Vita

Tempi.it  08 Feb 2012
Scuola applica alle tredicenni impianti contraccettivi senza dirlo ai genitori. «Inorriditi»

È successo nella contea di Hampshire, a Southampton, dove una scuola ha installato sotto pelle alle ragazzine l'Implanon, un bastoncino contraccettivo di 4 centimetri. Lo scopo era abbattere il problema delle gravidanze delle giovanissime. Una madre: «Siamo inorriditi, come possono accadere certe cose? Siamo andati troppo oltre».

Di Leone Grotti

Argomento: Vita

Comunicato n° 39 del 30 Novembre 2011

SCIENZA & VITA: L’EUTANASIA DI LUCIO MAGRI E’ UNA SCONFITTA PER LA SOCIETA’

“Il suicidio assistito di Lucio Magri turba profondamente e vanno evitate strumentalizzazioni che nulla hanno a che fare con una morte che ci invita a una riflessione non demagogica”, questo il commento di Lucio Romano, Copresidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita.

Argomento: Vita
FECONDAZIONE ETEROLOGA
Da Scienza&Vita alla Roccella, le reazioni in Italia

"La sentenza della Corte di Strasburgo dichiara illegittima la fecondazione artificiale eterologa".

Argomento: Vita

L’embrione non è brevettabile

il Foglio 19-10-2011

Una sentenza europea contro la deriva antiumana e tecnoscientifica

E’una sentenza storica, quella con cui ieri la Corte di giustizia europea ha stabilito il divieto di brevetto per i medicinali ricavati da cellule staminali con procedimenti che comportino la distruzione di embrioni umani, a qualsiasi stadio di crescita essi si trovino.

Argomento: Vita

II Liechtenstein ha deciso: «no» all' aborto

Il 52,3 per cento si è opposto alla legalizzazione nelle prime 12 settimane di gestazione o nel caso di gravi malformazioni del nascituro. Anche il principe Alois si era dichiarato contrario

DI lLORENZO SCHOEPFLIN

Argomento: Vita
GARANTIRE LA SEPOLTURA DI TUTTI I BAMBINI NON NATI E' UNA BATTAGLIA DI CIVILTA'
Avere un luogo dove reincontrare il bambino abortito è una possibilità importante per la donna di elaborare il suo lutto
 

"Una violenza psicologica sulle donne". E ancora: "Scelta ideologica di natura religiosa a danno della salute della donna". Sono le critiche mosse da esponenti del sindacato Fp-Cgil Medici dopo la notizia del protocollo di intesa approvato con delibera del 22 luglio scorso tra l'Azienda Ospedaliera S. Anna e San Sebastiano di Caserta e l'Associazione Difendere la vita con Maria, con sede a Novara. In che cosa consiste questo protocollo? Il fine è quello di garantire la sepoltura di tutti i "bambini non nati", in pratica i feti abortiti. Nei fatti, a Caserta, verrà disposto nel cimitero comunale uno spazio apposito dove seppellire i bambini non nati. Sulla polemica è intervenuto anche il sottosegretario Roccella, che parla "scelta di civiltà e umanità". Di fatto, in Italia esistono già regolamentazioni analoghe, ad esempio quella della Regione Lombardia che risale al 2007 che chiede alle direzioni sanitarie di informare i genitori della possibilità di seppellire i feti di età inferiore alle 20 settimane. In caso di mancanza di richiesta da parte dei genitori, si provvede ugualmente alla sepoltura in un'area riservata dei cimiteri. IlSussidiario.net ha raggiunto il neonatologo Carlo Bellieni per un commento.

PROFESSOR BELLIENI, COME MAI TANTE POLEMICHE? IN MERITO NEL NOSTRO PAESE ESISTE UNA NORMATIVA CHIARA...
Assolutamente sì. Esistono nel nostro Paese leggi che tutelano il dritto prima di tutto per le donne che lo richiedono alla sepoltura del bambino morto prima di nascere. Il fatto poi di genitori che non richiedono di seppellire tali bambini morti per aborto volontario e voler farlo lo stesso, è un atto di umana pietà che sicuramente tutela il diritto di chi è deceduto di avere una degna sepoltura e di non essere trattato come un rifiuto. L'alternativa infatti per il bambino morto prima di nascere è di essere gettato via, e gettare via un corpo umano non è accettabile.

LE CRITICHE A TALE INIZIATIVA SONO MOTIVATE DA ACCUSE DI "VIOLENZA PSICOLOGICA SULLA DONNA".
Davanti alla critica di fare del terrorismo, violenza sulle donne, appare evidente che chi dice questo sottovaluta fortemente le donne. Perché se si dice che la donna quando abortisce fa una scelta decisa, sicura e autonoma e poi quando si tratta di vedere effettivamente quello che ha fatto, quindi guardare in faccia la realtà, questa donna che prima era autonoma adesso improvvisamente diventa pavida e incapace di accettare la realtà, c'è qualcosa che non va. O la donna è libera e autonoma sempre, oppure non aveva chiaro cosa sta veramente facendo quando abortisce.

PUÒ SPIEGARE MEGLIO QUESTO PASSAGGIO?
Se si è certi che quando si abortisce si getta via del materiale inerte, perché preoccuparsi se qualcuno vuole che non venga buttato con la spazzatura ma seppellito? Se invece non si è certi, bisognerebbe semmai riflettere, non "far finta che". Negli Stati Uniti ad esempio in molti Stati alla donna prima che abortisca le viene mostrata una ecografia in cui si vede bene il bambino che ha in pancia, in modo che sappia quello che sta per fare.

CHI CRITICA QUESTA POSSIBILITÀ DI SEPPELLIMENTO PARLA ANCHE DI FORZATURA IDEOLOGICA RELIGIOSA NELLA SALUTE DELLE DONNE.
Chiariamo questo: per legge oggi è già possibile avere il seppellimento dei feti nati morti o abortiti se i genitori lo richiedono. Se invece il genitore non richiede il seppellimento, allora farlo ugualmente è un fatto di umana pietà indipendentemente dalle credenze religiose perché non contrasta con la libertà della donna. Ma se invece pensiamo che contrasta con la sua libertà, allora la stiamo ingannando.

NEGARE LA POSSIBILITÀ DI SEPPELLIRE I FETI SEMBRA VOLER NEGARE A TUTTI I COSTI L'EVIDENZA DI CIÒ CHE SI È ABORTITO: NON MERITA L'ABORTO PERCHÉ NON ERA VITA UMANA.
Il fatto di avere un luogo dove reincontrare il bambino abortito è una possibilità molto importante per la donna di elaborare il suo lutto. Questa cosa è suggerita da studi psichiatrici che non hanno nulla di religioso. Esiste una approfondita letteratura scientifica che dimostra i drammi psichiatrici a cui va incontro la donna che ha aborrito, e non c'entra aver seppellito il feto o no. E' dimostrato scientificamente che la donna che ha abortito in modo volontario va incontro a maggiori problemi psichiatrici come la depressione della donna che ha perso il bambino spontaneamente. E' un inganno per la donna quando si nega il lutto. Allora sì crescono veramente i fantasmi. Voler negare di aver eliminato il figlio non fa bene alla mente della donna, non si tratta di discutere di diritti o meno, ma dire la verità o no alla donna, e la verità va sempre detta. Se qualcuno le dice che non era un bambino, non era un essere umano vivente, le donne che ben capiscono alla fine hanno una reazione purtroppo veramente grave.

 

Argomento: Vita

bioFILES N. 6 | 17 giugno 2011

PILLOLA DEI CINQUE GIORNI DOPO:
“SOLO” UN CONTRACCETTIVO?

a cura di Lucio Romano

CHE COS’È “ELLAONE®”?

EllaOne® è il nome commerciale della “pillola dei cinque giorni
dopo”. Contiene ulipristal acetato (CDB-2914), molecola a
spiccata azione antiprogestinica. E’ un composto sintetico che si
lega ai recettori del progesterone così come l’RU486, molecola in
uso per l’aborto chimico entro la 7a settimana di gravidanza.
Com’è noto, l’ormone progesterone è indispensabile per lo
sviluppo della gravidanza: prepara l’utero all’annidamento
dell’embrione. L’ulipristal acetato si lega ai recettori del
progesterone e ne impedisce l’azione. Quindi interferisce, tra
l’altro, con l’annidamento dell’embrione svolgendo azione
intercettiva - abortiva. I primi studi sono stati realizzati proprio
confrontando l’azione dell’ulipristal acetato con quella
dell’RU486, molecole che appartengono allo stesso gruppo
farmacologico.

Argomento: Vita
Associazione Scienza & Vita di Pisa e Livorno


 

Documento approvato in assemblea il 16 maggio 2011 sulle norme in materia di consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento
http://www.scienzaevita.info/public/site/news.asp

 

* * *

L’Associazione Scienza & Vita di Pisa e Livorno esprime la propria netta contrarietà rispetto al ddl riguardante “norme in materia di consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento”, al vaglio della Camera, così come formulato.

Le disposizioni di esso riguardanti i trattamenti sanitari di fine-vita, nonostante il solenne preambolo all’art. 1, a nostro giudizio, non offrono, in realtà, alcuna garanzia di efficace contrasto nei confronti di condotte mediche di tipo eutanasico o di interpretazioni giudiziarie distorte e/o ingiuste.

In particolare si evidenzia che:

1. le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, pensate per difendere la dignità delle persone negli stadi terminali della loro vita o nelle condizioni di estrema fragilità perché incapaci di intendere e di volere, sono uno strumento intrinsecamente inadeguato a tale scopo, se non addirittura inutile e pericoloso, perché il consenso alle cure, con esse espresso, non può mai essere realmente “informato”, in quanto proviene da soggetto che non conosce la particolare condizione sanitaria in cui potrebbe trovarsi in futuro, né è in grado di comprendere e valutare con cognizione di causa le innumerevoli e imprevedibili situazioni in cui potrebbe versare e di fronte alle quali cambiare radicalmente il suo giudizio.

Dunque, le D.A.T., in quanto redatte “ora”, in normali condizione di salute, per avere efficacia “allora”, in un’ eventuale situazione futura radicalmente diversa, non possono avere alcun effetto giuridico vincolante perché non vi è alcuna certezza che rispecchino l’effettiva volontà dell’incapace al momento in cui si verifica l’evento.

2. Il testo normativo è improntato alla regola generale secondo cui, salvo limitate e rigorose eccezioni, non sia possibile attivare nessun atto medico senza il previo esplicito consenso del paziente, ma (v. art. 2 c. 1; art. 2 c. 2) enfatizza oltre il dovuto un (astratto) principio di “autodeterminazione” del paziente, la cui incidenza, nella prassi, è molto marginale, affidandosi, piuttosto, il malato al buon consiglio dello specialista, e rischia di ledere l’autonomia professionale del medico il quale dovrebbe sentirsi sempre libero di seguire scelte coerenti con i valori della propria professione. Il ddl in esame, dunque, intacca l’imprescindibile alleanza terapeutica, costitutiva della relazione medico-paziente, già ampiamente messa in crisi dalla giurisprudenza, aprendola prevedibilmente all’abbandono terapeutico nei confronti dei soggetti più fragili.

3. L’art. 2 c. 5 del testo riconosce paziente la facoltà insindacabile di revocare in qualsiasi momento il consenso informato, così recependo integralmente quanto sancito dall’art. 5 c. 3 della Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina (Conv. di Oviedo – 4.04.1997), che ancora non è stata ratificata dal nostro ordinamento e che pertanto, “pur avendo una funzione ausiliaria sul piano ermeneutico”, non ha un’ immediata e diretta efficacia e “dovrà cedere di fronte a norme interne contrarie” (Cfr. Cass. n. 21748 – caso Englaro).

Questa disposizione, pertanto, andrebbe a mutare il quadro normativo, svuotando del tutto l’art. 579 c.p. più volte richiamato (sic!) che, invece, punisce la condotta di colui che coopera causalmente alla decisione del paziente di sospendere il trattamento che lo sostiene in vita. L’uccisione della persona consenziente non sarebbe più punibile e i futuri casi come quello di Welby, che richiese ai medici che gli fosse disattivato il respiratore, non porterebbero neppure all’apertura di un fascicolo da parte della Procura per il reato
previsto e punito all’art. 579 c.p..

Ciò equivarrebbe a legalizzare l’eutanasia - della quale, non a caso, non viene data alcuna definizione nel DDL – purchè praticata in ospedale. Ma è facile intravedere un ampliamento della platea di coloro che, obbedendo alla richiesta del malato, senza correre alcun rischio, lo “accontenteranno”.

4. Nel testo, per quanto riguarda la relazione di cura “medico-paziente”, non ci si attiene alla sua originaria vocazione (guarire, curare, non nuocere), richiedendosi al “medico curante” (art. 2 c. 2; art. 4 c. 1 e 2), un coinvolgimento personale e professionale, fonte di eventuale responsabilità giuridica, oltre che morale, nella redazione delle D.A.T., ben al di là delle (ed a prescindere dalle) sue specifiche competenze. La procedura prevista, difficilmente qualificabile come “atto medico”, non contempla la facoltà del medico di astenersi dall’obbligo di ricevere le D.A.T. come tali (“clausola di coscienza”).

In ogni caso, lasciando del tutto indeterminati i contenuti che il medico potrebbe rifiutarsi di accogliere, fa prevedere una disomogeneità di interpretazioni ed impone al sanitario un compito informativo improbo, stante la molteplicità dei possibili trattamenti, degli scenari e della loro combinazione.

Si prospetta così una prassi connotata da un mero recepimento formale delle disposizioni da parte dei medici. Rimaniamo, invece, convinti che l’unica strada da perseguire sia quella di una “Pianificazione Progressiva della Cure”, in cui sia mantenuto un contesto di attualità della malattia e in cui, solo all’interno della relazione di cura fra quel medico, specificamente competente su quel “caso” concreto, e quel paziente, quest’ultimo possa realmente essere accompagnato nelle fasi della sua malattia ad acconsentire liberamente e consapevolmente ai trattamenti sanitari suggeriti.

5. Sempre sullo stesso versante, si introduce una figura ibrida, (il “fiduciario”, art. 6), a cui non è richiesta alcuna competenza specifica, quale unico soggetto abilitato ad interloquire con il medico, il quale è tenuto ad agire per un, non meglio precisato, “esclusivo e migliore interesse”(!?) del paziente, e che, addirittura, dovrebbe “vigilare” perché vengano somministrate le “migliori” (!?) terapie disponibili…; una specie di “guardiano” che, senza avere alcuna competenza, ha il compito di sorvegliare l’operato dei medici per evitare ciò che egli ritenga essere “accanimento” o “abbandono terapeutico”.

6. Si intende disciplinare la condotta del medico richiamando concetti di straordinarietà delle cure (art. 1 lett. f) , di accanimento terapeutico (art. 6 c. 3), o, a proposito del suo ruolo nella valutazione delle indicazioni contenute nelle D.A.T. (art. 7 c. 1), i criteri di “precauzione, proporzionalità e prudenza”, senza mai specificarne il significato, in coerenza con l’ordinamento giuridico vigente e i codici deontologici professionali .

7. Si introduce, nell’ ipotesi di contrasto tra il medico curante ed il fiduciario o gli altri soggetti parimenti legittimati ad esprimere il consenso per la persona incapace (tutore, curatore, amministratore di sostegno), un complicato procedimento di valutazione da parte di un collegio di medici, nel primo caso (art. 7 c. 3), o da parte del giudice, nel secondo (art. 8), dal quale dovrebbe scaturire, alla fine, la “corretta” interpretazione della volontà del paziente, oppure ciò che è “meglio” per esso, espressa in un documento che potrà, tuttavia, essere sempre impugnato davanti all’autorità giudiziaria.

8. Da ultimo, non si tiene debitamente conto che, nella valutazione e interpretazione delle D.A.T. da parte del medico curante, anche la coscienza del medico potrebbe essere condizionata dalla mentalità eutanasica o, comunque, essere incapace di opporsi a dichiarazioni velatamente eutanasiche espresse dal dichiarante e, in questi casi, quel medico troverebbe nella legge stessa la garanzia di impunità della sua condotta consenziente.

Nel complesso, dunque, il testo in discussione non solo è gravemente insufficiente a garantire quel favor vitae che, nelle sue intenzioni, il legislatore vorrebbe riaffermare con vigore, ma addirittura introduce surrettiziamente una norma che legalizza l’eutanasia. Si vuol ricordare, a questo proposito, l’incipit della L. 194/1978: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”, per ribadire che non bastano le migliori solenni affermazioni per evitare che una legge oggettivamente equivocabile, ridondante e piena di rimandi, produca effetti del tutto opposti a quelli desiderati. Inoltre, è noto a tutti che la L. 40/04, concepita secondo le migliori intenzioni ma stravolta da vari interventi della magistratura, è rimasta praticamente lettera morta per quanto riguarda la tutela giuridica del concepito.

Pertanto, Scienza & Vita di Pisa e Livorno auspica una profonda revisione del testo legislativo affinché sia efficacemente, e non solo come mero enunciato formale, protetto e rafforzato il principio - radicato nell’ordinamento ma indebolito da una parte della giurisprudenza – dell’ “indisponibilità della vita umana” e ritiene che debba essere comunque abbandonata la strada scivolosa del riconoscimento giuridico delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento

Argomento: Vita

IN OLANDA COMPIE DIECI ANNI LA LEGGE PER L'EUTANASIA: IMBOCCATO IL PENDIO SCIVOLOSO NON CI SONO PIU' FRENI


Ormai si parla di estendere il diritto all'eutanasia agli ultra-settantenni indipendentemente dalle loro condizioni di salute
di Lorenzo Schoepflin

 


Compie dieci anni la legge che ha depenalizzato eutanasia e suicidio assistito in Olanda. Era infatti il 10 aprile del 2001 quando il Senato olandese, con 46 voti a favore e 28 contrari, dette il via libera al testo già passato alla Camera nel novembre precedente con 104 sì e 40  no. La legge entrò poi ufficialmente in vigore quasi un anno dopo, ma è quel 10 aprile 2001 lo spartiacque, l'anno zero della 'buona morte' nei Paesi Bassi, l'inizio della discesa lungo un piano inclinato che, a distanza di dieci anni, sembra non volersi fermare.
L'approvazione della legge in Olanda arrivò dopo vent'anni di serrato dibattito sulla prassi medica nel fine vita e dopo che alcuni casi giudiziari avevano segnato delle tappe fondamentali sulla strada della legalizzazione di eutanasia e suicidio assistito.
Nel 1971 la dottoressa Geertruida Postma uccide con una iniezione di morfina la propria madre, una settantottenne paralizzata che aveva espressamente chiesto di morire. Durante il processo, è la stessa donna ad ammettere che la sofferenza fisica della madre era seria, ma «nulla di più, era la sofferenza psicologica a essere insopportabile». La dottoressa Postma viene riconosciuta colpevole di omicidio e condannata a una settimana di carcere più un anno di libertà vigilata. Una sentenza non certo esemplare e che incoraggia i sostenitori dell'eutanasia attiva. Non va dimenticato che la portata di quella sentenza fu ancor più grande in considerazione del fatto che il Codice penale olandese prevede dodici anni di reclusione per chiunque uccida una persona che manifesta il desiderio di morire.
Nel 1984 viene posta un'altra pietra miliare sulla strada che conduce l'Olanda verso l'eutanasia legale. Questa volta si tratta di un'assoluzione piena per il dottor Schoonheim, un medico che due anni prima aveva praticato un'iniezione letale su una paziente di novantacinque anni. Schoonheim aveva agito in accordo col figlio della donna e dopo essersi consultato con altri due medici. Nell'epilogo del caso Schoonheim, un ruolo primario era stato recitato dalla Koninklijke Nederlandsche Maatschappij tot bevordering der Geneeskunst (la Knmg, la Reale società medica olandese), che aveva emanato linee guida volte ad alleggerire la posizione di quei medici che avessero agito per ridurre le sofferenze dei pazienti, fosse anche causandone le morte.

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