Totus tuus network: Storia

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 Quasi l’84 per cento degli ebrei italiani sfuggì alla deportazione, anticamera dei campi di sterminio nazisti, grazie a una spontanea e diffusa mobilitazione popolare animata e sostenuta dalla Chiesa.

 Questo fatto, tanto più straordinario essendo allora l’Italia fascista alleata della Germania nazista, meriterebbe di stare nel nostro Paese al centro della Giornata della Memoria, che si celebra oggi in tutto il mondo a commemorazione delle vittime dell’Olocausto (che gli ebrei preferiscono chiamare Shoah).

 Viceversa non soltanto non è affatto così, ma anzi la vicenda viene largamente ignorata. Non a caso dalla cultura, dalla stampa e dalla scuola “laiche”, ma anche non di rado, forse per ignoranza, da quelle di area cattolica. 

La commemorazione, la cui data si rifà al 27 gennaio 1945, il giorno in cui il lager di Auschwitz venne raggiunto e liberato dalle truppe sovietiche, ha un indiscutibile valore in sé.

Tuttavia da alcuni anni a questa parte sta assumendo in Italia una colorazione politica molto specifica che sarebbe ora di cominciare a discutere. La sua gestione viene infatti monopolizzata da attuali gruppi e forze di sinistra e di ultrasinistra, che non si capisce a quale titolo possano rivendicare una primogenitura in materia, e si ispira a una certa idea interpretativa dell’immane tragedia.

E’ l’idea secondo cui l’Olocausto fu un male assoluto e irreparabile senza paragoni  nella storia del quale tutti furono in certo modo complici o conniventi, salvo quell’area di sinistra e ultrasinistra che pretende di assumerne in esclusiva il ruolo di implacabile giudice legittimo. 

Oltre alla censura della straordinaria vicenda del salvataggio di massa degli ebrei italiani, di cui si diceva più sopra, questo monopolio porta con sé anche la censura del tema dei “giusti”, ossia di coloro che nel pieno del dominio nazista non esitarono a dare rifugio e aiuto a ebrei in fuga dai loro persecutori. In onore dei “giusti” esiste tra l’altro a Gerusalemme una foresta, formata dagli alberi a loro dedicati. 

Gariwo, l’associazione sorta in Italia per promuoverne la conoscenza, cui si deve la  creazione a Milano sul monte Stella di un “Giardino dei Giusti”, fatica perciò molto a far sapere di sé e delle sue iniziative. Fermo restando che si tratta di un’iniziativa di matrice “laica”, e senza pretendere che sia altro, è interessante coglierne l’ispirazione che, essendo in sostanza ancorata al principio del diritto naturale, è perciò prossima alla visione del mondo cristiana.

Come si legge in un documento fondativo dell’associazione, “(…) la memoria delle vicende dei giusti impedisce che la storia segnata dai crimini peggiori possa rimanere appannaggio esclusivo degli architetti del male e della violenza. Capita infatti troppo spesso che la Storia con la S maiuscola non dia importanza a quanti, senza vincere la battaglia decisiva, hanno comunque cercato di andare controcorrente. Così, alla fine, il racconto risulta essere soltanto il tragico percorso intrapreso dai carnefici nei confronti delle loro vittime. (…). Gli uomini, continua il documento, “per natura non sono né buoni né cattivi, oppure sono l’una e l’altra cosa: l’egoismo e l’altruismo sono ugualmente innati.... Il male non è accidentale, è sempre lì, disponibile, pronto a manifestarsi. Basta non far niente perché venga a galla. Il bene non è un’illusione, riesce a sussistere perfino nelle circostanze più scoraggianti”. 

Tornando infine al caso clamoroso della censura del salvataggio di massa degli ebrei italiani - di cui pertanto il proverbiale uomo della strada oggi in Italia non sa nulla - è significativo il modo corrente di raccontare il tragico episodio, sempre molto citato, del rastrellamento nel 1943 del ghetto di Roma.

Gli ebrei romani, che in quei tempi continuavano per lo più a vivere raccolti nell’antico ghetto, erano oltre 10 mila. Di questi solo poco più di mille vennero deportati. Ferma restando la considerazione per la tragica sorte di questi ultimi (soltanto 16 sopravvissero alla deportazione), va sottolineato che tutti gli altri trovarono rifugio di solito in conventi, parrocchie e altre istituzioni ecclesiastiche. 

A questo però mai si accenna. E, forse per ignoranza, molta parte dell’ambiente cattolico segue l’onda.

 

Robi Ronza per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-giusti-cattolici-che-salvarono-gli-ebrei-18766.htm

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Aleteia - 5 marzo 2016

Bisagno, la Resistenza parte dal cuore
Così un cattolico fa il partigiano. Diceva: non c'è libertà senza verità. Un documentario di Marco Gandolfo

di Marinella Bandini/Aleteia

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La Francia cattolica di san Luigi IX

di Cristina Siccardi) Nel novembre 2014 al-Baghdadi chiese ai jihadisti di «far esplodere i vulcani sotto i regimi apostati e corrotti» chiedendo di far nascere cellule autonome in più Stati, come è avvenuto; ora parla di «tempesta» perché l’ultimo attacco di Parigi è una svolta delle operazioni militari.

Il primo obiettivo è proprio la Francia perché essa ha dato allo Jihad minore almeno mille Foreign Fighters e perché Parigi è considerata dai jihadisti «la capitale della prostituzione e del vizio», simbolo di degrado morale e quindi di debolezza.

Argomento: Storia

24 MAGGIO 1915, ANCHE L'ITALIA SI GETTA A CAPOFITTO NELL'«INUTILE STRAGE». UTILE RILEGGERE LE PAROLE DEL PAPA

Nel giorno di Pentecoste, 100° anniversario dell'ingresso dell'Italia nella Prima guerra mondiale, dopo la preghiera del Regina Coeli Papa Francesco ha riecheggiato le parole pronunciate da Papa Benedetto XV un secolo fa: «È stata una strage inutile. Preghiamo per le vittime chiedendo allo Spirito Santo il dono della pace».

Nell'anniversario di quell'assurdità costata la vita a milioni di persone, che spesso viene invece esaltata con sentimenti del tutto opposti, vale davvero la pena di riconsiderare il grande sforzo che la Chiesa Cattolica profuse nel tentativo prima di scongiurare il conflitto poi di porvi rapidamente fine rileggendo per intero la famosa lettera inviata da Benedetto XV il 1 agosto 1917 ai capi dei popoli belligeranti.

Argomento: Storia

LA PROFEZIA DI SAN GIOVANNI BOSCO AI SAVOIA
Il Risorgimento anticlericale condusse alla rovina la famiglia del re nel giro di 4 generazioni... come predetto da don Bosco
di Alberto Torresani

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Il Foglio

Il Papa sfida i turchi (e l'islam) sul genocidio armeno

di Giulio Meotti | 12 Aprile 2015

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il Foglio

L'eroe conservatore

Il “Diario di un disperato” dell’aristocratico Reck-Malleczewen, ucciso a Dachau, racconta come nessuno la vittoria dei dèmoni in Germania, e la loro sconfitta

di Nicoletta Tiliacos | 15 Febbraio 2015 ore 06:18

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Avvenire 20-5-2014

L'anniversario
PIO VII, Il ritorno del Papa prigioniero

di Franco Cardini
Il ritorno di papa Pio VII a Roma, all’immediato indomani dell’abdicazione di Napoleone a Fontainebleau, è divenuto – al pari del resto della sua deportazione in Francia alcuni anni prima – una pagine di storia tra le più note di quel turbolento periodo, grazie a una vivace e storicamente attendibile ricostruzione cinematografica nel Marchese del Grillo: senza dubbio uno dei capolavori del grande Alberto Sordi, nel quale l’interpretazione di papa Chiaramonti era affidata a un indimenticabile, umanissimo Paolo Stoppa.

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Avvenire 2-4-14

Le Goff lo spirito del Medioevo

Jacques Le Goff è morto ieri a Parigi. Ne ha dato notizia il quotidiano «Le monde», secondo quanto annunciato dalla famiglia. Nato a Tolone nel 1924, è stato tra i massimi studiosi della società occidentale del Medioevo: dopo gli studi all’Ecole normale superieure, nel 1954 divenne professore all’università di Lille, per passare 4 anni più tardi al «Centre nationale de la recherche scientifique »a Parigi. Nel 1972 assunse per un quinquennio la direzione della sesta sezione dell’Ecole pratiques des hautes etudes, al posto di Ferdinand Braudel. Dalla fine degli anni Sessanta è stato anche condirettore della rivista «Annales». È stato uno dei padri della «Nouvelle Histoire», indagando soprattutto i nessi fra storia della cultura e dinamica economica, sociologica, antropologica, e individuando il formarsi delle mentalità. Nel 2000 ha ricevuto lauree honoris causa a Pavia e a Roma. Tra le sue opere: Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale, Gli intellettuali del Medioevo, La civiltà dell’Occidente medioevale, Uomini e donne del Medioevo; in autunno apparirà da Laterza Bisogna davvero fare a pezzi la storia?.

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Avvenire 29-10-2013

Napoleone vinto anche da Dio

di Giacomo Biffi

Materialista e saccheggiatore di chiese e di conventi, miscredente e fedifrago, anticlericale e sequestratore del papa: questa è l’opinione che molti hanno di Napoleone Bonaparte, opinione tanto diffusa quanto acriticamente accolta. Se andiamo alle fonti, e in particolare a queste conversazioni, scopriamo qualcosa di strabiliante. Napoleone grida con fierezza: «Sono cattolico romano, e credo ciò che crede la Chiesa».

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Tempi.it

Faremo la fine di Bisanzio, caduta perché «la fede non era più il principio motore della vita»?
luglio 18, 2013 Vladimir Solov'ev

I bizantini «non vollero capire che la superiorità del regno cristiano esiste solo nella misura in cui si amministra secondo lo spirito di Cristo». La fine di Costantinopoli secondo Vladimir Solov’ev

Proponiamo uno stralcio di un articolo di Vladimir Solov’ev pubblicato dall’Osservatore Romano. Il testo, scritto dal filosofo russo nel 1896 per la rivista Vestnik Evropy, è contenuto nella versione integrale nell’ultimo numero della rivista La Nuova Europa (3, 2013).

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Avvenire 25-6-2013

Messico: «Cristeros» epopea dimenticata

Nel silenzio internazionale, tra il 1925 e il 1929, il Messico visse una tragedia senza precedenti. Il governo della Repubblica, retto da un piccolo gruppo di potere chiamato gli uomini di Sonora provenienti dal nord massonico e protestante, decideva di inasprire le leggi antireligiose, che già colpivano i cattolici, con provvedimenti che resero impossibile ogni manifestazione religiosa. Era già accaduto nel 1874 e in altri momenti della storia messicana, poi il trentennale dominio di Porfirio Díaz, convertitosi dopo la morte della moglie, aveva calmato gli animi.

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Corrispondenza Romana 12 giugno 2013

La guerra dei polacchi in Italia raccontata da Luciano Garibaldi

Gianandrea de Antonellis) Il 18 maggio 2014 segnerà il settantesimo anniversario della storica battaglia di Montecassino, che determinò la sconfitta della Wehrmacht tedesca, lo sfondamento della Linea Gustav e l’avanzata degli Alleati, senza più ostacoli insormontabili, verso la liberazione di Roma. La Mondadori ha anticipato i tempi pubblicando, nella collana Oscar Storia, il nuovo libro di Luciano Garibaldi Gli eroi di Montecassino. Storia dei polacchi che liberarono l’Italia (176 pagine, 11 euro).

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813 CRISTIANI DECAPITATI, UNO DOPO L’ALTRO, PERCHE’ NON VOLLERO RINNEGARE GESU’

di Antonio Socci

Ma noi siamo ancora un popolo? Abbiamo ancora un’identità nazionale, un vero senso di appartenenza? E’ ancora permesso parlare di “identità”? O il solo patriottismo sentito, consentito e vissuto è quello per la “nazionale” per antonomasia, ossia per gli azzurri?

L’unico che sui media continua a porre questi interrogativi – solo apparentemente accademici – è Ernesto Galli Della Loggia. Lo fa da anni, ma ben pochi sembrano capire quanto profondamente queste domande abbiano a che fare con la situazione attuale del nostro Paese (anche quella economica) e con il suo sognato o sperato “rinascimento”.

Argomento: Storia
Avvenire 28 marzo 2013
 
Italia, avanguardia della carità 
 
di Francesco Agnoli
 
La grande peste del 1347, con la moria, il terrore, la devastazione che portò con sé, contribuì a segnare il superamento dell’ospedale medievale, in cui spesso i confini tra assistenza e cura, povertà e malattia erano sfumati ed incerti; in cui gli “infirmari”, più che infermieri nel senso moderno del termine, erano persone votate interamente alla carità, senza però particolari conoscenze specialistiche; in cui la figura del medico era spesso marginale; in cui non era chiara la distinzione dei malati per sesso e patologia. Si passò così, a partire dal XV secolo, dall’ospedale della carità all’ospedale della cura: si accentuò l’intervento degli Stati, delle autorità comunali e del laicato, soprattutto nell’amministrazione (fermo restando la presenza negli istituti di religiosi, di confraternite e delle collaborazione ecclesiastica); si profuse maggior attenzione nella cura, nel perseguimento della guarigione, piuttosto che nella generica assistenza; si attuò la separazione tra malati guaribili e inguaribili, tra acuti e cronici (quest’ultimi sistemati in ospedali e ricoveri minori); si attuò una sempre maggior distinzione per sesso e patologia, insieme ad una maggior specializzazione e a una maggior importanza dei medici, molto più presenti in corsia. Se «il luogo della lebbra, il lebbrosario, era più simile al vecchio ospizio», al contrario, scrive Cosmacini, «il luogo della peste, il lazzaretto, era più simile all’ospedale moderno, che di fatto, in certo qual senso, anticipava».

 

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Avvenire 1 marzo 2013
Catacombe romene
Io, vescovo in catene

«Signor investigatore, il maggior dono dell’uomo – dopo Dio, la salvezza dell’anima e la fede – è la libertà. La desidero anch’io, come ogni essere di questo mondo, più della stessa vi­ta. Capirà che, se non accetto le sue condizioni per essere liberato, vuol dire che ho qualcosa cui tengo più della vita: la fede in Dio! Io so che la mia sorte è legata a quella della mia Chiesa. Fino a che la Chiesa non sarà libera, neppure io lo sarò, e sop­porterò con gioia tale privazione, che è più dura della morte».
Argomento: Storia

Avvenire

7 febbraio 2013 STORIA
I frati martiri di Sendero Luminoso

Czestochowa, 9 agosto 1991. La città e l’intero Paese sono in fermento: mancano appena cinque giorni alla visita di papa Giovanni Paolo II. Il Pontefice ha già visitato la sua terra natale in altre due occasioni. Stavolta, però, la ricorrenza è speciale: per la prima volta, la Giornata mondiale della Gioventù oltrepassa la "cortina di ferro".

Argomento: Storia

NON PIU’ SCHIAVI, MA UOMINI E DONNE
18 gennaio 2013 / In News

Oggi, essendo il mio compleanno, vi faccio un piccolo regalo. Un capitolo del mio libro “Indagine su Gesù” (Rizzoli)

Argomento: Storia

SOLENNITÀ
dell’ORDINAZIONE DI SANT’AMBROGIO VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA,
PATRONO DELLA SANTA CHIESA AMBROSIANA E DELLA CITTÀ DI MILANO
DISCORSO DEL CARDINALE ANGELO SCOLA, ARCIVESCOVO DI MILANO
PRIMI VESPRI DELLA SOLENNITÀ
6 DICEMBRE 2012
L’EDITTO DI MILANO: INITIUM LIBERTATIS

1. Il XVII centenario dell’Editto di Milano

«L’Editto di Milano del 313 ha un significato epocale perché segna l’initium libertatis dell’uomo moderno»1. Quest’affermazione di un illustre cultore del diritto romano, il compianto Gabrio  Lombardi,  permette  di  evidenziare  come  i  provvedimenti,  a  firma  dei  due  Augusti Costantino e Licinio, determinarono non solo la fine progressiva delle persecuzioni contro i cristiani ma, soprattutto, l’atto di nascita della libertà religiosa. In un certo senso, con l’Editto di Milano emergono per la prima volta nella storia le due dimensioni che oggi chiamiamo “libertà religiosa” e “laicità dello Stato”. Sono due aspetti decisivi per la buona organizzazione della società politica.

Argomento: Storia

L’esempio religioso e sociale

Il rispetto di ogni culto

Per Oriente e Occidente una lezione di convivenza più che mai attuale

di Pierbattista Pizzaballa teologo e biblista dell'Ordine dei Frati Minori, Custode di Terra Santa

L'Editto di Milano, emanato nel 313, concedeva a tutti, entro i confini dell'Impero, e in particolare ai cristiani, piena libertà di religione e di culto, senza preferenze statali per alcuna particolare religione. Abolì la croce come strumento di morte ed equiparò l'uccisione di uno schiavo a un assassinio e l'uccisione di un bambino, eseguita in nome dell'autorità paterna, al parricidio. Soppresse la facoltà, data al magistrato, di destinare i colpevoli di gravi delitti alle lotte dei gladiatori...

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Osservatore Romano 11 marzo 2012 (fonte: www.chiesa)

COME NACQUE UNO SCISMA

di Walter Brandmüller



"Senza Giudea, senza Roma costruiamo il Duomo tedesco". Così sosteneva il movimento del cavaliere Georg von Schönerer per il distacco dalla Chiesa di Roma, "Los von Rom", nato a cavallo tra il XIX e il XX secolo in Austria. Si fondava su idee pangermaniste, anticlericali e antisemite. Da tale serbatoio ideologico attinsero poi anche i nazionalsocialisti.

Di fatto, all’epoca, l’intensa propaganda, appoggiata dall’associazione protestante tedesca "Gustaf Adolf Verein", nel giro di quasi un decennio riuscì a spingere circa centomila cattolici austriaci ad allontanarsi dalla Chiesa.

Mezzo secolo dopo, all’indomani del Concilio Vaticano II, questo movimento venne ripreso. E tendenze analoghe sembrano di tanto in tanto riemergere anche ai nostri giorni in taluni appelli alla disobbedienza nei confronti del papa e dei vescovi.

Argomento: Storia

Avvenire  15-12-2011

LOUIS BILLOT

Il cardinale del gran rifiuto

«Ritiratosi a Galloro, il venerato padre Billot visse appartato da ogni affare, solo attendendo alla preghiera e allo studio, dando ai confratelli mirabili esempi di umiltà e di obbedienza religiosa». Questo fu il laconico e stringato commento uscito nel gennaio 1932 su La Civiltà Cattolica per la morte – avvenuta esattamente 80 anni fa, il 18 dicembre 1931 – di padre Louis Billot: gesuita, eminente teologo neotomista, ma soprattutto noto ai più per essere stato cardinale e avere poi rinunciato alla porpora. Il fatto – rarissimo nella storia della Chiesa – avvenne il 14 settembre 1927 e fece scalpore; una settimana dopo il quotidiano Il Popolo d’Italia lo descrisse con vivezza simbolica: il cardinale che aveva posto in San Pietro la tiara sul capo del neo-eletto pontefice Pio XI il 12 febbraio 1922 (era stato proprio Louis Billot a farlo) rimetteva ora nelle mani dello stesso Pontefice la porpora e il cappello, tornando allo stato di semplice religioso.

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19-4-2011 - il Giornale

Emancipazione femminile? Cominciò con le suore...

di Rino Cammilleri

Dopo l'Unità d'Italia furono costrette a intestarsi proprietà: e impararono a gestirle. Furono le suore i battistrada dell’emancipazione femminile. In Italia, nell’Ottocento. Paradossalmente, proprio a causa della politica laicista risorgimentale

Argomento: Storia

Avvenire 7 luglio 2011
ANNIVERSARIO

Don Camillo, 60 anni ma non li dimostra

Il primo ciak non si scorda mai. Figuriamoci a Brescello dove, 60 anni fa, cominciarono le riprese di Don Camillo. La troupe guidata dal regista Julién Duvivier invase il paesino della Bassa reggiana il 7 settembre del 1951 per restarci un mese. Cominciò così una "piccola rivoluzione" che ha portato nella leggenda il piccolo borgo di contadini e barcaioli sulle rive del Po.

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Avvenire 28 maggio 2011

L'ANNIVERSARIO
Vittoriano, massone o pop?

E la religione civile ebbe il suo simbolo

di Massimo Introvigne

Nel 1967 il sociologo americano Robert Bellah pubblicò un celebre saggio sulla «religione civile» come elemento unificante degli Stati Uniti. Il melting pot degli americani venuti da tante terre diverse funziona, secondo il sociologo, perché tutti – pur mantenendo nella maggior parte dei casi la loro religione d’origine – adottano una «religione civile» che ha i suoi simboli e i suoi riti: la bandiera, l’inno, le feste, le parate, il culto non tanto di questo o quel presidente ma della presidenza. Il genio della «religione civile» americana, secondo Bellah, sta nel suo saper evitare i conflitti con le religioni «religiose». I simboli del cristianesimo – talora anche dell’ebraismo – sono assunti nei grandi riti civili, senza che l’americano medio percepisca un conflitto.

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Avvenire 9 febbraio 2011
ANNIVERSARIO

Vaticana: 80 anni «in onda»

La sera del 12 febbraio 1931, dopo che il Santo Padre ebbe terminato il suo primo radiomessaggio – immediatamente tradotto in diverse lingue – l’appena fondata Radio Vaticana fu raggiunta da due studenti del Collegio Etiopico: avevano preparato un riassunto nella loro lingua e desideravano trasmetterlo. Come scrisse il quotidiano La Tribuna due giorni dopo, furono accontentati «con premura, non appena esaurite le precedenti» letture.
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Avvenire 19 novembre 2010

Pio XII: «La Germania nazista è la 'via Crucis' di oggi»


A pochi giorni di distanza del radiomessaggio per il Natale 1942, nel quale Pio XII faceva riferimento «a quelle centinaia di migliaia di persone le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragioni di nazionalità e di stirpe, sono destinate alla morte o a un progressivo deperimento», papa Pacelli inviava il 3 gennaio 1943, tramite la nunziatura di Berlino, una lettera «scritta in tedesco personalmente dal pontefice» al cardinale Adolf Bertram, presidente della Conferenza episcopale tedesca di Fuldai nella quale rilevava con toni accorati che «l’ultimo decennio di vita, di sequela e di attività cattoliche sul suolo tedesco, è una "via crucis" della quale l’amarezza e l’opera distruttrice nella sua intera impressionante entità soltanto da Dio sono conosciute. Un calvario, ma su di esso la forza d’animo della fede e della fedeltà alla Chiesa dell’attuale generazione si è dimostrata degna del suo eroico passato».
Argomento: Storia
Risorgimento e massoneria: “Camicie rosse & grembiulini”

di Massimo Introvigne (Avvenire, 29 ottobre 2010)

Avvicinandosi il 2011, si sente sempre più spesso ripetere che il Risorgimento ebbe un carattere massonico. È proprio così?
Argomento: Storia
Avvenire 19 Ottobre 2010
IL CASO

Stepinac, troppo cattolico per essere Giusto?

«Il moderno razzismo nutre rancore contro la Chiesa poiché essa non vuole cadere in ginocchio dinanzi al suo idolo, la nazione, e adorarlo». Queste parole, pronunciate da Alojzije Stepinac nel 1938 a Zagabria disegnano un ritratto controcorrente dell’arcivescovo: e correggono le interpretazioni unilaterali di una certa storiografia che ha descritto il pastore come nazionalista, antisemita e sodale del governo di Ante Pavelic e dei crimini compiuti dagli ustascia tra il 1941 e il 1945.
Argomento: Storia
18 settembre 2010 :: Relazione
“Roma e l'identità italiana“
di Vittorio Messori

Il venti settembre scorso ricorrevano i 140 anni dalla breccia di Porta Pia. Per l’occasione, il Comune di Roma ha indetto in Campidoglio un convegno, <<Roma diventa Capitale>>. Nella sessione presieduta dal Sindaco, Gianni Alemanno, e dal titolo “Roma e l’identità italiana“ Vittorio Messori è stato chiamato a svolgere una relazione, assieme a Giuliano Ferrara e Paolo Mieli. Pubblichiamo qui il testo completo di Messori, certi che abbia interesse per i nostri lettori.
Argomento: Storia

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